domenica 30 ottobre 2011

Come viene gestito l'ente EUR s.p.a.?


Richiesta di autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni nei confronti dell'onorevole Saverio Romano

Dario Fo, il più amato nella DDR

Voce Repubblicana del 29 ottobre 2011
Intervista a Magda Martini
di Lanfranco Palazzolo

Dario Fo è stato forse considerato l’attore italiano più apprezzato dalla Repubblica democratica tedesca, al punto che veniva considerato un eroe della lotta contro il capitalismo in Italia. Lo ha detto alla “Voce” Madga Martini, autrice del saggio “La cultura all’ombra del muro. Relazioni culturali tra Italia e Ddr (1949-1989), edito da Il Mulino.
Magda Martini, come è nata l’idea di questo libro che ha indagato sulle difficili relazioni tra la cultura del nostro paese e quella della Germania socialista?
“L’idea di questo libro è nata a seguito di un periodo di studio nella città di Jena, città che faceva parte del territorio della ex-Ddr. Qui ho assistito ad un vivace confronto sul rapporto che si era creato tra intellettuali e autorità politiche nel periodo della dittatura comunista. Le analisi che sono state fatte in Italia di questa disputa sono state molto superficiali. Ecco perché ho deciso di scrivere questo libro per verificare quale sia stato il rapporto tra gli intellettuali italiani e quelli della Ddr. Questo studio è apparso più interessante di quanto si possa credere, al di la degli schematismi su questo paese”.
I rapporti della Ddr con il mondo intellettuale italiano furono buoni?
“Nel mio libro ho messo in luce le difficoltà tra questi due mondi. Per anni, l’Italia non ha riconosciuto la Ddr. Anzi, ha considerato questo paese solo come uno Stato satellite dell’Unione sovietica. Il rapporto fu costellato da critiche e difficoltà. La Sed, i comunisti della Ddr, e il Pci non ebbero sempre rapporti buonissimi. Tuttavia, gli intellettuali italiani di sinistra amavano molto di più la Ddr perché questo paese aveva rotto più decisamente il suo passato con il fascismo rispetto alla Germania federale”.
Chi fu il segretario del Pci che cercò di migliorare di più i rapporti con la Ddr?
“Diciamo che Togliatti mantenne delle relazioni formali corrette e di collaborazione con il governo di Pankow. Invece, Enrico Berlinguer si illuse che l’arrivo di Eric Honecker avrebbe migliorato la collaborazione, anche intellettuale, più fruttuosa. Invece, l’arrivo del successore di Ulbricht fece solo un’operazione di machillage che certo non portò nessuna innovazione concreta, se non finalizzata al rafforzamento del suo potere. Anche Togliatti non stimava Ulbricht, al punto che lo considerava un politico ignorante”.
Perché Dario Fo era così apprezzato dall’apparato comunista della Ddr?
“Dario Fo era molto apprezzato nella Repubblica democratica tedesca. Le autorità di quel paese lo consideravano come un eroe della lotta anticapitalistica in Italia da parte dei funzionari della Ddr. Dario Fo non ne sapeva nulla. Anche Michelangelo Buonarroti seguì la stessa sorte di Dario Fo. Quel regime considerava le opere di Fo molto funzionali all’ideologia della Ddr”.

A che punto è la legge per vietare il burqa e niqab?

Il 2 ottobre 2009, la I Commissione Affari costituzionali ha avviato l'esame della proposta di legge di iniziativa parlamentare (A.C. 2422), a prima firma dell'on. Sbai, che modifica il cd. reato di travisamento, prevedendo espressamente il divieto di utilizzo degli indumenti femminili in uso presso le donne di religione islamica denominati burqa e niqab. A questa iniziativa è stato successivamente abbinato l'esame di altre proposte di legge (A.C. 627, Binetti; A.C. 2769, Cota; A.C. 3018, Mantini; A.C. 3020, Amici; A.C. 3183, Lanzillotta; A.C. 3205, Vassallo; A.C. 3368, Vaccaro; A.C. 3715, Reguzzoni; A.C. 3719, Garagnani; A.C. 3760, Bertolini).

Si ricorda che il 14 settembre 2010 è stata approvata in Francia una legge che vieta l'occultamento del volto nei luoghi pubblici, prevedendo che «nul ne peut, dans l’espace public, porter une tenue destinée à dissimuler son visage». Anche in Belgio, il 23 luglio 2011, è stata approvata una legge che vieta la dissimulazione del volto.

Nel corso dell’esame in Commissione delle abbinate proposte di legge è stato adottato un testo base nella seduta del 13 luglio, successivamente emendato da ultimo nella seduta del 19 ottobre.

Più specificamente l’articolo 1 - fermo restando quanto attualmente previsto dall’art. 5 della L. n. 152/1975 (Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico), in ordine al divieto dell’uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento in luogo pubblico o aperto al pubblico - prevede che, in tali casi, limitatamente all'uso di indumenti o accessori di qualsiasi tipo, compresi quelli di origine etnica e culturale, quali il burqa ed il niqab, qualora il fatto sia di lieve entità e non risulti commesso in occasione di manifestazioni pubbliche, si applichi la pena dell'ammenda da 1.000 a 2.000 euro.

Oltre a ciò è stabilito che, per le ipotesi di cui sopra, è facoltativo l'arresto in flagranza.

Con l’articolo 2 viene introdotto nel corpo del codice penale un nuovo articolo 612-bis (Costrizione all'occultamento del volto) che sanziona, con la reclusione da quattro a dodici mesi e con la multa da 10.000 a 30.000 euro, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque costringa taluno all’occultamento del volto con violenza, minaccia o abuso di autorità o in modo da cagionargli un perdurante e grave stato di ansia o di paura o da ingenerargli un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di minore o di persona disabile.

L’articolo 3, infine, impedisce l’acquisizione della cittadinanza italiana a coloro che hanno riportato la condanna definitiva per l’anzidetto reato di costrizione all’occultamento del volto.

Discussione e attività istruttoria in Commissione in sede referente

Nell'ambito dell'esame delle proposte di legge, la Commissione ha deliberato lo svolgimento di un'indagine conoscitiva tesa ad approfondire i delicati argomenti oggetto dell’intervento legislativo attraverso l’audizione di intellettuali, giornalisti e professori universitari; le audizioni si sono tenute nel corso delle due sedute del 10 novembre e del 1° dicembre 2009. Sulle proposte di legge in titolo si è inoltre pronunciato, con parere del 14 luglio 2010, il Comitato per l’Islam italiano, istituito presso il Ministero dell’interno.

L’esame del testo, iniziato in data 2 ottobre 2009, è proseguito, successivamente agli abbinamenti delle altre proposte di legge, sino all’adozione di un testo base nella seduta del 13 luglio 2011, a seguito della quale, nella seduta del 2 agosto, sono stati approvati tre emendamenti finalizzati a modificare l’articolo 1.

Con riferimento al contenuto dell’articolo 1, come detto, lo stesso è stato da ultimo corretto in seguito all’approvazione di un emendamento (1.50), presentato dalla relatrice, nella seduta del 19 ottobre, diretto a recepire la condizione posta dalla II Commissione (Giustizia) in sede consultiva (v. infra).

I pareri espressi dalle Commissioni in sede consultiva

La II Commissione (Giustizia) ha espresso parere favorevole con condizione e osservazione il 18 ottobre 2011. La condizione richiede l’introduzione nell'art. 1 della previsione dell’applicazione della pena dell'ammenda ai soli casi in cui il divieto - di celare o travisare il volto, o comunque di rendere difficoltoso il riconoscimento personale in luogo pubblico o aperto al pubblico, mediante indumenti o accessori compresi quelli di origine etnica e culturale, quali il burqa ed il niqab - sia violato in occasioni diverse da quelle previste dal secondo periodo del comma 1. E’ così rimessa alla valutazione del giudice la decisione di applicare una sanzione più lieve a chiunque violi il divieto al di fuori delle manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e in circostanze tali che il fatto risulti di lieve entità.

In relazione all'articolo 2 si è, inoltre, osservato che il nuovo reato ivi previsto difficilmente potrebbe trovare applicazione, considerata la sua natura meno grave rispetto ai reati in apparenza concorrenti e che, pertanto, la Commissione di merito dovesse valutare l'opportunità di meglio definire le sanzioni previste dallo stesso articolo 612-ter.

La IX Commissione (Trasporti), la XII Commissione (Affari sociali) e la VII Commissione (Cultura) hanno espresso parere favorevole, rispettivamente, il 13 settembre, il 27 settembre e il 28 settembre 2011.

La XI Commissione (Lavoro) in data 15 settembre, esprimendo parere favorevole ha invitato la Commissione di merito a valutare l'opportunità di delineare in modo più dettagliato l'ambito concreto dei «motivi professionali» che consentivano la deroga al divieto di celare o travisare il volto, eventualmente elencando le singole attività lavorative e professionali interessate ovvero rinviando, per la loro puntuale individuazione, ad un apposito atto di natura regolamentare.