martedì 13 marzo 2012

Come funziona il sistema delle farmacie nel Regno Unito?

Il servizio di distribuzione farmaceutica è prestato nel Regno Unito sulla base della convenzione tra il Servizio Sanitario Nazionale (NHS) e le farmacie (community pharmacies), che provvedono – autonomamente o collegate a catene commerciali – a dispensare i farmaci oggetto di prescrizione medica e a fornire informazioni sul loro uso appropriato. Abilitati al servizio sono i soggetti in possesso dei requisiti (fitness to practice) prescritti dal NationalHealth Service Act 2006, la legge, che, aggiornata nel 2010 con il Pharmacy Order 2010 (S.I. 2010, n. 231), regola la professione di farmacista e di tecnico di farmacia, pone nei loro confronti obblighi di formazione e di aggiornamento professionale, e stabilisce parametri qualitativi ed operativi dell’attività delle farmacie (su cui vigila un’autorità di controllo istituita allo scopo, il General Pharmaceutical Council - GPhC).
L’apertura delle farmacie (intesa come autorizzazione di un esercizio commerciale alla vendita di farmaci soggetti a prescrizione medica da parte di operatori muniti di abilitazione professionale) è regolata dal National Health Service Act 2006, le cui disposizioni (come modificate dallo Health Service Act 2009) conferiscono ai Primary Care Trusts (PCT, articolazioni territoriali del NHS) il “control of entry”, vale a dire la competenza ad esaminare ed approvare le richieste di nuove aperture, sulla base di una preliminare valutazione delle condizioni locali – demografiche, sociali, epidemiologiche - che possono renderle opportune (Pharmaceutical Needs Assessment). Da tali verifiche preliminari, introdotte nel 2009 in luogo delle singole autorizzazioni e riferite a livelli di adeguatezza del servizio farmaceutico in un dato ambito territoriale, la legge esonera i centri commerciali ubicati all’esterno dei centri urbani, le farmacie con apertura oraria settimanale non inferiore alle 100 ore o ubicate presso gli stessi Primary Care Trusts, e quelle che provvedono alla vendita con esclusivo ricorso al mezzo postale o ad Internet. La peculiarità di specifiche situazioni ambientali (ad esempio, il servizio farmaceutico dispensato in sedi rurali o isolate) può dar luogo ad ulteriori esenzioni a tutela della redditività degli esercizi già attivi.
La remunerazione del servizio, effettuata con riferimento a diversi parametri (riferiti sia a rimborsi fissi, sia ai volumi delle vendite), ha luogo sulla base del Pharmacy Contractual Framework, accordo negoziato tra il Department of Health (DH) e il Pharmaceutical Service Negotiating Committee (PSNC); tale accordo è stato finanziato, per il biennio 2011-2012, con 2.526 miliardi di sterline.
La disciplina delle farmacie, risultante da stratificazioni normative i cui antecedenti risalgono alla stessa istituzione del NHS nel 1977, nella versione vigente trae origine principalmente da valutazioni relative all’assetto del mercato della distribuzione farmaceutica. I profili della concorrenza nella prestazione di servizi farmaceutici, infatti, sono stati presi in considerazione dall’autorità di vigilanza sulla concorrenza nei mercati, l’Office of Fair Trading (OFT), che in uno studio del 2001 evidenziava la sussistenza di barriere all’ingresso, di ostacoli alla fruizione del servizio farmaceutico da parte dei consumatori (in termini di distribuzione geografica e di orari di apertura delle farmacie) e di restrizioni competitive riferite all’offerta dei farmaci “da banco”, constatando altresì la carenza di incentivi alla prestazione di servizi aggiuntivi. Da tali restrizioni del mercato di riferimento (il cui grado di competitività si misura in rapporto alla localizzazione delle farmacie e alla qualità e rapidità dei servizi prestati, e non al prezzo dei prodotti venduti, costituiti nella gran parte da farmaci dal costo predeterminato o interamente a carico del NHS), derivavano, secondo l’OFT, maggiori costi a carico dei consumatori per l’acquisto di farmaci “da banco” che avrebbero potuto essere acquistati in regime di libera concorrenza, nonché ingenti costi amministrativi per il Servizio Sanitario Nazionale.
A conclusione della sua indagine (nella relazione dal titolo: The control of entry regulations and retail pharmacy services in UK, pubblicata nel 2001 e aggiornata nel 2003) l’OFT rivolgeva al Governo l’invito a rimuovere varie limitazioni, tra cui quelle relative al numero e alla distribuzione territoriale delle farmacie. Le raccomandazioni dell’OFT, oggetto anche di dibattito parlamentare (in seno allo Health Committee della Camera dei Comuni, che alla materia ha dedicato una relazione nel 2003) hanno avuto accoglienza graduale da parte del Governo. Esso ha infatti provveduto, con le NHS (Pharmaceutical Services) Regulations 2005, ad allentare i vincoli esistenti, al fine di consentire nella regione inglese la vendita di farmaci non soggetti a prescrizione medica all’interno dei centri commerciali e una più ampia apertura oraria delle farmacie; inoltre, una generale esenzione è stata prevista per la vendita di farmaci a distanza (con il mezzo postale o via Internet); infine, sono stati innovati i criteri di apertura di nuove farmacie con il già richiamato Health Act 2009 e con la normativa di attuazione, le cui finalità, ispirate ad una strategia complessivamente diretta ad assicurare alla popolazione un’assistenza efficace, equa e commisurata alle necessità individuali, erano state illustrate dal Governo nel “Libro bianco” pubblicato sul tema nel 2008 (Pharmacy in England. Building on strenghts – delivering the future).
L’impatto delle misure adottate è tornato all’esame dell’OFT nel 2010, che in un proprio documento (Evaluating the impact of the 2003 OFT study on the Control of Entry regulations in the retail pharmacies market) ha registrato significativi miglioramenti. I vantaggi riconducibili alle innovazioni normative sono da riferire, secondo l’OFT, non solamente ad aspetti non suscettibili di quantificazione economica – come l’accresciuta possibilità di scelta dei consumatori - ma anche alla diminuzione di costi relativamente ad alcune categorie di farmaci e agli investimenti attratti dall’apertura di nuove farmacie; d’altra parte, i costi di regolazione amministrativa gravanti sulle autorità pubbliche, a causa del carattere parziale della liberalizzazione, non hanno potuto risentire in modo incisivo delle misure adottate. In base ad una valutazione complessiva, l’OFT ha comunque stimato che tali innovazioni normative abbiano prodotto benefici per i consumatori in misura variabile dai 24 ai 32 milioni di sterline l’anno; a tali risultati ha contribuito, in particolare, l’incremento del numero delle farmacie esistenti sul territorio nazionale (10.951 al 31 marzo 2011), che i dati statistici definiscono nella misura del 12,3% rispetto al biennio 2001-2002. I miglioramenti constatati, anche relativamente ai nuovi investimenti nel settore, secondo l’OFT smentiscono i timori che hanno indotto alla cautela nell’introdurre le misure di liberalizzazione e ne incoraggiano anzi la più ampia applicazione; a questo riguardo l’OFT ha ritenuto che l’incompletezza dell’intervento riformatore abbia determinato costi finanziari per il NHS e per le imprese quantificabili nell’ordine di 12 milioni di sterline. Il mercato di riferimento, tuttavia, giungerebbe ad un livello ottimale, secondo l’OFT, se si intervenisse non soltanto sulle modalità di accesso da parte degli operatori, ma anche sul sistema della loro remunerazione: a questo riguardo l’Autorità ha ritenuto che uno schema unitario, applicato uniformemente sul territorio nazionale, possa determinare situazioni di svantaggio in alcuni ambiti locali con effetti disincentivanti per i nuovi operatori.

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