sabato 17 marzo 2012

Fate vedere Raisport ai detenuti al 41 bis


Intervista ad Angiolo Marroni
Voce Repubblicana del 17 marzo 2012
di Lanfranco Palazzolo

I detenuti che scontano il carcere duro devono avere il diritto di vedere “Raisport” e “Raistoria” anche perché non c’è il rischio di inviare ai reclusi messaggi particolari. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni.
Angiolo Marroni, i detenuti al 41bis non possono vedere le trasmissioni di “Raistoria” e di “Raisport”. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non ha permesso questa possibilità. Ci spiega cosa è accaduto?
Questa vicenda tocca i detenuti che scontano la loro pena nel regime del 41 bis. A mio giudizio, questo tipo di misure di reclusione non sono costituzionali. Nel caso del 41 bis il carcere è solo afflittivo e non tende al reinserimento nella società. Questo dovrebbe essere l’obiettivo di qualsiasi pena carceraria. Anche questa mancata possibilità di vedere queste trasmissioni della Rai si colloca in quest’ambito. L’amministrazione penitenziaria ha inteso togliere ogni contatto con l’esterno per tutti i detenuti impedendo la possibilità di vedere questi canali. Il rischio paventato dal Dap è quello di inviare ai mafiosi in carcere messaggi particolari attraverso una trasmissione televisiva. Questi messaggi potrebbero contenere un accordo per particolari linee difensive o un avviso per commettere altri reati. Questo pericolo mi pare del tutto infondato”.
Cosa pensa del 41 bis?
Trovo che sia una forma di detenzione che non tiene conto dei diritti dell’Uomo. Il mondo politico e la magistratura si vantano di questo regime carcerario, ma nell’Unione europea non esiste un altro paese che pratichi un simile regime carcerario. La politica ha fatto diventare il 41bis una legge ordinaria. Nessun politico si esporrebbe mai per cancellare questo articoli. Devo dire che questo tipo di regime ha indotto tanti pentiti di mafia a collaborare. Ma siamo ai confini della clausura”.
Ha avuto modo di leggere le motivazioni addotte al divieto di far vedere questi canali ai detenuti? In passato – si è detto – che ci fu il caso clamoroso di ‘Quelli che il calcio’, trasmissione nel corso della quale sarebbero stati mandati messaggi in codice ai mafiosi in carcere attraverso gli sms inviati alla trasmissione e poi trasmessi nella striscia sullo schermo.
Queste sono televisioni di stato. Non so come sia possibile mandare questi messaggi visto che, durante queste trasmissioni, non vengono riproposti sms o messaggi via twitter. I detenuti non possono nemmeno contare sulla eventuale collaborazione di qualche giornalista sportivo o attraverso qualche storico. Mi pare che sia assurdo. La verità è che questo divieto è stato reso esecutivo solo per rendere la pena più difficile per il detenuto al 41 bis. Non riesco ad immaginare altre forme di comunicazione attraverso questi canali”.

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