sabato 9 giugno 2012

Ecco cosa si deve fare per salvare l'agricoltura emiliana

Intervista a Massimo Gargano
Voce Repubblicana, 9 giugno 2012
di Lanfranco Palazzolo

I danni subiti dall’agricoltura emiliana sono di circa cinque milioni di euro. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Massimo Gargano, presidente dell'Associazione Nazionale Bonifiche ed Irrigazioni, parlando dei danni del terremoto all’agricoltura.
Massimo Gargano, che danni ha subito l’agricoltura emiliana dopo il terremoto che ha duramente colpito la provincia di Modena, Ferrara e Bologna?
I danni subiti dall’agricoltura dell’Emilia si aggirano intorno ai cinque milioni di euro. Questa è una stima provvisoria. I settori che hanno subito il colpo del terremoto sono quelli legati alla produzione del Parmigiano, nell’allevamento del bestiame e nell’irrigazione dell’agricoltura. Questi danni rischiano di essere gravissimi e letali. Oltre centomila ettari di terra rischiano di restare senz’acqua in un momento della stagione come questo. Mi riferisco soprattutto al mercato dell’ortofrutta, delle pesche, delle pere, della vite, del parmigiano reggiano e del riso. Il made in Italy è il 2 per cento del Pil. Gli impianti sono in difficoltà. Molti di questi impianti che contengono le pompe e le centrali idroelettriche sono inagibili perché non c’è l’agibilità. Se oggi dovesse piovere per una settimana molte città si troverebbero in profonda crisi. La città di Ferrara verrebbe sommersa. Nel decreto sul terremoto abbiamo bisogno di trovare i fondi per tornare alla normalità”.
Di quale entità sono le frante degli argini sui corsi d’acqua che irrigano i terreni coltivabili?
Ci sono stati degli interventi per cercare di capire che cosa è accaduto in alcuni di questi impianti. Avevamo una fatto una prima previsione di lavoro per rimettere a posto le situazioni di blocco dell’irrigazione. Mentre stavamo progettando questi rimedi è arrivata una seconda scossa che ha rimesso tutto in discussione. Le nuove scosse ci hanno spinto a ricominciare la progettazione per la ricostruzione degli argini. Questo è il quadro con il quale ci stiamo confrontando. Il dato vero è che auspichiamo di rientrare nelle nostre strutture di bonifica”.
Qual è la dinamica delle frane che hanno distrutto i corsi d’acqua nella pianura padana?
La dinamica, purtroppo, è quella dello scivolamento. La scossa di terremoto spacca la terra e rompe i canali pensili che si sollevano da terra. Gli argini si rompono ed è necessario rimettere a posto tutto. I danni che vengono creati sono enormi. Poi ci sono le vasche di raccolta delle acque. In queste vasche è scivolata dentro l’acqua. Il quadro è, a dir poco, preoccupante e negativo”.
Qual è la percentuale delle aziende che si è fermata?
Nel Comune di Mirandola, un terzo delle aziende zootecniche hanno deciso di non riaprire. Credo che questo dato sia molto significativo per capire il dramma che sta vivendo l’agricoltura emiliana”.

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