mercoledì 9 maggio 2012

In vista delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti

Il 6 novembre 2012 si svolgeranno negli USA le elezioni presidenziali. I due principali candidati saranno Barack Obama, presidente uscente, e, a seguito dell’esito delle elezioni primarie, Mitt Romney, ex-governatore del Massachussets.

In base alla Costituzione, le elezioni per il presidente USA, responsabile del potere esecutivo federale, avvengono, ogni quattro anni, il martedì dopo il primo lunedì di novembre. Si tratta, formalmente, di elezioni di secondo livello, vale a dire che in ciascuno Stato degli USA viene eletto un numero di grandi elettori corrispondente alla somma dei rappresentanti e dei senatori di quello Stato (in tutti gli USA i grandi elettori sono 538). I grandi elettori si riuniscono Stato per Stato, il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del dicembre successivo alle elezioni per eleggere il presidente. I risultati di ciascuno Stato sono inviati a Washington e scrutinati davanti ai membri del Congresso il sesto giorno di gennaio successivo. Per risultare eletti presidente sono necessari 270 voti dei grandi elettori. Nei fatti, i cittadini USA scelgono direttamente il candidato alla presidenza: in alcuni Stati la legge impone ai grandi elettori di votare per il candidato per il quale si sono impegnati a votare prima delle elezioni; nella maggior parte degli Stati ciò avviene in via di consuetudine.

Il processo di selezione dei candidati alle elezioni presidenziali da parte dei due principali partiti USA, il partito democratico e il partito repubblicano, è affidato prevalentemente (anche se, come vedremo, non in via esclusiva) alle elezioni primarie. Poiché il presidente uscente Obama, democratico, ha annunciato l’intenzione di ricandidarsi, solo il partito repubblicano ha proceduto allo svolgimento delle elezioni primarie.  

Con le elezioni primarie, all’interno di ciascun partito viene individuato il candidato alla Presidenza: questo avviene attraverso l’elezione di delegati esplicitamente collegati a quel candidato che poi formalmente designeranno il candidato in una Convenzione nazionale. Diffusesi a partire da alcuni grandi città USA alla fine dell’Ottocento, è possibile distinguere negli USA diverse tipologie di elezioni primarie::

-        le “primarie chiuse”, riservate ai sostenitori del partito, vale a dire coloro che si sono registrati come elettori del partito (per votare negli USA è necessario registrarsi nelle liste elettorali; al momento dell’iscrizione si può dichiarare la propria appartenenza ad un partito oppure registrarsi come indipendenti);
-        le primarie “semi-chiuse”, riservate ai sostenitori del partito e agli elettori indipendenti;
-        le primarie aperte con dichiarazione pubblica che prevedono la possibilità per l’elettore di dichiarare il giorno stesso dell’elezione il partito prescelto e di partecipare alle relative primarie;
-        le “primarie coperte” con la partecipazione di tutti gli elettori, che ricevono due schede, una per ciascun partito, potendo però poi scegliere sono uno dei due
-        le “primarie non partitiche”  che si caratterizzano per la presenza di una sola scheda con i candidati di tutti i partiti ; gli elettori possono votare un solo candidato, vince colui che ottiene la maggioranza assoluta dei voti, altrimenti si ricorre ad un secondo turno

I sistemi elettorali utilizzati nelle elezioni primarie variano da Stato a Stato: si può avere un sistema di tipo proporzionale, più o meno corretto, per la designazione dei delegati, ovvero un sistema maggioritario in base al quale al candidato vincente spettano tutti i delegati dello Stato.

In alcuni Stati si ricorre ad un metodo diverso per la selezione dei candidati, quello dei caucus: il caucus è un’assemblea di sostenitori di un partito che si riunisce per designare i candidati. Per sua natura, il caucus può coinvolgere solo una determinata quantità di persone, per cui in genere è necessario all’interno di un distretto elettorale (o di uno Stato) prevedere anche più livelli di caucus.

La disciplina delle elezioni primarie è regolata dalla legislazione dei singoli Stati, integrata dai regolamenti interni dei partiti e da alcuni principi rinvenibili nella giurisprudenza della Corte suprema.

Per il finanziamento delle campagne elettorali per le elezioni primarie, come per le elezioni presidenziali, la disciplina è contenuta nel Federal Election Campaign Act del 1971, modificato da ultimo con il Bipartisan Campaign Reform Act del 2002.

Le risorse a disposizione dei candidati sono di tipo privato o pubblico. Le risorse private sono quelle ottenute tramite donazioni individuali o mediante dei comitati di azione politica (Political Action Committee), promossi da organizzazioni o associazioni. I fondi pubblici spettano ai candidati che riescono a raccogliere almeno 5000 dollari in venti Stati, in misura uguale al finanziamento privato ricevuto. L’accettazione dei fondi pubblici comporta il rispetto di numerosi vincoli, che spesso induce i candidati con consistenti donazioni private a rinunciare al finanziamento pubblico. La Federal Election Commission è incaricata di far rispettare la legge sul finanziamento delle campagne elettorali federali.

La materia del finanziamento delle campagne elettorali è stata significativamente mutata dalla sentenza della Corte suprema USA Citizens United vs. Federal Election Commissiondel gennaio 2010: la sentenza ha infatti dichiarato incostituzionali perché incompatibili con la libertà di manifestazione del pensiero le previsioni della legislazione federale che proibivano alle imprese e ai sindacati l’utilizzo di proprie risorse per “spese indipendenti” e “comunicazioni elettorali”. Con queste tipologie si indicano quelle forme di finanziamento o di sostegno politico che non affluiscono direttamente al candidato ma, ad esempio attraverso i Political Action Committee, si trasformano in campagne su singoli temi o in forme di messaggi pubblicitari contro i candidati avversari. A seguito della sentenza imprese e sindacati possono intervenire senza limiti in queste forme di partecipazione alle campagne elettorali.

Per approfondimenti sulla disciplina delle elezioni primarie si rinvia a Servizio Biblioteca – Ufficio legislazione straniera Le elezioni primarie: la disciplina negli Stati Uniti d'America e altre esperienze in ambito europeo ed extraeuropeo (giugno 2011)

Le primarie 2012 del partito repubblicano

Con la vittoria nelle primarie negli Stati del Connecticut, Delaware, Pennsylvania, Rhode Island e New York, lo scorso 24 aprile, Mitt Romney ha raggiunto la quota di 684 delegati alla Convenzione nazionale del Partito repubblicano che si svolgerà a Tampa, Florida, a fine agosto. Il quorum di delegati necessario per ottenere la candidatura è di 1144 delegati, ma il ritiro del principale avversario di Romney, Rick Santorum, e la grande distanza con i delegati ottenuti dagli altri due candidati ancora formalmente in corsa, l’ex-speaker della Camera dei rappresentanti Newt Gingrich (141; Gingrich ha comunque annunciato l’intenzione di ritirarsi) e Ron Paul (84), rendono scontata la sua designazione.

Mormone, Mitt Romney (n. 1947), finanziere, è stato governatore del Massachusetts dal 2003 al 2007.

In politica interna le sue posizioni appaiono moderate: da governatore repubblicano in uno Stato tradizionalmente democratico, ha approvato per il Massachussets una riforma sanitaria simile a quella approvata a livello federale dall’amministrazione USA.

In politica estera, invece, la composizione del suo Foreign Policy and National Security Advisory Team, che lo assiste nella campagna elettorale, lascia int5ravedere un’agenda maggiormente ispirata alle posizioni neoconservatrici. A tale ambito politico-culturale sono riconducibili lo studioso Robert Kagan e Eliot Cohen, già consigliere del segretario di Stato Condoleezza Rice tra il 2007 e il 2009. Il manifesto di politica estera fin qui presentato da Romney durante la campagna elettorale, An American Century. A Strategy to Secure America’s Enduring Interests and Ideals si basa su quattro principi: chiarezza degli interessi da perseguire; aspirazione ad un sistema internazionale congeniale alle istituzioni liberali, al libero mercato, alla democrazia e al rispetto dei diritti umani; la volontà di agire preventivamente per evitare che situazioni di crisi sfocino in aperti conflitti e la leadership nelle alleanze e nelle organizzazioni internazionali.

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