venerdì 30 marzo 2012

La FINLANDIA e il fondo salva stati

La Finlandia è una repubblica parlamentare fondata sulla Costituzione del 1919, modificata nel marzo 2000. Il Presidente della Repubblica viene eletto con voto popolare diretto per un mandato di sei anni (è previsto un ballottaggio tra i primi due candidati qualora nessun candidato ottenga la maggioranza assoluta). Il Capo dello Stato nomina il Primo Ministro e il Vice Primo Ministro scegliendo dalla coalizione o dal partito di maggioranza nelle elezioni, con successiva conferma del Parlamento. Il Parlamento (l’Eduskunta/Riksdag) è monocamerale e si compone di duecento rappresentanti, eletti per quattro anni con un sistema proporzionale (metodo D’Hondt) in 15 circoscrizioni plurinominali. Nel caso in cui il numero di candidati designati dalle sezioni locali dei partiti sia superiore al numero dei posti in lista, la legge elettorale impone il ricorso alle elezioni primarie.
Ai sensi della Costituzione, il Presidente nomina il primo ministro che deve essere confermato dal Parlamento. Il governo è responsabile per gli affari domestici ed europei, assieme al Presidente competente per la politica estera “ in cooperazione con il Governo”. In base ad una modifica costituzionale approvata lo scorso novembre, però, è il primo ministro a rappresentare la Finlandia in seno all’Unione europea e gli eventuali conflitti tra Governo e Presidente in materia europea saranno risolti dal Parlamento.
Per “Freedom House”, la Finlandia è uno Stato “libero” in possesso dello status di democrazia elettorale, mentre il Democracy Index 2011 dell’Economist Intelligence Unit la classifica come “democrazia piena” (cfr. infra “Indicatori internazionali sul Paese”).

La situazione politica
Dopo secoli di dominazione prima svedese e poi russa, la Finlandia ha ottenuto l’indipendenza nel 1917. Il paese è entrato a far parte dell’UE nel 1995, ed è il solo paese nordico ad aver adottato l’euro.
Presidente della Repubblica dal marzo 2012 è Sauli Niinisto del Raggruppamento conservatore (al Parlamento europeo nel gruppo del Partito popolare europeo). Il primo ministro è Jyrki Katainen, appartenente al Raggruppamento conservatore (KOK) al quale è andata la maggioranza dei voti nelle elezioni parlamentari dell’aprile 2011 (vedi sotto tabella risultati). Nel giugno 2011 Katainen ha formato una grande coalizione di governo composta anche dal partito socialdemocratico, dall’Alleanza di sinistra, dai verdi, dal partito del popolo svedese e dai cristiano democratici. Tra le forze di opposizione si segnala il partito di orientamento populista dei “veri finlandesi”, guidato da Tino Soini, che ha ottenuto una significativa affermazione alle elezioni del 2011.

La Finlandia e il Fondo europeo salva-Stati
Uno dei temi che occupano maggiormente l’agenda politica finlandese in questo momento è quello europeo. I due maggiori partiti della coalizione di governo sono fra loro in disaccordo riguardo il progetto di introdurre un nuovo sistema di votazione per il Meccanismo permanente europeo di stabilità – ESM (cosiddetto “fondo salva stati”), che da metà 2012 dovrebbe sostituire l’attuale fondo temporaneo, l’EFSF.
Il Consiglio europeo del 9 dicembre ha prospettato, tra le altre cose, che il nuovo fondo (della consistenza di 500 miliardi di euro) possa prendere decisioni in merito all’erogazione di aiuti in situazioni di emergenza con la maggioranza dell’85% (come proposto da Francia e Germania), e non all’unanimità (come avrebbero voluto alcuni stati più piccoli). La Finlandia ha dato il proprio assenso alla proposta, subordinandolo alla verifica della costituzionalità nell’ordinamento interno e comunque garantendo il superamento di eventuali profili problematici di costituzionalità entro l’entrata in vigore del Fondo permanente. Vi è in effetti un problema di compatibilità della previsione della maggioranza qualificata con la previsione costituzionale finlandese che subordina l’utilizzo di fondi pubblici ad un’esplicita approvazione parlamentare. Con il voto a maggioranza, invece, il Meccanismo europeo permanente di stabilità potrebbe disporre di risorse fornite dalla Finlandia, nonostante il suo voto contrario. Nella coalizione di governo, il partito socialdemocratico ha sostenuto l’assoluta incostituzionalità della misura, chiedendo di verificare la possibilità dell’inserimento di una clausola di opting-out per la Finlandia. Il Raggruppamento conservatore, invece, ritiene di poter raggiungere un accordo con gli altri Stati membri dell’eurozona prima del lancio del Fondo il prossimo luglio. In particolare, da un lato, si prospetta la possibilità di una modifica costituzionale in Finlandia (che però appare di complessa realizzabilità, richiedendo una maggioranza dei due terzi in Parlamento). Dall’altro, si prefigura la possibilità di negoziare effettivamente l’adozione di una clausola di opting-out per la Finlandia in caso di utilizzo delle risorse del Fondo permanente salva-Stati con decisione a maggioranza e senza l’assenso della Finlandia. A fronte di queste obiezioni le autorità dell’Unione europea avrebbero rassicurato la Finlandia che il ricorso alla maggioranza qualificata unicamente in situazioni di emergenza ed in via transitoria.
Peraltro la non partecipazione della Finlandia al Fondo permanente Salva-Stati potrebbe avere delle conseguenze anche sulle misure di salvataggio in corso nei confronti della Grecia, a valere, in questo, caso, sulle risorse del Fondo temporaneo salva-Stati. Infatti, nel novembre scorso, è stato raggiunto un accordo in sede UE per il riconoscimento di garanzie collaterali alla Finlandia sui prestiti erogati, attraverso il Fondo temporaneo alla Grecia. Le garanzie collaterali erano state fortemente richieste durante la campagna elettorale dal partito socialdemocratico che a questo aveva poi subordinato la sua partecipazione alla coalizione di governo. L’accordo sulle garanzie raggiunto a novembre è molto meno generoso rispetto ad un precedente accordo bilaterale tra Finlandia e Grecia, poi abbandonato per le pressioni degli altri Stati membri dell’Unione europea, e prevede che il collaterale si applichi solo al quaranta per cento del contributo finlandese al Fondo e venga “spalmato” fino a trenta anni dopo l’eventuale fallimento della Grecia. L’accordo subordina anche l’erogazione del collaterale alla partecipazione della Finlandia al Fondo permanente. Quindi una mancata partecipazione della Finlandia a quest’ultimo farebbe venire meno sia l’accordo sul collaterale, sia, probabilmente, la partecipazione della Finlandia al versamento delle ulteriori tranche del prestito a sostegno della Grecia.
In Finlandia si registra una forte opposizione popolare a fornire ulteriori aiuti ai paesi vulnerabili dell’area Euro, come testimoniato dal successo elettorale del partito dei veri finlandesi.

Risultati elezioni 2011

Partiti
Seggi 2011
Seggi 2007
Raggruppamento conservatore (KOK)
44
50
Socialdemocratici (SDP)
42
45
Veri Finlandesi
39
5
Partito di Centro (KESK)
35
51
Alleanza di Sinistra (VAS)
14
17
Verdi (VIHR)
10
15
Partito del popolo svedese in Finlandia (SFP)
9
9
Partito Cristiano Democratico (SKL)
6
7

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