venerdì 24 febbraio 2012

Ecco come la Croazia è entrata nell'Unione europea


Il 22 gennaio 2012 i croati hanno approvato a grande maggioranza l’ingresso del loro paese nell’Unione Europea. I tre quarti degli elettori, vale a dire il 66,67 per cento, ha votato a favore dell’adesione, mentre il 33,33 per cento ha votato no.
La partecipazione è stata tuttavia scarsa, fermandosi al 43,54 per cento.
Si ricorda che in Croazia, il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale diretto con un sistema a doppio turno per un mandato di cinque anni rinnovabile. Il Presidente nomina il primo ministro (per consuetudine il leader del partito di maggioranza in Parlamento) che deve ricevere la fiducia del Parlamento. Il primo ministro nomina a sua volta i ministri. Il Parlamento è, a seguito della riforma del 2001 che ha abolito la Camera delle province, monocamerale: il Sabor è composto  da 153 deputati, eletti per quattro anni, dei quali 140 sono eletti con un sistema proporzionale a liste chiuse, otto sono eletti con sistema maggioritario in rappresentanza delle minoranze nazionali e cinque con sistema proporzionale dai cittadini croati residenti all’estero. Presidente della Repubblica croata è, dal febbraio 2010, Ivo Josipovic, del partito socialdemocratico. Nelle elezioni del 4 dicembre 2011 è prevalsa la coalizione di centrosinistra guidata da Milan Milanovic del partito socialdemocratico, divenuto primo ministro.
Nel febbraio 2003, Zagabria ha presentato domanda di adesione all’Unione europea. Quattro mesi più tardi, il Consiglio europeo di Salonicco del giugno 2003 ha confermato la prospettiva di adesione dei Balcani occidentali. Nel giugno 2004, la Croazia ha ottenuto lo status di candidato ufficiale dell’Unione Europea. Le negoziazioni tra Zagabria e Bruxelles, aperte il 3 ottobre del 2005, si sono concluse il 3 giugno 2011.
Il 9 Dicembre scorso la Croazia ha firmato a Bruxelles il suo Trattato di adesione all’Unione Europea.  Il primo dicembre il Parlamento Europeo aveva approvato, con 564 voti favorevoli, 38 contrari e 32 astensioni , l’entrata della Croazia tra i ventisette.
Nell’approvare l’adesione della Croazia, il Parlamento Europeo ha richiesto un maggiore impegno nel contrasto alla corruzione, nella collaborazione con il Tribunale internazionale per i crimini di guerra nell’ex -Jugoslavia e nel sostegno al rientro in Croazia dei profughi di guerra, con particolare riferimento a quelli appartenenti alla minoranza serba.
Il Trattato di adesione deve essere ratificato dai ventisette Stati membri prima del 1 luglio 2013, data nella quale l’adesione della Croazia dovrebbe diventare effettiva.
I membri del Sabor, camera unica del Parlamento, eletta il 4 dicembre 2011, hanno approvato con 129 voti l’organizzazione del referendum sull’adesione del loro paese, fissandone la data al 22 gennaio 2012.
La quasi totalità dei partiti politici croati si sono espressi favorevolmente all’adesione. Tuttavia il sostegno dell’opinione pubblica croata all’ingresso nell’Unione europea, che, in base ai sondaggi, alla presentazione della domanda di adesione nel 2003 raggiungeva l’80 per cento si è andato progressivamente riducendo, arrivando a scendere sotto il 50 per cento nell’aprile 2011, qualche giorno dopo la condanna per crimini di guerra da parte del Tribunale internazionale per i crimini nella ex-Jugoslavia dell’ex-generale croato Ante Gotovina (Gotovina arrestato in Spagna nel 2005 è stato condannato il 15 aprile 2011 a 24 anni di carcere per i crimini commessi durante la riconquista croata della Krajina a maggioranza serba nel 1995). Proprio l’esigenza di realizzare una piena collaborazione da parte croata con il Tribunale internazionale ha contribuito a rallentare i negoziati di adesione, creando altresì disagio in parte significativa dell’opinione pubblica croata, che ha accusato l’Unione europea di volere considerare la guerra di indipendenza nazionale tra il 1991 e il 1995 e in particolare la riconquista della Krajina nell’estate del 1995 alla stregua di un’impresa criminale.
A rallentare i negoziati è stata poi la disputa di confine con la Slovenia sulla baia di Pirano, disputa superata solo con l’accordo di Stoccolma del 2009, che ha rimesso la soluzione della disputa ad un tribunale arbitrale internazionale (l’accordo è stato ratificato dai Parlamenti dei due paesi ed in Slovenia approvato anche con referendum nel giugno 2010).
La campagna referendaria è stata poi influenzata dalla crisi economica dell’Eurozona. Parte dell’opinione pubblica croata teme che le attuali difficoltà finanziarie dell’Unione europea si tradurranno in un minore afflusso di fondi strutturali per l’economia croata, con un impatto ridotto rispetto alle aspettativa (ed anche rispetto a quanto avvenuto per altri nuovi Stati membri, come la Polonia) sulle prospettive di crescita dell’economia nazionale. Si prevede comunque che tra il 2103 e il 2015 la Croazia riceverà circa 3,5 miliardi di euro di fondi strutturali.
Tra i rimanenti Stati dell’ex-Jugoslavia, il Montenegro e la Macedonia hanno già ottenuto lo status di candidati all’adesione all’Unione europea, ma i negoziati non risultano ancora iniziati. Il giorno stesso in cui la Croazia ha firmato il Trattato di adesione, il 9 dicembre 2011, lo status di candidato è stato invece rifiutato per la Serbia.

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