sabato 6 agosto 2011

Il Pd vuole il golpe bianco

Voce Repubblicana del 6 agosto 2011
Intervista ad Arturo Jannaccone
di Lanfranco Palazzolo

Il governo tecnico che chiedono le opposizioni sarebbe un golpe bianco antidemocratico. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Arturo Jannaccone, segretario di “Noi Sud”.
Onorevole Jannaccone, qual è il suo giudizio sull’intervento del Presidende del Consiglio Berlusconi a Montecitorio, lo scorso 3 agosto, sulla situazione economica del Paese?
“L’intervento del Presidente del Consiglio è stato positivo perché ha messo in evidenza che, di fronte ad una crisi internazionale l’Italia ha comunque retto meglio di altri paesi. L’Italia ha indubbiamente parametri migliori rispetto a quelli di paesi che si trovano in condizioni economiche ben peggiori. L’opposizione ha voluto utilizzare questa vetrina per rilanciare la proposta di un governo tecnico o di un governo di unità nazionale, come l’ha definito il leader dell’Udc Casini. Insomma, l’opposizione, attraverso formule politiche, immagina, pur non avendo risposte, di uscire dalla crisi senza idee. Invece, questo governo, con l’approvazione di una manovra da 80 miliardi, con i tagli ai costi della politica, con le misure a favore del Sud, sta dando quelle risposte che saranno colte positivamente dai mercati”.
Ad di la delle proposte presentate dalle opposizioni ritiene che i gruppi parlamentari di minoranza si siano presentati divisi a questo confronto con il governo?
“Credo che le opposizioni abbiano perso una grossa occasione. Il peggior intervento che c’è stato in aula è stato quello di Antonio Di Pietro che ha puntato la sua proposta solo su un nuovo presidente del Consiglio. I gruppo della maggioranza hanno ribadito che si arriva alla fine della legislatura con questo Presidente del Consiglio, lasciando cadere qualunque ipotesi di governo tecnico. Il governo tecnico sarebbe un golpe bianco antidemocratico. Personalmente sono fiducioso sul cammino del governo. Come è stato ribadito dai gruppi di maggioranza e anche dal Presidente del Consiglio, il popolo italiano ha la capacità e la forza di uscire da solo dalla crisi. Questo governo riuscirà a far uscire il nostro paese dalla crisi”.
Quest’anno il Parlamento tornerà a lavorare ad agosto. Perché è importante tornare subito al lavoro?
“Noi torneremo al lavoro già il prossimo 29 agosto. Da quella data cominceranno a riunirsi del commissioni permanenti di Montecitorio. E la prima seduta d’aula ci sarà il prossimo 6 settembre. Il Parlamento resterà chiuso meno di un mese. Credo che questo sia un importante segnale di attenzione. Però dobbiamo stare attenti ad evitare il rischio che, in questo clima di mobilitazione continua, si dia l’impressione che siamo un paese veramente in crisi. In questo momento non ci troviamo in una condizione del genere. Siamo consapevoli di stare in un contesto internazionale difficile, ma il nostro paese sta bene”.

Quell'ordine da abolire

Intervista a Giancarlo Mazzuca
Voce Repubblicana, 5 agosto 2011
di Lanfranco Palazzolo

Ci vuole l’abolizione dell’ordine dei giornalisti. Quella che stiamo facendo è una legge ponte. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Giancarlo Mazzuca del Pdl.
Onorevole Mazzuca, cosa è successo alla Camera sulla riforma dell’Ordine dei giornalisti?
“Per quanto riguarda l’ordine dei giornalisti il provvedimento ha avuto il via libera della Camera in Commissione Cultura, dove il provvedimento è stato esaminato in sede legislativa. La riforma è stata approvata da tutti i parlamentari all’unanimità tranne che dal Popolo delle libertà. Prima di entrare nel merito della riforma dell’ordine volevo dire che anche io sono d’accordo con l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, così come sono favorevole all’abolizione di altri ordini professionali. Il problema è che qui rischiamo di fare la stessa cosa che è accaduta con l’abolizione delle provincie. Tutti vogliono l’abolizione delle provincie, ma al momento di decidere l’abolizione di questo ente tutti si tirano indietro. Sono almeno trent’anni che si parla di abolizione delle provincie, ma non succede mai nulla”.
Ci spiega con quale spirito ha portato avanti questa riforma?
“L’ho fatto in attesa dell’abolizione dell’ordine. La considero una riforma ponte in attesa di un cambiamento più radicale. Ricordo che la legge sull’ordine dei giornalisti risale al 1963. La legge sull’ordine ha 50 anni e li dimostra tutti. Era importante cambiare cercando di rendere più snello il Consiglio nazionale dell’Ordine, che è composto da 150 membri. Ed è un consiglio pletorico e ingestibile. Abbiamo ridotto a 90 il numero dei membri di quest’organo. Inoltre, abbiamo dato anche regole più precise per quanto riguarda l’iscrizione all’elenco dei pubblicisti e anche per quanto riguarda l’elenco dei professionisti. E’ un piccolo cambiamento”.
I propositi di questa riforma erano più ambiziosi?
“Io avevo proposto anche altre soluzioni, come la creazione di un giurì che avrebbe dovuto dirimere tutti i problemi legati alla deontologia professionale, anche per quanto riguarda il tema dibattuto delle intercettazioni telefoniche. Questa parte della riforma mi è stata bloccata dal ministero della Giustizia. Spero di poter ripresentare un provvedimento bipartisan in autunno. Adesso il provvedimento arriva al Senato. Mi auguro che venga approvato al più presto. Il progetto di riforma è stato anche approvato dalla Fnsi e dallo stesso ordine dei giornalisti”.
L’ordine dei giornalisti ha mai avuto un ruolo risolutivo nei rapporti tra il professionista e la pubblicità e le forme di lavoro che entrano in conflitto con la professione?
“Su questo l’ordine ha fatto ben poco. Ecco perché avevamo proposto un giurì e una commissione deontologica. Credo che anche il giornalismo dovrebbe guardare al proprio interno e alle proprie magagne”.

Quel decreto con lo spirito giusto

Intervista a Guido Crosetto
Voce Repubblicana del 4 agosto 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il Governo ha varato il decreto sulle missioni internazionali con uno spirito bipartisan. Ed è stato giusto così. Lo ha detto alla “Voce” il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto del Pdl.
Sottosegretario Crosetto, il Parlamento ha convertito il decreto legge sulle missioni. Le opposizioni hanno criticato il Governo per l’assenza di un membro dell’esecutivo. Cosa è accaduto?
“Voglio difendere il collega Giuseppe Cossiga, che è accorso alla Camera. Lui non aveva nessuna responsabilità come sottosegretario alla Difesa. Nella seduta di lunedì mattina doveva essere presente in aula un rappresentante del ministero degli Esteri, il sottosegretario agli Esteri Enzo Scotti. Cossiga è stato chiamato vista l’assenza di Scotti. Tutti se la sono presa con Cossiga. Anzi, lui è arrivato a Montecitorio subito. Si è trattato di un semplice malinteso. Non è successo niente di grave visto che il decreto è stato convertito il giorno dopo. Succede alle persone normali. In questo caso è successo al Governo. Non è il caso di enfatizzare l’assenza”.
Il decreto è stato votato con spirito Bipartisan dopo le polemiche alimentate dalla Lega sul provvedimento di rifinanziamento delle missioni?
“Si è votato con spirito bipartisan perché è giusto che l’azione italiana all’estero, condivisa con gli alleati e con l’Onu abbia il sostegno più ampio possibile in Parlamento. C’è stato solo il voto contrario dell’Italia dei valori. Ritengo che l’Idv abbia preso questa posizione solo per guadagnare qualche voto in più con il proprio elettorato. Tutti sanno che un paese come il nostro ha la necessità di agire di concerto con la Comunità internazionale e di concerto con il Mondo per risolvere le emergenze internazionali. Le organizzazioni internazionali e le alleanze militari servono proprio a questo: difendere la pace e la stabilità internazionale”.
E’ necessaria una razionalizzazione della nostra spesa militare e delle nostre missioni all’estero?
“In questo decreto abbiamo affrontato il tema della razionalizzazione e della distribuzione delle nostre forze militari all’Estero. Stiamo lavorando per concentrare le forze del nostro paese in due grosse missioni internazionali: l’Afghanistan e quella molto più piccola in Libano. La missione in Libia è stata prorogata solo di altri tre mesi e non fino alla fine dell’anno. Ma anche nel 2012 inizieremo il nostro ritiro dall’Afghanistan. Anche i nostri alleati stanno seguendo la stessa strada. Anche in Kosovo la nostra presenza è diminuita. Quindi il tentativo di razionalizzazione è in corso sulla base dell’accordo con gli alleati. Inoltre stiamo lavorando anche alla razionalizzazione del nostro sistema interno di Difesa per non perdere la nostra capacità di intervento e per pesare economicamente meno sul bilancio italiano”.

Un governo tecnico? Ridicolo!

Intervista ad Emerenzio Barbieri
Voce Repubblicana del 3 agosto 2011
di Lanfranco Palazzolo

Un governo tecnico in questo momento sarebbe una scelta ridicola. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Emerenzio Barbieri del Popolo delle libertà.
Onorevole Barbieri, cosa pensa degli attacchi rivolti dalle opposizioni al Governo per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi e la formazione di un governo di tecnici? In questo clima non accennano a placarsi di gravissimi attacchi al ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
“Trovo che in una democrazia sia del tutto naturale che le opposizioni attacchino con toni forti il governo. Fa parte delle regole del gioco. Io non mi stupisco di questo. Sulla questione di Tremonti bisogna solo valutare con grande attenzione cosa significherebbe – in un momento di turbolenza economica e finanziaria come questo – rischiare di mettere in crisi il ministro dell’Economia che, se ha fatto delle marachelle, è giusto che le paghi. Tuttavia, è necessario fare una valutazione che comprenda anche il momento economico”.
In occasione del dibattito, che si svolgerà a settembre, sugli arresti dell’onorevole Milanese assisteremo ad un attacco simile a quello visto contro Alfonso Papa?
“Credo che questa domanda dovrebbe rivolgerla ai leader dell’opposizione. Immagino che ci sarà un attacco durissimo contro il Governo. La vicenda Milanese è molto più preoccupante della vicenda Papa. Credo che l’attacco ci sarà e sarà duro”.
Qualcuno ha detto che, in questa vicenda, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti si è gestito molto male. Cosa ne pensa?
“Non c’è ombra di dubbio che la gestione non sia stata buona. Tremonti si è gestito male, anzi malissimo. Su questa vicenda restano ancora delle zone d’ombra. Credo che sia un suo interesse chiarire al più presto queste vicende. Gli italiani hanno il diritto di avere dal ministro dell’Economia una risposta chiara che non lasci aperto nessun dubbio”.
Cosa pensa dell’ipotesi di governo tecnico o, in alternativa di elezioni anticipate?
“Io non preferisco nessuna delle due ipotesi. Penso che il governo tecnico dovrebbe avere una soluzione che ha i connotati di ridicolo. Ogni governo tecnico dovrebbe poggiare su una maggioranza. In ogni caso, questo nuovo governo dovrebbe essere sostenuto da una nuova maggioranza. Quindi, in un momento come questo non so cosa voglia dire un governo del genere. Considero le elezioni politiche anticipate una scelta sbagliata e disperata. Non capisco cosa significherebbe l’ipotesi di una campagna elettorale in un momento di contingenza politica come questa. Credo che in sedici mesi questo governo è in grado di fare qualcosa di utile per il paese”.
Cosa comporterebbe la crisi di questo governo sui mercati?
“Sarebbe assurdo affrontare una crisi del genere senza sapere come se ne esce politicamente. Ecco perché è un rischio da evitare”.