giovedì 6 ottobre 2011

I conti dell'Inps sono in ordine, ma le pensioni saranno da fame

Intervista ad Andrea Telara
Voce Repubblicana, 6 ottobre 2011
di Lanfranco Palazzolo

In questi anni l’Inps ha mantenuto i suoi conti in ordine. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Andrea Telara autore di “Manuale di sopravvivenza per evitare una pensione da fame” (Mind edizioni), giunto alla seconda edizione.
Andrea Telara, qual è la situazione del sistema previdenziale italiano? Il nostro Istituto di Previdenza ha mai sfiorato il collasso?
“Direi che i bilanci dell’Inps – almeno leggendo i bilanci – sono sostanzialmente in ordine. Su questo fronte ha contribuito notevolmente la riforma realizzata nel 1995, la quale ha avuto il merito il merito di portare in equilibrio i conti nel lungo periodo. A questo equilibrio hanno contribuito molto i fondi della cosiddetta gestione separata dell’Inps che vengono a quelle categorie professionali non riconosciute pienamente, lavoratori parasubordinati”.
Se venissero a mancare i fondi della cosiddetta gestione separata l’Inps sarebbe in crisi?
“L’attivo dell’Inps è di 9 miliardi. I contributi che arrivano dalla gestione separata sono di 7 miliardi. Se venissero a mancare questi soldi l’Inps manterrebbe comunque i conti in ordine. Il problema è che se si va a vedere il bilancio dell’Inps, ci sono alcune gestioni particolari legate a delle categorie specifiche di lavoratori: i telefonici, i dipendenti del settore elettrico, i dipendenti del settore agricolo. Si vede che molte categorie di lavoratori hanno molte categorie in attivo. I conti sono in ordine, ma il problema del sistema previdenziale è nel lungo periodo. Mi riferisco all’adeguatezza dei cosiddetti trattamenti pensionistici. Noi andiamo verso un periodo in cui le pensioni pubbliche, quelle erogate dallo Stato, saranno notevolmente ridotte rispetto ai redditi dichiarati oggi. Sarà un problema di sostenibilità sociale”.
Perché, se l’Inps è in attivo, le pensioni erogate dall’Istituto di previdenza saranno sempre più basse?
“Il problema è legato alla riforma del 1995. La riforma è nata per motivi condivisibili: l’invecchiamento della popolazione italiana e perché il sistema retributivo non era più sostenibile. Con il sistema contributivo l’ammontare delle pensioni dipenderà dall’ammontare contributivo versato dal lavoratore. Ecco perché nessuno otterrà un trattamento pensionistico superiore rispetto al reddito che aveva quando lavorava. E’ una logica condivisibile. Ma ci sono dei problemi. Il mercato del lavoro è poco aperto verso i giovani, che hanno redditi bassi e quindi versano contributi troppo bassi. Questa condizione li penalizzerà nel momento in cui dovranno andare in pensione perché non matureranno un trattamento adeguato. Inoltre, un altro problema è che le pensioni vengono valutate in base all’andamento del Pil. Nel 1995 il Pil italiano viaggiava oltre il 3%, ma oggi la situazione è ben peggiore”.