giovedì 3 maggio 2012

Il Documento di Economia e Finanza - DEF (2012)

Il Documento di economia e finanza (DEF) per il 2012 costituisce il documento essenziale ai fini della programmazione economica e finanziaria del Governo, secondo la nuova logica del “Semestre europeo”, che prevede di  pensare la politica economica nazionale in un quadro di riferimento europeo ed in una prospettiva di lungo termine.
Il DEF si compone di tre sezioni: la prima, contenente il Programma di stabilità; la seconda, contenente le Analisi e tendenze della finanza pubblica; la terza, contenente il Programma nazionale di riforma (PNR).
Il Programma nazionale di riforma 2012 (PNR), sintetizza le riforme strutturali già avviate e quelle programmate dal Governo per il raggiungimento degli obiettivi nazionali fissati dalla Strategia Europa 2020. L’agenda di riforme s’iscrive nel solco degli impegni presi nell’ambito del Patto Euro Plus e degli orientamenti fissati dall’Analisi Annuale della Crescita 2012, confluiti nelle conclusioni del Consiglio europeo di marzo 2012.
Nella premessa al PNR viene evidenziato che “il DEF è un passaggio chiave per la definizione della politica economica nazionale e rappresenta uno strumento per definire una visione di come l’Italia deve evolvere in questo decennio e descrivere, anno dopo anno, un percorso di riforme concrete e verificabili negli anni successivi. ….La Strategia Europa 2020 costituisce parte integrante dell’agenda nazionale ed il PNR 2012 costituisce una tappa di un processo che dovrà ripetersi ogni anno fino al 2020.”
Un’agenda delle cose da fare è presentata nell’ultimo capitolo del PNR. Si tratta di azioni concrete, identificate dal Governo, per intervenire sui fattori chiave della competitività del sistema economico e produttivo: continuare l’apertura del mercato dei prodotti e servizi, riformare il mercato del lavoro in una prospettiva di crescita, investire sul valore dell’istruzione e dell’innovazione, rivedere il sistema fiscale, incentivare gli investimenti all’estero

e sostenere l’export, velocizzare la giustizia civile, modernizzare l’amministrazione pubblica, prevenire e reprimere la corruzione, investire in infrastrutture di trasporto, nell’agenda digitale e nella green economy.
Una griglia delle misure legislative adottate in ambito nazionale e descritte nel PNR è presentata in allegato al PNR. Tale griglia è composta da una serie di interventi e misure specifiche, identificate da un numero progressivo, che descrivono le riforme in corso, ne quantificano l’impatto sul bilancio pubblico e ne evidenziano la funzionalità rispetto agli obiettivi comunitari.

PROGRAMMA NAZIONALE DI RIFORMA (PNR)

RETE INFRASTRUTTURALE DEI TRASPORTI

Nell’ambito dell’analisi dei fattori che frenano lo sviluppo in Italia, il PNR evidenzia che l’efficienza delle infrastrutture di trasporto riveste un ruolo non marginale nel recupero di competitività del settore produttivo. Si tratta di un settore in cui si rilevano ancora diffusi ritardi, in specie nel trasporto ferroviario, comparto in cui gli investimenti fatti nell’alta velocità non sono stati compensati da un aumento proporzionale del traffico passeggeri, in quanto i costi che l’utente deve sostenere rimangono alti rispetto a quello dei principali paesi europei, dove invece gli investimenti, uniti ai minori costi, hanno portato ad un incremento notevole del traffico passeggeri.
Al fine di promuovere la crescita e la competitività del sistema produttivo il Governo preannuncia di voler rafforzare gli investimenti infrastrutturali, al fine di realizzare un sistema di infrastrutture di trasporto esteso ed efficiente per sostenere la competitività.
Trasporto ferroviario, stradale e aereo
L’accelerazione della realizzazione della Rete Transeuropea di trasporto TEN-T costituisce una delle principali azioni per ridurre il gap infrastrutturale.
Priorità sarà data alle infrastrutture strategiche comprese nella rete TEN-T per realizzare progressivamente le tratte italiane dei 4 corridoi che interessano il nostro Paese:
-          “Adriatico-Baltico”;
-          “Mediterraneo”;
-          “Helsinki-La Valletta”;
-          “Genova Rotterdam”.
Si partirà dai principali colli di bottiglia, costituiti dai nodi urbani, portuali marittimi, e fluvio-marittimi, aeroportuali, interportuali e di valico alpino e dagli archi congestionati della rete transeuropea di trasporto essenziale (c.d. TEN-T core network).
Il Governo motiva questa scelta anche alla luce della revisione del “quadro delle essenzialità infrastrutturali dell’UE” che offre all’Europa e all’Italia una “griglia pianificatoria compiuta che dovrà guidare la politica infrastrutturale degli Stati membri fino al 2030” e al fatto che in tale nuovo quadro (rispetto alla precedente programmazione europea) il ruolo dell’Italia è maggiore (da 3 progetti su 31, oggi l’Italia è attraversata da 4 corridoi su 10). Il vecchio piano prevedeva inoltre solo corridoi ferroviari, idroviari o marittimi, mentre il nuovo piano prevede anche le reti stradali, passando da una logica di “corridoi” ad una logica di “rete”.
In merito ai finanziamenti, a fronte della scarsità di risorse pubbliche, il Governo intende concentrare i finanziamenti pubblici - anche tramite la Cassa Depositi e Prestiti e la BEI - equelli privati – con strumenti di partenariato pubblico-privato (PPP) – su quelle infrastrutture (porti, interporti, strade e ferrovie) maggiormente capaci di ridurre il costo del trasporto e della logistica per l’economia italiana e in particolare per il complesso produttivo dedicato alle esportazioni.
La mobilità ferroviaria inoltre è una delle 4 priorità a cui saranno destinati i fondi strutturali che sono stati recentemente riprogrammati in sede comunitaria.
Si ricorda infatti che l’art. 3 del D.L. n. 201/2011 ha sbloccato l’utilizzo dei fondi comunitari, accelerando le spese che le amministrazioni titolari dei programmi comunitari sono tenute ad effettuare e certificare alla Commissione Europea entro il 31 dicembre di ogni ano per non incorrere nel disimpegno automatico delle risorse comunitarie. (Intervento n. 109 delle griglia)
Il Piano Azione Coesione del 15 dicembre 2011 ha operato una riprogrammazione dei fondi strutturali comunitari per 3,7 miliardi su quattro priorità: mobilità ferroviaria, agenda digitale, istruzione e occupazione.
Nella Relazione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato del 6 dicembre 2011 il Ministro per la coesione territoriale ha sottolineato come la riprogrammazione - che ha significato una riduzione immediata del tasso di cofinanziamento nazionale per evitare il disimpegno automatico delle risorse comunitarie a causa della mancata rendicontazione rispetto alle somme stanziate - sia stata concordata con la Commissione europea e con le Regioni.
Il totale delle risorse comunitarie e nazionali per la programmazione dei Fondi Strutturali ammontano complessivamente a 59,4 mld, di cui 6,8 mld € per le infrastrutture e i trasporti (che non rientra tra le priorità EU 2020) e 20,8 mld per ricerca e innovazione (priorità EU 2020). (Intervento n. 81 della griglia).
Le azioni concrete annunciate nel settore delle infrastrutture di trasporto riguardano, in sintesi:
-          Il miglioramento dei servizi dai nodi infrastrutturali esistenti, tramite interventi tecnologici di informazione e comunicazione, ad esempio l’installazione di sistemi di segnalamento controllo ferroviario denominati ERTMS (European Rail Traffic Managment System) sulle reti convenzionali per aumentare l’offerta ferroviaria;
-          il collegamento dei nodi strategici, porti e interporti, alla rete esistente in modo da migliorare l’intermodalità;
-          il completamento degli archi o nodi mancanti, a partire dai nodi portuali e aeroportuali dove maggiori sono i guadagni prevedibili di efficienza;
-          le procedure, definendo il quadro competenze e prevedendo anche una legge quadro di  governo del territorio;
-          il consenso, introducendo procedure di dibattito pubblico analogamente a quanto previsto in altri paesi dell’UE.
Nel campo delle azioni per la competitività si inquadrano invece le liberalizzazioni nel settore trasporti e le relative procedure di regolamentazione e l’istituzione dell’Autorità di  regolazione trasporti.
Il Programma infrastrutture strategiche (PIS)- Nell’ambito della valutazione d’impatto macroeconomico e finanziario delle riforme del PNR una particolare attenzione è data al Programma Infrastrutture Strategiche (PIS), attraverso una tabella nella quale sono sintetizzati gli oneri per le infrastrutture e trasporti (Tavola II.10 del PNR).
La continuità degli interventi pianificati per infrastrutture e trasporti nel periodo 2009-2016 richiede circa 25 miliardi, che comprendono però anche risorse comunitarie e risorse private.
Si tratta di risorse prevalentemente destinate a corridoi e opere stradali e ferroviarie, nodi intermodali, porti  interporti e hub aeroportuali per un ammontare di circa 21,4 miliardi.
Gli oneri pubblici (italiani e comunitari) nel periodo 2009-2016 per gli interventi pianificati nel settore trasporti sono sinteticamente i seguenti:
ONERI PER LE INFRASTRUTTURE DI TRASPORTO
(in milioni di €):
Connessioni stradali e autostradali
3.346,1
+ 7.420,0
(subtotale
10.766,1)
Lavori pubblici finanziati con il Fondo infrastrutture ferroviarie e stradali
2.227,4
Piano Azione Coesione  Ferrovie
1.108,0
Collegamenti ferroviari transfrontalieri
3.942,4
+ 1.001,4
Altri interventi ferroviari
55,6
Trasporto pubblico locale
1.547,8
Accessibilità agli hub aeroportuali
554,2
+  210,0
TOTALE
21.412,9
Le sole opere di connessione stradale e autostradale nel periodo assorbono circa la metà dei flussi finanziari previsti, per circa 12,8 miliardi dei quali circa 3,4 mld da fondi pubblici, 7,4 mld da fondi pubblici TEN-T (come evidenziato in tabella) cui si aggiungono circa 2 mld da risorse private. Come evidenziato in dettaglio nella tabella, l’ammontare complessivo di oneri nel periodo 2012-2016 (dal 2009-al 2011 non ne erano previsti per tale tipologia di opere) è pari a 10.766,13 milioni €, di cui 3.346,1 mln di stanziamenti e 7.420 mln di altre risorse pubbliche; a questi sono da aggiungere, come detto, poi 2.030 mln di risorse private. (intervento n. 156 della griglia)
Si tratta dei seguenti 18 collegamenti stradali:
1. Lecco-Bergamo;
2. Asse stradale 106 Jonica lotto 3;
3. SS Jonica variante Nova Siri;
4. Variante di Morbegno (Valtellina);
5. Opere complementari Asse Autostradale Asti-Cuneo;
6. Asse viario Palermo-Lercara Freddi;
7. SS12 dell'Abetone e del Brennero;
8. SS275 Santa Maria di Leuca;
9. SS640 Agrigento-Caltanissetta;
10. Interventi di viabilità secondaria in Sicilia e Calabria;
11. Asse autostradale Campo Galliano-Sassuolo;
12. SS42 adeguamento - accessibilità Valcamonica;
13. Asse autostradale Telesina in Campania;
14. Traforo del Frejus;
15. Asse autostradale Pontina;
16. Asse autostradale Pedemontana Lombarda;
17. Variante Lecco-Bergamo;
18. Autostrada Salerno-Reggio Calabria (160 km).
Per quanto riguarda il Fondo infrastrutture ferroviarie e stradali, istituito, presso il MIT (intervento n. 75 della griglia allegata), la dotazione è pari a 930 milioni per il 2012 ed a 1.000 milioni per ciascuno dei quattro anni dal 2013 al 2016, per un totale di stanziamenti nel periodo 2012-2016 pari a 4.930 milioni di €, dei quali 2.702 milioni già destinati a finanziare:
a) i collegamenti ferroviari transfrontalieri Genova-Rotterdam, Torino-Lione, Galleria del Brennero e il collegamento ferroviario Trieste-Divaca per un importo di 2.019 mln (intervento n. 74 della griglia).
Per il periodo 2009-2016 globalmente gli stanziamenti ammontano a:
-          per  la Genova-Milano-Rotterdam a 1.607,6 mln €, di cui 7,6 mln costituiti da risorse TEN-T;
-          per la Torino-Lione  a  2.552,39 mld, di cui 495,99 risorse TEN-T;
-          per la Galleria del Brennero a 737,79 mln, di cui 451,79 risorse TEN-T;
-          per il collegamento Trieste-Divaca a 46 mln di risorse TEN-T.
b)       i collegamenti stradali per 83,1 mln;
c)       altri interventi per 600 mln., di cui 210 mln per gli hub aeroportuali di Rho, Gallarate e Malpensa e 55,6 mln per altri interventi su sezioni ferroviarie nazionali: Pontremolese, Catania, Bari-Taranto; Variante di Cannitello e Sardegna. (Intervento n. 157 della griglia).
La dotazione restante del Fondo infrastrutture ferroviarie e stradali è di circa 2.227,4 mln, di cui 2.118 milioni di dotazione effettiva e 109 milioni di accantonamento programmatico.
Il CIPE nella seduta del 23 marzo 2011 ha assegnato i seguenti finanziamenti a valere sul Fondo infrastrutture ferroviarie, stradali e relativo a opere di interesse strategico:
·         30 milioni di euro per la nuova linea ferroviaria AV/AC Torino – Lione: di cui 10 milioni di euro per le opere e misure compensative dell'impatto territoriale e sociale dell'opera e 20 milioni di euro per lavori relativi alla Stazione di Rebaudengo;
·         41,6 milioni di euro per la Metropolitana di Brescia, tratta “Prealpino - S. Eufemia”, per la prima tranche delle opere di completamento. Ulteriori 30 milioni di euro sono stati assegnati in via programmatica per la seconda tranche;
·         60 milioni di euro, in via programmatica, per l'hub portuale di Ravenna;
·         300 milioni di euro per gli interventi previsti dal Contratto di programma RFI, annualità 2012.
Porti e logistica portuale
Nel 2012 gli interventi per le opere di logistica portuale ammonteranno a 554,24 mln €. ( Intervento n. 127).
Sono in corso di attuazione le seguenti opere:
-          Viabilità di accesso al porto di La Spezia;
-          Allacci viari dell’interporto di Fiumicino;
-          Hub portuale di Civitavecchia;
-          Napoli bypass- Pozzuoli Port connection;
-          Porto di Manfredonia;
-          Hub di Trieste;
-          Infrastrutture portuali Catania;
-          Piastra portuale Taranto.
Le Autorità portuali possono costituire sistemi logistici cheintervengono, attraverso atti d’intesa e di coordinamento con le Regioni, le Province e i Comuni interessati nonché con i gestori delle infrastrutture ferroviarie.
La legge n. 183/2011 ha previsto per il solo anno 2012 la possibilità dell’utilizzo del Fondo per le infrastrutture portuali ad integrazione delle risorse rivenienti dalla revoca dei finanziamenti. (Intervento n. 108.)
Trasporto pubblico locale
Nel corso del 2012 dovranno essere affrontate le tematiche della fiscalizzazione dei trasferimenti a favore delle Regioni, in base all’accordo tra Governo e Regioni del 21 dicembre 2011, in cui una parte rilevante assume il trasporto pubblico locale, per il quale i decreti legge del 2011 hanno previsto il completamento della liberalizzazione del settore e la cessazione nel 2012 degli affidamenti senza gara.
Relativamente al Trasporto pubblico locale  (Intervento n. 155 della griglia) vengono contemplati i seguenti 7 interventi:
1. Metropolitana di Napoli;
2. Metropolitana di Bologna;
3. Metropolitana di Milano;
4. Metropolitana di Torino;
5. Metropolitana di Roma;
6. Sistema metropolitano di Bari;
7. Sistema metropolitano di Catania.
Il miglioramento della qualità dell’aria nel settore del trasporto pubblico locale è inoltre citato nell’intervento n. 137 della griglia.
Le risorse pubbliche per il trasporto pubblico localeper il periodo 2012-2016 ammontano a 1.547,83 milioni, a cui andranno aggiunti 700 mln di risorse private per la metropolitana di Milano.
Il finanziamento privato delle infrastrutture
A fronte della scarsità di risorse pubbliche, il Governo ritiene che la soglia di cofinanziamento di parte pubblica non potrà essere superiore al 30% (anche in ragione dell’impegno a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013) per cui si determinerà un maggiore accesso a forme di partenariato pubblico-privato.
Un tassello molto importante è stato posto con la nuova disciplina dei project bond (obbligazioni del settore privato, emesse dalla società che realizza il progetto), che si affianca alle altre misure introdotte per dare le certezze necessarie all’operatore privato, tra cui si ricorda l’allungamento a 50 anni della durata delle concessioni e una progettazione più chiara attraverso anche asseverazioni sulla bancabilità dell’opera (art. 41 D.L. 1/2012).
Sempre nell’ambito del coinvolgimento del capitale privato, vi sono gli interventi a carattere fiscale. Si tratta di interventi che grazie ad una norma di defiscalizzazione, rendono possibile, con una base pubblica di circa 3 miliardi di cui circa 1 miliardo a partire dal 2013, l’avvio di investimenti superiori a 15 miliardi. Si tratta dei seguenti interventi: Asse autostradale Orte-Mestre; Asse autostradale Termoli-San Vittore; Asse autostradale ‘Telesina’; Asse autostradale Roma-Latina; Completamento dell’Asse autostradale Salerno-Reggio Calabria.
Si ricorda che la l. 183 del 2011 e successive modificazioni, ha riconosciuto benefici fiscali alle società di progetto nei settori autostradale, stradale regionale e comunitario, ferroviario metropolitano e portuale, al fine di favorire la realizzazione di infrastrutture mediante finanza di progetto. Il D.L. n. 1 del 2012 ha poi attribuito alle società di progetto di grandi infrastrutture portuali anche il 25 % del maggior gettito IVA derivante da operazioni di importazione riconducibili alle opere portuali oggetto dell’intervento. (Intervento n. 106 della griglia)
Dal terzo trimestre 2012 verrà inoltre avviato il Fondo per le infrastrutture greenfield, sulla base del quale lo Stato è autorizzato a sottoscrivere una quota della società di gestione del risparmio (SGR) finalizzata a gestire fondi comuni d’investimento mobiliare di tipo chiuso, riservati a investitori qualificati che perseguono l’obiettivo di realizzare nuove infrastrutture sul territorio nazionale. Per il 2011 lo stanziamento è di 1 milione di Euro (Intervento n. 72 della griglia).
Project Bond - Azione a livello dell'UE (a cura dell’Ufficio RUE)
Il Consiglio ritiene opportuno intensificare i lavori relativi alla fase pilota dell'iniziativa "Prestiti obbligazionari Europa 2020 per il finanziamento di progetti" (cd. project bond) (COM(2011)660) al fine di raggiungere un accordo entro giugno 2012. Tale iniziativa si inserisce nel quadro più vasto volto a promuovere il ricorso agli strumenti finanziari innovativi che costituisce uno degli elementi centrali del prossimoquadro finanziario pluriennale (QFP) dell’UE per il 2014-2020, che prevede un incremento degli stanziamenti complessivi del bilancio europeo destinati all’emissione di tale tipologia di strumenti dall’attuale 1% al 2%.
Il progetto pilota relativo ai project bond è strettamente connesso all’istituzione, nell’ambito del QFP per il 2014-2020, del nuovo meccanismo per collegare l'Europa (Connecting Europe Facility - CEF) volto a promuovere il finanziamento di determinate infrastrutture prioritarie che rispettino i criteri di sviluppo sostenibile definiti dalla Strategia Europa 2020 (COM(2011)665). Pertanto, il progetto pilota si configura come una fase sperimentale in vista dell’emissione a regime, a partire dal 2014, di project bond nell’ambito del CEF.
Si ricorda che nella mozione 1-00800 approvata dalla Camera il 25 gennaio 2012 si impegna il Governo a porre al centro della riflessione politica europea le politiche dello sviluppo e della crescita, il completamento del mercato interno, in particolare di quello dei servizi, l'innovazione e la ricerca scientifica, considerando in tale ambito anche la possibile adozione di strumenti innovativi difinanziamento allo sviluppo, quali eurobond e project bond. Un impegno analogo è contenuto anche nella mozione 1-00823, approvata sempre il 25 gennaio 2012.
La regolazione nel settore dei trasporti
Il PNR riporta i dati di un’analisi dell’OCSE sulla regolamentazione nei servizi di pubblica utilità che evidenzia per l’Italia, dal 2008 al 2012, una riduzione del grado di ristrettezza della regolamentazione nel settore servizi ferroviari, postali ed in misura minore nelle telecomunicazioni.
Il Governo sottolinea nel PNR l’importanza di assicurare l’invarianza temporale del quadro regolatorio, poiché la certezza del sistema delle regole nel tempo è una delle pre-condizioni fondamentali per assicurarsi l’apporto del capitale privato.
Per superare le difficoltà nel processo di liberalizzazione nel settore dei trasporti si ricorda l’istituzione(intervento n. 49 della griglia), con il D.L. n. 1 del 2012, dell’Autorità di regolazione dei Trasporti alla quale spetterà anche la regolazione tariffaria nel settore autostradale: ad essa sono inoltre attribuiti i poteri di concedente e di vigilante nel settore delle concessioni autostradali al fine di selezionare i concessionari autostradali mediante gare. Per le nuove concessioni autostradali il sistema dei pedaggi sarà determinato con il metodo del price cap.
Tale innovazione interviene a seguito della riforma del settore autostradale avviata a luglio 2011 con la riorganizzazione dell’ANAS al fine di eliminare la coesistenza in questa società partecipata dal Ministero dell’Economia del ruolo di concessionario, di concedente e vigilante sulle concessioni autostradali. Il D.L. n. 98/2011 ha infatti disposto da ANAS S.p.a. a Fintecna S.p.a. di tutte le partecipazioni detenute anche in società regionali. (Intervento n. 115)
Si ricorda che l'Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali, istituita presso il MIT, ha compiti di proposta, di programmazione nella costruzione di nuove strade in concessione o in affidamento diretto ad ANAS SpA, di selezione dei concessionari autostradali e relativa aggiudicazione, vigilanza e controllo.
Per quanto riguarda i diritti aeroportuali, è stata prevista dal D.L. n. 1 del 2012 l’istituzione dell’Autorità nazionale di vigilanza con compiti di regolazione economica e di vigilanza attraverso l’approvazione dei sistemi di tariffazione e dell’ammontare dei diritti aeroportuali. Al momento tali funzioni sono svolte dall’Ente Nazionale Aviazione Civile (ENAC). (Intervento n. 101 della griglia.).
Le procedure, le competenze, il territorio
Tra le principali cause del ritardo infrastrutturale italiano il Governo, nelle Linee Guida dell’Allegato Infrastrutture al DEF, individua:
1.       la pesantezza dei procedimenti di programmazione, autorizzazione e realizzazionerelativi alle opere pubbliche e di quelli relativi alla erogazione dei fondi, che ha scoraggiato l’attrazione di capitali privati;
2.       le difficoltà, procedurali e sostanziali, di composizione dei conflitti tra livelli di governo, tra amministrazioni, e tra amministrazioni e popolazioni interessate dalle opere.
Per quanto riguarda le procedure, numerose modifiche al Codice appalti sono state introdotte con una serie di decreti legge al fine di ridurre i tempi di costruzione delle opere pubbliche, soprattutto di quelle strategiche, di semplificare le procedure di affidamento dei contratti pubblici, per garantire un più efficace sistema di controllo e per ridurre il contenzioso. In particolare le norme del D.L. 1 del 2012 hanno previsto l’allineamento della normativa per la regolazione progettuale delle infrastrutture ferroviarie e stradali a quella europea. (Intervento n. 100 della griglia).
Circa le competenze e la programmazione, viene evidenziata l’importanza di un ripensamento della programmazione e una rimodulazione della pianificazione strategica che conduca ad una razionale visione d’assieme ed un nuovo rapporto con il territorio e con le Regioni.
Il Governo ha inoltre allo studio la possibilità di proporre l’inserimento nell’ordinamento giuridico di norme costituzionali che attribuiscano, tra l’altro, alla competenza esclusiva dello Stato le infrastrutture strategiche di interesse nazionale e sovranazionale e norme ordinarie che proibiscano la reformatio in pejus retroattiva del trattamento finanziario fiscale degli investimenti infrastrutturali, consentendo il coordinamento della programmazione infrastrutturale strategica statale con quella europea e che disegnino una legge quadro di governo del territorio e producano i necessari ammodernamenti del Codice della Strada e del Codice della navigazione, per la parte relativa alla navigazione marittima e interna.
Il consenso
Il Governo intende verificare la possibilità di introdurre, il dibattito pubblico, secondo l’esperienza francese del dèbat public. Senza incidere in modo rilevante sul costo e sui tempi di realizzazione delle opere si tratterebbe di procedure di consultazione delle popolazioni locali e delle associazioni portatrici di interessi diffusi, da svolgersi in tempi certi, nell’ambito di una rivisitazione dell’intero processo decisionale per la realizzazione delle grandi opere, volto anche a garantire una chiara distinzione tra chi decide e chi dà pareri, e tra la fase nella quale si discute del ‘se’ e del ‘come’ fare un’opera, la sola, quest’ultima nella quale si potrà discutere di mitigazioni e compensazioni.

Infrastrutture - Il pacchetto di proposte per “collegare l’Europa” (a cura dell’Ufficio RUE)
Il 19 ottobre la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte destinate a favorire il completamento delle reti transeuropee di trasporto, energia e telecomunicazioni. Il piano di investimenti previsto dal “Meccanismo per collegare l’Europa” prospetta uno stanziamento complessivo di 50 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, che sarà preceduto, nel periodo 2012-2013, da un progetto pilota per l’introduzione dei Project Bond, prestiti obbligazionari, nel caso del quale la Commissione calcola che dovrebbero liberarsi investimenti per un valore di 4,6 miliardi di euro. Al “Meccanismo per collegare l’Europa”, oggetto di una specifica proposta di regolamento (COM(2011)665), sono collegate:
·     una proposta di regolamento sugli orientamenti riguardanti la rete transeuropea di trasporto (COM(2011)650) che prospetta la creazione di una rete centrale TEN-T a livello UE (da realizzare entro il 2030) basata su un “approccio per corridoi” per favorire una gestione coordinata della stessa, e di una rete globale (da realizzare entro il 2050) che comprenderà infrastrutture a livello nazionale e regionale per garantire l’intera copertura del territorio dell’UE e l’accessibilità a tutte le regioni. A tal fine è previsto uno stanziamento complessivo pari a 31,7 miliardi di euro, di cui 10 miliardi provenienti dal Fondo di coesione;
·    una proposta di regolamento sugli orientamenti per le reti transeuropee di telecomunicazioni (COM(2011)657) che prevede 9,2 miliardi di euro per sostenere gli investimenti in reti a banda larga veloci e ultraveloci e in servizi digitali paneuropei
·    una proposta di regolamento sugli orientamenti per lo sviluppo della rete infrastrutturale europea dell'energia (COM(2011)658) con uno stanziamento di 9,1 miliardi di euro per progetti infrastrutturali energetici, orientati alla realizzazione degli obiettivi del pacchetto clima energia per il 2020;
·     una comunicazione dal titolo “Pacchetto per la crescita: integrazione delle infrastrutture europee.”

AGENDA DIGITALE ITALIANA

Al fine di promuovere la crescita e la competitività del sistema produttivo il Governo preannuncia di dare attuazione agli obiettivi di sviluppo definiti nell’Agenda Digitale per l’Europa. L’Agenda digitale è una delle azioni definite “nuovo motore della crescita” ed il suo sviluppo è una delle  4 priorità a cui andranno destinati i fondi strutturali recentemente riprogrammati.
Il gap infrastrutturale esclude attualmente dalla network society ancora 3,5 milioni di italiani. In media nel Mezzogiorno solo il 45% delle famiglie ha un accesso a una linea a Banda larga contro il 55,8% del Centro-Nord. La media italiana è del 52%, contro una media UE27 del 67%. La percentuale di popolazione che interagisce con la P.A. attraverso internet è in Italia del 22%, contro una media europea (UE27) del 41%.
I dati ISTAT (2011) evidenziano inoltre un forte digital divide culturale: il 41,7% delle famiglie italiane non possiede l’accesso a internet perché non ha competenze per utilizzarlo. Si tratta inoltre di un gap generazionale, perché il 93% dei ragazzi usa internet quotidianamente.
L’obiettivo primario è pertanto la riduzione digital divide e dei forti divari regionali che si registrano nel nostro paese.
Le azioni previste prevedono l’azzeramento del digital divide di primo livello, con interventi per 321,27 milioni, la diffusione della banda larga ultraveloce con la realizzazione delle reti di nuova generazione (Banda Larga Ultraveloce) e la realizzazione di data center per la creazione di un sistema di cloud computing prioritariamente rivolto a scuole, biblioteche digitali, educazione televisiva, portable virtual desk, hosting per le scuole.
I fondi disponibili fanno leva sull’utilizzo dei fondi comunitari, in particolare sullo sblocco del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) che costituisce la quota di cofinanziamento nazionale ai Fondi comunitari necessaria per attivare i fondi europei.
Vi è poi una quota assegnata alle Regioni e sono altresì utilizzabili i Fondi strutturali ricerca ed innovazione in campo ICT per le Regioni Convergenza.
In dettaglio, il Piano di Azione Coesione- Agenda Digitale (intervento n. 132della griglia) per l’Agenda Digitale prevede:
-          il completamento del Piano nazionale Banda Larga nel Mezzogiorno (Calabria , Puglia, Sicilia, Basilicata e Sardegna);
-          l’implementazione delle infrastrutture di rete e della banda ultralarga come attuazione del primo obiettivo del Progetto Agenda Digitale Italiana;
-          l’attuazione del secondo obiettivo dell’Agenda con la realizzazione del Data Center.
Risultano programmate per il periodo 2009-2013 risorse per:
-    completamento Banda Larga nel Sud: 209,8 mln € cui vanno aggiunti altri 24 mln sulla base di convenzioni MISE-Regioni (FAS regionali e D.M. Distretti);
Nell’aggiornamento del 3/02/2012 del Piano Azione Coesione presentato dal Ministro per la coesione territoriale risultano in dettaglio programmati 41,6 mln a carico del Piano Azione Coesione, 84,651 mln a carico del FEASR e 85,536 mln a carico del FESR Grandi Progetti.
-          Progetto Agenda Digitale Rete Banda Ultra Larga: 443,051 mln;
Nell’aggiornamento del 3/02/2012 del Piano Azione Coesione risultano in dettaglio programmati 158,675 mln a carico del Piano Azione Coesione  e 284,375 mln a carico del FESR Grandi Progetti.
-          Progetto Agenda Digitale realizzazione Data Center: 121 mln.
Per quanto riguarda i data center per lo sviluppo del cloud computing - che assicureranno l’esecuzione delle applicazioni più importanti e innovative da parte sia del mondo delle imprese che della P.A. in modo da potere realizzare la dematerializzazione (piano “La scuola digitale”) - il Governo prevede che saranno realizzati in partenariato pubblico-privato.
Il PNR evidenzia che le regioni del Sud hanno, pertanto, le risorse necessarie per azzerare il digital divide entro il 2013; ma per completare il piano Nazionale Banda Larga restano ancora 2 milioni di italiani residenti nelle Regioni del Centro-Nord senza collegamento internet di base (almeno 2 Mbps) a cui occorre trovare copertura finanziaria.
Si ricorda che la Cabina di Regia per l'attuazione dell'Agenda digitale italiana, istituita il 1° marzo 2012, ha il compito di accelerare il percorso di attuazione dell'Agenda digitale italiana. La Cabina di Regia è articolata in sei gruppi di lavoro che curano i principali target dell’Agenda Digitale (Intervento n. 31 della griglia).
La Cabina ha aperto una consultazione pubblica, dall'11 aprile all'11 maggio 2012, a cui possono partecipare tutti i soggetti interessati, compresi i singoli cittadini, per la definizione delle politiche di sviluppo del Paese basate sull'economia digitale. La consultazione è divisa per aree tematiche: infrastrutture e sicurezza, e-Commerce, alfabetizzazione digitale e competenze digitali, e-Government, ricerca & innovazione e smart cities & communities.
Entro il 30 giugno 2012 la Cabina di Regia dovrà produrre la relazione “la strategia italiana per un’Agenda digitale” che si tradurrà concretamente in progetti operativi e in un pacchetto normativo – che si chiamerà “Decreto DigItalia”.
Tra le altre azioni annunciate dal Governo nell’ambito dell’agenda digitale vi sono:
-    le azioni per garantire la sicurezza nella gestione dell’identità digitale dei cittadini, la promozione della posta elettronica certificata e della firma digitale;
-    la definizione di progetti operativi per la sicurezza dei pagamenti elettronici al fine di contribuire allo sviluppo dell’e-commerce, ancora poco utilizzato nel nostro paese. La percentuale di popolazione che ha fatto almeno un acquisto on-line negli ultimi 12 mesi è del 15% contro una media europea del 43%. E’ in particolare prevista l’attivazione di meccanismi di allerta e di notifica al cittadino di attacchi informatici e l’istituzione di un centro nazionale denominato CERT (Computer Emergency Response Team) che supporti la P.A., le imprese e i cittadini in caso di attacchi e lavori al miglioramento della protezione delle infrastrutture nazionali.
Agenda digitale europea(a cura dell’Ufficio RUE)
Il 19 maggio 2010 la Commissione europea ha adottato la comunicazione “Un’agenda digitale europea” (COM(2010)245) che, nell’ambito delle iniziative faro di “Europa 2020”, mira a stabilire il ruolo chiave delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) per raggiungere gli obiettivi che l'UE si è prefissata per il 2020.  Nell’ambito dell’agenda digitale europea, il 20 settembre 2010 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure finalizzate al raggiungimento dell’obiettivo di fornire ai cittadini europei l’accesso alla banda larga, composto da:
- una proposta di decisione sulla creazione di un programma per la politica dello spettro radio (COM(2010)471. Entro il 2015 la Commissione dovrà trasmettere una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio e gli Stati membri dovranno attuare la decisione. La decisione è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale UE n. 243/2012/UE del 14 marzo 2012;
- una comunicazione per promuovere gli investimenti nella rete di banda larga (COM(2010)472), che indica l’obiettivo di assicurare l’accesso a internet per tutti i cittadini ad una velocità di connessione superiore a 30 megabit per secondo, e per almeno il 50% delle famiglie la disponibilità di un accesso a internet con una velocità superiore a 100 Megabit per secondo entro il 2020.
- una raccomandazione sull’accesso regolato alla rete Next Generation Access (NGA) (C(2010)6223, pubblicato in G.U.U.E. L, n. 251 del 25.9.2010).
Nell’ambito dell’agenda digitale, rientrano molte altre iniziative, tra le quali:
- il “piano d'azione europeo per l'e-Government 2011-2015 - Valorizzare le TIC per promuovere un'amministrazione digitale intelligente, sostenibile e innovativa” (COM(2010)743) del 15 dicembre 2010;
-   il commercio elettronico su cui l’11 gennaio scorso la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica su un Libro verde (COM(2011)941) che si è conclusa l’11 aprile 2012;
-   la firma elettronica, su cui il 18 febbraio 2011 la Commissione europea ha lanciato una consultazione conclusasi il 15 aprile 2011;
-   un partenariato pubblico-privato da 600 milioni di euro sull’Internet del futuro (FI-PPP) volto ad aiutare le imprese e i governi a mettere a punto soluzioni per gestire la crescita esponenziale dei dati online varato il 3 maggio 2011 da Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea.
Il 31 maggio 2011 la Commissione europea ha pubblicato un primo quadro di valutazione sui progressi compiuti dall’UE verso la realizzazione degli obiettivi previsti dall'Agenda europea per il digitale a un anno dal suo avvio.

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