giovedì 31 maggio 2012

Nanni alla presidenza di Cannes è un paradosso


Voce Repubblicana, 31 maggio 2012
Intervista a Pasquale Squitieri
di Lanfranco Palazzolo

Nanni Moretti presidente della giuria a Cannes è un paradosso. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il regista Pasquale Squitieri.
Pasquale Squitieri, cosa pensa dell'ultimo festival di Cannes che ha dato a Matteo Garrone la vittoria con il suo film dal titolo “Reality”?
Penso che Matteo Garrone abbia meritato il suo premio perchè si è distaccato dal neorealismo. Sarebbe ora che il cinema italiano si allontanasse da un certo linguaggio che io giudico falso. Considero Garrone un bravo regista”.
Non pensa che per Reality sia stato utilizzato uno stereotipo facile come quello del pescivendolo napoletano per raccontare questa storia?
Il protagonista del film di Garrone è teatrale, un personaggio quasi mitico. Non credo che sia un'esasperazione o un errore”.
Come ha trovato la presidenza della giuria di Cannes di Nanni Moretti, che era già stato giurato a Cannes e che è reduce dall'insuccesso di “Abbiamo il Papa”, che è andato molto male al David di Donatello.....
Per fortuna!”.
Perché?
Io ho sempre avuto un profondo rispetto per ogni forma di religiosità e per i rappresentanti di tutte le religioni. Rispetto tutti: i musulmani, gli ebrei, gli induisti. Non farei mai un film sulla religiosità. Non lo trovo di buon gusto. Non avrei mai fatto un film come quello di Nanni Moretti sul Papa. E pensare che il suo film iniziava molto bene, ma è stato dalla sua presenza scenica. Moretti ha rovinato tutto per questo. Poteva essere una buona idea se lo avesse diretto Bunuel e non certo Moretti”.
Pensa che sia giusto dare a Moretti la presidenza di una giuria importante come quella di Cannes? Nel 1995 ci furono molte polemiche perchè Moretti ignorò totalmente un film di Marco Bellocchio fatto molto bene.
So perfettamente cosa significa avere una giuria di parte contro. Quando presentai 'Claretta' il mio film venne aspramente criticato quando venne presentato al festival di Venezia. Su Moretti c'è un grosso equivoco. Lui ha fatto dei filmini molto divertenti. Era un Grillo ante litteram. Il suo errore è quello di aver voluto fare il regista. Moretti mette insieme delle immagini alla meglio. Non ha idea di come si fa un film e di come si fa narrazione. Anche le sue piazzate politiche sono ridicole. E' un Grillo più sdoganabile. Sono 15 anni che si propone con cose orribili come 'Il Caimano'. Ma anche quel film era una pagliacciata”.
Qual è stato il più grande errore di Moretti?
Aver definito Berlusconi un pagliaccio della vita politica italiana. Ma Berlusconi ha scritto la storia di questo paese, mentre oggi assistiamo ai suicidi degli imprenditori. Oggi vedo Nanni Moretti molto appassito. Detesto le giurie. Penso che Nanni Moretti non abbia niente a che fare con il cinema. Ecco perché credo che la presidenza della giuria a Cannes sia un paradosso”.

mercoledì 30 maggio 2012

Questo calcio è il nostro specchio


Intervista a Maurizio Paniz
Voce Repubblicana, 30 maggio 2012
di Lanfranco Palazzolo

Il calcio italiano rispecchia la società del nostro paese. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Maurizio Paniz, deputato del Pdl.
Onorevole Paniz, gli sviluppi dell’inchiesta sul calcio scommesse ha sorpreso tutti. Quali sono le sue prime impressioni su questa vicenda?
La magistratura ha il diritto dovere di procedere a tutte le inchieste che ritiene opportuno svolgere contro qualsiasi tipo di reato. E’ importante che non ci siano spettacolarizzazioni e che non si utilizzi il valore mediatico dello sport per evidenziare fatti gonfiati eccessivamente e che non hanno rilevanza penale”.
L’accusa che ha sorpreso tutti è quella nei confronti dell’allenatore della Juventus Antonio Conte, accusato di associazione per delinquere.
Non sono sorpreso dall’avviso di garanzia ricevuto da Antonio Conte. Era ormai noto da tempo che l’allenatore della Juventus era coinvolto in questa vicenda perché tirato in ballo dalla testimonianza di un giocatore. Per quanto riguarda Conte si è parlato di connivente silenzio, di connivente assenso. Agli occhi di tutti è certo che Conte non è intervenuto personalmente per favorire alcuna intesa illecita. Si tratterebbe dunque di un’omessa denuncia. Secondo me, dal punto di vista sportivo, questa situazione non avrebbe alcun tipo di spessore accusatorio”.
In questi anni l’ondata di corruttela che ha toccato il mondo del calcio non si è arrestata. Qual è il male del calcio italiano e non solo di quello italiano?
Il mondo del calcio italiano rispecchia quello che è il mondo della società civile italiana. Nella società italiana ci sono tante persone oneste, ma c’è anche qualche disonesto. Nel mondo dello sport ci sono tantissimi atleti che hanno saputo impegnarsi nel nome dei veri valori dello sport. E, purtroppo, c’è anche qualche delinquente. Non mi pare che ci sia nulla di nuovo sotto il sole e nulla che meriti un’enfatizzazione del fenomeno”.
Pensa che la giustizia sportiva permetta il perpetuarsi di certi malcostumi?
Della giustizia sportiva mi preoccupa molto la sommarietà degli accertamenti e il principio della responsabilità oggettiva, che ritengo ingiustificato. La giustizia sportiva è molto più veloce, anche se non tutti i passaggi avvengono con la dovuta riflessione”.
Ha qualcosa da ridire sul comportamento della procura di Cremona?
No, non ho nessuna critica da fare. Non mi permetto mai di sindacare il contenuto delle inchieste. Però non amo la spettacolarizzazione delle inchieste”.
Pensa che questa inchiesta toccherà le prestazioni della nostra nazionale agli Europei o la reazione degli azzurri sarà simile allo scandalo del 2006, quando la nazionale vinse i mondiali?
Penso che il mondo del calcio è impermeabile a questi attacchi. Se in campo ci sono giocatori veri non ci sarà nessun contraccolpo”.

martedì 29 maggio 2012

Se Hollande non vuole l'Europa federale


Voce Repubblicana, 29 maggio 2012
Intervista a Pier Virgilio Dastoli
di Lanfranco Palazzolo

Se non si pensa all’integrazione politica dell’Unione europea non si arriva da nessuna parte. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Pier Virgilio Dastoli, presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo.
Pier Virgilio Dastoli, maggio è stato il mese in cui si è festeggiata l’Unione europea. Quali sono le prospettive dell’Ue in quello che è stato definito come il momento più critico dal momento in cui è nata la moneta unica?
L’unica speranza dell’Europa è che, alla domanda delle crescita, ci sia anche uno sviluppo del progetto federale dell’Unione europea. La parola crescita nasconde varie idee contrapposte tra loro. Questa idea può essere portata avanti a condizione di associarla al rilancio dell’integrazione politica. Se si dimentica questo non si va da nessuna parte. Sappiamo che il nuovo presidente francese Francoise Hollande ritiene che l’Europa debba incamminarsi sulla strada della crescita. Se Hollande dimenticasse le idee dei francesi, che spesso sono stati ostili all’idea di una Europa sovrannazionale, non accompagna l’idea della crescita anche allo sviluppo politico dell’Ue, il suo progetto è destinato a fallire. Le conseguenze per l’Europa saranno gravissime”.
Il Presidente della Repubblica francese è stato chiaro nella sua campagna elettorale su quello che avrebbe fatto una volta giunto all’Eliseo?
A me sembra che non sia stato molto chiaro. Sulle questioni relative alla crescita ha detto che il rigore non basta, ma a questo progetto non ha indicato un chiaro percorso di crescita politica dell’Unione. Se continuerà ad ignorarlo il suo progetto è costruito sulla sabbia. Hollande è stato molto vago da questo punto di vista. Anche tutti i socialisti europei sono rimasti sul vago da questo punto di vista. Nessuno si è posto questo problema”.
Cosa deve temere la cancelliera tedesca Angela Merkel, che viene considerata come un leader che naviga in una grave crisi politica nel suo paese?
La Merkel deve tenere conto che in Germania e in Francia deve lavorare con la base di un accordo con i socialisti e i verdi. Contrariamente alla sua convinzione sul fatto che i tedeschi siano con lei, la Merkel non ha tenuto conto che alle ultime consultazioni politiche nei laender tedeschi la sua visione politica è uscita totalmente sconfitta. Questo significa che i tedeschi pensano ad un’altra Europa. La Germania deve accorgersi di questo. E il Governo italiano può effettivamente svolgere un ruolo. Basta trovare il coraggio di affrontare i temi politici”.
In cosa ha sbagliato Monti nel suo approccio con la crisi economica e finanziaria italiana e dell’Unione europea?
Ha fatto bene a pensare al rigore finanziario e al rilancio degli investimenti. Ma deve pensare a porre con maggiore forza il tema dell’integrazione politica dell’Europa”.

sabato 26 maggio 2012

Chiedilo a loro: "Cosa ne pensano delle dimissioni di Gotti Tedeschi e del corvo Vaticano?

 In questi giorni di presentazione del 730 e di dichiarazioni dei redditi attraverso l'Unico 2012, la televisione ci propina uno spot per sostenere la Chiesa cattolica con l'8 per mille. Proprio negli stessi giorni in cui fioccano gli scandali vaticani: le dimissioni del banchiere vaticano Gotti Tedeschi e l'arresto del maggiordomo papale che diffondeva la corrispondenza di Benedetto XVI ad alcuni quotidiani italiani. Situazioni imbarazzanti che ci spingono tutti in coro a fare la domanda dello spot agli inconsapevoli testimonial della campagna pubblicitaria miliardaria della CEI....


Qui ci vuole ancora Denis Verdini


Voce Repubblicana, 26 maggio 2012
 Intervista di Lanfranco Palazzolo
 a Giancarlo Lehner

Il popolo delle libertà deve continuare a puntare su personaggi come Denis Verdini Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'onorevole Giancarlo Lehner, deputato di Popolo e territorio.
Onorevole Lehner, in questi giorni è apparsa evidente la crisi del Popolo delle libertà. Che fine hanno fatto gli elettori moderati in questa delicata fase politica?
“Serve un partito in grado di farsi come movimento. In questa fase vedo pochi segnali. Io credo che il vero nodo sia nella situazione ai vertici del partito”.
Angelino Alfano è un leader che ha dovuto affrontare problemi più grossi di lui?
“Credo che il vero nodo sia proprio nella segreteria di Angelino Alfano. In tempi non  sospetti ho scritto che il mio augurio è che Alfano faccia quello che a suo tempo aveva fatto Bettino Craxi nel 1976, quando prese la segreteria del Partito socialista italiano. Angelino Alfano è arrivato al vertice del Pdl come uomo di Silvio Berlusconi. Anche Craxi fu nominato segretario del Psi in attesa di quello che veniva indicato come il suo successore, il vero segretario del Psi. E Craxi ebbe la grande virtù di spazzare via tutti i colonnelli e di determinare la politica italiana per molti anni. Auguro ad Alfano lo stesso destino di Craxi. Ma lui deve passare attraverso il 'parricidio' di Berlusconi. In altre parole deve rendersi autonomo. Capisco che sia un discorso che fa male perché tutti siamo grati a Berlusconi per quello che ha fatto. Credo che Alfano ha bisogno di maggiore coraggio e decidere. A quel punto si vede se lui ha statura e carisma”.
Cosa rappresenta il direttorio varato giovedì scorso?
“Secondo me si tratta di una sciocchezza. Franco Frattini è un ottimo personaggio, ma Maria Stella Gelmini non è adatta. I personaggi su cui puntare sono Denis Verdini e Sandro Bondi. Anche Mario Landolfi è un ottimo personaggio. Queste sono le nostre colonne su cui puntare per il rinnovamento. Denis ha svolto un lavoro eccezionale in questo ultimo anno reggendo il partito con il suo impegno. Si è massacrato di impegni e di lavoro. L'esito del lavoro svolto è importante. Non possiamo rinunciare a lui per fare spazio ad un giovane”.
E' ricostruibile l'alleanza con la Lega Nord oppure la ritiene improponibile?
“La situazione è particolarmente incerta. La Lega Nord di oggi appare come un alleato meno affidabile. Credo che l'errore più grosso compiuto dalla dirigenza di questo partito è l'attacco contro Umberto Bossi. Quando ci sono attacchi di questo genere alla dirigenza del partito è necessario fare quadrato intorno al leader. Altro che le stronzate della scopa e della pulizia interna. Ecco perché credo che la Lega Nord abbia commesso errori molto grossi. Non c'è nessuna condanna nei confronti di Bossi e di nessun altro dirigente di quel partito. E' un suicidio”.

Damiano è un altro giorno. La pdl Damiano sui trattamenti previdenziali

La proposta di legge C.5103 (on. Damiano e altri) interviene su due aspetti della recente riforma del sistema previdenziale, con l’obiettivo di ampliare la platea dei lavoratori nei confronti dei quali continuano ad applicarsi le previgenti disposizioni in materia di accesso e decorrenza dei trattamenti pensionistici.

Il provvedimento si compone di un solo articolo, suddiviso in due commi.

Il comma 1 modifica l’articolo 24 del decreto-legge n.2011 del 2011, al fine di prevedere che la data da considerare per individuare le categorie di lavoratori, che si trovino in determinate condizioni e siano in possesso di specifici requisiti, ai quali continua ad applicarsi la previgente disciplina in materia di accesso e decorrenza dei trattamenti pensionistici  (lavoratori in mobilità, titolari di prestazioni a carico di fondi di solidarietà, lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione, lavoratori che beneficiano dell’esonero dal servizio) sia differita (dal 4 dicembre 2012, come attualmente previsto) al 31 dicembre 2012.

Il comma 2 modifica l’articolo 6, comma 2-ter, del decreto-legge n.216 del 2011, al fine di prevedere che le previgenti disposizioni in materia di accesso e decorrenza dei trattamenti pensionistici trovino applicazione, per quanto riguarda i lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto entro il 31 dicembre 2011 sulla base di accordi individuali o di accordi collettivi di incentivi all’esodo, nel caso in cui il possesso dei requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla previgente disciplina avrebbe comportato la maturazione (e non già la “decorrenza”, come attualmente previsto) del trattamento previdenziale entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto-legge n.201/2011 di riforma del sistema previdenziale (ossia entro il 7 dicembre 2013).

Relazioni allegate

Alla proposta di legge è allegata la relazione illustrativa.

Necessità dell’intervento con legge

L’intervento con legge si rende necessario in quanto il provvedimento interviene su materia regolata da fonti normative primarie.

Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite

Le norme contenute nella proposta di legge in esame sono riconducibili alla materia di legislazione esclusiva stataleprevidenza sociale”, di cui all’articolo 117, comma 2, lettera o), Cost..

Incidenza sull’ordinamento giuridico

Attribuzione di poteri normativi

Non è prevista l’attribuzione di poteri normativi.

Coordinamento con la normativa vigente

Il collegamento con la normativa vigente è efficacemente assicurato dalla modifica espressa di norme vigenti.

Collegamento con lavori legislativi in corso

Non vi sono lavori legislativi in corso sulla materia.

Giova ricordare, peraltro, che le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 2, della proposta di legge in esame, si muovono nella direzione indicata con l’ordine del giorno e n.9/04865-B/28 (accolto dal Governo).

Impatto sui destinatari delle norme

Entrambe le disposizioni di cui si compone la proposta di legge producono l’effetto di ampliare la platea dei lavoratori nei confronti dei quali continuano ad applicarsi le previgenti disposizioni in materia di accesso e decorrenza dei trattamenti pensionistici.

Quadro della normativa vigente

La riforma della previdenza

a) aspetti generali

L’articolo 24 del decreto-legge 201/2011 ha attuato una revisione complessiva del sistema pensionistico.
In particolare, sono stati ridefiniti i requisiti anagrafici per il pensionamento di vecchiaia a decorrere dal 1° gennaio 2012 (comma 6), disponendo l’innalzamento a 66 anni del limite minimo per accedere alla pensione di vecchiaia (sia per i lavoratori dipendenti sia per quelli autonomi), nonché l’anticipazione della disciplina a regime dell’innalzamento progressivo dell’età anagrafica delle lavoratrici dipendenti private al 2018 (in luogo del 2026) Più specificamente, sono stati  ridefiniti i requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione di vecchiaia nei seguenti termini:
  • 62 anni per le lavoratrici dipendenti private, la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO e delle forme sostitutive della medesima; tale requisito anagrafico viene ulteriormente innalzato a 63 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2014; 65 anni a decorrere dal 1° gennaio 2016; 66 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018;
  • 63 anni e 6 mesi per le lavoratrici autonome la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO nonché della gestione separata INPS; tale requisito anagrafico è fissato a 64 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2014; 65 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2016; 66 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018;
  • 66 anni per i lavoratori dipendenti privati e i pubblici dipendenti (lavoratori e, ai sensi dell’articolo 22-ter del D.L. 78/2009, lavoratrici), la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima. Si ricorda che l’articolo 22-ter del D.L. 78/2009 è intervenuto in materia di requisiti anagrafici richiesti ai fini del diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti iscritte alle forme esclusive dell'AGO per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti (cioè le lavoratrici dipendenti pubbliche). Al riguardo, si ricorda che l’articolo 12, comma 12-sexies, del decreto-legge 78/2010, ha stabilito, in relazione all'età pensionabile delle dipendenti pubbliche, che il raggiungimento del requisito anagrafico dei 65 anni ai fini del riconoscimento della pensione di vecchiaia operi, a regime, a decorrere dal 1° gennaio 2012 (e non più dal 2018, come previsto dalla normativa previgente, la quale continua invece a trovare applicazione per le lavoratrici che maturino i requisiti da essa richiesti entro il 31 dicembre 2011);
  • 66 anni per i lavoratori autonomi la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO, nonché della gestione separata INPS.
Inoltre, si stabilisce (comma 9) un limite anagrafico minimo per l’accesso alla pensione di vecchiaia per i lavoratori e le lavoratrici la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO e delle forme esclusive e sostitutive della medesima, nonché della gestione separata INPS. In particolare, i requisiti anagrafici devono essere tali da garantire un'età minima di accesso al trattamento pensionistico non inferiore a 67 anni per i soggetti, in possesso dei predetti requisiti, che maturino il diritto alla prima decorrenza utile del pensionamento dall'anno 2021.
Il successivo comma 10 innalza, a decorrere dal 1° gennaio 2012 e con riferimento ai soggetti la cui pensione è liquidata a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della L. 335/1995, che maturino i requisiti a partire dalla medesima data, il limite massimo di 40 anni richiesto ai fini del riconoscimento del diritto al pensionamento in base al solo requisito di anzianità contributiva a prescindere dall’età anagrafica (c.d. “quarantesimi”).
Sulla base delle nuove disposizioni, l’accesso al trattamento pensionistico è consentito esclusivamente qualora risulti maturata un’anzianità contributiva di:
  • nel 2012, 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne;
  • nel 2013, 42 anni e 2 mesi per gli uomini e 41 anni e 2 mesi per le donne;
  • a decorrere dal 2014, 42 anni e 3 mesi per gli uomini e 41 anni e 3 mesi per le donne.
In virtù di tale disposizione viene soppressa, sempre a decorrere dal 2012, la possibilità di accedere al pensionamento anticipato con il sistema delle cd. “quote” introdotto dallaL. 247/2007, con un’anzianità minima compresa tra 35 e 36 anni di contributi.
Inoltre, si prevede l’applicazione di una riduzione percentuale del trattamento pensionistico per ogni anno di pensionamento anticipato rispetto all’età di 62 anni (pari all’1%, con elevazione al 2% per ogni ulteriore anno di anticipo rispetto a 2 anni).

b) I lavoratori ai quali continua ad applicarsi il regime previgente


L’articolo 24, comma 14, del D.L. 201/2011 ha disposto che le disposizioni previgenti in materia di requisiti di accesso e di regime di decorrenza dei trattamenti pensionistici (c.d. finestre”) continuino ad applicarsi, in primo luogo:
§      ai lavoratori che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2011;
§      ai lavoratori di cui all’articolo 1, comma 9, della L. 243/2004 (ove si prevede che, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2015, è confermata la possibilità di conseguire il diritto all'accesso al trattamento pensionistico di anzianità, in presenza di un'anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e di un'età pari o superiore a 57 anni per le lavoratrici dipendenti e a 58 anni per le lavoratrici autonome. Entro il 31 dicembre 2015 il Governo verifica i risultati della predetta sperimentazione, al fine di una sua eventuale prosecuzione).
Le disposizioni previgenti continuano, altresì, ad applicarsi, nei limiti delle risorse e sulla base della procedura previste al comma 15, a una serie di lavoratori che abbiano requisiti per l’accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011, riconducibili alle seguenti categorie:
§       lavoratori collocati in mobilità ai sensi degli articoli 4 e 24 della L. 223/1991, sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 4 dicembre 2011, e che maturino i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità (articolo 7, comma 2, della L. 223/1991) (lettera a));
§       lavoratori collocati in mobilità lunga, ai sensi dell’articolo 7, commi 6 e 7, della L. 223/1991, per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 4 dicembre 2011(lettera b));
§       lavoratori titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore alla data del 4 dicembre 2011, nonché lavoratori per i quali sia stato previsto da accordi collettivi stipulati entro la data del 4 dicembre 2011 il diritto di accesso ai predetti fondi di solidarietà; (lettera c));
§       lavoratori che, antecedentemente alla data del 4 dicembre 2011, siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione (lettera d));
§       lavoratori che alla data del 4 dicembre 2011si trovino in esonero dal servizio ai sensi dell’articolo 72, comma 1, del D.L. 112/2008 (tale norma ha previsto per gli anni 2009, 2010 e 2011 - periodo prorogato fino al 2014 dall’articolo 2, comma 53, del D.L. 225/2010 - che i dipendenti pubblici possano chiedere di essere esonerati dal servizio nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione della anzianità massima contributiva di 40 anni) (lettera e)).
§       ai lavoratori che alla data del 31 ottobre 2011 sono in congedo per assistere figli con disabilità grave (ai sensi dell'articolo 42, comma 5, del D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151), a condizione che maturino, entro ventiquattro mesi dalla data di inizio del predetto congedo, il requisito di anzianità contributiva di 40 anni (lettera e-bis)).

L’articolo 24, comma 15, del D.L. 201/2011, rimette a un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro il 30 giugno 2012 (per effetto della proroga, ai sensi dell’articolo 6, comma 2, del DL n.216/2011, del termine inizialmente fissato al 28 marzo 2012), la definizione delle modalità di attuazione della norma,  nei limiti di risorse predeterminate.

Da ultimo, l’articolo 6, comma 2-ter, del DL n.216/2011, ha previsto che (sempre nel limite delle risorse e con le procedure previste dall’articolo 1, comma 15, del DL n.201/2011) sono inclusi nell’ambito di coloro a cui continuano ad applicarsi le previgenti disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime di decorrenza dei trattamenti pensionistici (c.d. “finestre”), anche i lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto, in base ad accordi individuali, stipulati in data antecedente a quella di entrata in vigore del D.L. 201/2011 (sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter c.p.c., che disciplinano la conciliazione e l’arbitrato), o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all'esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale. A tal fine, la data di cessazionedel rapporto di lavoro deve risultare da elementi certi ed oggettivi (quali le comunicazioni obbligatorie agli ispettorati del lavoro); mentre l lavoratore deve risultare, alla data di risoluzione del rapporto di lavoro, in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla previgente disciplina pensionistica, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento entro un periodo non superiore a 24 mesi alla data di entrata in vigore del D.L. n.201/2011.

Il vertice della NATO a Chicago il 20 e il 21 maggio 2012


Il 20 e 21 maggio prossimi si terrà a Chicago il XXV Vertice dei Capi di Stato e di Governo dei paesi aderenti alla NATO.
Il vertice sarà incentrato su tre temi principali:
Ø      l'impegno dell'Alleanza in Afghanistan durante la fase di transizione e dopo il 2014;
Ø      la capacità della NATO di difendere gli Stati membri e di affrontare le sfide del XXI secolo;
Ø      il rafforzamento dei rapporti di partenariato dell’Alleanza con altri Paesi.
Il vertice dovrà inoltre adottare le misure di consolidamento delle decisioni e degli indirizzi già assunti durante il vertice di Lisbona del novembre 2010.
Per quanto riguarda l’Afghanistan, la NATO si è impegnata a sostenere l'Afghanistan dopo il ritiro delle sue truppe nel 2014, quando sarà concluso il graduale trasferimento in corso delle responsabilità per la sicurezza del paese dalle truppe ISAF alle Forze di sicurezza afghane. Una volta terminata l’attuale configurazione della missione ISAF il ruolo della NATO dovrebbe infatti evolversi verso compiti di sostegno, di addestramento e di formazione delle forze afghane, mantenendo però la possibilità di partecipare a operazioni militari su richiesta di queste ultime. Il vertice di Chicago dovrebbe definire le modalità di compimento del processo di transizione e decidere l’entità dell’impegno finanziario, militare e di sostegno al governo afghano dopo il 2014.
In questa fase di crisi internazionale e di austerità all’interno dei singoli Paesi, la NATO è chiamata ad ottimizzare l'utilizzo delle risorse destinate alla sicurezza. La grave crisi finanziaria in Europa e altrove, la drastica riduzione del disavanzo negli Stati Uniti e la crescente pressione esercitata sui bilanci della difesa, hanno imposto all'Alleanza di studiare quelle sinergie che consentano di ottenere un alto grado di efficienza attraverso l’utilizzo delle conoscenze e dell’esperienza comune ai vari Paesi.
Il conseguimento dell’obiettivo di mantenere e accrescere il proprio contributo alla stabilità e alla sicurezza del pianeta, anche con meno risorse, richiede l’adesione ad una nuova cultura della cooperazione tra le forze dei singoli Paesi, secondo il nuovo concetto di Smart Defense, che dovrebbe essere approvato a Chicago, dove gli alleati intendono lanciare nuovi progetti multinazionali che favoriscano l’interoperabilità e consentano all'Alleanza di garantire meglio la sicurezza deicittadini dei suoi Stati membri, anche in tempi di austerità finanziaria per il prossimo decennio e oltre.
Nell’ambito delle iniziative di Smart Defense si segnala un pacchetto di progetti multinazionali destinati ad affrontare deficit di capacità considerati critici. Esso dovrebbe includere: programmi di difesa missilistica, capacità di sorveglianza del territorio (AGS), capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione, nonché progetti comuni come la condivisione di aerei da pattugliamento marittimo e lo sviluppo di robot capaci di eliminare le bombe lungo la strada.
Una delle priorità dell'Alleanza rimane quella del mantenimento nel prossimo decennio della capacità di approntare e di realizzare complesse operazioni congiunte nel breve termine e con breve preavviso. Per ottenere questo risultato in un momento di riduzione dei bilanci della difesa, la NATO ha intenzione di riformare le proprie strutture e le procedure, al fine di ottenere un maggiore ritorno sugli investimenti.
La NATO rimane uno strumento essenziale per garantire la stabilità internazionale. Per preservare la sua capacità di salvaguardare la sicurezza ed i valori dei suoi paesi membri, essa deve perciò continuare a sviluppare le risorse necessarie per realizzare e costruire partenariati al di là della regione del Nord Atlantico. Il vertice di Chicago sarà la sede nella quale approfondire le relazioni esistenti con gli altri Paesi ed ampliare la propria rete di partenariati, che è risultata fondamentale per lo svolgimento di operazioni di sostegno alla pace e di gestione delle crisi effettuate dall’Alleanza.
I preparativi del vertice
Il 18 e 19 aprile si sono riuniti a Bruxelles i ministri degli esteri e della difesa della Nato per concordare le condizioni di uscita dall'Afghanistan e per preparare il vertice di Chicago.
Durante la riunione, i ministri hanno annunciato che il vertice di Chicago darà l’avvio alla prima struttura provvisoria del nuovo scudo anti-missilistico in Europa: nonostante le proteste di Mosca, che lo considera un atto ostile.
Dando conto delle decisioni assunte dai ministri, il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen ha sostenuto che “a soli 16 mesi dalla decisione storica presa a Lisbona di sviluppare una struttura in grado di proteggere le popolazioni, i territori e le forze Nato dalla minaccia missilistica, a Chicago la nostra ambizione è di dichiarare una capacità preliminare di difesa antimissilistica''.
Oggi, abbiamo chiarito che siamo tutti determinati affinché ciò avvenga” ha aggiunto, precisando che “sarà un primo passo, ma molto concreto” e che la NATO “calcola che siano almeno una trentina i paesi da cui potrebbero partire missili ostili”, anche se fonti dell'Alleanza hanno precisato che lo scudo non è diretto contro un Paese in particolare, ma contro una reale minaccia missilistica.
Commentando l’annuncio dell’India di nuovi test per missili balistici intercontinentali, Rasmussen ha precisato che l'India non è considerata una minaccia per gli alleati NATO o per i territori dei suoi paesi.
La struttura di comando dello scudo antimissile (un “ombrello” grande quanto basta per difendere non solo le truppe, ma anche le popolazioni e il territorio dei 28 Stati alleati, sarà ospitato dal centro di controllo aereo Nato di Ramstein (Germania).
I rappresentanti di Polonia, Romania, Spagna, Olanda, Francia e Turchia hanno già dichiarato che parteciperanno con mezzi e strutture.
Il progetto prevede di estendere all'Europa l'Aegis Ballistic Missile Defense System (Aegis Bmd), il sistema difensivo antimissile già sviluppato negli Stati Uniti nell'ambito dello scudo stellare pianificato dall'Amministrazione Reagan negli anni Ottanta. I costi per la messa in rete dei sistemi esistenti sono stimati relativamente ridotti: 200 milioni di euro in dieci anni, divisi tra i 28 Stati alleati.
L'ambizione della Nato è quella di fare dialogare questo sistema con quello sviluppato dalla Russia. Un'ambizione finora frustrata: dopo l'accordo storico di Lisbona, le relazioni con Mosca si sono infatti via via raffreddate, anche a causa dell’irrigidimento russo durante la campagna elettorale per le ultime presidenziali.
Allo stato sembra quindi da escludersi che il presidente russo Vladimir Putin si rechi a Chicago, a sole due settimane dal suo insediamento al Cremlino, previsto il 7 maggio.
A questo proposito Rasmussen ha precisato che il fatto che non si tenga il summit NATO-Russia a Chicago non pregiudica affatto le relazioni tra l’Allenza atlantica e la Federazione russa -  “che non dipendono da un incontro” - garantendo che comunque avrà presto un incontro bilaterale con il presidente russo Putin.
Il 3 maggio, a tre giorni dal ritorno di Vladimir Putin al Cremlino, durante la conferenza internazionale sulla difesa missilistica che si è svolta a Mosca con rappresentanti di 50 paesi (compresi Nato ed ex Urss), i russi hanno alzato il livello della polemica, col ministro della Difesa Anatoli Serdiukov, che ha minacciato ritorsioni e persino un possibile "attacco preventivo" alle installazioni missilistiche UE, se gli Alleati non terranno conto delle preoccupazioni russe.
Ad irritare Mosca è soprattutto l'insistenza di Washington nel voler completare le quattro fasi del sistema entro il 2021; l'annuncio del raggiungimento della prima fase e' previsto proprio al vertice Nato di Chicago il prossimo 20 maggio.
Il Segretario generale della NATO ha rassicurato i russi, invitandoli a cooperare con la NATO sul sistema di difesa missilistico e dichiarandosi convinto della coincidenza di interessi e di preoccupazioni comuni per eventuali attacchi missilistici.
Il sistema di difesa missilistico è – secondo Rasmussen - tecnicamente impossibilitato a costituire una minaccia per la Russia. Queste informazioni sono state messe a disposizione.
La NATO non ha alcuna intenzione di aggredire la Russia - ha aggiunto – ricordando che già 15 anni fa Nato e Russia hanno sottoscritto il primo documento di cooperazione in cui è espresso e riconosciuto da entrambe le parti che non si ricorrerà reciprocamente alla violenza, compreso l’uso dei missili.
Gli argomenti russi sono poco convincenti anche secondo il vice segretario Nato Alexander Vershbow, che ha ribadito che il sistema è mirato unicamente a difendere gli alleati europei da minacce provenienti da Iran e Nord Corea, e che sarebbe troppo debole per intercettare i missili russi.
Come accennato, il vertice di Chicago dovrà affrontare i problemi relativi al ritiro dall’Afghanistan previsto nel 2014 e della preparazione della transizione che gradualmente restituirà la responsabilità del Paese alle forze nazionali. La NATO è impegnata a sostenere l'Afghanistan oltre il 2014, quando la transizione graduale della responsabilità per la sicurezza del paese dalle truppe ISAF alle forze afghane saranno pienamente attuate.
Nel corso dell’incontro di Bruxelles, i ministri degli esteri e della difesa hanno convenuto che dopo il 2014 la NATO non svolgerà un “ruolo combattente” in Afghanistan, ma resterà per addestrare soldati afghani. Le modalità della missione Nato post-2014 e le dimensioni delle forze afghane da reclutare e addestrare sono ancora da decidere: le due questioni saranno al centro del Vertice Nato di Chicago
Reclutare e formare un esercito ed un corpo di polizia afghani in grado di garantire da soli la sicurezza dell'Afghanistan dopo il 2014 potrebbe costare, secondo il segretario generale della Nato, circa 4 miliardi di dollari Usa l'anno, anche se la cifra potrà essere confermata ufficialmente soltanto al summit di Chicago, quando l’Alleanza valuterà il quadro complessivo delle dimensioni delle forze afghane e quindi dei costi necessari.
Rasmussen ha precisato che la cifra di 4 miliardi di dollari è però una “una buona base per la pianificazione” e che “gli alleati NATO e i partner ISAF si impegneranno per far fronte ad una giusta parte di questa fattura, anche se è prematuro presentare cifre concrete”.
La Nato ha comunque confermato la disponibilità dei suoi membri a finanziare l'esercito e la polizia afghani, perchè l’esistenza di forze afghane in grado di fare fronte da sole alla sfida della sicurezza del proprio paese è nell'interesse di tutta la comunità internazionale e, anche dal punto di vista economico è molto meno costoso che dispiegare truppe internazionali in Afghanistan.
Sempre secondo Rasmussen, la reazione “competente e professionale” dell'esercito e della polizia afghani all'offensiva di primavera dei talebani contro luoghi simbolo a Kabul e in quattro province, fa dire all'Alleanza che le forze afghane possono ormai fare fronte alle sfide della sicurezza”.
Secondo dati forniti dall'Alleanza, nel corso del 2011 gli attacchi dei talebani sono calati del 10% rispetto al 2010. In alcune province, come Helmand, la diminuzione è stata ancora più marcata.
Durante una visita lampo a Kabul, il 2 maggio, nel primo anniversario dell’uccisione di Osama Bin Laden, il presidente Barak Obama ha sottoscritto con il presidente afghano Karzai un accordo di partnership strategica a lungo termine con l'Afghanistan. Il documento prevede la continuazione del sostegno americano all'Afghanistan nell'addestramento delle truppe, nella ricostruzione e nello sviluppo di istituzioni democratiche, ma non contiene però in concreto l'impegno finanziario che gli Usa intendono assumersi, che dovrà essere indicato ogni anno ed approvato dal Congresso.
Nell’ambito degli incontri europei di Rasmussen, è da segnalare l’annuncio della cancelliera tedesca Angela Merkel - il 4 maggio, dopo l’incontro con il Segretario generale della NATO – di un prossimo vertice afghano-tedesco, con il presidente afghano Hamid Karzai, a Berlino, prima del Vertice di Chicago, per discutere delle prospettive dell’Afghanistan dopo il ritiro della NATO. La cancelliera ha sottolineato che “siamo andati in Afghanistan insieme e vogliamo anche lasciare l'Afghanistan insieme”, ribadendo che quel Paese può continuare a contare sugli aiuti internazionali anche dopo il ritiro militare del 2014.
La posizione italiana
Durante la sua visita in Italia, svoltasi il 27 aprile scorso il segretario generale della NATO Rasmussen ha incontrato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio Mario Monti ed il Ministro della difesa Giampaolo Di Paola.
Durante l’incontro con il premier Monti sono stati affrontati i principali temi di attualità che riguardano l’Alleanza in vista del prossimo vertice di Chicago: dalla preparazione delle nuove forme di impegno della NATO in Afghanistan dopo il ritiro previsto nel 2014 alla definizione dello scudo antimissile, dalla riforma dei comandi e delle agenzie al tema dell’allargamento ai paesi dei Balcani occidentali.
In particolare, per quanto attiene all’impegno italiano in Afghanistan post-2014, il Presidente del Consiglio ha precisato che: “L’Italia dunque ci sarà e il suo contributo non verrà meno con il ritiro delle forze militari. A restare sul campo saranno gli addestratori, impegnati con l’esercito afghano. Anche se per il momento è ancora difficile quantificare l’entità dell’impegno italiano”.
Sullo scudo antimissile Monti e Rasmussen hanno convenuto che non debba condizionare lo sviluppo del rapporto tra Nato e Russia, ma che anzi debba essere il presupposto per un salto di qualità strategico nelle relazioni tra Mosca e l'Alleanza.
Nel corso dei colloqui è emerso il pieno sostegno del nostro Paese ai progetti di riforma dell’Alleanza atlantica ed il convinto impegno italiano per la loro attuazione.
A questo proposito Rasmussen ha dichiarato che proprio al summit di Chicago la NATO discuterà di come garantire la sicurezza in tempi di austerità: “E' tempo di dure scelte per tutti; parleremo di come affrontare le incertezze nel mondo con meno risorse economiche” ha aggiunto, sottolineando che le politiche economiche forti favoriscono di fatto le politiche per la sicurezza, in quanto – ha concluso - economia e sicurezza sono strettamente connesse perché un'economia debole offre meno risorse per la sicurezza, mentre più è forte l'economia e più si può investire in sicurezza.
Il Presidente del Consiglio Monti ha sostenuto che l’Italia resterà in Afghanistan anche dopo il 2014 per proseguire la sua azione a sostegno del popolo afghano e garantirà il suo impegno non solo finanziario ma anche in termini di uomini sul campo, per continuare, addestrando le forze afghane, ad assicurare la stabilità e la sicurezza del Paese.
Il sen. Monti ha rassicurato il Segretario generale della NATO sul protrarsi dell’impegno dell’Italia ricordando che le garanzie di permanenza italiane fanno parte dell'accordo di partenariato siglato il 26 gennaio scorso proprio a Palazzo Chigi con il presidente afghano Hamid Karzai.
A restare sul campo saranno gli addestratori, impegnati con l'esercito afghano, anche se i termini del sostegno saranno quantificati al momento opportuno, mentre la data del ritiro fa parte delle questioni importanti gli Stati interessati esamineranno congiuntamente al vertice di Chicago, nell'ambito di un quadro complessivo.
Monti ha manifestato preoccupazione per la ripresa dell’offensiva talebana prevista a breve al termine del grande freddo nel paese asiatico, come segnalato anche dai servizi segreti nell'ultima relazione al Parlamento, in cui hanno parlato di un “elevato livello di minaccia” per i militari italiani impegnati in Afghanistan, in una "cornice di sicurezza che si é mantenuta estremamente precaria".
Rasmussen ha infine assicurato che la NATO non ha alcuna intenzione di intervenire in Siria, ritenendo più adatta una soluzione pacifica e politica.

Circa il programma di scudo missilistico infine, il ministro della difesa italiano Di Paola, al termine del colloquio con il capo del Pentagono Leon Panetta, il 30 aprile, ha ribadito che il programma di difesa Nato non deve essere un argomento di divisione con la Russia, ma una opportunità di cooperazione.
Attività parlamentare recente
Nella seduta del 15 maggio 2012 l’Assemblea della Camera dei deputati ha approvato a larghissima maggioranza i testi riformulati delle seguenti mozioni, in merito alle iniziative per il disarmo e la non proliferazione nucleare in vista del prossimo vertice NATO:
1-00971 a firma Mogherini Rebesani, La Malfa, Boniver, Pezzotta, Paglia, Mosella, Commercio ed altri;
1-00988 a firma Misiti ed altri;
1-00989 del deputato Dozzo ed altri;
1-00993 a firma Pianetta ed altri;
1-01004 del deputato Moffa ed altri;
1-01009 a firma Ossorio ed altri.
Le mozioni, in parte assorbite dal dispositivo della mozione Mogherini Rebesani ed altri, impegnano il Governo a svolgere un ruolo attivo a sostegno delle misure di disarmo e di non proliferazione nucleare in tutte le sedi internazionali proprie e, in particolare, in vista del prossimo vertice Nato di maggio 2012 a Chicago, nonché, nell'ambito della «Defence and Deterrence Posture Review»:
Ø      a sostenere l'assunzione di una «declaratory policy» della Nato che indichi come scopo fondamentale delle sue armi nucleari la deterrenza dell'uso di armi nucleari da parte di altri, in linea con le «declaratory policies» di Usa e Gran Bretagna in materia di impiego dell'arma nucleare e di garanzie negative di sicurezza, e che incoraggi contestualmente la riduzione del ruolo degli arsenali tattici per la deterrenza nucleare;
Ø      a sostenere l'opportunità di rafforzare le misure di trasparenza da parte dell'Alleanza atlantica;
Ø      a sostenere l'opportunità di ridurre ulteriormente il numero di armi nucleari tattiche in Europa, nella prospettiva della loro eliminazione, anche tramite il sostegno a proposte concrete che consentano di definire, in via consensuale nell'ambito dell'Alleanza atlantica, passaggi intermedi ed una tempistica definitiva per l'implementazione di questo obiettivo, anche in base agli sviluppi del più ampio contesto politico e di sicurezza nelle relazioni tra Nato e Federazione russa e in un quadro di reciprocità;
Ø      a sostenere l'obiettivo di approfondire le consultazioni e di rafforzare il dialogo tra la Nato e la Federazione russa, a partire dal rilancio delle attività del Consiglio Nato-Russia (NRC), sull'insieme delle questioni relative alla sicurezza euro-atlantica, dalla difesa missilistica alle armi convenzionali e nucleari.

venerdì 25 maggio 2012

Hanno vinto, ma non hanno convinto


Intervista a Roberto D'Alimonte
Voce Repubblicana, 25 maggio 2012
di Lanfranco Palazzolo
Il Pd ha vinto le elezioni amministrative, ma non è stato in grado di aumentare i suoi consensi e di sfondare perché non ha una classe dirigente nuova. Lo ha detto alla “Voce” il politologo Roberto D'Alimonte.
Prof. D'Alimonte, che tipo di analisi è possibile fare sui risultati del voto delle ultime elezioni amministrative?
“Il caso più interessante di queste elezioni amministrative ha riguardato la città di Parma. L'amministrazione del Comune di Parma è stata molto efficiente perché sono stati messi immediatamente a disposizione di tutti i dati delle singole sezioni. Al primo turno il candidato del Movimento Cinquestelle Pizzarotti ha pescato voti nell'elettorato di centrodestra e di centrosinistra. Il 51 per cento degli elettori che avevano votato per l'Idv alle regionali del 2010, oggi sostiene il Movimento Cinquestelle. Inoltre, il 38 per cento degli elettori che avevano votato per la Lega Nord, oggi ha votato i candidati di Grillo. Questi sono stati i due flussi principali al primo turno che spiegano il successo del movimento legato a Beppe Grillo”.
Cosa è successo tra il primo e il secondo turno?
“Quasi l'80 per cento di coloro che avevano votato al primo turno il candidato del Pdl, per quello della lista civica e per quello dell'Udc hanno votato per Grillo al secondo turno”.
Cosa è successo a Genova, comune conquistato dal centrosinistra?
“Per questa città il flusso è simile a quello che abbiamo visto a Parma. Il flusso dei voti è passato dall'Italia dei Valori e dalla Lega verso il candidato grillino”.
Questo voto è stato un successo per il Partito democratico, partito che non ha un candidato con il volto del vincitore?
“Il Partito democratico ha ottenuto una vittoria netta. I risultati di questo voto sono chiari. Il Pd è riuscito a costruire delle coalizioni anche se non sempre è riuscito a costruire la stessa coalizione. Invece, il centrodestra non è stato in grado di costruire nessuna coalizione. Questo è stato il primo motivo della vittoria del centrosinistra. Il Pd e Sel hanno degli elettori fedeli che sono andati a votare al primo turno. I loro elettori sono andati alle urne, ma il Pd non ha sfondato. I suoi elettori non sono aumentati. Anche se il Pd ha ottenuto il 70 per cento a Como questo è dovuto al fatto che molti elettori moderati non sono andati al voto. Il Pd non ha una classe dirigente nuova e credibile, che sappia aumentare il numero dei consensi. Questo è obiettivamente un problema dove c'è domanda di nuovo”.
Che fine hanno fatto gli elettori del Pdl?
“Molti hanno preferito astenersi al primo turno. Mentre a Parma hanno fatto una scelta chiara a favore di Grillo”. 
Siamo in una situazione simile a quella della fine del 1993?
“Ci sono molte analogie. La più evidente è il disorientamento dell'elettorato moderato”.

giovedì 24 maggio 2012


Intervista a Nicola Dall'Olio
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana, 24 maggio 2012

Non ci aspettavamo il successo di Grillo a Parma. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il capolista del Partito democratico alle ultime elezioni amministrative di Parma Nicola Dall'Olio.
Consigliere Dall'Olio, il Partito democratico ha perso le ultime elezioni amministrative vinte dal Movimento Cinquestelle di Grillo. Quali sono le sue valutazioni su questo voto che è stato considerato il simbolo di queste consultazioni.
“Il voto ha dato un segnale molto chiaro, di forte insofferenza rispetto al sistema dei partiti e di forte rinnovamento al di la dei temi che sono stati cavalcati nel corso di queste amministrative. La città di Parma ha voluto dare un segnale molto forte di rinnovamento politico. La città deve fare i conti con un debito molto forte di 600 milioni. Poi ci sono state anche delle inchieste da parte della magistratura. A rimetterci siamo stati anche noi del Partito democratico, che in questi anni abbiamo condotto una battaglia di opposizione contro il governo della città legato ad una coalizione di centrodestra. Il Pd ha contribuito notevolmente alla caduta del governo di centrodestra”.
Si aspettava un successo così forte del Movimento Cinquestelle a Parma?
“Non ci aspettavamo un grosso successo. Non in questa misura. Non se lo aspettava nessuno. Il risultato era incerto. C'è stato un orientamento della cosiddetta area civica verso il Movimento Cinquestelle. Quest'area ha votato contro il candidato del centrosinistra.  E' chiaro che il momento e l'umore nazionale doveva portare ad una proposta diversa da parte del centrosinistra. Io ho partecipato alle primarie del centrosinistra per diventare il candidato sindaco e ho perso la sfida con l'attuale presidente della provincia di Parma, sconfitto alle elezioni amministrative cittadine. In queste elezioni, i cittadini di Parma hanno inteso premiare il nuovo, il rinnovamento per fare un nuovo esperimento. Mi auguro che questo esperimento non si ritorca contro gli stessi cittadini di Parma”.
Perché il Pd non riesce a vincere con i propri candidati?
“Trovo che ci sia un grosso problema da affrontare. Il Pd deve riuscire ad essere e mettersi in sintonia con la società. In questo momento c'è una certa sindrome di accerchiamento. Il Partito democratico resta su posizioni di conservazione. Questa situazione non ci permette di fare delle proposte adeguate e che servano a poter vincere queste elezioni. Mi auguro che il risultato delle elezioni amministrative di Parma sia utile per maturare quella consapevolezza necessaria per proporre delle candidature al passo con i tempi”.
Come è stato visto a Parma l'appoggio del Pd a Mario Monti?
“In parte ha contato anche questo risultato. C'è stata una certa disaffezione rispetto a quella che è stata la politica nazionale del Partito democratico”.

mercoledì 23 maggio 2012

Don Gianni dove sei?


Voce Repubblicana, 23 maggio 2012
Intervista a Luca Camaiora
di Lanfranco Palazzolo

Don Giani Baget Bozzo manca alla politica italiana. Lo ha ricordato alla “Voce” il giornalista e direttore della rivista “Caravella.eu” Andrea Camaiora, autore di “Don Gianni Baget Bozzo. Vita, morte e profezie di un uomo-contro” (Marsilio).
Andrea Camaiora, in vista del terzo anniversario della scomparsa di don Gianni Baget Bozzo lei ha voluto dedicare un ricordo del sacerdote e politologo impegnato direttamente in politica. Cosa avete fatto in qualità di Fondazione Cristoforo Colombo?
“Abbiamo pensato di ricordarlo attraverso una formula trasversale, capace di testimoniare la sua parabola politica. Abbiamo raccolto un ricordo di Silvio Berlusconi, di Rocco Buttiglione, di Claudio Scajola, di Sandro Bondi, con un intervento di uno storico importante come Ugo Finetti”.
Gianni Baget Bozzo ha lasciato un vuoto importante. Cosa ci manca del suo impegno politico?
“Manca la sua capacità di vedere chiaramente i fenomeni di cambiamento del mondo e della società italiana. Don Gianni Baget Bozzo aveva la capacità di leggere la storia spiegando bene cosa stava accadendo nella politica italiana e nella società italiana e cosa bolliva nella pentola degli intellettuali italiani, della cultura e quali movimenti spirituali si affacciavano in ambito religioso. Questa capacità di saper leggere tutto insieme gli consentiva una grande visione della realtà. Ecco perché possiamo dire che Baget Bozzo non manca solo al centrodestra, ma anche a tutta la politica italiana. Forse è anche questo il motivo della crisi politica del nostro paese”.
Cosa è rimasto del dossettismo nella politica di don Gianni Baget Bozzo?
“Don Gianni è stato un uomo politico molto inquieto. Per restare fedele a se stesso, si è di volta in volta avvicinato a figure molto diverse tra loro nella storia della Repubblica. In questo senso sarebbe un personaggio da studiare a scuola perché l’esistenza di don Gianni Baget Bozzo porta da Dossetti a De Gasperi fino a Berlusconi, passando per Craxi, Pannella e anche i fenomeni della Teologia della liberazione, il Concilio Vaticano II, il governo Tambroni e il caso Moro. All’inizio della sua carriera politica si sentiva vicino a Dossetti perché era convinto che il suo impegno dovesse essere da cristiano. Dossetti interpretava molto bene questo valore. Poi Dossetti e il dossettismo non furono solo questo, ma anche furono subalternità al pensiero comunista. Ecco perché Baget Bozzo prese le distanze da lui per abbracciare l’impegno di De Gasperi”.
Baget Bozzo restò molto ferito dalla mancanza di umanità del Pci nella vicenda politica e umana del rapimento di Aldo Moro?
“Quella vicenda fu molto importante perché Baget Bozzo trovava strano il fronte della fermezza Dc-Pci. Quella posizione dei due grandi partiti lo fece avvicinare molto a Bettino Craxi”  

martedì 22 maggio 2012

Quelle indagini non sono nuove....


Voce Repubblicana, 22 maggio 2012
Intervista a Pino Nicotri
di Lanfranco Palazzolo

Le indagini su mons. Vergari risalgono al 2010. Non capisco perché oggi ne parlino tutti. Lo ha detto alla “Voce” il giornalista Pino Nicotri, autore di “Emanuela Orlandi. La verità”, Baldini Castoldi Dalai, 2008 e di “Mistero Vaticano”, Kaos edizioni, 2002.
Pino Nicotri, come ha trovato queste rivelazioni sul caso di Emanuela Orlandi che porterebbero all’ex Rettore di Sant’Apollinare?
“L’avviso di garanzia nei confronti di mons. Piero Vergari è un atto dovuto a seguito dei deliri della famosa supertestimone Sabrina Minardi, che nel settembre 2009. Le parole della supertestimone indussero gli investigatori ad occuparsi di Piero Vergari. L’avviso di garanzia a Vergari risale al febbraio-marzo 2010”.
Questa indagine non è nata dopo la perquisizione nella tomba del boss Renatino De Pedis?
“L’apertura della tomba di Renatino De Pedis non c’entra nulla. I magistrati stanno utilizzando questo atto mentendo spudoratamente. Non dobbiamo dimenticare che la telefonata anonima del 2005 che ci ha fatto ballare tutti sulla tomba di De Pedis si è rivelata una bufala. In quella tomba c’era il boss della banda della Magliana. Quella telefonata anonima si è rivelata una frottola. Ho avuto modo anche di parlare con suor Dolores. Non è vero – come si è scritto – che la suora non faceva andare le ragazze in Chiesa perché il conservatorio che frequentava Emanuela Orlandi si trovava al primo piano di Sant’Apollinare. E non nella Chiesa”.
E le accuse del fratello di Emanuela?
“Pietro Orlandi si è inventato questa storia perché ha intenzione di tenere in piedi questa pista assurda. Vedo che sul ‘Corriere della Sera’ il giornalista Fabrizio Peronaci capovolge la realtà e fa diventare questa accusa come una roba nuova. Tutto ciò non dovrebbe avvenire in un paese civile. E questo è accaduto per una telefonata a ‘Chi la visto?’. In nessun paese i magistrati si sarebbero messi a disposizione di Federica Sciarelli e del fratello di Emanuela, Pietro Orlandi. Tutto questo è spaventoso ed è la tomba del giornalismo”.
La tesi che Emanuela Orlandi sia stata uccisa nella Chiesa di Sant’apollinare?
“E’ inverosimile. E non coincide con nessuna delle testimonianze raccolte. E’ assurdo che De Pedis abbia fatto entrare la macchina nel palazzo di Sant’Apollinare, in pieno centro a Roma. Questa storia è stata tirata fuori perché è caduta la pista della tomba di De Pedis”.
Come ha trovato il comportamento di Pietro Orlandi?
“Pietro Orlandi ha seguito tante piste che poi si sono rivelate sbagliate. Ma non è vero che Pietro Orlandi cerca la sorella dove gli viene segnalata. Nel mio libro del 2008 ho scritto che una fonte vaticana mi ha detto che Emanuela Orlandi è morta nella salita di via Monte del Gallo la sera stessa della scomparsa. Ma lui non ha fatto nulla per verificarlo”.   

lunedì 21 maggio 2012

Ecco come sono andate le elezioni in Serbia

Il 6 maggio 2012 si sono svolte le elezioni legislative ed amministrative e il primo turno delle elezioni presidenziali in Serbia. Nelle elezioni presidenziali sono prevalsi il presidente uscente Boris Tadic (partito democratico) con il 26,7 per cento dei voti e Tomislav Nikolic (partito progressista serbo) con il 25,5 per cento dei voti, i quali si affronteranno nel secondo turno di ballottaggio il 20 maggio prossimo. Alle elezioni legislative del Parlamento monocamerale la coalizione del partito progressista serbo con altri partiti minori ha prevalso, con il 24 per cento dei voti e 73 seggi sul partito democratico, che ha ottenuto il 22,3 per cento dei voti e 68 seggi. Il partito socialista è arrivato terzo con il 14,7 per cento dei voti e 45 seggi. Il partito radicale serbo, movimento ultranazionalista, è rimasto al di sotto della soglia di sbarramento del 5 per cento (cfr. infratabelle risultati elettorali). Il tasso di affluenza è risultato del 59 per cento, di due punti inferiore a quello registrato nel 2008.

Si ricorda che la Serbia ha una forma di governo di tipo semipresidenziale. Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale con un sistema a doppio turno per un mandato di cinque anni ed è rieleggibile una sola volta. Il primo ministro, nominato dal Presidente, è responsabile nei confronti del Parlamento. L’Assemblea nazionale, unica camera del Parlamento serbo, è composta da 250 membri eletti per un mandato di cinque anni con un sistema proporzionale con liste bloccate in un collegio unico nazionale, formula D’Hondt e soglia di sbarramento al cinque per cento.

I rapporti con l’Unione europea (la Serbia ha ottenuto lo scorso 1° marzo lo status di candidato all’ingresso nell’Unione) e la questione del Kosovo sono risultati al centro della campagna elettorale. Il partito democratico di Boris Tadic ha confermato la sua piattaforma politica fortemente europeista, sostenendo insieme l’ipotesi di una “Serbia europea” e di un “Kosovo serbo”, vale a dire la ricerca di una mediazione che consenta alla Serbia l’ingresso nell’Unione europea e che garantisca la tutela degli interessi dei serbi del Kosovo, senza violare i diritti della maggioranza albanese e delle istituzioni di Pristina (l’indipendenza del Kosovo è riconosciuta dalla maggioranza degli Stati membri dell’Unione europea). In questo quadro, il 24 febbraio scorso, la Serbia e il Kosovo hanno raggiunto un accordo che consente alle autorità kosovare di partecipare agli incontri internazionali sui Balcani senza che la Serbia debba pregiudizialmente riconoscere l’indipendenza del Kosovo. L’intesa ha sbloccato il riconoscimento da parte dell’Unione europea dello status di candidato per la Serbia.
Più scettico sull’ingresso nell’Unione europea il partito progressista serbo di Tomislav Nikolic. Nikolic, già esponente del partito radicale serbo, di carattere nazionalista, ha col tempo moderato le sue posizioni, uscendo dal partito radicale nel 2008 e fondando il partito progressista, che ha abbandonato una posizione di netta chiusura nei confronti dell’Unione europea per assumere un atteggiamento più flessibile anche se comunque critico. Molto netta rimane comunque la difesa del carattere serbo del Kosovo e il rifiuto di qualsiasi paventato “baratto” tra il Kosovo e l’adesione all’Unione europea.
Le autorità kosovare hanno ritenuto una violazione della risoluzione ONU 1244(1999) l’organizzazione in alcuni comuni kosovari a maggioranza serba di seggi elettorali per le elezioni del 6 maggio.



Risultati elettorali elezioni legislative (affluenza: 2012: 59 per cento; 2011: 61 per cento)

Partiti
Percentuale di voto 2012
Seggi 2012
Percentuale di voto 2008
Seggi 2012
Coalizione partito progressista serbo e altri movimenti
24
73
-
-
Per una Serbia europea (partito democratico e altri movimenti)
22,3
68
        38,42
102
Partito socialista
14,7
45
7,58
20
Partito democratico di Serbia
6,8
20
11,62
30
Partito liberaldemocratico
6,7
20
5,24
13
Partito delle regioni unite
5,4
16
-
-
Unione degli ungheresi della Vojvodina
-
5
-
-
Azione democratica del Sandjak
-
1