mercoledì 14 marzo 2012

Per fare quella riforma ci vogliono meno di 5 anni


Intervista a Federico Lucidi
Voce Repubblicana del 14 marzo 2012
di Lanfranco Palazzolo

Per fare una riforma degli ammortizzatori sociali ci vogliono meno di cinque anni. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Federico Lucidi, ricercatore presso la Fondazione Brodolini.
Federico Lucidi, lunedì si è aperto il tavolo di confronto tra Governo e sindacati sui contratti di lavoro e sugli ammortizzatori sociali. Il ministro Elsa Fornero si propone un obiettivo ambizioso per la riforma degli ammortizzatori: far entrare a regime un nuovo sistema di tutela per chi perde il posto di lavoro in 5 anni. Quali sono le sue impressioni?
Credo che si possa fare molto per aumentare la coerenza e l'universalità degli ammortizzatori sociali. Quello degli ammortizzatori è il principale problema che ci troviamo ad affrontare. In Italia, il nostro sistema è particolarmente frammentato. Ci sono degli strumenti generosi, ma non troppo rispetto alla media europea. Ci sono degli strumenti che possono rappresentare una garanzia per un periodo sufficientemente lungo ed altri che prevedono una durata comparativamente più breve e soltanto una copertura limitata ad alcune tipologie di lavoratori. Questo è il principale problema che ci troviamo ad affrontare. In questo settore si può trovare una soluzione efficace che possa essere ispirato alle buone pratiche europee. Mi sembra che la proposta di riforma sia ancora piuttosto vaga. Non ci sono state ipotesi concrete sul tavolo. I cinque anni di cui si parla per far entrare a regime una simile proposta mi sembrano davvero tanti. Sarebbe il caso che si arrivasse a regime in un periodo più breve”.
Perchè nel nostro paese non si è mai fatta strada la cultura dell'indennità di disoccupazione e si è fatto sempre ricorso alla Cassa integrazione?
La legislazione sugli ammortizzatori sociali è stata costruita pezzo dopo pezzo e non è mai stata pensata in chiave universalistica. Abbiamo strumenti come la Cassa integrazione guadagni che risalgono al dopoguerra, altri che sono stati aggiunti più tardi come l'indennità di mobilità. Negli anni '90 sono stati introdotti la liberalizzazione dei contratti a termine e i collaboratori parasubordinati che, al momento, non godono nessun accesso agli ammortizzatori sociali. Non c'è stato mai un ripensamento della materia generale, come si sta facendo in questo periodo”.
La Fornero vuole introdurre le tutele per altri 8 milioni di lavoratori. Un numero enorme di soggetti. Con questi obiettivi la riforma è realizzabile in meno di cinque anni?
Il tempo dipende dalle modalità di finanziamento. Se costruiamo un sistema basato sui contributi, come la Cassa integrazione guadagni, dove i lavoratori e le imprese pagano una quota di contribuzione che viene accumulata in un fondo per pagare gli ammortizzatori sociali. Le parti devono mettersi d'accordo. Non è un obiettivo impossibile”.

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