venerdì 9 settembre 2011

Una manovra inevitabile

Intervista a Mario Baccini
Voce Repubblicana, 9 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

La manovra votata al Senato mercoledì era inevitabile di fronte alla crisi che stiamo vivendo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Mario Baccini del Popolo della libertà. Ecco quali sono le sue valutazioni sull’azione del Governo.
Onorevole Baccini, il Senato ha votato la manovra. Cosa pensa del provvedimento uscito da Palazzo Madama e del dibattito che si è svolto in queste settimane?
“Quella che è stata approvata dal Senato era una manovra inevitabile. In questa situazione, l’unica cosa di rilievo politico che abbiamo visto in questi giorni è stato il grande senso di responsabilità del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, con grande senso di responsabilità, ha richiamato più volte le forze politiche ad occuparsi dell’interesse generale del Paese, del bene comune del paese; come diciamo noi cattolici. Il Presidente della Repubblica ha svolto un ruolo importantissimo per rasserenare gli animi politici, rasserenare i mercati e fare le cose al meglio”.
Questa manovra smentisce l’impegno che si era dato il centrodestra in questi cinque anni di legislatura?
“Ritengo che il programma del centrodestra sia riferito ad un paese come il nostro che si è trovato in una condizione normale o ai limiti della normalità. Gli eventi che sono accaduti dopo la campagna elettorale del 2008 sono eventi di straordinaria attualità: la crisi finanziaria, l’instabilità della situazione internazionale. Questi fatti hanno messo in ginocchio i mercati. I grandi paesi come gli Stati Uniti e l’Italia sono stati costretti ad adottare provvedimenti straordinari e urgenti che non mettono in discussione quel programma, ma ridisegnano un nuovo impegno per far fronte alle emergenze”.
Teme che l’aumento dell’Iva possa bloccare la ripresa dei consumi e far crescere l’inflazione?
“Credo che la misura sull’Iva fosse doverosa. Credo che fosse necessario un coraggio maggiore nella lotta agli sprechi. Dovevamo insistere di più sul finanziamento pubblico ai partiti. Questo è un costo importante sulla politica. Nessuno ha sollevato con forza questo tema quando si è parlato dei costi della politica. Si tratta di una spesa che pesa di più rispetto ad altri sprechi”.
E’ favorevole al dimezzamento dei parlamentari?
“E’ una delle poche cose che mi convince. Parlerei di adeguamento della rappresentanza popolare alle nuove esigenze del territorio. Mi sembra una scelta di buon senso. Oggi viviamo in una società dove è più semplice comunicare e avere un rapporto diretto con i rappresentanti. Ecco perché è giusto adeguare le forme della rappresentanza. Non sono convinto che sia giusto diminuire le indennità dei parlamentari, che devono restare indipendenti. E per questa ragione non devono mai subire alcun condizionamento di tipo economico”.