sabato 10 marzo 2012

Cosa (non) succede in Nord Corea?


La Repubblica popolare democratica di Corea (DPRK) è una repubblica socialista, di tipo sovietico, fondata sull’ideologia del Juche (“autosufficienza”). Si tratta di uno stato, di fatto, a partito unico, basato sull’egemonia del Partito dei lavoratori, di cui Kim Jong-il (il “Caro Leader”, 1941 o 1942-2011), figli o di Kim Il-sung (deceduto nel 1994, ma nominato “Presidente eterno” della Repubblica) è stato Segretario generale, succedendo al padre, dal 1994 sino alla morte, avvenuta il 17 dicembre 2011. Kim Jong-il è stato altresì alla guida della Commissione nazionale di difesa. Suo figlio terzogenito Kim Jong-Un (n. 1983 o 1984) è l’attuale Capo dello Stato,in carica dallo stesso 17 dicembre 2011.Kim Jong-Un era stato effettivamente nominato a succedere al padre nel settembre del 2010, con la nomina a generale a quattro stelle dell'Esercito popolare nord-coreano e con il conferimento di una posizione nella commissione militare del partito. Le funzioni di rappresentanza dei vertici dello Stato sono svolti da Kim Yong Nam, già ministro degli Affari esteri, rieletto nel 2009 è stato rieletto, senza competitori, al vertice del Praesidium dell’Assemblea suprema del popolo.
Il Primo Ministro è CHOE Yong Rim (in carica dal 7 giugno 2010) che guida un gabinetto i cui membri, ad eccezione del Ministro per le Forze armate popolari, sono designati (appointed) dall’Assemblea suprema del popolo, (Choe Go In Min Hoe Ui) che esercita il potere legislativo.
L’Assemblea si compone di 687 seggi i cui titolari vengono eletti ogni cinque anni con sistema maggioritario in collegi uninominali. Requisito per la candidatura è essere presentati da elettori, partiti politici, o organizzazioni sociali; il candidato deve essere nominato nel corso di un meeting che veda la partecipazione di almeno 100 elettori di cui oltre il 50% lo supportino.
A seguito delle ultime elezioni, svoltesi l’8 marzo 2009, il Partito dei Lavoratori (Workers' Party of Korea) ha ottenuto 606 seggi (su 687), 50 seggi sono andati al Partito socialdemocratico, 22 al Chondoist Chongu Party e 3 seggi a candidati indipendenti.
Per Freedom House, la Corea del Nord è uno “Stato non libero” non in possesso dello status di “democrazia elettorale”; il Democracy Index 2011 dell’Economist Intelligence Unit la classifica come “regime autoritario” e ne conferma la collocazione in ultima posizione tra i paesi così classificati (cfr. infra “Indicatori internazionali sul paese”).
La situazione politica
Le dinamiche di politica interna si sviluppano in modo poco trasparente e risultano di difficile comprensione per gli osservatori esteri. Per il 2012, centesimo anniversario della nascita del “Grande Leader” (Kim Il-sung), le autorità nordcoreane hanno enucleato un traguardo ambizioso: che la Corea del Nord divenga una “nazione grande e prospera” (“Kangsong Taeguk”).
Tuttavia – come attestano i rapporti delle agenzie specializzate delle Nazioni Unite (WFP/Unicef/FAO) – il Paese è segnato da una cronica crisi umanitaria, aggravata da cattivi raccolti e frequenti inondazioni (anche recentemente, luglio 2011, un tifone ha attraversato il Paese e piogge torrenziali hanno causato l’allagamento di migliaia di ettari coltivabili).
Va altresì sottolineato il ruolo preponderante delle forze armate negli equilibri politici interni: in ragione della politica del “Military First” (Songun Chongchi), varata da Kim Jong-il nel 1995, un’ampia porzione di PIL è dedicata alle spese militari.
Quanto alla questione nucleare, ripresa nel 2009 con le attività missilistiche e nucleari da parte di Pyongyang - interpretata da molti analisti come rispondente all’esigenza di innalzare la statura politica dell’allora delfino Kim Jong-un con l’attribuirgli concrete capacità di gestione di situazioni di crisi per valorizzarlo agli occhi dell’establishment militare - ha determinato sia l’insorgere di uno stato di tensione nella penisola coreana, sia un rinnovato isolamento della Corea del Nord, soggetta a sanzioni economiche adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Risoluzioni 1718 del 2006 e 1874 del 2009).
Un ulteriore deterioramento delle relazioni tra le due Coree si è avuto nella seconda metà del 2010. L’affondamento della corvetta militare sudcoreana Cheonan (26 marzo, vittime 46 marinai) è stato attribuito alla responsabilità nordcoreana da  un’indagine internazionale condotta da Seoul (con la partecipazione di esperti di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Svezia) ed ha innescato una grave crisi esitata nel congelamento di ogni tipo di relazione o contatto intercoreano.
L’attacco di artiglieria portato il 23 novembre 2010 all’isolotto sudcoreano di Yeonpyeong ha determinato una situazione per la quale, per la prima volta dalla firma dell’armistizio del 1953, il territorio sudcoreano è stato fatto oggetto di numerosi lanci di artiglieria pesante da parte del Nord. La morte di due civili e di due militari (solo per i primi Pyongyang ha offerto le proprie condoglianze) ha contribuito al sentimento di rabbia e di paura di gran parte della popolazione del Sud.
La tensione attorno al 38° parallelo ha continuato a salire a causa dello svolgimento, fra il 2010 e il 2011, di imponenti esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, volte a dissuadere Pyongyang dal compiere ulteriori atti ostili nei confronti del Sud. L’atteggiamento nordcoreano ha elevato sensibilmente la tensione tra le due Coree, allontanando le prospettive di ripresa del negoziato esapartito, c.d. Six Party Talks, meccanismo negoziale istituito nel 2003 per arginare i tentativi di proliferazione nucleare della Corea del Nord, ove affianco a Seoul e Pyongyang sono coinvolti Cina, che presiede, Russia, Giappone e Stati Uniti.
Con l’inizio del 2011, la Corea del Nord, impegnata a gestire l’ascesa al potere di Kim Jong-un, chiamata a far fronte a una nuova crisi alimentare, ha mostrato una rinnovata disponibilità al negoziato a Sei (nonostante nel 2009 l’avesse dichiarato un “esercizio morto”). Nel primo incontro dall'ascesa al potere di Kim Jong-un sul programma nucleare di Pyongyang tra rappresentanti degli Usa e della Corea del Nord si è registrato – hanno affermato fonti americane riportate da agenzie di stampa - ''qualche piccolo progresso''.
In riferimento alla tutela dei diritti umani in Corea del Nord,una serie di studi ed indicatori forniscono un quadro estremamente severo.
Nel 2010 Country Reports on Human Rights Practices del Dipartimento di Stato Usa (rilasciato l’8 aprile 2011) viene documentata un’amplissima serie di violazioni dei diritti umani tra cui l’impossibilità di cambiare regime, il rigido controllo esercitato sui cittadini, le esecuzioni extragiudiziali, sparizioni, detenzioni arbitrarie e in condizioni pericolose per la vita, tortura; il report sottolinea la mancanza di indipendenza del potere giudiziario, la mancanza di libertà di espressione, stampa, riunione ed associazione.
Con riguardo, in particolare, alla libertà religiosa, secondo l’Index mondial de persécution pubblicato annualmente a cura dell’ONG, di matrice cristiano-evangelica, Portes Ouvertesla Corea del Nordè il peggior paese per severità della persecuzione della minoranza cristiana (oltre 400 mila persone su una popolazione totale di 24 milioni). Nell’ultima edizione disponibile (2010) del Rapporto annuale sulla libertà religiosa nel mondo dell’ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre) il regime nord coreano, fondato sul culto della personalità dei leader cui l’ideologia della Juche attribuisce natura divina, nega in maniera assoluta la libertà religiosa; la repressione dei cristiani nel paese, si fonda sulla doppia accusa di slealtà verso il paese e connivenza con l’occidente.
La Corea del Nord è altresì classificata CPC (Country of Particular Concern) nell’ultimo rapporto annuale disponibile, pubblicato a maggio 2010, della Commission on International religious freedom-USCIRF

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