giovedì 13 ottobre 2011

AAAA cercasi base parlamentare ampia

Intervista ad Ermete Realacci
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 13 ottobre 2011

Ci vuole un nuovo governo con una base parlamentare ampia. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Partito democratico Ermete Realacci.
Onorevole Realacci, il Modem propone un governo di emergenza per il Paese. Perchè la minoranza si è convinta che esista la possibilità di un'alternativa a questo governo?
“Questa nostra iniziativa intende accelerare l'abbandono della scena politica di questo paese da parte di Silvio Berlusconi per il bene dell'Italia. Riprendendo i discorsi che avevamo fatto già nel passato, vogliamo ragionare sui contenuti delle nostre proposte politiche. All'epoca del Lingotto, quando chiedemmo una patrimoniale fummo attaccati da più parti. Oggi, mi sembra che da parte di Confindustria si capisca che ogni parte di questo paese deve essere disponibile a fare la sua parte e quanto in suo potere per uscire da una crisi difficile. Oggi, l'Italia paga il discredito prodotto da questo governo e da Berlusconi in particolare, anche in termini economici, di interessi che paghiamo sul debito pubblico. Se non c'è un passaggio politico significativo il nostro paese non sarà in grado di fare quelle scelte che è necessario fare, soprattutto trovare quella speranza necessaria nel futuro. Berlusconi dovrebbe fare un passo indietro. In questa fase dovrebbe esserci la possibilità di fare un governo con una base parlamentare ampia, che faccia le cose necessarie, la legge elettorale - ad esempio - e porti il paese al voto delle prossime elezioni politiche”.
Il Partito democratico si trova in difficoltà? Una delle preoccupazioni del Pd è quella di trovare degli alleati credibili. All'assemblea tutti hanno manifestato grosse preoccupazioni verso una possibile alleanza del Pd con Di Pietro e Vendola.
“C'è un problema che noi sentiamo. L'alleanza che lei ha citato sarebbe in grado di vincere le elezioni politiche, ma non con un consenso ampio. Ma non sarebbe in grado di affrontare quei problemi che il paese deve risolvere. Certe scelte richiedono una maggioranza parlamentare molto ampia. Ci vorrebbe una patrimoniale che colpisca davvero i redditi e non solo le dichiarazioni dei redditi perché sappiamo che molti redditi sfuggono al controllo del fisco. Non bisogna colpire il sistema pensionistico, ma agire sull'età pensionabile. Per mettere in atto queste misure è necessario avere una maggioranza parlamentare molto ampia. Nessuna maggioranza risicata è in grado di affrontarle”.
Cosa farebbe nel campo ambientale?
“E' necessario prendere delle decisioni chiare. Innovazione, conoscenza, qualità, e green economy devono diventare la frontiera dello sviluppo. Ecco perché ritengo che – per il bene del paese – sia necessaria una svolta politica importante con una nuova maggioranza politica. E' un passaggio da affrontare”.

La Germania e il pareggio di bilancio

Prima delle due riforme costituzionali federaliste del 2006 e del 2009, il principio del pareggio di bilancio era menzionato nell’art. 110, comma 1, della Legge fondamentale, in cui, semplicemente, si stabiliva che nel bilancio preventivo le entrate e le spese dovessero essere pareggiate. L’effettiva costituzionalizzazione di tale principio è avvenuta con la novella dell’art. 109 (già modificato nella prima fase della riforma), l’introduzione del nuovo art. 109a e la modifica dell’art. 115.
Con la prima riforma del federalismo (Föderalismusreform I), del 28 agosto 2006, il nuovo comma 5 dell’art. 109 [Separazione di competenza tra la Federazione e i Länder; principi in materia di bilancio] ha sancito la responsabilità congiunta della Federazione e dei Länder per il rispetto degli obblighi della Germania in relazione al Patto di stabilità europeo, stabilendo che le sanzioni per la violazione delle disposizioni sulla conformità alla disciplina di bilancio, di cui all’art. 104 del Trattato che istituisce la Comunità europea (TCE)[42] , siano sostenute, rispettivamente, in misura del 65% dalla Federazione e del 35% dai Länder. Quest’ultima quota è ulteriormente ripartita in due fasce percentuali: è infatti previsto che tutti i Länder rispondano in via solidale del 35% in rapporto alla rispettiva popolazione, mentre il restante 65% ricada sui Länder che hanno causato la sanzione, in proporzione alla rispettiva responsabilità oggettiva.
Tra le successive modifiche dell’art. 109 introdotte con la seconda riforma del federalismo (Föderalismusreform II), del 29 luglio 2009, assume particolare rilevanza il nuovo comma 3, che impone come regola generale, sia alla Federazione sia ai Länder, il pareggio del bilancio senza ricorrere al prestito. Con tale disposizione, che di fatto introduce un freno all’indebitamento (Schuldenbremse)[43] , viene superata la c.d. golden rule, ossia la possibilità di ricorrere a forme di indebitamento per finanziare le spese in conto capitale, precedentemente prevista dall'art. 115[44] della Legge fondamentale e nelle Costituzioni di numerosi Länder. Le nuove disposizioni costituzionali stabiliscono infatti che, per rispettare i criteri fissati a livello comunitario, il bilancio della Federazione e dei Länder debba essere in equilibrio, con un ricorso all’indebitamento pubblico - consentito solo alla Federazione e non ai Länder - per un massimo dello 0,35% del PIL. Sono ammesse deroghe al principio generale solo nel caso di calamità naturali o in situazioni eccezionali di emergenza che esulano dal controllo dello Stato e compromettono gravemente la sua capacità finanziaria. In questi casi dovrà essere adottato un piano di rientro nei parametri stabiliti non appena cessino le circostanze eccezionali.
In applicazione dei principi enunciati dalla nuova formulazione dell’art. 109, è stato modificato anche l’art. 115 [Ricorso al credito]. Il nuovo comma 2 ribadisce, con riferimento al solo bilancio federale[45], che le entrate e le uscite, di norma, debbano essere portate in pareggio senza ricorrere al prestito e che tale principio venga salvaguardato se le entrate da prestiti non superino la soglia dello 0,35% del PIL (c.d. freno all’indebitamento). La nuova formulazione è poi particolarmente dettagliata: in presenza di andamenti congiunturali che deviano dalle condizioni di normalità, le nuove disposizioni impongono che si tenga conto in modo simmetrico degli effetti sul bilancio, sia nelle fasi di ripresa che nelle fasi di declino. In particolare, nelle circostanze in cui il bilancio federale richieda il ricorso ad un indebitamento pubblico superiore ai parametri stabiliti, gli scostamenti del ricorso effettivo al credito dalla soglia massima consentita vengono registrati su un apposito conto di controllo; gli addebiti che superano la soglia dell’1,5% rispetto al prodotto interno lordo nominale devono essere quindi ridimensionati, tenuto conto dell'evoluzione del ciclo congiunturale. Nelle situazioni derivanti da disastri naturali o emergenze straordinarie, la deroga dovrà essere autorizzata con una decisione adottata dal Bundestag a maggioranza assoluta. Tale deliberazione deve inoltre essere collegata a un piano di ammortamento e il rimborso dei prestiti accesi deve avvenire entro un lasso di tempo adeguato.
I limiti previsti nelle nuove disposizioni contenute negli articoli 109 e 115 sono accompagnati da un sistema volto a prevenire gli indebitamenti eccessivi, ovvero un meccanismo di early warning cooperativo. È stato infatti introdotto un nuovo art. 109a [Emergenze di bilancio], ai sensi del quale, al fine di evitare un’emergenza di bilancio, possono essere emanate con legge federale bicamerale (c.d. Zustimmungsgesetz, legge che richiede necessariamente anche il consenso da parte del Bundesrat) disposizioni che riguardano: il controllo continuo della gestione di bilancio della Federazione e dei Länder da parte di un organismo comune (Consiglio di stabilità - Stabilitätsrat); le condizioni e le procedure per l’accertamento di un’imminente emergenza di bilancio; i principi regolanti l’elaborazione e l’attuazione di programmi di risanamento intesi a prevenire emergenze di bilancio.
In attuazione dell’art. 109, il 10 agosto 2009 è stata approvata l’apposita legge federale di esecuzione volta ad istituire un Consiglio di stabilità e ad evitare emergenze di bilancio (Gesetz sur Errichtung eines Stabilitätsrates und zur Vermeidung von Haushaltsnotlagen). in vigore dal 1° gennaio 2010. Il Consiglio di stabilità, costituitosi il 28 aprile 2010, è composto dal Ministro federale delle finanze, dal Ministro federale dell’economia e dell’innovazione tecnologica e dai ministri finanziari dei singoli Länder. Le riunioni del Consiglio si svolgono a seconda delle necessità, ma non meno di due volte l’anno. Il principale compito del Consiglio di stabilità, che ha acquisito anche le competenze del disciolto Consiglio di pianificazione finanziaria (Finanzplanungsrat), consiste nel valutare la situazione economica della Federazione e dei Länder monitorando la loro gestione finanziaria, con particolare riguardo ai progressi compiuti nel risanamento dai cinque Länder (Brema, Berlino, Saarland, Sassonia-Anhalt e Schleswig-Holstein) che, ai sensi dell’art. 143d, comma 2, hanno ottenuto sovvenzioni supplementari[46] a causa del loro particolare dissesto finanziario. Le nuove disposizioni costituzionali prevedono che la concessione degli aiuti sia subordinata al rientro totale dei deficit di finanziamento entro la fine del 2020. A tale scopo il Consiglio elabora rapporti annuali, concordando le misure eccezionali da adottare nei casi di deroga ai parametri di risanamento previsti dalla riforma. Nella prossima riunione, che avrà luogo nel novembre 2011, è infatti previsto che siano concordati programmi di risanamento (Sanierungsprogramme) di durata quinquennale, che il Comitato di valutazione (Evaluationsausschuss) interno al Consiglio sta esaminando e discutendo nel dettaglio con i Länder interessati.
Per quanto riguarda, infine, l’entrata in vigore della nuova disciplina costituzionale di bilancio, il già citato art. 143d, comma 1, stabilisce che il freno sul debito sia applicato a partire dal bilancio per il 2011, ma prevede due periodi transitori di avvicinamento progressivo agli obiettivi, che termineranno nel 2016 per la Federazione e nel 2020 per i Länder.

Come sono andate le elezioni politiche in Polonia?

Il 9 ottobre 2011 si sono svolte in Polonia le elezioni parlamentari che hanno visto l’affermazione, come partito di maggioranza relativa, di Piattaforma civica del Primo ministro Donald Tusk, che ha raccolto alla Diète il 38,96% dei suffragi e 206 seggi, ben distanziata dal principale partito d’opposizione, Legge e giustizia, partito conservatore guidato da Jaroslaw Kaczynski, che ha ottenuto il 30,03% e 157 seggi. Un nuovo partito, il Movimento Palikot – partito anticlericale fondato nel giugno 2011 dall’uomo d’affari Janusz Palikot, membro storico di Piattaforma civica fino al 2010 – arriva in terza posizione con il 9,94% e 40 seggi in un paese nel quale oltre il 90% degli abitanti si dichiara cattolico. Il partito popolare di Waldemar Pawlak, membro della coalizione di governo uscente, ha raccolto l’8,55% e 30 seggi. Infine, l’Alleanza per la sinistra democratica guidata da Grzegorz Napieralski è in netto declino e si arresta all’8,19% e 26 seggi (si noti che quattro anni fa si era presentato insieme al Partito democratico, al Partito social-democratico e all’Unione per il lavoro in seno all’alleanza Sinistra e democratici).
Per quanto concerne l’attribuzione dei seggi al Senato, Piattaforma civica, Diritto e giustizia e Partito popolare hanno ottenuto rispettivamente 62, 31 e 2 seggi.
L’affluenza alle urne è stata del 48,63%, una partecipazione diminuita di 5,25 punti rispetto alle ultime elezioni parlamentari del 21 ottobre 2007.
Si ricorda che la Polonia è una repubblica semipresidenziale. Il presidente è eletto a suffragio universale diretto a doppio turno per un mandato di quattro anni (rinnovabile una volta). Il presidente nomina il primo ministro che deve essere approvato dalla Camera dei deputati (Sejm). Il Parlamento è bicamerale. La Camera dei deputati è composta da 460 membri eletti per cinque anni con un sistema proporzionale con soglia di sbarramento del 5 per cento (8 per cento per le coalizioni). Il Senato è composto da 100 membri eletti per quattro anni con un sistema maggioritario in circoscrizioni plurinominali. Presidente della Repubblica dal 2010 è Borislaw Komorowski del movimento Piattaforma civica. Primo ministro dal 2007 è Donald Tusk, sempre di piattaforma civica, alla guida di una coalizione di centro-destra composta anche dal partito dei contadini.
Al Parlamento europeo il partito piattaforma civica è nel gruppo del partito popolare europeo, mentre il principale movimento di opposizione, il partito Legge e giustizia, è nel gruppo dei conservatori e riformisti europei.
Senza maggioranza assoluta, il Primo ministro dovrà trovare dei partner per formare una coalizione di governo. Il compito sarà arduo per Donald Tusk nei quattro anni a venire: la modernizzazione delle infrastrutture è in ritardo così come numerose riforme (tra cui quella del sistema sanitario, delle finanze pubbliche o della semplificazione del sistema amministrativo per le imprese e i privati) sono in fase di stagno.
Il suo primo mandato a capo del governo ha rappresentato una pausa in un decennio agitato da molteplici scandali politici e tensioni tra i partiti. Il Primo ministro è riuscito a dare alla Polonia l’immagine di una nazione moderata e conciliatrice, migliorando nettamente le relazioni del paese con i suoi due vicini tedesco e russo. Donald Tusk ha inoltre potuto fare sfoggio del fatto che la Polonia sia stato l’unico paese dell’Unione europea  a non aver conosciuto la recessione seguita alla crisi economica internazionale iniziata nell’autunno del 2008. Nel 2009, il Pil polacco ha registrato un aumento dell’1,7%, e dovrebbe raggiungere il 4% l’anno prossimo. Il rialzo dei salari e la diminuzione della disoccupazione hanno prodotto un aumento degli introiti fiscali. Infine, le finanze pubbliche si presentano in buono stato rispetto a quello degli Stati europei nonostante le spese statali restino troppo alte (il deficit pubblico ha raggiunto il 7,9% nel 2010).
Nella tabella sottostante sono riportati nel dettaglio i risultati elettorali della Diète, confrontati con quelli delle precedenti elezioni del 2007:
Partiti
Percentuale di voto 2011
Seggi 2011
Percentuale di voto 2007
Seggi 2007
Piattaforma civica
38,96
206
41,51
209
Legge e giustizia
30,03
157
32,11
166
Movimento Palikot
9,94
40
-
-
Partito popolare
8,55
30
8,91
31
Alleanza della sinistra democratica
8,19
26
13,15
53