venerdì 30 marzo 2012

Il presente della Libia

Dopo la caduta del regime di Gheddafi, la Libia ha avviato un processo di transizione costituzionale. Tale processo, disciplinato dal comunicato costituzionale del 3 agosto 2011 (cfr. dossier “La Costituzione provvisoria libica” 22 settembre 2011), prevede, entro otto mesi dalla “dichiarazione di liberazione” del Paese (avvenuta a fine ottobre), l’elezione di un’assemblea costituente di 200 membri, il “Congresso nazionale generale”. Le elezioni sono attualmente previste per giugno; la legge elettorale approvata agli inizi di marzo prevede che 120 dei 200 componenti siano eletti con sistema maggioritario uninominale, mentre i rimanenti saranno eletti con sistema proporzionale, sulla base di liste con rappresentanza paritaria di uomini e donne. Prima delle elezioni di giugno, si svolgeranno le elezioni dei consigli locali: si sono già svolte quelle di Misurata, mentre per aprile sono previste quelle di Tripoli e Bengasi. Fino alle elezioni di giugno, le funzioni legislative rimangono attribuite al Consiglio nazionale transitorio formatosi alla fine di febbraio, all’inizio dell’insorgenza armata contro il regime di Gheddafi. Il Consiglio nazionale designa un ufficio esecutivo con specifiche funzioni di governo. I poteri appaiono comunque concentrati nel Consiglio nazionale transitorio definito nella dichiarazione costituzionale “suprema autorità rappresentativa” del Paese, con il “compito di promulgazione delle leggi” e di “attuazione della politica generale dello Stato”. L’”Ufficio esecutivo” esercita invece compiti di “gestione dei diversi settori del paese”. Il suo presidente o i suoi membri possono essere sfiduciati dal Consiglio con una maggioranza dei due terzi. Il Congresso generale dovrà procedere entro 30 giorni alla nomina del primo ministro, che, a sua volta dovrà nominare i ministri componenti del governo, da sottoporre ad un voto di fiducia da parte del Congresso generale; nello stesso termine il Congresso generale procederà alla nomina di un organo ristretto incaricato della predisposizione di una bozza di Costituzione; entro i 60 giorni successivi tale organismo dovrebbe presentare una bozza di Costituzione, la quale, dopo il voto del Congresso, sarà sottoposta a referendum entro 30 giorni (per l’approvazione sono necessari i due terzi dei voti favorevoli); entro 30 giorni dall’approvazione della Costituzione il Congresso approverà una nuova legge elettorale ed entro i 180 giorni successivi si svolgeranno le elezioni della nuova assemblea legislativa.
Per Freedom House la Libia è, anche dopo la caduta di Gheddafi, uno “Stato non libero”, non in possesso dello status di “democrazia elettorale” mentre il Democracy Index 2011 dell’Economist Intelligence Unit continua a classificarla come “regime autoritario” (per ulteriori elementi cfr. infra Indicatori internazionali sul paese). Al riguardo, con riferimento al rispetto in concreto delle libertà politiche e civili, Human Rights Watch nel suo World Report 2012 (che contiene notizie aggiornate a gennaio 2012) evidenzia un contesto fortemente deteriorato dalla vicende del conflitto armato interno. Secondo Human Rights Watch, nel corso di questo, le forze fedeli a Gheddafi hanno arrestato migliaia, se non decine di migliaia di persone, molte delle quali civili arrestati arbitrariamente, senza fornire alle organizzazioni internazionali informazioni sulle loro condizioni di detenzione; hanno lanciato attacchi missilistici contro aree civili come la città di Misurata. Nei giorni della caduta di Tripoli le forze della brigata Khamis, guidata dal figlio di Gheddafi, Kahmis, successivamente deceduto nel conflitto, avrebbe effettuato un’esecuzione sommaria di 45 prigionieri. Secondo il rapporto, anche le forze riconducibili al Consiglio nazionale di transizione si sono rese responsabili, nel corso del conflitto armato e successivamente alla sua conclusione, di significative violazioni dei diritti umani, con arresti, fin dagli inizi di marzo, di decine di sospetti “lealisti” gheddafiani e condizioni assai deteriorate di detenzione dei prigionieri. Nell’ultima fase del conflitto e successivamente alla sua conclusione si sono verificati molti episodi di rappresaglia contro popolazioni civili ritenute fedeli a Gheddafi: le milizie di Misurata hanno impedito il rientro nelle loro case a circa 30.000 abitanti della città di Tawergha, ritenuti responsabili, insieme alle forze di Gheddafi, di atrocità contro la città di Misurata. Episodi di vendetta si sono verificati ai danni, nella regione occidentale del paese, di appartenenti della tribù Mesheshiya, ritenuta fedele a Gheddafi. Anche gli elementi a disposizione sulle circostanze della morte, il 20 ottobre 2011, di Gheddafi e di suo figlio Mutassin lasciano presumere che si sia trattato di due esecuzioni sommarie (al riguardo, il Consiglio nazionale di transizione ha annunciato la costituzione di una commissione di inchiesta). I corpi di 53 presunti sostenitori di Gheddafi sono stati ritrovati in un albergo di Sirte, base delle milizie di Misurata riconducibili al Consiglio nazionale di transizione (anche su questo episodio il Consiglio nazionale di transizione ha annunciato un’inchiesta). Milizie locali hanno condotto centinaia, se non migliaia di arresti di immigrati provenienti dall’Africa sub-sahariana con l’accusa di legami con i mercenari di Gheddafi provenienti da tali regioni. Infine, il Consiglio nazionale di transizione appare aver fallito nel tentativo di porre sotto controllo gli ingenti depositi di armi presenti in Libia che appaiono soggetti a frequenti saccheggi.
La situazione politica e sociale
Presidente del Consiglio nazionale di transizione libico (ruolo paragonabile a quello di un Capo di Stato) è, dal febbraio 2011, Mustafa Abdel Jalil, già ministro della giustizia durante il regime di Gheddafi.
Capo dell’Ufficio esecutivo (ruolo paragonabile a quello di un primo ministro) è, dal novembre 2011, Abdulharim El-Keib, ingegnere a lungo vissuto negli USA.
Le prospettive di stabilizzazione della Libia post-Gheddafi appaiono principalmente legate alla capacità di assorbimento in nuove forze armate unitarie delle diverse milizie che hanno partecipato, soprattutto, nella fase finale, al conflitto armato contro le forze gheddafiane. Tutte le principali città hanno proprie brigate e milizie. In tal senso un ruolo preminente appaiono averlo:
-          le forze della Cirenaica, dove la rivolta contro il regime gheddafiano ha avuto inizio, più direttamente legate al Consiglio nazionale di transizione (nel dicembre scorso queste forze si sono aggregate nelle brigate al-Thuwar)
-          le brigate di Misurata e di Zintan (regione montuosa a sud di Tripoli).
-          altra figura chiave è quella di Abdel_Hakim Belhaj, in passato esponente del gruppo islamista radicale “Gruppo di combattimento libico”, nominato comandante militare di Tripoli.
Il 6 marzo 2012 una riunione di leader tribali, militari e intellettuali ha richiesto l’autonomia per la Cirenaica ed un assetto federale per la nuova Libia con la cosiddetta “conferenza di Barqa” (Barqa è il nome arabo per Cirenaica; lo Stato autonomo di “Barqa” dovrebbe essere dotato di proprie forze di polizia, di un proprio Parlamento e di propri tribunali; allo Stato centrale dovrebbero rimanere le competenze in materia di politica estera, di difesa e petrolifera). La riunione ha suscitato però l’opposizione del Consiglio nazionale di transizione e delle stesse brigate al-Thuwar, pure radicate in Cirenaica.
Anche la Fratellanza musulmana libica ha espresso la propria contrarietà.
La Fratellanza ha annunciato la costituzione del partito “Giustizia e Costruzione”.

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