sabato 26 maggio 2012

Il vertice della NATO a Chicago il 20 e il 21 maggio 2012


Il 20 e 21 maggio prossimi si terrà a Chicago il XXV Vertice dei Capi di Stato e di Governo dei paesi aderenti alla NATO.
Il vertice sarà incentrato su tre temi principali:
Ø      l'impegno dell'Alleanza in Afghanistan durante la fase di transizione e dopo il 2014;
Ø      la capacità della NATO di difendere gli Stati membri e di affrontare le sfide del XXI secolo;
Ø      il rafforzamento dei rapporti di partenariato dell’Alleanza con altri Paesi.
Il vertice dovrà inoltre adottare le misure di consolidamento delle decisioni e degli indirizzi già assunti durante il vertice di Lisbona del novembre 2010.
Per quanto riguarda l’Afghanistan, la NATO si è impegnata a sostenere l'Afghanistan dopo il ritiro delle sue truppe nel 2014, quando sarà concluso il graduale trasferimento in corso delle responsabilità per la sicurezza del paese dalle truppe ISAF alle Forze di sicurezza afghane. Una volta terminata l’attuale configurazione della missione ISAF il ruolo della NATO dovrebbe infatti evolversi verso compiti di sostegno, di addestramento e di formazione delle forze afghane, mantenendo però la possibilità di partecipare a operazioni militari su richiesta di queste ultime. Il vertice di Chicago dovrebbe definire le modalità di compimento del processo di transizione e decidere l’entità dell’impegno finanziario, militare e di sostegno al governo afghano dopo il 2014.
In questa fase di crisi internazionale e di austerità all’interno dei singoli Paesi, la NATO è chiamata ad ottimizzare l'utilizzo delle risorse destinate alla sicurezza. La grave crisi finanziaria in Europa e altrove, la drastica riduzione del disavanzo negli Stati Uniti e la crescente pressione esercitata sui bilanci della difesa, hanno imposto all'Alleanza di studiare quelle sinergie che consentano di ottenere un alto grado di efficienza attraverso l’utilizzo delle conoscenze e dell’esperienza comune ai vari Paesi.
Il conseguimento dell’obiettivo di mantenere e accrescere il proprio contributo alla stabilità e alla sicurezza del pianeta, anche con meno risorse, richiede l’adesione ad una nuova cultura della cooperazione tra le forze dei singoli Paesi, secondo il nuovo concetto di Smart Defense, che dovrebbe essere approvato a Chicago, dove gli alleati intendono lanciare nuovi progetti multinazionali che favoriscano l’interoperabilità e consentano all'Alleanza di garantire meglio la sicurezza deicittadini dei suoi Stati membri, anche in tempi di austerità finanziaria per il prossimo decennio e oltre.
Nell’ambito delle iniziative di Smart Defense si segnala un pacchetto di progetti multinazionali destinati ad affrontare deficit di capacità considerati critici. Esso dovrebbe includere: programmi di difesa missilistica, capacità di sorveglianza del territorio (AGS), capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione, nonché progetti comuni come la condivisione di aerei da pattugliamento marittimo e lo sviluppo di robot capaci di eliminare le bombe lungo la strada.
Una delle priorità dell'Alleanza rimane quella del mantenimento nel prossimo decennio della capacità di approntare e di realizzare complesse operazioni congiunte nel breve termine e con breve preavviso. Per ottenere questo risultato in un momento di riduzione dei bilanci della difesa, la NATO ha intenzione di riformare le proprie strutture e le procedure, al fine di ottenere un maggiore ritorno sugli investimenti.
La NATO rimane uno strumento essenziale per garantire la stabilità internazionale. Per preservare la sua capacità di salvaguardare la sicurezza ed i valori dei suoi paesi membri, essa deve perciò continuare a sviluppare le risorse necessarie per realizzare e costruire partenariati al di là della regione del Nord Atlantico. Il vertice di Chicago sarà la sede nella quale approfondire le relazioni esistenti con gli altri Paesi ed ampliare la propria rete di partenariati, che è risultata fondamentale per lo svolgimento di operazioni di sostegno alla pace e di gestione delle crisi effettuate dall’Alleanza.
I preparativi del vertice
Il 18 e 19 aprile si sono riuniti a Bruxelles i ministri degli esteri e della difesa della Nato per concordare le condizioni di uscita dall'Afghanistan e per preparare il vertice di Chicago.
Durante la riunione, i ministri hanno annunciato che il vertice di Chicago darà l’avvio alla prima struttura provvisoria del nuovo scudo anti-missilistico in Europa: nonostante le proteste di Mosca, che lo considera un atto ostile.
Dando conto delle decisioni assunte dai ministri, il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen ha sostenuto che “a soli 16 mesi dalla decisione storica presa a Lisbona di sviluppare una struttura in grado di proteggere le popolazioni, i territori e le forze Nato dalla minaccia missilistica, a Chicago la nostra ambizione è di dichiarare una capacità preliminare di difesa antimissilistica''.
Oggi, abbiamo chiarito che siamo tutti determinati affinché ciò avvenga” ha aggiunto, precisando che “sarà un primo passo, ma molto concreto” e che la NATO “calcola che siano almeno una trentina i paesi da cui potrebbero partire missili ostili”, anche se fonti dell'Alleanza hanno precisato che lo scudo non è diretto contro un Paese in particolare, ma contro una reale minaccia missilistica.
Commentando l’annuncio dell’India di nuovi test per missili balistici intercontinentali, Rasmussen ha precisato che l'India non è considerata una minaccia per gli alleati NATO o per i territori dei suoi paesi.
La struttura di comando dello scudo antimissile (un “ombrello” grande quanto basta per difendere non solo le truppe, ma anche le popolazioni e il territorio dei 28 Stati alleati, sarà ospitato dal centro di controllo aereo Nato di Ramstein (Germania).
I rappresentanti di Polonia, Romania, Spagna, Olanda, Francia e Turchia hanno già dichiarato che parteciperanno con mezzi e strutture.
Il progetto prevede di estendere all'Europa l'Aegis Ballistic Missile Defense System (Aegis Bmd), il sistema difensivo antimissile già sviluppato negli Stati Uniti nell'ambito dello scudo stellare pianificato dall'Amministrazione Reagan negli anni Ottanta. I costi per la messa in rete dei sistemi esistenti sono stimati relativamente ridotti: 200 milioni di euro in dieci anni, divisi tra i 28 Stati alleati.
L'ambizione della Nato è quella di fare dialogare questo sistema con quello sviluppato dalla Russia. Un'ambizione finora frustrata: dopo l'accordo storico di Lisbona, le relazioni con Mosca si sono infatti via via raffreddate, anche a causa dell’irrigidimento russo durante la campagna elettorale per le ultime presidenziali.
Allo stato sembra quindi da escludersi che il presidente russo Vladimir Putin si rechi a Chicago, a sole due settimane dal suo insediamento al Cremlino, previsto il 7 maggio.
A questo proposito Rasmussen ha precisato che il fatto che non si tenga il summit NATO-Russia a Chicago non pregiudica affatto le relazioni tra l’Allenza atlantica e la Federazione russa -  “che non dipendono da un incontro” - garantendo che comunque avrà presto un incontro bilaterale con il presidente russo Putin.
Il 3 maggio, a tre giorni dal ritorno di Vladimir Putin al Cremlino, durante la conferenza internazionale sulla difesa missilistica che si è svolta a Mosca con rappresentanti di 50 paesi (compresi Nato ed ex Urss), i russi hanno alzato il livello della polemica, col ministro della Difesa Anatoli Serdiukov, che ha minacciato ritorsioni e persino un possibile "attacco preventivo" alle installazioni missilistiche UE, se gli Alleati non terranno conto delle preoccupazioni russe.
Ad irritare Mosca è soprattutto l'insistenza di Washington nel voler completare le quattro fasi del sistema entro il 2021; l'annuncio del raggiungimento della prima fase e' previsto proprio al vertice Nato di Chicago il prossimo 20 maggio.
Il Segretario generale della NATO ha rassicurato i russi, invitandoli a cooperare con la NATO sul sistema di difesa missilistico e dichiarandosi convinto della coincidenza di interessi e di preoccupazioni comuni per eventuali attacchi missilistici.
Il sistema di difesa missilistico è – secondo Rasmussen - tecnicamente impossibilitato a costituire una minaccia per la Russia. Queste informazioni sono state messe a disposizione.
La NATO non ha alcuna intenzione di aggredire la Russia - ha aggiunto – ricordando che già 15 anni fa Nato e Russia hanno sottoscritto il primo documento di cooperazione in cui è espresso e riconosciuto da entrambe le parti che non si ricorrerà reciprocamente alla violenza, compreso l’uso dei missili.
Gli argomenti russi sono poco convincenti anche secondo il vice segretario Nato Alexander Vershbow, che ha ribadito che il sistema è mirato unicamente a difendere gli alleati europei da minacce provenienti da Iran e Nord Corea, e che sarebbe troppo debole per intercettare i missili russi.
Come accennato, il vertice di Chicago dovrà affrontare i problemi relativi al ritiro dall’Afghanistan previsto nel 2014 e della preparazione della transizione che gradualmente restituirà la responsabilità del Paese alle forze nazionali. La NATO è impegnata a sostenere l'Afghanistan oltre il 2014, quando la transizione graduale della responsabilità per la sicurezza del paese dalle truppe ISAF alle forze afghane saranno pienamente attuate.
Nel corso dell’incontro di Bruxelles, i ministri degli esteri e della difesa hanno convenuto che dopo il 2014 la NATO non svolgerà un “ruolo combattente” in Afghanistan, ma resterà per addestrare soldati afghani. Le modalità della missione Nato post-2014 e le dimensioni delle forze afghane da reclutare e addestrare sono ancora da decidere: le due questioni saranno al centro del Vertice Nato di Chicago
Reclutare e formare un esercito ed un corpo di polizia afghani in grado di garantire da soli la sicurezza dell'Afghanistan dopo il 2014 potrebbe costare, secondo il segretario generale della Nato, circa 4 miliardi di dollari Usa l'anno, anche se la cifra potrà essere confermata ufficialmente soltanto al summit di Chicago, quando l’Alleanza valuterà il quadro complessivo delle dimensioni delle forze afghane e quindi dei costi necessari.
Rasmussen ha precisato che la cifra di 4 miliardi di dollari è però una “una buona base per la pianificazione” e che “gli alleati NATO e i partner ISAF si impegneranno per far fronte ad una giusta parte di questa fattura, anche se è prematuro presentare cifre concrete”.
La Nato ha comunque confermato la disponibilità dei suoi membri a finanziare l'esercito e la polizia afghani, perchè l’esistenza di forze afghane in grado di fare fronte da sole alla sfida della sicurezza del proprio paese è nell'interesse di tutta la comunità internazionale e, anche dal punto di vista economico è molto meno costoso che dispiegare truppe internazionali in Afghanistan.
Sempre secondo Rasmussen, la reazione “competente e professionale” dell'esercito e della polizia afghani all'offensiva di primavera dei talebani contro luoghi simbolo a Kabul e in quattro province, fa dire all'Alleanza che le forze afghane possono ormai fare fronte alle sfide della sicurezza”.
Secondo dati forniti dall'Alleanza, nel corso del 2011 gli attacchi dei talebani sono calati del 10% rispetto al 2010. In alcune province, come Helmand, la diminuzione è stata ancora più marcata.
Durante una visita lampo a Kabul, il 2 maggio, nel primo anniversario dell’uccisione di Osama Bin Laden, il presidente Barak Obama ha sottoscritto con il presidente afghano Karzai un accordo di partnership strategica a lungo termine con l'Afghanistan. Il documento prevede la continuazione del sostegno americano all'Afghanistan nell'addestramento delle truppe, nella ricostruzione e nello sviluppo di istituzioni democratiche, ma non contiene però in concreto l'impegno finanziario che gli Usa intendono assumersi, che dovrà essere indicato ogni anno ed approvato dal Congresso.
Nell’ambito degli incontri europei di Rasmussen, è da segnalare l’annuncio della cancelliera tedesca Angela Merkel - il 4 maggio, dopo l’incontro con il Segretario generale della NATO – di un prossimo vertice afghano-tedesco, con il presidente afghano Hamid Karzai, a Berlino, prima del Vertice di Chicago, per discutere delle prospettive dell’Afghanistan dopo il ritiro della NATO. La cancelliera ha sottolineato che “siamo andati in Afghanistan insieme e vogliamo anche lasciare l'Afghanistan insieme”, ribadendo che quel Paese può continuare a contare sugli aiuti internazionali anche dopo il ritiro militare del 2014.
La posizione italiana
Durante la sua visita in Italia, svoltasi il 27 aprile scorso il segretario generale della NATO Rasmussen ha incontrato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio Mario Monti ed il Ministro della difesa Giampaolo Di Paola.
Durante l’incontro con il premier Monti sono stati affrontati i principali temi di attualità che riguardano l’Alleanza in vista del prossimo vertice di Chicago: dalla preparazione delle nuove forme di impegno della NATO in Afghanistan dopo il ritiro previsto nel 2014 alla definizione dello scudo antimissile, dalla riforma dei comandi e delle agenzie al tema dell’allargamento ai paesi dei Balcani occidentali.
In particolare, per quanto attiene all’impegno italiano in Afghanistan post-2014, il Presidente del Consiglio ha precisato che: “L’Italia dunque ci sarà e il suo contributo non verrà meno con il ritiro delle forze militari. A restare sul campo saranno gli addestratori, impegnati con l’esercito afghano. Anche se per il momento è ancora difficile quantificare l’entità dell’impegno italiano”.
Sullo scudo antimissile Monti e Rasmussen hanno convenuto che non debba condizionare lo sviluppo del rapporto tra Nato e Russia, ma che anzi debba essere il presupposto per un salto di qualità strategico nelle relazioni tra Mosca e l'Alleanza.
Nel corso dei colloqui è emerso il pieno sostegno del nostro Paese ai progetti di riforma dell’Alleanza atlantica ed il convinto impegno italiano per la loro attuazione.
A questo proposito Rasmussen ha dichiarato che proprio al summit di Chicago la NATO discuterà di come garantire la sicurezza in tempi di austerità: “E' tempo di dure scelte per tutti; parleremo di come affrontare le incertezze nel mondo con meno risorse economiche” ha aggiunto, sottolineando che le politiche economiche forti favoriscono di fatto le politiche per la sicurezza, in quanto – ha concluso - economia e sicurezza sono strettamente connesse perché un'economia debole offre meno risorse per la sicurezza, mentre più è forte l'economia e più si può investire in sicurezza.
Il Presidente del Consiglio Monti ha sostenuto che l’Italia resterà in Afghanistan anche dopo il 2014 per proseguire la sua azione a sostegno del popolo afghano e garantirà il suo impegno non solo finanziario ma anche in termini di uomini sul campo, per continuare, addestrando le forze afghane, ad assicurare la stabilità e la sicurezza del Paese.
Il sen. Monti ha rassicurato il Segretario generale della NATO sul protrarsi dell’impegno dell’Italia ricordando che le garanzie di permanenza italiane fanno parte dell'accordo di partenariato siglato il 26 gennaio scorso proprio a Palazzo Chigi con il presidente afghano Hamid Karzai.
A restare sul campo saranno gli addestratori, impegnati con l'esercito afghano, anche se i termini del sostegno saranno quantificati al momento opportuno, mentre la data del ritiro fa parte delle questioni importanti gli Stati interessati esamineranno congiuntamente al vertice di Chicago, nell'ambito di un quadro complessivo.
Monti ha manifestato preoccupazione per la ripresa dell’offensiva talebana prevista a breve al termine del grande freddo nel paese asiatico, come segnalato anche dai servizi segreti nell'ultima relazione al Parlamento, in cui hanno parlato di un “elevato livello di minaccia” per i militari italiani impegnati in Afghanistan, in una "cornice di sicurezza che si é mantenuta estremamente precaria".
Rasmussen ha infine assicurato che la NATO non ha alcuna intenzione di intervenire in Siria, ritenendo più adatta una soluzione pacifica e politica.

Circa il programma di scudo missilistico infine, il ministro della difesa italiano Di Paola, al termine del colloquio con il capo del Pentagono Leon Panetta, il 30 aprile, ha ribadito che il programma di difesa Nato non deve essere un argomento di divisione con la Russia, ma una opportunità di cooperazione.
Attività parlamentare recente
Nella seduta del 15 maggio 2012 l’Assemblea della Camera dei deputati ha approvato a larghissima maggioranza i testi riformulati delle seguenti mozioni, in merito alle iniziative per il disarmo e la non proliferazione nucleare in vista del prossimo vertice NATO:
1-00971 a firma Mogherini Rebesani, La Malfa, Boniver, Pezzotta, Paglia, Mosella, Commercio ed altri;
1-00988 a firma Misiti ed altri;
1-00989 del deputato Dozzo ed altri;
1-00993 a firma Pianetta ed altri;
1-01004 del deputato Moffa ed altri;
1-01009 a firma Ossorio ed altri.
Le mozioni, in parte assorbite dal dispositivo della mozione Mogherini Rebesani ed altri, impegnano il Governo a svolgere un ruolo attivo a sostegno delle misure di disarmo e di non proliferazione nucleare in tutte le sedi internazionali proprie e, in particolare, in vista del prossimo vertice Nato di maggio 2012 a Chicago, nonché, nell'ambito della «Defence and Deterrence Posture Review»:
Ø      a sostenere l'assunzione di una «declaratory policy» della Nato che indichi come scopo fondamentale delle sue armi nucleari la deterrenza dell'uso di armi nucleari da parte di altri, in linea con le «declaratory policies» di Usa e Gran Bretagna in materia di impiego dell'arma nucleare e di garanzie negative di sicurezza, e che incoraggi contestualmente la riduzione del ruolo degli arsenali tattici per la deterrenza nucleare;
Ø      a sostenere l'opportunità di rafforzare le misure di trasparenza da parte dell'Alleanza atlantica;
Ø      a sostenere l'opportunità di ridurre ulteriormente il numero di armi nucleari tattiche in Europa, nella prospettiva della loro eliminazione, anche tramite il sostegno a proposte concrete che consentano di definire, in via consensuale nell'ambito dell'Alleanza atlantica, passaggi intermedi ed una tempistica definitiva per l'implementazione di questo obiettivo, anche in base agli sviluppi del più ampio contesto politico e di sicurezza nelle relazioni tra Nato e Federazione russa e in un quadro di reciprocità;
Ø      a sostenere l'obiettivo di approfondire le consultazioni e di rafforzare il dialogo tra la Nato e la Federazione russa, a partire dal rilancio delle attività del Consiglio Nato-Russia (NRC), sull'insieme delle questioni relative alla sicurezza euro-atlantica, dalla difesa missilistica alle armi convenzionali e nucleari.

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