martedì 13 dicembre 2011

Il Parlamento europeo e le modifiche alla Costituzione ungherese

La risoluzione sottolinea che l’Unione europea si fonda sui valori della democrazia e dello Stato di diritto, sul rispetto inequivocabile dei diritti e delle libertà fondamentali e sul riconoscimento del valore giuridico di tali diritti, libertà e principi. Tutto ciò è sancito dagli articoli 2, 3, 4, 6 e 7 del Trattato sull'Unione europea (tue), dagli articoli 49, 56, 114, 167 e 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Convenzione europea per i diritti dell'uomo (CEDU). A tal riguardo, si ricorda che l’Ungheria ha sottoscritto la CEDU, il patto internazionale sui diritti civili e politici e altri strumenti giuridici internazionali che la obbligano a rispettare ed attuare i principi sul-la separazione dei poteri, l'attuazione di controlli ed equilibri istituzionali e la promozione della democrazia e dei diritti umani. Gli Stati membri e l'UE hanno pertanto il dovere di assicurare che i contenuti e le procedure ottemperino ai valori dell'UE, alla Carta dei diritti fondamentali, alla CEDU, e che le Costituzioni adottate non siano in contrasto con tali valori. Diversi degli attuali Stati membri dell'Unione europea, infatti, hanno dovuto rivedere e modificare le loro Costituzioni per aderire all'UE o adattarle ai successivi requisiti dei Trattati UE, in particolare su richiesta della Commissione.
Il Parlamento europeo condivide le preoccupazioni espresse in particolare dalla Commissione di Venezia soprattutto per quanto riguarda la trasparenza, l'apertura e il carattere inclusivo nonché la tempistica del processo di adozione e per quanto riguarda le modifiche del sistema di controlli ed equilibri, in particolare le disposizioni riguardanti la nuova Corte costituzionale e i nuovi tribunali e giudici, che potrebbero mettere a rischio l'indipendenza della magistratura ungherese.
La nuova Costituzione, inoltre, omette di stabilire esplicitamente una serie di principi che l'Ungheria, in base ai propri obblighi internazionali, è tenuta a rispettare e a promuovere (ad esempio, il divieto della pena di morte, dell'ergastolo, di discriminazione fondata sull'orientamento sessuale e la sospensione o la restrizione dei diritti fondamentali attraverso ordinanze speciali), e utilizza formulazioni ambigue in ordine a nozioni fondamentali come “famiglia” e “diritto alla vita dal momento del concepimento”. Ciò rischia di creare discriminazione nei confronti di alcune categorie sociali, in particolare, le minoranze etniche, religiose e sessuali, le famiglie monoparentali, le persone che vivono in unioni di fatto e le donne.
La risoluzione considera anche la questione relativa all’ambigua formulazione del preambolo della nuova Costituzione, al quale viene attribuita forza giuridica. In particolare, le parti relative agli obblighi dello Stato ungherese nei confronti delle persone di etnia ungherese che vivono all'estero, può creare una base giuridica per azioni che i Paesi vicini potrebbero considerare come ingerenza nelle loro questioni interne, determinando tensioni nella regione. Questo potrebbe avere implicazioni legali e politiche e comportare incertezza del diritto; ciò si somma al fatto che l'inclusione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea nella nuova Costituzione potrebbe dare adito a sovrapposizioni di competenze tra i tribunali ungheresi e internazionali. La nuova Costituzione, inoltre, stabilisce norme assai generali per quanto riguarda il sistema giudiziario e non chiarisce se la Suprema corte, sotto il suo nuovo nome, proseguirà col suo attuale presidente.
Sotto il profilo legislativo, la risoluzione sottolinea come la nuova Costituzione preveda l'ampio uso di leggi cardinali la cui adozione è soggetta alla maggioranza di due terzi, che contempleranno un'ampia serie di questioni relative al sistema istituzionale ungherese, all'esercizio dei diritti fondamentali e a importanti disposizioni nella società, concernenti ad esempio i sistemi fiscale e pensionistico. 
Ulteriori preoccupazioni sono sollevate dal fatto che un organo non parlamentare, il consiglio del bilancio, con limitata legittimità democratica, avrà il potere di veto sull'adozione del bilancio generale dell'Assemblea nazionale. In questo caso, il Capo dello Stato potrà scioglierla, limitando fortemente il campo d'azione del legislatore democraticamente eletto. Infine, l'efficace sistema di quattro commissari parlamentari sarà ridimensionato in un sistema formato da un mediatore generale e due vice, che potrebbe non fornire lo stesso livello di tutela dei diritti e che non includerà fra le sue competenze quelle dell'ex commissario per i dati personali e la libertà d'informazione. Le competenze di quest'ultimo saranno trasferiti ad un'autorità il cui modus operandi non è specificato. Alla luce delle suddette questioni, il Parlamento europeo:
1) invita le autorità ungheresi ad affrontare le questioni e le preoccupazioni sollevate dalla Commissione di Venezia e ad attuarne le raccomandazioni, emendando la nuova Costituzione o attraverso future leggi cardinali e ordinarie, in particolare a:
· cercare attivamente un consenso, garantire una maggiore trasparenza e promuovere un'autentica inclusione politica e sociale e un ampio dibattito pubblico in relazione alla prossima elaborazione ed adozione di leggi cardinali, previste nella nuova Costituzione;
· adottare unicamente il campo di applicazione di base, chiaramente definito, delle leggi cardinali sul sistema fiscale e pensionistico, le politiche per la famiglia, culturali, in materia di religione e socioeconomiche, che consenta ai futuri Governi e Parlamenti democraticamente eletti di adottare decisioni autonome su tali politiche; rivedere l'attuale mandato del consiglio del bilancio;
· assicurare che ogni cittadino abbia diritto a una pari protezione dei propri diritti, a prescindere dal gruppo religioso, sessuale, etnico o societario a cui appartiene, nel rispetto dell'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali, nella Costituzione e nel suo preambolo;
· garantire esplicitamente, nella Costituzione, compreso nel preambolo, che l'Ungheria rispetterà l'integrità territoriale degli altri Paesi quando chieda il sostegno delle persone di etnia ungherese che vivono all'estero;
· ribadire l'indipendenza della magistratura, ripristinando il diritto della corte costituzionale a rivedere la normativa in materia di bilancio senza eccezione, come richiesto dal diritto basato sulla CEDU, rivedendo la disposizione sull'abbassamento dell'età pensionabile obbligatoria dei giudici e garantendo esplicitamente la gestione indipendente del sistema giudiziario;
· tutelare esplicitamente, nella nuova Costituzione, tutti i diritti civili e sociali fondamentali, nel rispetto degli obblighi internazionali dell'Ungheria, vietare la pena di morte, l'ergastolo senza possibilità di libertà condizionale e la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale, fornire sufficienti garanzie per quanto riguarda la protezione dei diritti fondamentali e chiarire che i diritti fondamentali sono acquisiti alla nascita e non sono soggetti a condizioni;
· garantire che la riorganizzazione del sistema dei commissari parlamentari non serva per attenuare le garanzie esistenti per quanto riguarda la protezione e la promozione dei diritti in materia di protezione delle minoranze nazionali, la protezione dei dati personali e la trasparenza dell'informazione pubblica importante, nonché l'indipendenza dei rispettivi organi responsabili al riguardo;
· garantire che l'inserimento della Carta dei diritti fondamentali nella nuova Costituzione non provochi problemi d'interpretazione e sovrapposizione di competenze tra i tribunali nazionali, la nuova Corte costituzionale ungherese e la Corte di giustizia europea.
2) Il Parlamento invita la Commissione ad effettuare una revisione ed un’analisi complete della nuova Costituzione e delle leggi cardinali da adottare in futuro, in modo da controllare che esse siano coerenti con l'acquis comunitario e in particolare la Carta dei diritti fondamentali dell'unione europea, che l’Ungheria ha sottoscritto, nonché con la lettera e lo spirito dei Trattati.
3) A tal riguardo, il Parlamento incarica le sue commissioni competenti a seguire l'evoluzione della questione, in collaborazione con la Commissione di Venezia e il Consiglio d'Europa, e a valutare se e come le raccomandazioni siano state applicate.

Quella apertura è strumentale


Voce Repubblicana del 13 dicembre 2011
Intervista a Maurizio Turco
di Lanfranco Palazzolo

L’apertura della Chiesa alla discussione sull’Ici è strumentale. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato radicale, eletto nelle liste del Partito democratico, Maurizio Turco.
Onorevole Turco, come ha trovato l’atteggiamento della Chiesa cattolica di fronte al contributo che le istituzioni religiose possono dare per risolvere la crisi economica e finanziaria?
A noi non interessa sapere quello che la Chiesa fa o non fa per risolvere la crisi economica del paese. Il nostro interesse riguarda quello che fa o non fa lo Stato italiano. Anche in relazione agli atteggiamenti della Chiesa siamo interessati a capire quello che fa lo Stato. Di fronte alla disponibilità della Chiesa cattolica a trattare sulla questione dell’Ici sugli immobili della Chiesa, avrei voluto che le autorità politiche italiane invitassero la Chiesa al rispetto del Concordato firmato nel 1984. Il Concordato dice semplicemente che ognuno, nel suo ordinamento, è autonomo. L’ingerenza della Chiesa consiste proprio nell’intromettersi nei fatti che riguardano le istituzioni dello Stato. La Chiesa dovrebbe occuparsi dei problemi spirituali. Invece i loro interessi sconfinano in attività commerciali. Lo Stato deve occuparsi delle leggi che valgono per tutti i cittadini. Ho trovato l’intervento del Presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco è stato molto scorretto. Il suo intervento avrebbe meritato un richiamo da parte del governo italiano”.
Però il clima è cambiato?
Mi sembra che ci sia stata un’inversione di tendenza da parte della Chiesa cattolica. Questo è avvenuto nel momento in cui Bagnasco ha detto: ‘siamo disposti a trattare’. Fino a quando non c’è stato l’intervento del Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha sempre detto che l’esenzione dell’Ici non era un privilegio, che quella legge sull’esenzione andava bene, che il ricorso all’Unione europea era strumentale. Ma nessuno di loro ha spiegato che erano cinque anni che l’Ue non aveva chiuso quel ricorso perché deve mediare tra quelli che sono gli aspetti giuridici e le richieste politiche del governo italiano. Adesso, il ministro degli affari europei Moavero, che è stato giudice della Corte europea di giustizia e funzionario della Commissione Ue, non ha avuto nemmeno bisogno di conoscere gli atti della denuncia presentata dagli avvocati Nucara e Pontesilli”.
La Chiesa sta giocando una partita tattica? L’apertura alla discussione sull’Ici è reale?
No, credo che l’atteggiamento della Chiesa sia strumentale, dettato dalle necessità del momento. Oggi la Chiesa, di fronte alla crisi, ha il dovere di dire qualcosa di diverso dal ‘pagate e tacete’. Ecco perché oggi non ho nessun problema nel dire che da parte della Chiesa cattolica non vedo assolutamente nulla di nuovo”.

Un simpatico pupazzetto in casa D'Alema (Massimo D'Alema Puppet Master)

Ho un grande difetto: quando guardo le interviste dei nostri politici mi perdo nello sfondo dell'intervista. Guardate che simpatico pupazzetto possiede Massimo D'Alema nella sua magnifica abitazione. Se ne vedete uno simile segnalatemelo. Lo regalo alla mia nipotina per Natale. Ciao e grazie.