mercoledì 23 novembre 2011

Impensabile quel centrodestra senza di noi


Intervista a Massimo Polledri
Voce Repubblicana 23 novembre 2011 
di Lanfranco Palazzolo

Oggi non si può pensare ad un nuovo centrodestra senza la Lega. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato della Lega Nord Massimo Polledri.
Onorevole Polledri, dopo la nascita del nuovo governo come saranno i rapporti tra la Lega Nord e il Pdl?
Dopo un terremoto politico come questo il mondo cambia. Il terremoto del dopo (“forse”) Berlusconi rimette in moto tutti i giochi politici. Un mese fa nessuno avrebbe mai pensato che Antonio Di Pietro, Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi avrebbero potuto sostenere insieme un nuovo governo. La situazione politica è in continuo cambiamento. Uno degli scenari politici potrebbe essere una sorta di riaggregazione al centro con un taglio delle “ali”. Oggi è difficile pensare a nuovi scenari politici in attesa di una nuova legge elettorale. Credo che non sia immaginabile un'area di centrodestra senza la Lega Nord. Il nostro partito rappresenta le istanze di un'area che difficilmente può essere minoranza in questo paese. Nelle zone in cui ci sono le alleanze con il Popolo delle libertà queste andranno avanti tranquillamente perché la parola data l'abbiamo sempre mantenuta. Oggi è il Pdl che deve decidere e capire cosa farà 'da grande'”.
Berlusconi è stato costretto ad appoggiare il Governo Mont? Molti pensano che se non lo avesse fatto avrebbe dovuto fare i conti con la fuga di molti parlamentari.
Penso che Berlusconi sia stato costretto e forzato ad appoggiare questo governo. Ad indurlo a questa scelta ci sono state diverse ragioni: la situazione delle sue aziende; la pressione per un nuovo governo e il rischio di veder esplodere il suo partito. Non so cosa farà il governo Monti. Non sono molto ottimista. Credo che traccheggerà. Il Governo Berlusconi ha svolto un ottimo lavoro. Il precedente esecutivo ha lavorato bene, lasciando ben 15 miliardi di avanzo primario e un decreto sviluppo incardinato. Adesso vediamo cosa accadrà. In questi giorni c'è stata una luna di miele tra il paese e questo nuovo governo. Vedremo cosa accadrà”.
Quando ha visto la maggioranza bulgara che appoggia questo governo cosa ha pensato?
Ho pensato immediatamente ad una commedia di Luigi Pirandello dal titolo 'Così è se vi pare'. Faccio fatica ad immaginare qualcosa che piace a tutti. Prendo atto che solo il fascismo è riuscito ad avere una maggioranza superiore a questa. La nostra opposizione però non sarà pregiudiziale e gridata. La Lega Nord non utilizzerà i toni forti. Al posto di Pierluigi Bersani non avrei utilizzato certi toni forti per descrivere la situazione politica. Il leader del Pd ha paragonato la fine di Berlusconi al 25 aprile. La Resistenza è un bene ed un valore di tutti. Io avrei evitato certi paragoni che nuocciono al nostro paese. Non credo sia un'operazione intelligente per nessuno”.

Cose turche ad Ankara

L’attuale Presidente della Repubblica è Abdullah Gül (n. 1950), esponente dell’AKP,mentre Presidente del Consiglioè il leader del medesimo partito Recep Tayyip Erdogan (n. 1954).
Nelle ultime elezioni parlamentari del 2011, l’AKP ha confermato una solida maggioranza parlamentare: il suo gruppo parlamentare attualmente conta 326 seggi; il principale partito di opposizione, il CHP di ispirazione laica e kemalista, moderatamente progressista, ha 112 seggi; consistente in parlamento anche la presenza dell’MHP partito nazionalista di destra, con  71 seggi. Sono risultati eletti anche 36 candidati indipendenti, in maggioranza ricollegabili al partito curdo Bdp.
Tra i principali temi dell’agenda politica turca merita qui sinteticamente ricordare:
- il processo di riforme politiche del paese: al centro della vita politica turca vi è, sin dal 2002, il programma del primo ministro Erdogan volto a superare le istituzioni della “democrazia protetta” turca (in particolare il ruolo di “supervisione” su Parlamento e Governo esercitato da forze armate e Corte costituzionale), nonché la rigida esclusione della religione islamica dalla vita pubblica turca (come testimoniato ad esempio dalle limitazioni all’uso del velo nelle università e negli uffici pubblici); i critici di tale programma hanno denunciato i rischi di una deriva islamista, nonché lo stile di governo eccessivamente accentratore ed insofferente delle critiche di Erdogan. La situazione ha determinato momenti di tensione nel 2007, in occasione delle elezioni del presidente della Repubblica, per la forte opposizione della Corte costituzionale e delle forze armate all’elezione di un esponente dell’AKP come Gül; ciò ha provocato elezioni politiche anticipate che hanno rafforzato la maggioranza dell’AKP, consentendo l’elezione di Gül e l’avvio del processo di riforme costituzionali sopra richiamato. Ancora nel 2008 è stato richiesto alla Corte costituzionale, per attività antisecolari, lo scioglimento dell’AKP, richiesta che la Corte ha respinto di misura; nello stesso anno è stata però dichiarata l’incostituzionalità della legge che aboliva il divieto di velo islamico nelle università. Ad aumentare la tensione dal gennaio 2008 concorrono le inchieste giudiziarie su tentativi di colpo di stato volti a rimuovere dal governo l’AKP, la più significativa delle quali è quella diretta contro la c.d. organizzazione Ergenekon; a queste si sono aggiunte nel 2009 le inchieste per reati di natura fiscale contro Aydin Dogan, a capo del principale gruppo editoriale del paese, di orientamento laico ed avverso ad Erdogan; dopo le elezioni del 2011 è stato rilanciato il processo di redazione di una nuova Costituzione;
- il dibattito sulla collocazione internazionale del paese: i negoziati per l’adesione all’Unione europea, aperti, dopo una lunga attesa della Turchia, nel 2005, hanno visto la sospensione già l’anno successivo dei più importanti capitoli negoziali a causa dei contenzioso tra Turchia e Cipro (dal 2004 membro dell’Unione europea); allo stato solo il capitolo negoziale in materia di Scienza e Ricerca risulta provvisoriamente chiuso (il 9 novembre 2011 la Commissione europea ha pubblicato il suo ultimo progress report sul negoziato: tra i segnali positivi è indicato il processo di riforme costituzionali turche; tra i segnali negativi la tutela dei diritti delle minoranze e i progressi limitati nel campo della libertà di espressione con riferimento alla tutela dei giornalisti, nonché il persistente contenzioso con Cipro). Nel settembre 2011 un esponente governativo turco ha paventato la sospensione delle relazioni con l’Unione europea in occasione dell’assunzione della presidenza semestrale da parte di Cipro nel secondo semestre 2012. Insieme, il ministro degli esteri turco Davutoglu ha sviluppato una dottrina di politica estera volta a potenziare relazioni amichevoli con tutti i vicini del paese, compresi Siria e Iran; tale politica appare ora messa in discussione dagli eventi della “primavera araba”. In particolare, dopo alcuni tentativi di mediazione, la Turchia ha preso una posizione molto dura nei confronti del regime di Bashar Assad, ospitando anche ad Istanbul incontri della dissidenza siriana che ha lì costituito un consiglio nazionale transitorio. Parallelamente, tuttavia, il ruolo, anche come possibile modello politico, della Turchia nei paesi interessati dalle proteste appare crescente, come testimoniato anche dal recente viaggio di Erdogan in Egitto e Libia. Nell’ambito della politica di relazioni amichevoli con i vicini rientra anche il tentativo in corso di superamento dello storico contrasto con l’Armenia. Suscettibili di notevoli conseguenze appaiono anche le prese di posizione turche contrarie alla politica di Israele (in precedenza saldo alleato della Turchia), assunte in particolare in occasione dell’attacco israeliano alla cosiddetta “Freedom Flottilla” nel giugno 2010 (tra gli organizzatori della quale vi era peraltro un’organizzazione turca); nel settembre 2011 la rivelazione dei contenuti del rapporto ONU sull’incidente della “Freedom Flottilla” che ha accusato le forze israeliane per l’uso della forza, riconoscendo nel contempo la legittimità del blocco navale su Gaza, e il conseguente rifiuto israeliano di fornire scuse ufficiali alla Turchia hanno comportato una rottura nelle relazioni diplomatiche e di cooperazione militare tra Turchia e Israele. I contenziosi in corso con Israele e Cipro si saldano nella forte critica rivolta dalla Turchia ai progetti israelo-ciprioti di esplorazione congiunta dei giacimenti di gas scoperti in acque contese tra Israele, Cipro e Libano. Nel mese di settembre la Turchia ha annunciato l’invio di navi militari nelle acque antistanti la parte settentrionale di Cipro controllata dai turco-ciprioti a difesa dei diritti di questi ultimi nello sfruttamento delle risorse naturali;
- il ruolo economico del paese: la Turchia sta rafforzando il proprio ruolo nell’economia globale, come testimoniato dalla sua partecipazione al G20: Diciassettesima economia mondiale, dopo la recessione del 2009, ha conosciuto una notevole crescita nel 2010 (oltre l’8 per cento): recentemente la banca centrale ha avviato una revisione della politica di bassi tassi d’interesse posta in essere in funzione anti-crisi, attuando un rialzo dei tassi medesimi allo scopo di contenere l’inflazione e il deficit della bilancia commerciale;
- la questione curda: negli ultimi anni il PKK ha alternato cessate il fuoco unilaterali e ripresa delle azioni, mentre il governo turco ha oscillato tra repressione e iniziative riformatrici. In particolare, nel 2009 il Governo ha lanciato “l’iniziativa democratica” nei confronti delle popolazioni curde, che ha incluso la facoltà per i partiti curdi di svolgere la propria propaganda nella lingua locale, l’apertura del canale televisivo statale in lingua curda e l’abrogazione del divieto di trasmissione televisive private nella medesima lingua. Una ripresa di questa politica era prevista nel programma elettorale dell’AKP per le elezioni del giugno scorso. Tuttavia dall’estate sono ripresi con notevole intensità gli attacchi del PKK, attacchi che hanno condotto nell’agosto scorso, ad azioni militari turche contro le basi del PKK in Iraq. Nel frattempo, il partito curdo BDP, nonostante il risultato positivo nelle elezioni del 2011, sta boicottando i lavori parlamentari per protesta contro la decisione della magistratura che ha rifiutato il rilascio di sei appartenenti al partito detenuti nelle prigioni turche ed eletti in Parlamento. Alla fine del 2010, inoltre, la magistratura ha aperto un procedimento contro il partito che potrebbe condurre allo scioglimento dello stesso, come già avvenuto per il precedente partito filo-turco DTP sciolto nel 2009.