Voce Repubblicana, 26 gennaio 2012
Intervista a Stefano Ceccanti
di Lanfranco Palazzolo
La Consulta non poteva rivolgere un monito al Parlamento in sede di ammissibilità dei referendum elettorali. Sarebbe stato troppo invasivo. Lo ha detto alla “Voce” Stefano Ceccanti, senatore del Pd.
Senatore Ceccanti, cosa pensa delle motivazioni della sentenza che ha ritenuto inammissibili i due referendum abrogativi della legge elettorale attualmente in vigore? Secondo lei la Consulta doveva rivolgere un monito al Parlamento per cambiare il porcellum?
“Noi sappiamo che in varie occasioni la Corte costituzionale ha fatto dei moniti al Parlamento per cambiare delle leggi che ha ritenuto incostituzionali. E’ anche vero che la Corte costituzionale si è anche ben guardata dal rivolgere questi moniti in sede di ammissibilità di quesiti referendari”.
Non avrebbe potuto farlo in questo caso perché la legge elettorale attuale non è mai stata giudicata incostituzionale. Altrimenti non si sarebbe votato mai con questa legge.
“Nella giurisprudenza della Corte costituzionale troviamo anche dei moniti per abbattere delle leggi che vengono considerate incostituzionali per farne delle nuove. Ad esempio, la riforma sulla Rai, che sottraeva questa azienda dal controllo del Governo per darla al Parlamento derivò da una sorta di monito della Corte che non dichiarò quella legge incostituzionale, ma fece una dichiarazione di incostituzionalità a tempo per dare modo di cambiare la legge. E’ un modo – giusto o sbagliato che sia – per indurre il Parlamento a fare delle leggi corrette. E poi ci sono dei precedenti in questo senso. Del resto, anche la stampa ha riportato che questa ipotesi – rimettere a se stessa la costituzionalità della legge – è stata adottata in passato. Farlo in questa circostanza forse sarebbe stato troppo invasivo”.
Oltre a questo aspetto del pronunciamento della Consulta quali sono le sue valutazioni su questa sentenza di inammissibilità dei referendum elettorali?
“La tesi della cosiddetta reviviscenza è stata molto discussa in dottrina. La Corte costituzionale ha fatto la scelta che ha ritenuto possibile, quella di non ammettere il ritorno in vita della precedente legge elettorale. Avrebbe potuto scegliere in un altro modo. Ma, alla fine, la decisione è stata quella di non rendere ammissibili questi referendum”.
I giuristi democratici proponendo l’ammissibilità dei referendum avevano suggerito, in caso di voto favorevole del corpo elettorale ai due referendum, di lasciare in vigore questa legge in attesa di una nuova legge.
“Non è possibile. La giurisprudenza stessa della Corte costituzionale ha sempre escluso un’ipotesi del genere. Ad un certo punto ci fu l’ipotesi di fare una legge, la cosiddetta legge Rebuffa, che anche una legge abrogata, in attesa di una nuova legge continua a produrre i suoi effetti. Ma quella legge fu respinta”.
Senatore Ceccanti, cosa pensa delle motivazioni della sentenza che ha ritenuto inammissibili i due referendum abrogativi della legge elettorale attualmente in vigore? Secondo lei la Consulta doveva rivolgere un monito al Parlamento per cambiare il porcellum?
“Noi sappiamo che in varie occasioni la Corte costituzionale ha fatto dei moniti al Parlamento per cambiare delle leggi che ha ritenuto incostituzionali. E’ anche vero che la Corte costituzionale si è anche ben guardata dal rivolgere questi moniti in sede di ammissibilità di quesiti referendari”.
Non avrebbe potuto farlo in questo caso perché la legge elettorale attuale non è mai stata giudicata incostituzionale. Altrimenti non si sarebbe votato mai con questa legge.
“Nella giurisprudenza della Corte costituzionale troviamo anche dei moniti per abbattere delle leggi che vengono considerate incostituzionali per farne delle nuove. Ad esempio, la riforma sulla Rai, che sottraeva questa azienda dal controllo del Governo per darla al Parlamento derivò da una sorta di monito della Corte che non dichiarò quella legge incostituzionale, ma fece una dichiarazione di incostituzionalità a tempo per dare modo di cambiare la legge. E’ un modo – giusto o sbagliato che sia – per indurre il Parlamento a fare delle leggi corrette. E poi ci sono dei precedenti in questo senso. Del resto, anche la stampa ha riportato che questa ipotesi – rimettere a se stessa la costituzionalità della legge – è stata adottata in passato. Farlo in questa circostanza forse sarebbe stato troppo invasivo”.
Oltre a questo aspetto del pronunciamento della Consulta quali sono le sue valutazioni su questa sentenza di inammissibilità dei referendum elettorali?
“La tesi della cosiddetta reviviscenza è stata molto discussa in dottrina. La Corte costituzionale ha fatto la scelta che ha ritenuto possibile, quella di non ammettere il ritorno in vita della precedente legge elettorale. Avrebbe potuto scegliere in un altro modo. Ma, alla fine, la decisione è stata quella di non rendere ammissibili questi referendum”.
I giuristi democratici proponendo l’ammissibilità dei referendum avevano suggerito, in caso di voto favorevole del corpo elettorale ai due referendum, di lasciare in vigore questa legge in attesa di una nuova legge.
“Non è possibile. La giurisprudenza stessa della Corte costituzionale ha sempre escluso un’ipotesi del genere. Ad un certo punto ci fu l’ipotesi di fare una legge, la cosiddetta legge Rebuffa, che anche una legge abrogata, in attesa di una nuova legge continua a produrre i suoi effetti. Ma quella legge fu respinta”.

0 commenti:
Posta un commento