mercoledì 25 aprile 2012

Quella riforma è improcrastinabile


Voce Repubblicana, 25 aprile 2012 
Intervista a Nicolò Amato
di Lanfranco Palazzolo

Riformare la giustizia italiana è un'urgenza improcrastinabile. Lo ha detto alla “Voce” il magistrato Nicolò Amato, già direttore del Dipartimento amministrazione penitenziaria.
Nicolò Amato, cosa pensa di un'amnistia per risolvere il problema delle carceri italiane?
“Io sostengo la battaglia a favore di un'amnistia. Il livello di crisi del nostro sistema di giustizia ha raggiunto il limite della bancarotta totale. Apprezzo l'iniziativa di quanti si battono a favore di un provvedimento di clemenza. Questi temi sembrano scorrere nella totale indifferenza dell'opinione pubblica italiana. Non riesco a comprendere come la classe politica italiana possa essere spasmodicamente impegnata in questioni di potere, in polemiche interne. Nessuno si cura minimamente dello stato del paese. C'è un vecchio detto secondo il quale la civiltà di un paese si misura dalla civiltà dei suoi tribunali e da quella delle proprie carceri. Ecco perché l'Italia si può considerare un paese peggio del Terzo Mondo. L'Italia era la culla del diritto, ma ha smarrito un minimo di senso della legalità. I nostri procedimenti penali e civili sono lentissimi. Ci vogliono anni per una sentenza”.
Quali altri limiti vede nel nostro sistema?
“Manca una forma di responsabilità da parte dei giudici. Nel 1987 venne presentato un referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, il cui esito fu disatteso da una legge attuativa che ne ha svuotato i contenuti. Da allora abbiamo il vuoto. Non può esistere un sistema democratico e una divisione di poteri che non contemplino una responsabilità civile. Mi auguro che ci sia un inizio di svolta anche per questo. Se non lo facciamo ci sarà una grossa crisi morale di questo paese. Altrimenti saremmo travolti da tutto”.
Come ha trovato l'azione del ministro della Giustizia Paola Severino?
“Comprendo che questo ministro, come quelli precedenti, hanno avuto degli enormi problemi di fondo rispetto ai problemi strutturali della giustizia. La politica ha lasciato pochi spazi per affrontare certe questioni. Le corporazioni sono troppo forti. Ecco perché è quasi impossibile fare qualcosa di buono. Ecco perché serve una profonda riforma del sistema giustizia. La lentezza dei procedimenti svuota ogni senso di giustizia. Ecco perché è necessario scandire, nell'ambito del processo, i tempi di accusa e difesa. Il rinvio ad ogni udienza è di mesi ed anni. Ecco perché non ha senso stabilire il giusto processo in Costituzione senza dare spazi all'attuazione reale di questo principio”.
Riaprirebbe il carcere de l'Asinara e quello di Pianosa esclusivamente per il 41 bis?
“Quando ci furono le stragi del 1992 fui proprio io a riaprirli. Ma quello era un caso di eccezionale emergenza. E l'emergenza non può essere la regola per il sistema penitenziario italiano”. 

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