mercoledì 14 settembre 2011

Ecco come la monarchia colonizzò l'Italia

Voce Repubblicana, 13 settembre 2011
Intervista a Lorenzo Del Boca
di Lanfranco Palazzolo

Nel 1861 la monarchia sabauda ha conquistato l’Italia, allargando su essa il suo dominio. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Lorenzo Del Boca, autore di “Risorgimento disonorato”, (Utet).
Lorenzo Del Boca, come è nata l’idea di un saggio sul “Risorgimento disonorato”?
“Questo libro è nato dall’esigenza di dire la verità. Non credo che per sentirsi dei buoni patrioti, dei buoni italiani sia necessario nascondere le magagne presenti e passate della nostra storia come si nascondeva la polvere sotto i tappeti, esaltando le virtù e nascondendo i piccoli e piccolissimi mali. E’ assurdo pensare che siamo stati un popolo di romantici e di altruisti fino a De Gasperi e solo dopo di allora abbiamo cominciato a rubare. Questo salto logico non può essere accettabile. Se la nostra società è profondamente corrotta dobbiamo risalire alle origini di questa condizione e capire chi ha cominciato. Ecco perché, ho voluto abbassare di qualche metro qualche personaggio del nostro Risorgimento”.
Questa visione distorta a cosa è dovuta?
“La politica ha costruito in maniera edulcorata e artefatta la nostra storia perché questo gli era utile. La monarchia voleva vantare i meriti dei Savoia; il fascismo voleva dimostrare come un manipolo di eroi fosse in grado di conquistare un regno. Poi, gli storici ci hanno messo del loro. Quando si è trattato di riscoprire questa storia molti si sono adagiati su quello che era stato già scritto evitando di cercare quello che realmente era stato il nostro Risorgimento. Tutti i principali storici italiani, come Villari e Tranfaglia, non hanno fatto altro che raccontare la stessa storia, che era una storia perlomeno parziale, settaria in certi passaggi. Alcuni eroi sono stati descritti troppo come eroi. La liberazione del Sud non è stata altro che un’impresa coloniale della monarchia sabauda contro il Meridione, che poi si è ripetuta in Libia, Somalia ed Eritrea con risultati nefasti che si pagano ancora oggi con la mancata risoluzione della ‘Questione meridionale’”.
C’è stato qualcosa di sbagliato nelle celebrazioni dell’Unità d’Italia?
“La data delle celebrazioni dell’Unità d’Italia. Si è voluto celebrare con ampollosità una data che ritengo sia sbagliata: il 17 marzo del 1861, giorno in cui Vittorio Emanuele II di Sardegna diviene nominato Vittorio Emanuele II re d’Italia. Qui ci troviamo di fronte ad un salto logico. Se si voleva fare davvero l’Italia il Re doveva chiamarsi Vittorio Emanuele I. Era necessario ricominciare daccapo con una nuova storia. Questa è la conferma inoppugnabile che quella del 1861 non fu la costruzione di una nuova Italia, ma dell’allargamento del Piemonte e della monarchia sabauda. Infatti, quella che doveva essere la prima legislatura del Regno d’Italia è ricordata come l’VIII legislatura”.