mercoledì 23 maggio 2012

Don Gianni dove sei?


Voce Repubblicana, 23 maggio 2012
Intervista a Luca Camaiora
di Lanfranco Palazzolo

Don Giani Baget Bozzo manca alla politica italiana. Lo ha ricordato alla “Voce” il giornalista e direttore della rivista “Caravella.eu” Andrea Camaiora, autore di “Don Gianni Baget Bozzo. Vita, morte e profezie di un uomo-contro” (Marsilio).
Andrea Camaiora, in vista del terzo anniversario della scomparsa di don Gianni Baget Bozzo lei ha voluto dedicare un ricordo del sacerdote e politologo impegnato direttamente in politica. Cosa avete fatto in qualità di Fondazione Cristoforo Colombo?
“Abbiamo pensato di ricordarlo attraverso una formula trasversale, capace di testimoniare la sua parabola politica. Abbiamo raccolto un ricordo di Silvio Berlusconi, di Rocco Buttiglione, di Claudio Scajola, di Sandro Bondi, con un intervento di uno storico importante come Ugo Finetti”.
Gianni Baget Bozzo ha lasciato un vuoto importante. Cosa ci manca del suo impegno politico?
“Manca la sua capacità di vedere chiaramente i fenomeni di cambiamento del mondo e della società italiana. Don Gianni Baget Bozzo aveva la capacità di leggere la storia spiegando bene cosa stava accadendo nella politica italiana e nella società italiana e cosa bolliva nella pentola degli intellettuali italiani, della cultura e quali movimenti spirituali si affacciavano in ambito religioso. Questa capacità di saper leggere tutto insieme gli consentiva una grande visione della realtà. Ecco perché possiamo dire che Baget Bozzo non manca solo al centrodestra, ma anche a tutta la politica italiana. Forse è anche questo il motivo della crisi politica del nostro paese”.
Cosa è rimasto del dossettismo nella politica di don Gianni Baget Bozzo?
“Don Gianni è stato un uomo politico molto inquieto. Per restare fedele a se stesso, si è di volta in volta avvicinato a figure molto diverse tra loro nella storia della Repubblica. In questo senso sarebbe un personaggio da studiare a scuola perché l’esistenza di don Gianni Baget Bozzo porta da Dossetti a De Gasperi fino a Berlusconi, passando per Craxi, Pannella e anche i fenomeni della Teologia della liberazione, il Concilio Vaticano II, il governo Tambroni e il caso Moro. All’inizio della sua carriera politica si sentiva vicino a Dossetti perché era convinto che il suo impegno dovesse essere da cristiano. Dossetti interpretava molto bene questo valore. Poi Dossetti e il dossettismo non furono solo questo, ma anche furono subalternità al pensiero comunista. Ecco perché Baget Bozzo prese le distanze da lui per abbracciare l’impegno di De Gasperi”.
Baget Bozzo restò molto ferito dalla mancanza di umanità del Pci nella vicenda politica e umana del rapimento di Aldo Moro?
“Quella vicenda fu molto importante perché Baget Bozzo trovava strano il fronte della fermezza Dc-Pci. Quella posizione dei due grandi partiti lo fece avvicinare molto a Bettino Craxi”  

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