martedì 6 settembre 2011

La burocrazia e i diritti dei cittadini

Voce Repubblicana, 6 settembre 2011
Intervista ad Adriana Poli Bortone
di Lanfranco Palazzolo

La burocrazia impedisce il riconoscimento dei diritti dei cittadini che chiedono un risarcimento per le malattie contratte in servizio durante le missioni di pace all'estero. Lo ha detto alla “Voce” la senatrice di “Io Sud” Adriana Poli Bortone.
Senatrice Poli Bortone, cosa sta accadendo ai nostri militari che chiedono di veder riconosciuta, come malattia di servizio, le radiazioni dell’uranio impoverito?
“Sta accadendo una stranezza, una delle tante stranezze che ci sono in Italia. Esistono delle norme, esiste una legge, dovrebbero esistere anche i fondi a copertura di una legge. Però non vengono erogate delle somme, non vengono tutelati i diritti acquisiti da parte di coloro che sono titolari di questi diritti. Ho presentato un emendamento alla manovra per fare in modo che agli appartenenti o gli ex appartenenti alle forze di polizia, delle organizzazioni non governative nazionali, della croce rossa, dell'esercito che hanno operato all'estero, nell'ambito delle missioni internazionali sin dal 1990, o che operano nei poligoni, nelle officine militari, presenti su tutto il territorio nazionale, sia riconosciuto un contributo speciale di 20mila euro in tutti quei casi in cui, durante o dopo la missione, siano insorte delle patologie gravi di carattere neoplastico-genetico o neurologico. E un contributo di 40mila euro nel caso in cui le patologie abbiano portato addirittura alla morte. Questo emendamento si propone proprio di garantire a questi soggetti, o alle famiglie dei deceduti, un minimo di assistenza”.
Questa assistenza non era garantita in alcun modo?
“Nonostante l'esistenza di alcune leggi – la legge Finanziaria del 2006 e a quella del 2008, alla legge 308 del 1981, alla legge 280 del 1991 e decreto presidenziale 37 del 2009 – nessuno è riuscito ad ottenere alcun riconoscimento per causa di servizio perché sembra sia difficile dimostrare le cause di alcune malattie contratte in servizio. Penso ai casi di cancro dei militari reduci dalla Bosnia, dall'Iraq e dall'Afghanistan. Questa povera gente non riesce ad ottenere nessun indennizzo. E sono costretti a vere e proprie lotte contro la burocrazia”.
Qual è il comportamento delle istituzioni preposte a dare una risposta a queste persone?
“La risposta della burocrazia è elusiva. Finora lo Stato non ha dimostrato alcuna vicinanza nei confronti di queste persone. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha sempre detto di voler riconoscere questi diritti, però ho l'impressione che lui stesso incontri delle difficoltà per riuscire a superare l'ostracismo di una certa burocrazia. Non penso che ci siano dei veti politici, ma credo che ci sia qualche impedimento di tipo burocratico. Molte richieste vengono automaticamente e sistematicamente rigettate delle commissioni mediche”.