martedì 20 settembre 2011

Quelle critiche troveranno ascolto

Intervista ad Alfonso Celotto
Voce Repubblicana del 20 settembe 2011
di Lanfranco Palazzolo

Abbiamo presentato questi referendum abrogativi della legge elettorale perché siamo convinti che le critiche dell’opinione pubblica contro il porcellum troveranno ascolto. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Alfonso Celotto, membro del Comitato promotore dei referendum.
Prof. Celotto, cosa farà la consulta sui referendum elettorali che avete presentato per abrogare il ‘Porcellum’?
“Dobbiamo ricordare che sui referendum sulla legge elettorale la Corte costituzionale è sempre stata particolarmente rigorosa nel senso che ci deve essere una norma di risulta auto applicativa. Per aggirare questo limite sono sorti i cosiddetti referendum manipolativi. Significa che non ci troviamo più di fronte ad un referendum secco, ma diventa un ritaglio della normativa vigente per avere una nuova normativa. Basta guardare i quesiti per capire che si tratta di questioni molto complesse e molto tecniche che non tutti riescono a comprendere. Tuttavia, l’esisto dell’abrogazione delle norme che vengono sottoposte al voto lasciano in vita una normativa autonoma che, praticamente, fa tornare in vita la normativa del cosiddetto Mattarellum, il sistema elettorale in vigore dal 1993 al 2005”.
Uno dei due quesiti è totalmente abrogativo del Porcellum?
“Abbiamo scelto un quesito totalmente abrogativo delle norme del porcellum per provocare la reviviscenza secca. D’altra parte la reviviscenza è un tipica successione delle norme nel tempo. L’abrogazione di una norma provoca un buco che viene colmato dalla reintroduzione della norma precedente. Sembra una questione molto complicata, invece è un effetto previsto nel diritto”.
Sarà anche un effetto naturale, ma lei ricorda se la Corte Costituzionale ha ammesso la reviviscenza in materia referendaria relativa alle leggi elettorali?
“Sul referendum non ricordo casi del genere. Ma la Corte costituzionale conosce la reviviscenza come istituto generale. Nel sindacato di costituzionalità delle leggi, parecchie volte sono capitate situazioni in cui la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale una norma di legge, si è accorta che da quella dichiarazione di incostituzionalità tornava in vigore un’altra norma incostituzionale e l’ha cancellata. Certo, in questo caso, si tratta di superare l’ostacolo di un referendum che porta alla reviviscenza. In questo caso concorre l’atteggiamento dell’opinione pubblica e delle forze politiche che da anni sostengono che questo è un sistema politico inadeguato e non riescono a trovare un accordo per modificare l’attuale legge elettorale. Ecco perché questo referendum può essere la spinta giusta per cambiare, soprattutto dopo che nell’ultima tornata referendaria si è giunti al quorum nei referendum abrogativi. Quindi c’è ancora uno spazio politico importante per i referendum”.

Quel partito è profondamente diviso

Intervista a Paolo Armaroli
Voce Repubblicana del 20 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il Partito democratico è profondamente diviso sui referendum elettorali. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Paolo Armaroli.
Prof. Armaroli, cosa accadrà sui due quesiti referendari? Saranno ammessi dalla Corte Costituzionale al giudizio degli italiani?
“I referendum elettorali hanno calcato la scena con grande successo per ben due volte. E’ accaduto nel 1991 (preferenza unica) e nel 1993 (per il Mattarellum). Questa terza riedizione referendaria ha una sua spiegazione nel fatto che in tutti questi anni il Parlamento se ne è stato con le mani in mano. In altre parole non è stato capace di modificare un sistema elettorale demonizzato da tutti, che faceva comodo a tutti. I capataz di partito possono mettere chiunque in una lista per farlo eleggere”.
Poi si spende anche meno. Le liste bloccate fanno spendere meno i candidati.
“Non c’è ombra di dubbio”.
Perché questo referendum è necessario e come si stanno comportando i partiti su questi quesiti referendari?
“Noi assistiamo ad un Partito democratico profondamente diviso su questo referendum e addirittura imbarazzato. Effettivamente, le ragioni di imbarazzo per il Pd sono molteplici. Il vecchio Partito comunista italiano, durante i lavori dell’assemblea costituente, vide sempre con grande sospetto gli istituti di democrazia diretta a cominciare dal referendum abrogativo. La riprova l’abbiamo avuta durante il periodo di solidarietà nazionale, quando esisteva una ‘grosse koalitionen’ tra Dc e Pci, quando i due grandi partiti fecero di tutto per bloccare i due referendum del 1978. Allora, il capogruppo del Pci Alessandro Natta fece presentare dal Pci un quesito teso a limitare i referendum”.
Ci sono delle contraddizioni da parte del Pd nell’avversione che molti suoi esponenti dichiarano contro questa legge elettorale?
“Eccome! In Toscana il Partito democratico ha fatto approvare una legge elettorale che prevede la cosiddetta lista bloccata. Questa è un’altra ragione di imbarazzo. E poi, il Pd ha presentato una sua proposta di legge che non collima affatto con la reviviscenza del Mattarellum. Con il ritorno in vigore di questa legge avremmo un maggioritario ad un turno con una quota proporzionale del 25 per cento. Mentre la proposta del Pd tende al doppio turno. Ad avviso del Pd, questa legge avvantaggerebbe il centrosinistra, che ha un elettorato irreggimentato che correrebbe alle urne al secondo turno. Ecco perché il Pd non sa che cosa fare su questi referendum. Se il Pd ha fatto delle aperture a questo referendum, questa scelta è dovuta alle pressanti richieste della base del Partito democratico. E non certo per ragioni di tipo ideale”.
Ma cosa sta accadendo nel Pd?
“C’è una guerra in corso tra Veltroni, che appoggia i referendum, e D’Alema che vuole il doppio turno”.