venerdì 9 dicembre 2011

Attentato a Equitalia

Un pacco bomba e' esploso nella filiale Equitalia di via Andrea Millevoi 10 a Roma provocando lesioni - non si sa ancora di quale entita' - a una mano e a un occhio al direttore. Il plico, una busta con involucro 'a bolle' recapitata per via postale, e' esplosa al momento dell'apertura. Sull'episodio indaga la Digos. La procura di Roma non ha dubbi: il pacco bomba che ha ferito il direttore generale di Equitalia e' di matrice anarchica. Del resto, era di provenienza anarchica anche il plico esplosivo inviato ieri al presidente della Deutsche Bank, Josef Ackermann. Lo scorso anno, proprio di questi tempi, la galassia anarco-insurrezionalista italiana era ritornata sulla scena con l'invio di una serie di pacchi bomba a numerose ambasciate e sedi diplomatiche della capitale. Adesso nel mirino dell'organizzazione terroristica sembrano essere finiti personaggi e istituti legati agli ambienti della finanza e dell'economia.

Il Rapporto intermedio del Presidente del Consiglio europeo Van Rompuy


Il Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha predisposto, in collaborazione con il Presidente della Commissione europea, Barroso, ed il Presidente dell’Eurogruppo, Juncker, un rapporto intermedio, in vista del Consiglio europeo dell’8-9 dicembre 2011, che prospetta interventi relativi a tre ambiti principali:
· rafforzare ulteriormente la convergenza economica;
· migliorare la disciplina di bilancio;
· approfondire l’integrazione economica dell’eurozona.
Il rapporto è stato elaborato in attuazione del mandato conferito al Presidente Van Rompuy dai Capi di Stato e di governo dell’Eurozona nella riunione del 26 ottobre scorso.

Misure per rafforzare ulteriormente la convergenza economica

Secondo il rapporto, la crisi in corso ha reso evidente la necessità di procedere ad una maggiore convergenza delle politiche e delle dinamiche macroeconomiche degli Stati membri.
Tale obiettivo può essere efficacemente perseguito attraverso l’applicazione delle nuove disposizioni sulla governance economica di recente approvazione, ma potrebbe richiedere l’introduzione di misure aggiuntive quali:
· l’esame preventivo delle riforme nazionali che possano avere un impatto potenziale su tutta l’eurozona;
· l’applicazione di sanzioni finanziarie per la mancata attuazione da parte degli Stati membri delle raccomandazioni in materia di politica economica e dell’occupazione adottate ai sensi dell’art. 121, paragrafo 2 e dell’art. 148, par. 4 del Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE). I criteri per l’individuazione delle violazioni da sanzionare verrebbero definiti con atti di diritto derivato. Un’attenzione specifica verrebbe riservata ai Paesi membri che denotano problemi di competitività o elevata disoccupazione.
Tali misure, basate sul vigente art. 136 del TFUE, potrebbero non richiederebbero modifiche del Trattato.

Migliorare la disciplina di bilancio

Il rapporto che il pacchetto di riforma approvato in via definitiva il 16 novembre scorso (cd. six pack), unitamente alle ulteriori proposte presentate dalla Commissione europea il 23 novembre ha rafforzato i meccanismi sanzionatori per chi viola il Patto di stabilità e crescita.
Tuttavia, per ripristinare la piena fiducia dei mercati sarebbe necessario rafforzare la credibilità delle regole di bilancio, apportando delle modifiche anche al diritto primario (Trattati e ad essi Protocolli allegati).
Il rapporto individua a questo scopo due possibili opzioni:
· la modifica del Protocollo n. 12 allegato al TFUE, relativo alla procedura per i disavanzi eccessivi, da adottare mediante una decisione unanime del Consiglio dell’UE, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo (senza necessità di ratifica da parte dei Paesi membri). Le modifiche potrebbero riguardare:
- l’introduzione dell’obbligo per i Paesi dell’eurozona di raggiungere e mantenere il pareggio di bilancio, prevedendo altresì che tale obbligo venga recepito negli ordinamenti nazionali, preferibilmente a livello costituzionale (tale previsione è già contenuta nel Patto europlus che non ha tuttavia valore giuridicamente vincolante). La Corte di giustizia dell’UE potrebbe esercitare il controllo giurisdizionale sulla trasposizione di tale obbligo a livello nazionale. La regola del pareggio potrebbe essere integrata con un meccanismo automatico di correzione (che preveda, ad esempio, la riduzione automatica delle spese o l’aumento delle entrate, o la combinazione delle due opzioni) in caso di deviazione dall’obbligo di pareggio. Ogni Stato membro dovrebbe inoltre riferire preventivamente sulle emissioni di titoli di debito pubblico;
- la modifica della procedura per disavanzo eccessivo rendendo vincolanti per gli Stati membri le raccomandazioni per la correzione del deficit.
· modifiche al TFUE, in particolare:
- all’art. 126, che disciplina la procedura per disavanzo eccessivo, si potrebbe rafforzare l’automaticità dei meccanismi attraverso l’estensione generalizzata del principio di maggioranza inversa (già previsto dai nuovi regolamenti sul Patto di stabilità e crescita) in base al quale le proposte della Commissione europea per la correzione del deficit verrebbero approvate salvo che le il Consiglio non le respinga a maggioranza qualificata;
- potrebbe essere rafforzato il ruolo delle Istituzioni dell’UE, prevedendo la possibilità per la Commissione o il Consiglio (a livello di Eurogruppo) di richiedere modifiche ai progetti di bilancio degli Stati membri prima che questi siano sottoposti all’esame dei Parlamenti nazionali, nel caso in cui non siano in linea con le raccomandazioni adottate a livello UE (tale potere è prospettato in una delle due proposte di regolamento presentate dalla Commissione il 23 novembre scorso). Qualora uno Stato membro sia sottoposto ad un programma di assistenza finanziaria e non adempia ripetutamente alle condizionalità da esso imposte, la Commissione europea potrebbe anche procedere ad una valutazione preventiva delle riforme economiche che lo Stato intende adottare (anche tale potere è prospettato da una delle due proposte di regolamento presentate dalla Commissione il 23 novembre scorso);
- l’integrazione nel Protocollo n. 14 allegato al TFUE, relativo all’Eurogruppo, delle modifiche concordate nell’ambito dell’eurozona.

Approfondire l’integrazione economica dell’eurozona

Il rapporto suggerisce due ulteriori misure, strettamente connesse al processo di convergenza economica e disciplina di bilancio:
· il ricorso alla cooperazione rafforzata - senza nuocere al funzionamento del mercato interno - tra i Paesi dell’Eurozona in settori quali il mercato del lavoro, la sostenibilità dei sistemi previdenziali e assistenziali, la fiscalità;
· la possibilità, in una prospettiva di lungo termine, di introdurre degli stability bonds (come prospettato da un Libro verde presentato dalla Commissione il 23 novembre scorso). Il rapporto precisa tuttavia che questa ipotesi, che rafforzerebbe la posizione dell’euro come valuta di riserva a livello globale, può essere valutata nel quadro di una rigorosa disciplina di bilancio, in modo da evitare qualsiasi rischio di lassismo nelle politiche nazionali. 

Misure di immediata applicazione

Oltre alle iniziative sopra esposte, che prevedono un tempo di attuazione a medio-lungo termine, il rapporto individua le seguenti iniziative suscettibili di  un’attuazione più rapida, e precisamente:
· accordo entro marzo 2012 tra Parlamento europeo e Consiglio sulle due proposte legislative presentate dalla Commissione il 23 novembre scorso;
· rapido dispiegamento del Fondo europeo di stabilizzazione dell’eurozona (FESF), secondo le due opzioni individuate nella riunione dell’Eurogruppo del 29 novembre;
· rapida ratifica, da parte degli Stati membri, della modifica dell’art.136 del TFUE relativa all’istituzione del Meccanismo europeo di stabilità (MES), precisando che:
- nell’erogazione dei prestiti, esso si adegua alle pratiche e ai principi del Fondo monetario internazionale (FMI); inoltre, le decisioni relative al coinvolgimento del settore privato nel piano di salvataggio della Grecia costituiscono un precedente unico e irripetibile, onde ripristinare la fiducia dei mercati;
- le decisioni in seno all’ESM verrebbero assunte a maggioranza qualificata (l’unanimità sarebbe circoscritta a pochi ambiti);
- l’ESM potrebbe ricapitalizzare direttamente gli istituti di credito;
- potrebbe essere rivista la clausola che prevede di limitare a 500 miliardi di euro la capacità di finanziamento dell’ESM.
Ai fini della ratifica della richiamata modifica all’articolo 136 il Governo ha presentato un ddl di ratifica presso il Senato (A.S. 2914).

Monti deve dare certezze alla stampa libera


Voce Repubblicana, 9 dicembre 2011
Intervista a Giuseppe Giulietti
di Lanfranco Palazzolo

Il Governo Monti deve dare certezze al settore dell'editoria italiana e reperire fondi con l'asta delle frequenze tv. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato di “Articolo 21” Giuseppe Giulietti.
Onorevole Giulietti, cosa sta succedendo ai fondi dell'editoria destinati alla carta stampata dei giornali di partito e a quelli diocesani? Cosa stabilisce l'articolo 29, comma 3 del decreto Monti?
Stiamo vivendo un momento di grande confusione. Da parte del Governo Monti c'è stato il mancato rispetto dell'appello lanciato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano qualche tempo fa. Il Capo dello Stato disse che era sbagliato procedere con tagli indiscriminati nei confronti del settore dell'emittenza. Ci sono molte voci che debbono essere garantite perché rappresentano le minoranze. Questo è stabilito dall'articolo 21 della Costituzione. Naturalmente è necessario fare una riforma cercando di eliminare i furbi, gli imbroglioni che sprecano i denari”.
Cosa c'è scritto nelle norme del Decreto Monti?
C'è scritto che dal 2014 spariranno del tutto i contributi dell'editoria, che saranno assegnati secondo criteri che non sono indicati. Mentre l'annualità del 2011 è appena coperta dallo Stato, per il 2012 sarà coperta a malapena la metà dei fondi per l'editoria. E per il 2013 non è coperto nulla. Non c'è nulla. Se il Governo non spiega come verrà fatta la riforma del fondo per l'editoria sarà 'interessante' vedere come faranno a sopravvivere tante testate importanti e gloriose come 'La Voce Repubblicana', che ha un buon numero di abbonati, 'l'Avvenire', il 'Secolo d'Italia' e 'l'Unità'. Tutto questo accade in un paese che è stato stravolto dal conflitto d'interessi. Noi rivolgiamo questa richiesta al Presidente del Consiglio a nome di un vasto schieramento di parlamentari. Il Governo deve dire, prima del voto, che intenzioni ha nei confronti di questo settore. Non si può vivere nell'incertezza”.
Cosa teme?
Il mio timore è che, con la fiducia, ogni discussione nel merito sia fatta passare sotto silenzio, anche la distruzione di tante radio e di tanti giornali”.
Come avete scoperto questo taglio?
Se ne sono accorti martedì scorso alcuni membri della Commissione Bilancio della Camera dei deputati, che hanno immediatamente lanciato l'allarme. Mediacoop e la Federazione nazionale della Stampa italiana hanno immediatamente prestato attenzione a questa nuova emergenza. Il Governo manda a dire che non è vero che saranno aboliti i contributi del 2014, ma il problema sono il 2012 e il 2013”.
Come potrebbe essere risolto questo problema?
Basterebbe indire un'asta sulle frequenze del digitale terrestre. Con questi soldi si troverebbero nuove risorse anche per l'editoria. Con quell'asta si ricaveranno tra i due e i quattro miliardi di euro”.