venerdì 23 marzo 2012

Come sono andate le elezioni parlamentari in Russia?

 
Il 4 marzo si sono svolte le elezioni presidenziali in Russia.
Vladimir Putin è stato rieletto presidente della Federazione russa al primo turno con il 63,8 per cento dei voti.
Nella tabella sottostante sono riportati i risultati delle elezioni, confrontati con quelli delle precedenti elezioni presidenziali del 2008. Si segnala che l’affluenza è stata del 65,25 per cento (mentre nel 2008 era stata del 63,7 per cento).

Candidati 2012
Percentuale Voti 2012
Candidati 2008
Percentuale Voti 2008
Vladimir Putin (Russia Unita)
63,64
Dimitri Medvedev (Russia Unita)
71,25
Gennadi Ziuganov
(Partito comunista)     
17,18
Gennadi Ziuganov (Partito Comunista)
17,96
Vladimir Zhirinovsky (Partito liberaldemocratico)
7,94
Vladimir Zhirinovsky (Partito liberaldemocratico)
9,48
Sergei Mironov (Russia giusta)
6,22
-
-
Mikhail Prokhorov
(Giusta causa)
3,85
-
-


Andrei Bogdanov (Partito democratico
1,31


Si ricorda che il programma elettorale di Vladimir Putin, primo ministro uscente, prevedeva aumenti salariali per i dipendenti pubblici, incentivi fiscali per le famiglie numerose, riduzioni nel prezzo delle case, valorizzazione dei lavoratori nella gestione delle aziende. Gli interventi sarebbero finanziati attraverso recuperi di margini di efficacia nella spesa pubblica, mentre non si faceva riferimento, nel programma, ad aumenti della tassazione ed era escluso un aumento dell’età pensionabile (attualmente collocata a 60 anni per gli uomini e 55 anni per le donne).  
Oltre a Vladimir Putin, candidato del partito di governo “Russia Unita” erano candidati alle elezioni presidenziali:
 - Gennadi Ziuganov, leader del Partito Comunista (KPRF), favorevole ad una politica di nuova statalizzazione delle imprese privatizzate nel corso degli anni Novanta;
- Sergey Mironov, leader del partito Russia Giusta (SR), partito di orientamento socialdemocratico nato nel 2006, in precedenza vicino alla presidenza russa, ma poi progressivamente marginalizzato; nel 2007 Mironov ha dovuto abbandonare la presidenza della Camera alta del Parlamento russo, il Consiglio della federazione
- Vladimir Zhirinovsky, leader del partito liberaldemocratico, movimento di orientamento nazionalista, xenofobo e populista;
- Mikhail Prokhorov, leader del partito Giusta Causa (PD), di orientamento di centro-destra, nato nel 2008; l’imprenditore del settore televisivo Mickahil Prokhorov, uno degli uomini più ricchi della Russia, è stato eletto leader di Russia giusta nel corso di un congresso trasmesso in diretta televisiva, a conferma di una vicinanza del movimento con il primo ministro Putin. Tuttavia successivamente Prokhorov ha preso le distanze da Putin. Nel suo programma egli ha proposto di creare una zona economica comune tra la Russia e l’Unione europea e la creazione di una nuova moneta mondiale sulla base dell’ euro e del rublo. Egli ha più volte affermato che, in caso di sua elezione, la sua prima iniziativa sarebbe stata quella di liberare Mikhail Khodorkovski, già proprietario della compagnia petrolifera russa Iukos, imprigionato nel 2004 per evasione fiscale, al quale Prokhorov avrebbe voluto affidare il posto di Primo Ministro.

Si ricorda che la Federazione russa ha una forma di governo presidenziale. Il presidente è eletto a suffragio universale diretto con un sistema a doppio turno (con secondo turno di ballottaggio tra i due candidati con più voti, qualora nessuno ottenga al primo turno la maggioranza assoluta dei voti validi). Il mandato presidenziale, inizialmente previsto per quattro anni, è stato elevato nel dicembre 2008 a sei anni a partire dalla prossima elezione presidenziale del 2012, per non più di due mandati. Il presidente nomina il primo ministro e, su sua proposta, nomina e revoca i ministri, così come può far dimettere l’intero governo. Il primo ministro deve essere confermato dalla Duma (Camera bassa del parlamento, sulla quale cfr. infra) che però viene sciolta in caso di tre voti contrari alla conferma del primo ministro, così come in caso di due voti consecutivi di sfiducia al Governo o di respingimento della questione di fiducia. Il potere legislativo è esercitato dal Parlamento (Assemblea federale), costituito dalla Duma di Stato e dal Consiglio della federazione. La Duma di Stato, composta di 450 membri, è eletta a suffragio universale diretto ogni quattro anni (ogni cinque a partire dalle prossime elezioni del 2011 per effetto della riforma costituzionale). Dalle elezioni del 2007 il precedente sistema elettorale misto (metà dei seggi assegnati con sistema maggioritario uninominale, metà con sistema proporzionale) è stato sostituito da un sistema proporzionale sulla base di liste politiche nazionali (che concorrono cioè in un’unica circoscrizione nazionale) con una soglia di sbarramento del 7 per cento. Le candidature possono essere effettuate unicamente da un partito politico registrato; per i partiti non già rappresentati alla Duma è richiesta, per la presentazione delle liste, la sottoscrizione di 200.000 elettori, dei quali non più del cinque per cento deve provenire dalla medesima regione (il che costituisce, date le dimensioni della Federazione, un significativo disincentivo). Con una riforma approvata nel 2009, è stato riconosciuto un diritto di tribuna, con l’attribuzione di uno o due seggi alla Duma per i partiti che abbiano superato il cinque per cento dei voti. Il consiglio della Federazione, competente nelle materie di interesse della federazione nel suo insieme, è costituito da due rappresentanti per ciascuno degli 83 soggetti della Federazione, uno dei quali designato dal potere legislativo regionale ed uno dal potere esecutivo regionale. Da segnalare che, con una riforma introdotta alla metà del decennio, i vertici degli esecutivi regionali non sono più eletti direttamente dai cittadini, ma nominati dal presidente federale e confermati dai legislativi regionali. Il 16 gennaio 2012 il presidente Medvedev ha presentato alla Duma un disegno di legge per reintrodurre l’elezione diretta dei governatori regionali.

Le prime osservazioni della missione elettorale OSCE-Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa

La campagna per le elezioni presidenziali si colloca nel contesto del movimento di protesta, il più ampio dall’ascesa al Cremlino di Putin, anche se limitato alle grandi città, che ha seguito le elezioni parlamentari del 4 dicembre 2011, caratterizzate da accuse di brogli e che pure hanno visto una significativa riduzione dei consensi per il partito di Putin e Medvedev Russia Unita (passato infatti da 315 a 238 dei 450 membri della Duma).
Nel suo rapporto preliminare sulla campagna elettorale, reso noto il 5 marzo 2012, la missione di osservazione elettorale dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’OSCE, dell’Assemblea parlamentare OSCE e dell’Assembea parlamentare del Consiglio d’Europa ha rilevato che “se tutti i candidati hanno avuto accesso ai media, un candidato, il primo ministro Putin, ha goduto di un chiaro trattamento di favore da parte dei media. Risorse statali sono stati mobilitate in suo supporto […] A vari livelli dell’amministrazione pubblica sono state impartite istruzioni alle persone lì impiegate di aiutare l’organizzazione di eventi della campagna elettorale di Vladimir Putin. Le autorità locali hanno usato i propri canali di informazione istituzionale, come i siti web, per sostenere la campagna elettorale di Vladimir Putin”. Con riferimento ai primi rilievi sulla giornata elettorale il rapporto asserisce che “le operazioni di voto si sono svolte correttamente”, sia pure in presenza di episodi di “irregolarità procedurali”. La regolarità del processo elettorale si è invece significativamente deteriorata durante lo scrutinio, con “irregolarità in circa un terzo dei seggi osservati”: si osserva tra le altre cose che “Dei 90 scrutini osservati, in 29 lo scrutinio è risultato assai difettoso […] si sono registrati casi di riempimento di urne con schede già predisposte; in 27 casi allo spoglio non hanno potuto assistere tutti i presenti e il conteggio non è avvenuto in modo trasparente, scheda per scheda in 28 casi”.
In base alla riforma costituzionale del 2008, Vladimir Putin, dopo i due mandati presidenziali svolti tra il 2000 e il 2008 e il mandato di primo ministro svolto dal 2008 al 2012, potrebbe essere ora rieletto presidente per due nuovi mandati consecutivi di sei anni, rimanendo in carica fino al 2024 ed egemonizzando così la politica russa per un quarto di secolo (Putin fu nominato primo ministro da Eltsin nell’agosto 1999).

Le forze di opposizione hanno organizzato manifestazioni di protesta contro i risultati delle elezioni presidenziali, rilevando irregolarità. La partecipazione a tali manifestazioni è andata progressivamente diminuendo.

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