mercoledì 20 giugno 2012

Grazie Napolitano


Voce Repubblicana, 20 giugno 2012
Intervista a Tommaso Piffer
di Lanfranco Palazzolo

La visita del Presidente della Repubblica a Porzûs rappresenta “il giusto riconoscimento del sacrifico di questi partigiani, morti per la difesa dei confini del paese e della libertà di tutti”. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Tommaso Piffer, curatore di “Porzûs. Violenza e Resistenza sul confine orientale” (Il Mulino).
Tommaso Piffer, perché ha deciso di scrivere un saggio sulla strage di Porzûs?
“Il libro raccoglie gli atti di un convegno che si è tenuto a Udine nel febbraio del 2010 e con il quale abbiamo voluto fare il punto delle ricerche sul più violento scontro interno alla Resistenza italiana. Il tentativo è stato quello di mostrare come Porzûs sia un episodio locale che si comprende solo tenendo conto del contesto internazionale in cui è inserito”.
Quale fu l'atteggiamento del Partito comunista italiano di fronte a questo massacro e sulle indagini della magistratura sui fatti?
“Il Partito comunista si trovò in profondo imbarazzo. L’eccidio aveva le sue radici profonde nell’appiattimento, in quella zona, del Partito comunista italiano alla strategia jugoslava, che puntava all’annessione di ampie zone della Venezia Giulia. Si trattava quindi di un episodio che metteva in discussione la narrazione della storia del Partito comunista come di un partito dedito senza riserve alla difesa degli interessi nazionali. Durante i processi, l’accusa rivolta alle forze non comuniste di strumentalizzare la vicenda per diffamare la Resistenza fu un comodo pretesto per non affrontare questo nodo”.
Oggi possiamo parlare di due Resistenze, oppure il discorso riguarda solo il confine orientale italiano?
“La divisione interna all’antifascismo è tema che riguarda tutta la storia della seconda guerra mondiale. Della grande alleanza antinazista della quale fecero parte tanto gli alleati occidentali quanto l’Unione Sovietica, che avevano obiettivi di lungo periodo inconciliabili. Questa frattura prese forme diverse a seconda delle circostanze. In Jugoslavia si scatenò una sanguinosa guerra civile. In Italia le diverse anime collaborarono fino alla fine del conflitto, anche se tutta la storia della Resistenza è attraversata dalle tensioni causate dal tentativo del Partito comunista di esercitare un ruolo egemonico al suo interno. Sul confine orientale successe qualcosa di simile a quello che avvenne in Jugoslavia, e in questo contesto si comprende l’eccidio di Porzûs.
Che significato ha la visita che il Presidente della Repubblica ha tributato Porzus nel maggio scorso?
“Un significato enorme, perché a oltre sessant’anni di distanza sta a simboleggiare il giusto riconoscimento del sacrifico di questi partigiani, morti per la difesa dei confini del paese e della libertà di tutti. Si è trattato a mio avviso di un gesto definitivo e molto coraggioso”.

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