venerdì 4 novembre 2011

La politica senza carta d'identità


Voce Repubblicana del 4 novembre 2011
Intervista a Giorgio Merlo
di Lanfranco Palazzolo

La carta d'identità non può essere l'elemento discriminante della politica che propone il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del Partito democratico Giorgio Merlo.
Onorevole Merlo, cosa pensa delle ultime iniziative di Matteo Renzi? Lei è stato uno degli esponenti del Pd critici nei confronti del Big-Bang. Perchè?
Ho profondo rispetto per l'iniziativa che ha messo in campo Renzi a Firenze con l'utilizzo di enormi risorse finanziarie. Oggi Renzi è un interlocutore nazionale nel Partito democratico. Tuttavia, io vengo da una scuola politica nella quale mi riconosco. In quella scuola politica la carta d'identità non è mai stato l'elemento determinante per qualificare una proposta politica. Ricordo che ai convegni sociali di Forze nuove, la corrente di Carlo Donat Cattin nella Dc, l'ex ministro del Lavoro e dell'Industria diceva che nella politica e nella vita ci si qualifica sempre con il comportamento personale e con la proposta politica. Invece, Renzi pensa solo a sventolare la carta d'identità portando nel confronto politico la gioventù come elemento qualificante del confronto politico. Questo è un metodo che io non ho mai condiviso, anche se mi rendo conto che oggi va per la maggiore”.
Cosa dovrebbe fare il Partito democratico?
Dovrebbe stare molto attento perché cinque correnti generazionali, che vanno dai 30 ai 40 anni, mi sembrano francamente troppe per il Pd. Non vorrei che dietro tutto questo frastuono di correnti, convention, si nascondesse solo un disegno per la conquista del potere all'interno del Partito democratico. Ognuna di queste convention si conclude, bene o male, con la richiesta di ruoli da ricoprire ai vertici del partito. Anche se alcuni di questi nuovi esponenti del Pd lo negano, tutti sanno molto bene qual è la finalità di queste iniziative. Ecco perché la carta d'identità non può essere un elemento discriminante”.
Cosa teme da queste iniziative?
Non vorrei che l'epilogo di tutto questo frastuono generazionale avesse come unico obiettivo quello di far deflagrare il Partito democratico. Mi sembra che le condizioni ci siano tutte”.
Lei proviene dalla Democrazia cristiana, partito in cui c'erano tantissime correnti. Perché queste correnti oggi mettono in discussione la vita del Pd e nella Dc riuscivano a convivere così bene?
Certamente, in un partito plurale, le componenti e le sensibilità sono il Vangelo della politica. Più correnti ci sono meglio è. Lo statuto del Pd garantisce le correnti. Ma nella Dc c'era la distinzione tra le correnti di idee e quelle di potere. Io ho sempre militato in una corrente che aveva tra il 6 e il 10 per cento. Si trattava di correnti che avevano un radicamento nella società. Credo che molte correnti del Pd non abbiano questo radicamento”.