venerdì 29 giugno 2012

Quei soldi servono a ben poco


Voce Repubblicana, 29 giugno2012
Intervista a Daniela De Leo
di Lanfranco Palazzolo

I finanziamenti alla Anp non producono sviluppo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’architetto Daniela De Leo, membro del Dipartimento Data Design della facoltà di architettura dell'Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.
Prof. De Leo, lei è stata impegnata in un progetto della cooperazione internazionale dell’Università di Roma. Si è trattato di un processo di capacity building dell’Unità di Pianificazione di An-Najah per Nablus e la Palestina.
“Come università di Roma abbiamo messo in campo un piccolo progetto de ‘La Sapienza’ per la cooperazione internazionale in Palestina. Qui, la capacità di pianificazione e di valorizzazione del territorio è ridotta al minimo. Le autorità palestinesi non riescono a valorizzare il paesaggio e il territorio nelle aree urbane. ‘La Sapienza’ svolge un’importante azione di cooperazione internazionale. Lo scorso anno sono stati messi a finanziamento ben tre progetti da 10mila euro ciascuno che hanno consentito di iniziare un’esperienza di scambio di conoscenza. Personalmente avevo lavorato ad Hebron e a Gerusalemme. Grazie all’unità di pianificazione dell’università An-Najah abbiamo strutturato iniziative di scambio sul territorio per sviluppare quella capacity building sul territorio. Se l’ipotesi è quella dei ‘due popolo, due stati’, deve essere sviluppata la capacità esercitare il governo del territorio. Questa è la prima mossa delle istituzioni per creare le condizioni di uno sviluppo ordinato in un territorio dove la corruzione è molto presente”.
Che differenza c’è tra lo sviluppo urbanistico dei territori palestinesi e quello israeliano? In tutte e due le realtà prevale la mancanza di pianificazione oppure esistono delle differenze?
“Il lavoro che svolgiamo è quello per la costruzione di un sistema di regole per la pianificazione in Palestina. Queste regole sono del tutto assenti. Le uniche norme di tutela del territorio esistenti in Palestina sono deboli ed inesistenti. La pianificazione non c’è.  Laddove c’è è puntualmente messa a repentaglio da un regime di sicurezza che costringe a ridefinire i confini. La pianificazione non è l’attività prevalente dei palestinesi perché le istituzioni sono deboli e lo sono anche le università. Lo sviluppo urbano di città di Città come Gerusalemme mostrano – ad esempio un piano di sviluppo forsennato”.
Le fonti di finanziamento ai palestinesi sono ben utilizzate?
“Su questo sono molto critica. I progetti di cooperazione internazionale spesso indeboliscono la società civile e la costruzione di progetti dal basso. Non c’è coordinamento. E l’impegno dura solo il periodo del finanziamento. Ecco perché ci siamo impegnati in un processo di conoscenza e di Capacity building. Questa marea di soldi arrivati ai Palestinesi hanno prodotto ben poco”.

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