lunedì 17 ottobre 2011

Il XII piano quinquennale in Cina (2011-2015)

    Il Governo cinese ha presentato a marzo del 2011 il XII Piano economico per il periodo 2011-2015, che stabilisce il corso dell’economia della seconda potenza mondiale per i prossimi cinque anni. Il 14 marzo 2011 il Piano è stato approvato dall’Assemblea nazionale del popolo cinese.
Nell’attuale Piano quinquennale il Governo ha definito le linee guida per uno sviluppo sostenibile dell’economia cinese, con un’attenzione particolare all’innovazione e alla modernizzazione, soprattutto nell’ambito dei “nuovi settori strategici industriali”.
Il Piano ha come obiettivi principali l’aumento dei consumi e il miglioramento dello standard di vita del lavoratore medio, attraverso una crescita maggiormente rivolta all’inclusione sociale e più sostenibile sotto il profilo della tutela dell’ambiente. Tale orientamento dovrebbe aprire una nuova fase di sviluppo del paese, chiudendo, dopo circa trent’anni, il periodo di frenetica espansione economica caratterizzato da continui e ingenti investimenti pubblici.
Nel corso dell’ultimo decennio i redditi e i consumi sono aumentati molto più lentamente rispetto alla crescita del PIL totale della Cina (in particolare la crescita del reddito dei residenti urbani e rurali è stata appena del 5%). Gran parte dei profitti derivanti dallo sviluppo economico del Paese sono andati alle aziende statali, che hanno rafforzato di conseguenza il loro monopolio, mentre una percentuale importante della produzione cinese è tuttora destinata all’estero. Le esportazioni sono, infatti, superiori alle importazioni, tanto da aver contribuito alla creazione di un surplus di conto corrente superiore a 350 miliardi di dollari nel corso del 2010.
Il XII Piano, a differenza dei precedenti Piani quinquennali, punta dunque alla qualità piuttosto che alla quantità, con un maggiore impegno per uno sviluppo sostenibile: l’obiettivo è una crescita economica del 7% all’anno, equivalente ad un aumento inferiore di 4,5 punti percentuali rispetto alla media degli ultimi cinque anni.
Tra le priorità politiche e gli obiettivi fissati dal Piano, in cui è previsto anche un controllo demografico che mantenga la popolazione entro 1 miliardo e 390 milioni di persone, si segnalano in particolare:
  • abbassamento delle tariffe d’importazione per diminuire gli input-costs, crescita della domanda al consumo e riduzione delle esportazioni (che, nel gennaio 2011, ha generato un surplus commerciale attestatosi a 4 miliardi di sterline). Al riguardo va osservato che una diminuzione del surplus attuale del conto corrente cinese comporterebbe, di conseguenza, una parallela diminuzione della capacità di prestito agli Stati Uniti e ad altri paesi;
  • elevazione della soglia di reddito a partire dalla quale il cittadino cinese è soggetto alle imposte sul reddito, al fine di aumentare il potere d’acquisto delle famiglie;
  • aumento della spesa sanitaria e piena attuazione di un sistema di assicurazione di previdenza sociale[3]; allo scopo di ridurre il bisogno di “accantonamenti precauzionali” e incentivare i consumi da parte dei cinesi (attualmente la Cina registra il tasso più elevato di risparmio a livello mondiale, pari quasi al 50% del suo PIL);
  • aumento del tasso di crescita relativo degli stipendi reali attraverso un aumento dei salari minimi: all’interno del Paese diverse province hanno annunciato un’ondata di aumenti salariali double-digit, per dar corso all’impegno del Governo di aumentare i redditi di coloro che lavorano nelle regioni rurali e dei lavoratori migranti nelle città;
  • introduzione di obiettivi di efficienza dei consumi energetici, che vedranno la Cina ricavare il 20% della sua energia da fonti di carburante non fossile entro il 2015, mentre il contributo di carbone e petrolio dovrebbe scendere dall’attuale 90 all’80%.
Il Piano, inoltre, è fortemente green-oriented e prevede enormi investimenti per la tutela dell’ambiente, il risparmio energetico e le fonti alternative. Da circa due anni la Cina è il Paese più inquinante al mondo con emissioni che hanno raggiunto, nel 2009, il record assoluto di 7,5 miliardi di tonnellate. Al tempo stesso il paese ha iniziato una trasformazione “verde” ed è diventata un polo d’attrazione per gli investimenti in energie rinnovabili, riuscendo ad attrarre capitali da ogni parte del mondo[4].
All’interno delle aree della sanità, energia e tecnologia sono stati individuati i seguenti sette “nuovi settori strategici industriali” che riceveranno agevolazioni fiscali e altre forme di incentivo per accelerare il loro sviluppo:
· efficienza energetica e protezione ambientale: nuove tecnologie, sistemi di riciclaggio;
· tecnologie dell’informazione: Internet, cloud computing, comunicazione mobile, servizi d’informazione;
· biotecnologie: prodotti (medicinali) fabbricati secondo parametri biotecnologici;
· apparecchiature di alta qualità: aviazione e aeronautica, tecnologia satellitare, tecnica ferroviaria, impianti di produzione “intelligenti”;
· nuove energie: energia nucleare, impianti solari termici, fotovoltaici ed eolici, tecnologie smart grid;
· nuovi materiali: materiali di costruzione moderni, compositi, fibre ad alte prestazioni;
· tecniche alternative di propulsione in ambito automobilistico: veicoli ibridi, elettrici e con celle a combustibile.
Secondo il Governo cinese, il rafforzamento previsto dal Piano dovrebbe portare i suddetti settori a rappresentare l’8% del PIL entro il 2015 (rispetto all’attuale 3%).
Tra le altre priorità indicate dal Piano, vanno poste in risalto la previsione di un aumento al 51,5% del tasso di urbanizzazione della popolazione e la trasformazione delle regioni costiere del Paese in poli per la ricerca e sviluppo (R&D) e per i settori manifatturieri di fascia alta. Il Piano prevede, infine, la realizzazione di grandi opere pubbliche, in particolare per l’ampliamento della rete ferroviaria ad alta velocità fino a 45.000 chilometri e della rete autostradale fino a 83.000 chilometri, oltre alla costruzione di un nuovo grande aeroporto a Pechino.

La condizione (giuridica) della donna in Cina

Il fondamento giuridico dei diritti della donna nella legislazione cinese è costituito dall’art. 48 della Costituzione adottata il 4 dicembre 1982. La norma, collocata nel capitolo II dedicato ai diritti e doveri dei cittadini, ha carattere programmatico e sancisce la parità giuridica tra uomini e donne in tutte le sfere della vita politica, economica, culturale e sociale, nonché nella vita familiare. Lo Stato inoltre, secondo il dettato costituzionale, tutela i diritti e gli interessi delle donne, garantisce il principio della parità di retribuzione per uomini e donne che svolgono un’identica attività lavorativa, forma e impiega donne-quadri.
Più specificamente riguardo all’ambito familiare, il successivo art. 49 stabilisce che il matrimonio, la famiglia, la madre e il bambino sono protetti dallo Stato. Vi è un’equiparazione tra i sessi all’interno della famiglia: entrambi i coniugi hanno il dovere di attuare la pianificazione delle nascite, e di allevare ed educare i figli minorenni. Sono inoltre vietati la violazione della libertà di contrarre matrimonio e il maltrattamento delle donne, degli anziani e dei bambini.
In linea con i principi stabiliti dalla Costituzione, sono state introdotte disposizioni attuative della parità tra i sessi in diverse leggi fondamentali, come la legge sul matrimonio, la legge elettorale, la legge sul diritto ereditario, il codice civile e quello penale, la legge sul lavoro e la legge sull’appalto dei terreni rurali. Sia da parte dell’organo governativo centrale, il Consiglio di Stato, sia da parte dei governi locali, sono stati emanati decreti e regolamenti che includono disposizioni sulla protezione dei diritti e degli interessi della donna.
Il 3 aprile 1992 il Parlamento ha adottato la Legge sulla garanzia dei diritti e degli interessi delle donne, entrata in vigore il 1° ottobre 1992 e successivamente emendata nel 2005. In conformità ai principi costituzionali, la legge afferma che la realizzazione della parità tra i sessi è una fondamentale politica dello Stato, il quale intraprende le misure necessarie per migliorare i sistemi di tutela dei diritti e degli interessi delle donne al fine di eliminare ogni forma di discriminazione nei loro confronti. Sono vietati il maltrattamento, l’abbandono e l’abuso sessuale. Le disposizioni generali della legge prevedono che il Governo centrale elabori uno schema di sviluppo della condizione femminile e lo includa nel piano nazionale per lo sviluppo economico e sociale. Secondo questo schema, i governi locali formulano a loro volta programmi per lo sviluppo della donna nelle rispettive regioni amministrative. Ai sensi dell’art. 4 della legge, la tutela giuridica dei diritti delle donne è infatti considerata una responsabilità comune di tutta la società: gli organi dello Stato, gli enti pubblici, le imprese e le organizzazioni di massa autonome nelle zone urbane e rurali hanno l’obbligo di conformarsi alla legislazione vigente a favore dei diritti delle donne. Lo Stato, in particolare, deve provvedere affinché le donne siano messe in condizione di esercitare effettivamente i diritti loro garantiti dalla legge. Un ruolo particolare è riconosciuto alla Federazione nazionale delle donne cinesi e alle federazioni locali, nonché ai sindacati e alla lega giovanile comunista per il loro impegno nella salvaguardia dei diritti e degli interessi delle donne.
Nella versione vigente, la legge si compone di 61 articoli suddivisi in 9 capitoli. In sei di questi (dal secondo al settimo capitolo) sono disciplinati i diritti che la legge riconosce alle donne: diritti politici, diritti e interessi relativi alla cultura e all’istruzione, diritti e interessi relativi al lavoro e alla sicurezza sociale, diritti e interessi relativi alla proprietà, diritti della persona, diritti e interessi relativi al matrimonio e alla famiglia.
In merito ai diritti politici, le donne hanno diritto di voto e diritto di essere elette nelle istituzioni politiche del Paese. L’art. 11 della legge stabilisce, in via generale, che tra i membri dell’Assemblea Nazionale del Popolo (Parlamento centrale) e dei Parlamenti locali vi sia un numero “adeguato” di deputati di sesso femminile. È compito dello Stato prendere provvedimenti per incrementare gradualmente il numero delle donne rappresentate in Parlamento. Secondo le statistiche diffuse dall’Unione interparlamentare, la Cina occupa il 51° posto in graduatoria: su 2987 seggi in Parlamento, soltanto 637 sono occupati da donne, con una percentuale del 21,3%.
Lo stesso principio, cioè quello di garantire un “adeguato” numero di donne nei posti di responsabilità nelle istituzioni e organizzazioni pubbliche, è previsto dall’art. 12.
L’equiparazione tra uomini e donne nel mondo del lavoro è oggetto del capitolo IV della legge (artt. 22-29). Ad eccezione dei casi di lavori speciali non adatti alle donne, nessuna impresa può rifiutarsi di assumere una donna per ragioni legate al sesso o elevare i criteri di impiego per le donne. I contratti di lavoro non possono contenere clausole restrittive sul matrimonio e la gravidanza delle donne lavoratrici. È inoltre proibito, tranne eccezioni, l’impiego di ragazze minori di sedici anni. Così come sancito dalla Costituzione, vige il principio della parità di retribuzione a parità di lavoro: devono essere garantiti ai lavoratori di entrambi i sessi gli stessi benefici assistenziali e previdenziali. In considerazione delle caratteristiche fisiche della donna e in conformità alla legge, i datori di lavoro hanno l’obbligo di tutelare la sicurezza e la salute delle donne durante il lavoro non assegnando loro compiti o lavori fisici non adatti alla loro costituzione fisica. Una speciale protezione deve essere garantita alla donna nei periodi di ciclo mestruale, di gravidanza e di allattamento. L’art. 27, in particolare, vieta espressamente riduzioni di salario o licenziamenti unilaterali nei confronti delle donne in caso di matrimonio, gravidanza o allattamento.
All’interno del capitolo VI, dedicato ai diritti della persona, sono contenute disposizioni fondamentali per la tutela della donna: è esplicitamente sancita l’inviolabilità della libertà, del diritto alla vita e alla salute della donna. L’art. 38 proibisce l’annegamento, l’abbandono e l’infanticidio di neonati di sesso femminile, così come la discriminazione e il maltrattamento di donne che abbiano partorito bambine e di donne sterili. Sono parimenti vietati dalla legge, nei confronti delle donne, trattamenti crudeli che provocano gravi lesioni corporali o morte con il ricorso alla superstizione e alla violenza. È inoltre proibito maltrattare o abbandonare donne malate, disabili o anziane. L’art. 39 vieta il rapimento, il traffico e la compravendita delle donne: è inoltre punito chi ostacoli il salvataggio delle donne rapite e sequestrate. Le molestie sessuali sono espressamente vietate dall’art. 40, che riconosce alle vittime il diritto alla denuncia nell’ambito dell’unità produttiva o dell’ufficio di riferimento.
Gli aspetti relativi alla responsabilità legale per la violazione dei diritti delle donne, riconosciuti dalla legge, sono disciplinati nel capitolo VIII che attribuisce un particolare ruolo di assistenza alle organizzazioni femminili. Quest’ultime possono esporre e criticare, servendosi dei mezzi di comunicazione di massa, gli atti che siano stati perpetrati ai danni dei diritti e interessi di gruppi speciali di donne, e possono chiedere ufficialmente che si svolgano indagini e che il caso specifico venga trattato dalle autorità competenti.
Il 30 luglio 2011 il Governo centrale ha emanato, insieme a quello relativo ai fanciulli, il nuovo Programma Nazionale per lo sviluppo delle donne cinesi, relativo al decennio 2011-2020. Il Programma prende in considerazione sette campi d’intervento rilevanti per lo sviluppo della condizione della donna in Cina: salute, istruzione, economia, partecipazione politica, sicurezza sociale, ambiente e tutela legale. I 57 obiettivi stabiliti dal Programma nazionale, accompagnati da 88 misure strategiche, riguardano ancora una volta l’impegno a garantire una maggiore partecipazione delle donne nei processi decisionali e manageriali, aumentando numericamente la loro presenza nei quadri, negli organi di rappresentanza politica (Assemblea Nazionale del Popolo e Parlamenti locali), negli uffici governativi e nei comitati di villaggio. Nel nuovo Programma, infine, viene confermato che il sistema per l’assicurazione medica di base e per la maternità copre attualmente tutte le unità produttive urbane e locali.