martedì 23 agosto 2011

Nucara: ecco cosa dirò a Berlusconi sulla manovra e sulla Chiesa

Intervista al segretario del Pri
Francesco Nucara
di Paolo Martini

Il Segretario del Pri Francesco Nucara ha rilasciato la seguente intervista al direttore di Radio Radicale Paolo Martini sulla manovra economica del Governo.
Parliamo di manovra economica e delle decisioni che il governo e la maggioranza dovranno prendere. Ne parliamo con il segretario del Partito Repubblicano Italiano Francesco Nucara che, ancor prima dell’annuncio della manovra da parte del Governo, aveva sollecitato il governo a farla senza indugi. Sembra che questa manovra abbia soddisfatto pochi dello schieramento riformatore del centrodestra.
Onorevole Nucara, a lei piace il decreto che il governo ha varato?
“No, credo che domani presenteremo al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi una proposta alternativa. Siccome noi crediamo che questa manovra non sarà nemmeno sufficiente, invece di fare una manovra ogni tre mesi il Presidente del Consiglio dovrebbe dire la verità e ricordare in quali condizioni disastrate si trova l’economia italiana. Sarebbe necessario fare una manovra definitiva. E poi si penserà a una manovra successiva più dura, rispetto all’attuale, per lo sviluppo e la crescita di competitività di questo paese. Mi ha fatto molto piacere che il Presidente del Consiglio abbia detto che la Lega ha rotto”.
Nelle sue parole c’è anche il richiamo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha invitato le parti politiche e la maggioranza a dire la verità.
Io credo che sia necessario dire la verità agli italiani. E gli italiani saranno disposti a fare sacrifici come li hanno fatti tante altre volte in passato in queste condizioni. E’ inutile – ogni tre mesi – mettere un palliativo alla situazione economica senza curare la causa della malattia. Se non si cura la malattia alla radice il virus è destinato a tornare. La crisi non si cura con le aspirine”.
Cosa serve in questa manovra? Molti chiedono una riforma della previdenza.
“Noi pensiamo che servono le riforme strutturali. Se dobbiamo dare un senso alla manovra è necessario che tutti gli italiani paghino le tasse. Non so se lei pensa che i preti siano italiani?!...
…I preti sono italiani…
“..E allora dovrebbero pagare le tasse come le pago io”.
La maggioranza è sensibile a questo argomento?
“La maggioranza non ci sentirà. Ma siccome noi abbiamo fatto delle battaglie nel passato su questo argomento, il deputato Teodoro Buontempo si alzò in aula, alla Camera, dicendo che questa era una manovra fatta dai comunisti e dai massoni che vogliono solo affossare la Chiesa cattolica. L’emendamento di Maurizio Turco lo votammo in 24 alla Camera. Si vede che i comunisti e i massoni sono pochi alla Camera. Il problema è serio. Se la Chiesa pagasse l’Ici per le attività commerciali non ci sarebbe bisogno – tanto per fare un esempio – di tassare i redditi sopra i 90mila euro. Se devo essere sincero io sono favorevole anche a quel tipo di tassazione, ma lo Stato avrebbe un introito superiore introducendo questo tributo rispetto a quello stabilito per chi guadagna più di 90 mila euro. Ma c’è di più dal punto di vista morale. La Commissione europea ha svolto un approfondimento sull’iniziativa voluta dagli avvocati Carlo Pontesilli e Alessandro Nucara, appoggiata dal deputato radicale Maurizio Turco. Io mi auguro che le autorità europee riconoscano l’infrazione dell’Italia e avviino questa procedura nei confronti del nostro paese. La questione è ancora sotto l’esame della Corte di Giustizia europea. E che lo Stato faccia pagare alla Chiesa l’Ici per le attività commerciali. Questa è una norma che fu introdotta dal ministro delle Attività produttive Bersani quando fece le liberalizzazioni nel 2006: da allora basta mettere un santino dentro un albergo per permettere l’esenzione dell’Ici. Ci sono paesi più cattolici dell’Italia, come la Polonia e l’Irlanda, che non riconoscono nessuna esenzione alla Chiesa. Ma c’è di più. Come Stato italiano – sulla base del Concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica – siamo costretti a fornire acqua in quantità adeguata allo Stato della Città del Vaticano. Ci sono ben 13 appendici – fuori dalle Mura Leonine – che sono costrette ad operare affinché venga garantita la fornitura di acqua al Vaticano. Il problema è che il Vaticano non paga nemmeno lo scarico delle acque reflue nelle fognature della città di Roma. Finora nessuno ha pagato. Adesso che nell’Acea entrano anche i privati probabilmente, l’ingegner Caltagirone, un grande imprenditore italiano che ha anche qualche parente in politica (Pier Ferdinando Casini, ndc) ha detto che lui i soldi li vuole o dallo Stato italiano o dalla Chiesa”.
Speriamo che non sia lo Stato.
“Per l’acqua. Ma non per le acque reflue che certo non impegnano direttamente lo Stato italiano. Il Concordato l’ho letto bene. Ho presentato anche un’articolata interrogazione sull’argomento. A casa mia pago l’acqua e lo scarico dell’acqua. Per far pagare l’acqua al Vaticano è necessario modificare il Concordato, mentre per il pagamento delle acque reflue non è necessaria nessuna modifica di questo accordo. Basterebbe solo mandare la bolletta al Vaticano”.
Questo dibattito si è riaperto dopo che il Cardinal Bagnasco ha incautamente chiesto agli italiani di fare la loro parte.
“Come si dice volgarmente: Bagnasco predica bene, ma razzola male. Se lui mi chiede di pagare le tasse io non posso far altro che rispondere a Bagnasco di fare altrettanto”.
Cosa si aspetta dall’incontro con Silvio Berlusconi?
“Noi presenteremo al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi un documento di quattro pagine nel qualche chiediamo che venga detta la verità sulla manovra agli italiani. Siccome eravamo stati noi a dire per primi che era necessario varare subito la manovra, diremo a Berlusconi quello che pensiamo delle liberalizzazioni e sulla situazione dell’Ici rispetto al Vaticano. Sentir dire dalla Presidente del Partito democratico Rosi Bindi che la Chiesa deve mantenere questa esenzione perché svolge opere di carità è assurdo. Noi non vogliamo opere di carità. Vogliamo che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge; vogliamo che tutti abbiano pari opportunità. La Chiesa non fa opere di carità perché non vende i suoi palazzi, le sue ricchezze per aiutare i poveri. Se vogliamo fare opere di carità – la mia è ovviamente una provocazione – mettiamo un centro sociale ne Vaticano in modo che gli immigrati – che non sanno dove andare – trovino riparo e accoglienza. Così, quando gli immigrati sbarcano a Lampedusa verranno immediatamente ricevuti in Vaticano. Sarebbe un’ottima prova di carità. Negli ospedali gestiti dalla Chiesa cattolica si paga: o pago io o paga lo Stato italiano attraverso il Sistema sanitario nazionale. Quindi io non riesco a capire dove siano le opere di carità che vede Rosi Bindi”.
Come giudica l’operato del ministro dell’Economia Giulio Tremonti visto che si è parlato di una sua uscita dal governo a settembre?
“Penso che Giulio Tremonti sia stato un ottimo ministro dell’Economia. Ha mantenuto i nervi saldi. Io credo che il problema sia connesso alla situazione dell’onorevole Milanese quando sarà affrontata il prossimo settembre”.
Secondo lei regge fino a settembre e poi cade?
“Non lo so se cadrà. Qualche problema nascerà. Se il suo collaboratore più stretto, quello che ha maggiore autorevolezza, viene arrestato qualche problema ci sarà al di la delle capacità tecniche di Tremonti”.
Quello di Tremonti su Milanese è stato un errore di valutazione oppure c’è qualcosa di più?
“In ogni caso sarebbe grave. Non credo che Giulio Tremonti sia coinvolto in quello che viene contestato all’onorevole Milanese. Non ci crederei nemmeno se lo vedessi. Se uno si sceglie come collaboratore un uomo di malaffare politicamente se ne deve assumere la colpa. Questa situazione mi ricorda la storia della fuga dal Celio del criminale nazista Herbert Kappler che fuggì dall’ospedale militare Il Celio nell’agosto del 1977. Il ministro della Difesa Vito Lattanzio rispose ad Ugo La Malfa che la colpa di quella fuga non era la sua in quanto non era il diretto guardiano di Kappler, accusando il capitano dei carabinieri che non aveva controllato a sufficienza il criminale nazista in ospedale. Ugo La Malfa gli rispose dicendo: ‘La colpa politica e tua. E te ne devi andare’. Io voterò a favore dell’arresto dell’onorevole Milanese. Ho sempre votato contro queste richieste della magistratura. L’ho fatto anche nei confronti di Alfonso Papa. Se questi esponenti politici hanno delle colpe, quando andranno definitivamente a giudizio saranno arrestati. Voterò sicuramente a favore della sfiducia per il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano”.