mercoledì 21 settembre 2011

Liberate mio figlio

Voce Repubblicana del 21 settembre 2011
Intervista ad Adriano Bon
di Lanfranco Palazzolo

Lo Stato non è stato in grado di liberare mio figlio e l’equipaggio della Savina Caylin dai pirati. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Adriano Bon, il padre di uno dei marinai italiani sequestrati nell’Oceano Indiano, al largo della Somalia, dai pirati mentre trasportavano Petrolio in un paese asiatico. Pochi giorni fa si è svolta a Trieste una fiaccolata per la liberazione di Eugenio Bon.
Adriano Bon, come sta suo figlio e come stanno gli altri ostaggi dei pirati a bordo della Savina Caylin?
“Sono ormai sette mesi che mio figlio e gli altri membri dell’equipaggio della nave, sono oltre 20 marinai, si trovano nelle mani dei pirati. Abbiamo fatto presentare interrogazioni alla Camera e al Senato sulla vicenda della petroliera sequestrata, abbiamo parlato con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e con il Papa. Sembra che né lo Stato, né l’armatore siano in grado di risolvere questa questione. Per mesi abbiamo avuto notizie dei membri dell’equipaggio attraverso la voce del comandante della petroliera. Poi ci sono stati mesi di silenzio. E quello che mi ha fatto molto male è aver ricevuto, qualche sera fa, la telefonata di mio figlio. Lui è giovane e forte, pensavo avesse la possibilità di resistere fisicamente e psicologicamente. Mi illudevo di questo. E avevo la forza di organizzare manifestazioni e iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo. Ma le notizie relative a questo sequestro si fermavano solo alle cittadine dei cinque italiani sequestrati a bordo della Savina Caylin. Non è mai uscito nulla sulla stampa nazionale. Non riusciamo a comprendere questo silenzio nei confronti del sequestro della petroliera e del suo equipaggio. Quasi come se ci fosse una disposizione particolare di non trattare l’argomento”.
Cosa le ha detto suo figlio?
“Che non riesce più a camminare e che ogni tanto lui, e gli altri membri dell’equipaggio vengono torturati. Mi ha detto che il corpo non gli risponde più ed è sfinito, che le sue condizioni stanno peggiorando. E, infine, ha aggiunto che i pirati vogliono i soldi dall’armatore. Mio figlio ha detto di non sapere quanti giorni potrà resistere ancora. Questa è la condizione dei marinai che dallo scorso febbraio sono stati sequestrati”.
Quali contatti avete avuto con il ministero degli Esteri?
“Abbiamo parlato con i sottosegretari agli Esteri Alfredo Mantica ed Enzo Scotti, con il ministro dell’Unità di crisi Romano e con il ministro degli Esteri Franco Frattini. E, infine, con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Il comportamento di Gianni Letta mi ha particolarmente rincuorato perché ha detto di volersi prendere personalmente l’incarico per cercare di risolvere questo problema. Eravamo molto soddisfatti di questo, ma poi non ci sono stati risultati.