venerdì 16 dicembre 2011

Abbiamo fatto la nostra parte


Intervista a Giovanni Centrella
Voce Repubblicana 16 dicembre 2011
di Lanfranco Palazzolo

Di fronte alla manovra del governo Monti il sindacato ha fatto la sua parte. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario nazionale dell'Ugl Giovanni Centrella.
Segretario Centrella, il vostro sindacato ha presentato una piattaforma rivendicativa per il settore penitenziario. Qual è la condizione di coloro che lavorano nel settore delle carceri italiane e cosa chiedete al Governo Monti?
La condizione in cui si trovano ad operare le guardie penitenziarie non è quello di un paese civile. All'interno delle carceri italiane si vive in una condizione disumana. Il discorso non riguarda solo chi ha commesso i reati e deve scontare una pena detentiva, ma anche coloro che lavorano nel carcere. Chi sconta una pena in carcere deve essere trattato nel rispetto della dignità che si deve. Gli agenti penitenziari non devono lavorare in un ambiente malsano in condizioni non idonee. Quello che è accaduto all'interno delle carceri italiane dimostra quanto la situazione sia critica all'interno delle carceri. Noi stiamo ponendo l'attenzione al problema perché vogliamo essere ascoltati e vogliamo, se non subito, affrontare e risolvere il problema”.
Il problema del sovraffollamento delle carceri è dovuto all'incapacità dei magistrati e al malfunzionamento della giustizia italiana? Dai dati che l'Ugl ha fornito risulta che il 42 per cento dei detenuti è in attesa di giudizio.
Il sistema giudiziario italiano è eccessivamente burocratizzato. I tempi per lo svolgimento di un processo sono troppo lunghi. Abbiamo immesso nuove forme di giudizio: il patteggiamento e il giudizio immediato, ma la situazione non è cambiata affatto. Queste novità non hanno affatto dato quei risultati che tutti si aspettavano. Credo che sia necessario avere più personale tra la polizia e nella polizia penitenziaria. Non è giusto che ci sia il 42 per cento dei detenuti in carcere in attesa di giudizio. Se vogliamo ammettere di essere una nazione civile non possiamo pensare al pareggio di bilancio, ma badare anche a queste cose”.
Come ha trovato la risposta dei sindacati di fronte alla manovra e quali saranno i sacrifici dei lavoratori impegnati nel settore penitenziario?
Da parte di tutti i sindacati ho visto una risposta risoluta. Mi auguro che questa coesione. Credo che sulla previdenza sia necessario mettere dei capoversi che non ci sono. Chi lavora all'interno del comparto sicurezza non può andare in pensione a 66 anni. Questo è un lavoro usurante che ha dei limiti evidenti e non può essere svolto con la stessa efficienza fisica nel corso degli anni. Il sindacato e tutti i sindacati stanno facendo tutto il possibile per cambiare la manovra e per ridurre gli effetti sulle classi sociali più deboli. Spero che si continui su questa strada. Noi faremo la nostra parte”.