mercoledì 25 gennaio 2012

La politica si riprenda il suo senso civile

Intervista a Elio Veltri
Voce Repubblicana del 24 gennaio 2012
di Lanfranco Palazzolo

Con il nostro libro, io e Francesco Paola abbiamo voluto fare delle proposte per restituire alla politica il suo più alto senso civile. Lo ha detto alla “Voce” Elio Veltri, autore, con Francesco Paola, de “I soldi ai partiti. Tutta la verità sul finanziamento alla politica in Italia” (Marsilio).
Onorevole Veltri, nel 1974 il Parlamento ha introdotto la prima legge sul finanziamento ai partiti politici. Cosa ha rappresentato questa lunga stagione di finanziamento alla politica?
“Nel retro della copertina la casa editrice, in accordo con gli autori, ha scritto che questo è 'un manuale di resistenza civile. Per capire le ragioni del degrado dei partiti. Per restituire alla politica il suo più alto senso civile'. Il libro vuole dire proprio questo. Nel 1974, l'introduzione del finanziamento pubblico ai partiti venne motivata dai grandi scandali dell'inizio degli anni '70: gli scandali dei petroli, dei tabacchi, delle banane e poi, subito dopo, ci fu lo scandalo Lockheed. Con questi scandali, dissero allora i tesorieri dei partiti, le forze politiche avevano ottenuto miliardi di tangenti. Dopo un dibattito politico molto lungo, i partiti avevano pensato di trovare la medicina agli scandali di quegli anni. Invece non fu così.   Anche io ero favorevole alla legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Ma io stesso mi sono ricreduto”.
Chi si oppose alla nascita del finanziamento pubblico?
“Ho letto tutti i dibattiti che precedettero l'introduzione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. L'unico gruppo parlamentare che si oppose fu quello del Partito liberale italiano. Il Pli non si oppose solo perché – come dissero – 60 miliardi all'anno erano una spesa assurda per la crisi che viveva lo Stato italiano. Inoltre, il Pli aveva previsto – e aveva ragione – che i partiti si sarebbero trasformati in una sorta di appendice parassitaria dello Stato, sarebbe diminuita la militanza nei partiti politici, l'apporto economico dei cittadini alla politica, la trasparenza dei bilanci dei partiti politici, che si sarebbero trasformati in oligarchie. Le cose sono andate così”.
Quali sono le proposte del vostro libro?
“Abbiamo constatato che nell'ultimo anno sono stati scritti circa 1300 articoli sui costi della politica. Tuttavia, l'argomento è stato affrontato male ed in maniera folkloristica. I giornalisti si sono occupati di quanto costa la sogliola al ristorante del Senato, il merluzzo in quello della Camera. Invece, il nucleo fondamentale dei costi della politica -  che vanno separati dai costi della democrazia, che sono sacrosanti – è che questi sono determinati  dal finanziamento pubblico ai partiti. Le cifre spese per finanziare i partiti politici non sono servite a migliorare la nostra democrazia e a rendere più trasparente la politica”.

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