mercoledì 28 settembre 2011

Con i comunisti non c'entriamo nulla


Intervista a Michele Boato
Voce Repubblicana 28 settembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Il movimento non violento non ha alcun legame con l'ideologia comunista. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Michele Boato, docente di economia, ecopacifista, non-violento, direttore della storica rivista “Gaia”.
Michele Boato, come è andata la marcia delle pace Perugia-Assisi?
Il clima mi è sembrato buonissimo nonostante i limiti che tutti conoscono. Queste iniziative sono aperte a tutti e tutto. C'è chi viene alla marcia Perugia-Assisi con delle idee molto chiare sulla guerra e gli eserciti e c'è invece chi viene con idee molto generiche sul principio 'vogliamoci bene e non facciamo conflitti'. E' naturale, quando si parla di centinaia di migliaia di persone, che ci siano valutazioni così diverse. Tuttavia, in questa circostanza si sono incontrate molte persone per avviare iniziative e riprendere contatti per fare rete”.
Che ruolo hanno avuto i partiti nella crisi di questo tipo di associazionismo?
Da Aldo Capitini in poi il discorso è stato di indipendenza. Di collaborazione, ma di indipendenza rispetto ai partiti politici. Anche nella prima marcia Perugia-Assisi c'erano rappresentanti di partiti politici. Per la verità molto pochi. Alla prima marcia del 1961 c'erano molte persone comuni di tutte le classi sociali. Certo, l'associazionismo di base non è molto forte in Italia. Quando l'associazionismo si dimostra forte ciò avviene perché ci sono associazioni come l'Arci e l'Udi che si muovono. Questo è accaduto sempre. Se questo associazionismo riesce a portare con se sindaci e partiti sulle posizioni non-violente ciò è positivo”.
Qual è il ricordo più contraddittorio di queste iniziative?
Quello del periodo relativo alla Marcia del 1999, quando il Governo italiano era stato da poco impegnato nei bombardamenti contro la Serbia mentre, i rappresentanti del Governo D'Alema pretendevano di partecipare alla marcia Perugia-Assisi”.
Cosa è successo al movimento non-violento dopo la guerra in Iraq?
Io farei delle distinzioni precise tra pacifismo e non-violenza. I primi reagiscono alla guerra in termini generici e con grave ritardo. La non-violenza è un movimento molto più forte che mette le radici in una società basata sulla convivenza e sulla solidarietà. La non-violenza non è mai stato un movimento di massa”.
La non-violenza è estranea all'ideologia comunista?
Non c'è dubbio che non esistano legami. Basta citare il termine dittatura del proletariato per citare una frase che esprime violenza”.
Il movimento pacifista dei partigiani della pace ha limitato la non-violenza?
Il condizionamento negativo c'è stato. Bisogna distinguere il movimento di Aldo Capitini e del Partito d'azione con i partigiani della pace che hanno provocato solo disastri. Ricordo la figura del generale Nino Pasti, che era di fatto un portavoce del Kgb”.