sabato 19 novembre 2011

Auguri Ilona, 60 anni ben portati

Quel party potrebbe essere più appetibile


Intervista a Paolo Natale
Voce Repubblicana, 19 novembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

L’elettorato italiano è ben disposto verso il Pd, ma il partito di Bersani deve migliorare la sua proposta politica. Lo ha detto alla “Voce” Paolo Natale, docente presso il Dipartimento di Studi sociali e politici dell'Università di Milano. Lo studioso insegna Analisi dei Dati Statistici e dei Sondaggi (CES-COM) - Metodologia della Ricerca Sociale (CES) - Tecniche della Ricerca Sociale-SOC.
Prof. Natale, in un suo articolo su “Europa” ha scritto che il Pd piace agli elettori se è responsabile. Pensa che questa sia la nuova immagine del Pd che si riavvicina all’area di Governo?
Prima i Ds e poi, come stanno dimostrando i fatti, il Partito democratico hanno sempre dimostrato che in momenti di particolare crisi riescono a guadagnare nuovi consensi. In questa fase il Pd può dimostrare di essere un ottimo referente politico”.
Esiste un merito specifico del Pd in questo frangente?
Il Pd non sta facendo molto in termini di proposte politiche. L’elettorato italiano non avverte che da parte del Partito democratico sono state presentate nuove proposte. Il suo atteggiamento rassicurante rende appetibile il Pd”.
L’elettorato italiano avverte il Pd come una forza politica di centro?
Non userei il termine forza politica di centro, ma utilizzerei la definizione di partito moderato. In una ipotetica coalizione di centrosinistra con Di Pietro e Vendola, il Partito democratico assomiglia ad un forza di responsabilità moderata. Non direi una forza di centro, ma un partito di centrosinistra moderato. L’ipotesi di partito di sinistra, riferita al Pd, era tornata di moda ai tempi in cui alla segreteria del Partito democratico era giunto Pierluigi Bersani”.
Il fatto che il Pd della prossima legislatura dovrà confrontarsi con la Federazione di sinistra e SEL non riaprirà il dibattito sul codice genetico del Pd?
Il Pd continuerà ad essere visto come la forza politica moderata all’interno del centrosinistra. Tuttavia, dal punto di vista della proposta politica lo scetticismo è ancora abbastanza forte. L’opinione pubblica non pensa che il Pd sia in grado di formare un governo politicamente appetibile se si allea solo con Vendola e con Di Pietro. Gli elettori pensano che l’alleanza con Di Pietro e Vendola, che sono due personaggi fuori dalle righe, non possa dare risultati positivi in termini di governabilità. Ecco perché il Pd si trova in una situazione paradossale: viene considerata la forza politica più responsabile, ma nello stesso tempo viene giudicata inopportuno il fatto che possa andare al governo con l’Idv e Sel”.
Il giudizio degli elettori del centrosinistra su Bersani è positivo?
E’ tendenzialmente positivo. Dopo anni di berlusconismo, l’elettorato si vuole affidare a figure politiche che sono considerate mediaticamente più tranquille”.

I "nemici" del Governo Monti





Qui ci vuole una nuova assemblea del Popolo. L'Egitto decide il suo futuro

Il 28 novembre 2011 si svolgerà il primo turno delle elezioni dell’Assemblea del popolo in Egitto, camera bassa del Parlamento egiziano. Le elezioni avranno luogo in un terzo delle province egiziane (Cairo, Fayoum, Port Said, Damietta, Alessandria, Kafr El-Sheick, Assiut, Luxor e il Mar Rosso); un ulteriore terzo delle province si recherà al voto il 14 dicembre (Giza, Beni Suef, Menoufiya, Sharquya, Ismaylia, Suez, Baheria, Sohag e Assuan), mentre nelle rimanenti province il voto si svolgerà il 3 gennaio 2012
Si ricorda che a seguito delle dimissioni del presidente Mubarak, l’Egitto ha avviato un processo di transizione costituzionale che ha già visto l’approvazione con referendum, lo scorso 19 marzo, di alcune proposte di riforma costituzionale. In particolare, il mandato del presidente è stato ridotto da sei a quattro anni ed è stato introdotto un limite alla rieleggibilità (il presidente non potrà svolgere più di due mandati consecutivi); la vigilanza sulle elezioni è stata affidata alla magistratura; sono state poste limitazioni alla possibilità di proclamare lo stato di emergenza e di derogare alla disciplina di tutela dei diritti umani con funzione antiterrorismo. La guida del paese è attualmente affidata al consiglio supremo delle forze armate presieduto dal ministro della difesa Mohamed Tantawi, nei cui confronti è responsabile il governo guidato da Essam Sharaf. La Costituzione è attualmente sospesa e il Parlamento sciolto: in base all’assetto previgente, non modificato dalle riforme costituzionali approvate, il Parlamento è composto da due Camere: l’Assemblea del Popolo e il Consiglio della Shura; con le modifiche alla legge elettorale approvate dal Consiglio supremo delle forze armate si prevede che l’Assemblea del popolo sia composta da 498 membri (in luogo dei 518 precedenti, di cui dieci, però, erano di nomina presidenziale) e che il Consiglio della Shura sia composto da 327 membri (in luogo dei 176 precedenti, dei quali 88 di nomina presidenziale). Si è previsto per entrambe le camere un sistema elettorale misto, per due terzi proporzionale e per un terzo maggioritario. E’ previsto che il nuovo Parlamento egiziano, una volta eletto, si avvalga della procedura contenuta nel nuovo articolo 189 della Costituzione, anch’esso risultante dalle modifiche costituzionali dello scorso marzo, che prevede, ove lo richiedano la maggioranza dei membri di entrambe le Camere, l’elezione da parte del Parlamento di un’Assemblea ristretta di cento membri con il compito di redigere una nuova Costituzione entro sei mesi che sarà poi sottoposta ad approvazione con referendum popolare (ma sulla composizione dell’Assemblea è intervenuto ora il progetto di dichiarazione sui principi “sopracostituzionali” cfr. infra).
Il sistema elettorale, come modificato dal consiglio supremo delle forze armate prevede che:
- i due terzi dei seggi siano assegnati con sistema proporzionale in circoscrizioni plurinominali con liste bloccate;
- un terzo dei seggi sia assegnato con sistema maggioritario a doppio turno (si svolge il secondo turno se nessun candidato ottiene più del 50 per cento dei voti) in collegi “binominali” (in ciascun collegio sono eletti due candidati, uno dei quali deve essere un lavoratore o un contadino, retaggio dell’impostazione socialista nasseriana).
Il termine per la presentazione della candidature e delle liste è scaduto il 24 ottobre. In vista delle elezioni i principali movimenti politici egiziani si sono aggregati in cinque coalizioni principali. Fino alla presentazione delle liste, comunque, la configurazione delle coalizioni è apparsa molto incerta e soggetta a significative variazioni per i numerosi contrasti interni; un numero significativo di partiti, come si vedrà nella descrizione delle singole coalizioni, ha preferito alla fine presentare liste autonome. Le coalizioni allo stato risultano essere:
- Alleanza democratica
Il principale partito della coalizione è il partito Giustizia e Sviluppo, nato a giugno, emanazione della dirigenza dei Fratelli musulmani egiziani e guidato da Mohammed Morsi. Tra i suoi punti programmatici: l’instaurazione dello Stato di diritto, di un sistema parlamentare con poteri solo di rappresentanza per il Presidente della Repubblica, di uno “Stato civile” né teocratico né militare con l’Islam religione di Stato e la Sharia come fonte di legislazione (come già previsto, comunque, dall’articolo 2 dell’attuale Costituzione egiziana); l’attribuzione ad una Corte costituzionale del potere di dichiarare illegittime leggi che contrastino con i principi islamici di giustizia; il sostegno ai principi islamici nell’azione di governo, con riconoscimento per i non musulmani del diritto al proprio status personale e alla libertà di culto; in politica estera previsione dell’obbligo di referendum per i trattati di pace ed il sostegno all’autodeterminazione palestinese, ivi compreso il diritto al ritorno dei profughi e la richiesta di Gerusalemme capitale.
Merita segnalare che la Fratellanza musulmana egiziana appare divisa. In particolare la dirigenza conservatrice del movimento da parte della Guida suprema Muhammed Badie è contestata dall’esponente riformatore della fratellanza Abd al Fatuh, secondo alcuni possibile candidato alle elezioni presidenziali, nonché dall’ala giovanile del movimento, che, a differenza della dirigenza, ha preso convintamente parte alle manifestazioni di piazza che hanno condotto alle dimissioni di Mubarak. In particolare, oggetto di discussione è la posizione della Fratellanza rispetto alla laicità dello Stato egiziano. Tale concetto continua ad essere respinto dalla dirigenza della Fratellanza; gli esponenti riformisti hanno dimostrato aperture verso il concetto di “Stato civile”, vale a dire fondato sui diritti di cittadinanza ma rispettoso nei confronti delle radici religiose egiziane, in coerenza anche con le posizioni recentemente assunte dall’Università Al Azhar (cfr. infra). Ora il concetto di “Stato civile”, come si è visto, si ritrova anche nel programma del partito Giustizia e Sviluppo, anche se, in questo caso, il concetto appare prefigurare comunque un’ampia penetrazione della religione nella vita politica. Il dibattito interno alla Fratellanza ha determinato la nascita, a fianco del partito “ufficiale” Giustizia e Svluppo, anche di altri partiti come Al Wasat e Al Tayara Al Masry (cfr. infra).
Dell’Alleanza democratica fanno parte anche movimenti laici. Merita ricordare il partito Al Ghad (domani) fondato nel 2005 da Ayman Nour, sfidante nello stesso anno nelle elezioni presidenziali di Mubarak ed a lungo incarcerato dal regime. Aveva annunciato la sua adesione alla coalizione anche lo storico partito liberale egiziano Wafd guidato da Sayyed Al Badawi; tuttavia successivamente il partito ha annunciato la sua intenzione di presentare liste distinte da Giustizia e Sviluppo;
- Blocco egiziano
Il Blocco egiziano è stato costituito a giugno da una serie di movimenti laici con lo scopo di perseguire gli ideali della “rivoluzione di piazza Tahrir” realizzando una “democrazia liberale” ed una “cittadinanza universale”. Per questo motivo gli aderenti al blocco hanno inizialmente appoggiato l’intenzione del governo e del consiglio supremo delle forze armate di approvare una dichiarazione sui principi “sopracostituzionali” (cfr. infra). Sostenendo il concetto di “Stato civile”, piuttosto che quello di “Stato secolare”, il blocco intende comunque riconoscere il ruolo dell’Islam nella vita politica, condividendo l’impostazione del documento del giugno scorso sui rapporti tra religione e politica (cfr. infra) dell’Università di Al Azhar. Il blocco risultava inizialmente costituito dal partito dei liberi egiziani, fondato dall’imprenditore copto Naguib Sawiris, dal partito socialdemocratico, dal partito socialista Al Tagammu (già presente in Parlamento durante il regime di Mubarak), dall’associazione nazionale per il cambiamento (movimento fondato nel febbraio 2010 da Mohammed El Baradei), dal Fronte democratico (movimento fondato nel 2007 dall’ex-esponente del partito nazionale democratico di Mubarak Osama al Ghazali-Harb) e dal movimento di ispirazione sufi partito della liberazione egiziana. Disaccordi sulla composizione delle liste hanno indotto molti di questi partiti ad abbandonare il blocco che attualmente risulta composto solo dal partito dei liberi egiziani, dal partito socialdemocratico  e da Al Tagammu.
- Terza via
La coalizione della “Terza via” intende collocarsi in una posizione intermedia tra l’Alleanza democratica dominata dagli islamisti e il Blocco egiziano laico. La coalizione è attualmente composta dal partito della giustizia, fondato nel giugno 2011 da alcuni esponenti di movimenti di dissidenza giovanile come Kifaya e il movimento del 6 aprile, organizzatori delle proteste di piazza Tahrir. Alla coalizione aveva inizialmente guardato con interesse anche il partito Al Wasat, fondato nel marzo 2011 da esponenti riformisti dalla Fratellanza musulmana che assumono esplicitamente a modello l’Akp turco (e guidato da Abu El al-lla Mady). Tuttavia il Wasat  non è entrato a far parte della coalizione.
- Coalizione islamista
La coalizione islamista raccoglie alcuni movimenti di orientamento salafita e cioè collocati su posizioni maggiormente integraliste rispetto alla fratellanza musulmana come Hizb al-Nour (partito della luce); Bina ‘a wa Tanmia (partito della costruzione e dello sviluppo, braccio politico del movimento Jamaa al-Islamiya considerato dagli USA terrorista) e il partito al-Asala (autenticità, ispirato al pensiero del teorico dei fratelli musulmani Sayyd Qutb, ucciso dal regime di Nasser negli anni Sessanta): questi movimenti richiedono l’introduzione e l’applicazione letterale della legge islamica.
- Alleanza per la prosecuzione della rivoluzione
L’Alleanza per la prosecuzione della rivoluzione raccoglie una serie di movimenti liberali, socialisti e islamisti moderati, in precedenza per la maggioranza coinvolti nel blocco egiziano. Oltre che da partiti come il partito socialista popolare e il partito dell’Egitto libero, l’alleanza è sostenuta dalla maggior parte degli esponenti della coalizione giovanile, nata dall’esperienza delle proteste di piazza Tahrir. Fa parte dell’Alleanza anche il movimento Al Tayara Al Masry (l’Egitto attuale) guidato dal giovane esponente della Fratellanza musulmana Islam Lofti, uscito dall’organizzazione durante l’estate criticandone la struttura verticistica.
La gestione della transizione da parte del Consiglio supremo delle forze armate risulta al centro dell’attuale agenda della politica egiziana, in particolare dopo gli scontri che hanno coinvolto la minoranza copta agli inizi di ottobre: al riguardo, lo stesso consiglio nazionale per i diritti umani egiziano, organo di nomina governativa, ha rilevato la responsabilità di alcuni militari nell’uccisione di manifestanti copti. A seguito degli scontri, la magistratura militare ha invece fatto arrestare uno degli organizzatori della manifestazione, il blogger egiziano Alaa Abdel Fattah, già protagonista delle proteste di piazza Tahrir, con l’accusa, non sufficientemente supportata, anche secondo Human Rights Watch, di sottrazione di materiale militare. Questi eventi hanno fatto aumentare i dubbi sulla gestione della transizione da parte del Consiglio supremo delle forze armate. Con riferimento alle elezioni, inoltre, sia i movimenti laici sia i fratelli musulmani hanno espresso preoccupazione per la nuova legge elettorale e per la quota consistente dei seggi assegnata con un sistema uninominale che potrebbe avvantaggiare esponenti legati al precedente regime di Mubarak.  In questo contesto si è collocata la polemica sul progetto di dichiarazione sui “principi sopracostituzionali”. Questo progetto è stato presentato dal governo il 2 novembre, al termine di un lungo giro di colloqui con le forze politiche egiziane. Esso è composto di due parti, la prima sui principi “sopracostituzionali” dello Stato egiziano, la seconda sui criteri con i quali il Parlamento egiziano dovrà scegliere i compenenti dell’assemblea ristretta incaricata di elaborare la nuova costituzione (cfr. supra). Con riferimento a questo ultimo aspetto, il documento attribuisce al Parlamento la nomina di soli 20 componenti dell’Assemblea, mentre gli altri 80 saranno scelti dal consiglio supremo delle forze armate in rappresentanza delle diversità articolazioni della società egiziana (magistratura; professori universitari; sindacati; organizzazioni della società civile; camere di commercio; forze armate; l’Università di Al Azhar; la Chiesa copta; i sindacati studenteschi; i partiti politici). Inoltre, l’articolo 9 del documento sottrae al Parlamento il controllo sul bilancio e sull’attività delle Forze armate, mentre altre disposizioni consentono al consiglio supremo delle forze armate di chiedere il riesame di articoli della Costituzione approvati dall’Assemblea costituente che contrastino con la dichiarazione costituzionale del marzo 2011 del consiglio supremo delle forze armate e di convocare un nuovo organismo costituente nel caso in cui nel termine di sei mesi l’Assemblea costituente non abbia concluso il suo lavoro. La bozza di dichiarazione ha suscitato proteste in tutti i partiti; l’articolo 9 relativo alle forze armate è stato successivamente cancellato e il consiglio supremo delle forze armate ha comunque precisato che si tratta di una bozza sottoposta alla valutazione delle forze politiche.
Merita ricordare che sulla questione dei rapporti tra religione e politica, è intervenuto, lo scorso 19 giugno, il manifesto dell’Università islamica di Al Azhar.
Nel manifesto si sostiene “l’istituzione di uno Stato costituzionale democratico” e “l’adozione di un sistema democratico basato sul suffragio universale diretto, che rappresenta la formula moderna per realizzare il principio islamico della consultazione (shura) islamica e garantisce il pluralismo, l’alternanza pacifica al governo”. Al tempo stesso si pone come condizione alla libera gestione da parte del popolo della società il fatto che “i principi generali della sharia rimangano la fonte essenziale della legislazione e che i seguaci delle altre religioni monoteiste possano ricorrere alle loro leggi religiose per quanto concerne le questioni legate allo statuto personale”. Insieme però si ribadisce il “ruolo guida di Al Azhar nella definizione di un retto pensiero islamico mediano […] la sua importanza […] per illuminare la natura del rapporto  tra lo Stato e la religione e chiarire le basi di una corretta politica ispirata ai principi della Sharia che sia radicata […] sulla dimensione giurisprudenziale […] secondo i principi della comunità che coniuga ragione e tradizione”. Dall’Università di Al Azhar è giunta inoltre la richiesta del ritorno all’elezione interna della guida, lo Sheick di Al Azhar, la cui nomina è attualmente invece affidata al governo. L’attuale Sheick di Al Azhar è Ahmed al-Tayyeb.
Più recentemente il 30 ottobre 2011 l’Università ha approvato un documento sulla democrazia nel mondo arabo, esprimendosi a favore della sovranità popolare, della separazione dei poteri, del riconoscimento dei diritti di opposizione politica, di espressione del pensiero e di tutte le libertà fondamentali in accordo con la Sharia.