mercoledì 6 giugno 2012

Una citazione de "L'Opinione".

Oggi sono stato citato dal quotidiano "L'Opinione". Voglio fare una precisazione su quanto scrive Enrico Salvatori. Pannella non ha criticato la redazione, ma il sottoscritto per non aver avvertito Aldo Di Giacomo. Preciso che quando faccio le interviste io non ho l'obbligo di avvertire chi ho intervistato quando l'intervista viene mandata in onda. A maggior ragione non lo faccio quando devo lavorare e non ho tempo per stare dietro a tutti. In ogni caso non lo faccio perchè non sono io a decidere quando mandare le interviste. E se dovessi farlo per tutti dovrei aprire un ufficio per le relazioni con gli intervistati. Allego sotto l'articolo de "L'Opinione".
Ciao, Lanfranco Palazzolo.
Nella foto un bellissimo Lanfranco Palazzolo
Un epico Pannella, irrompe in diretta nel notiziario di Radio Radicale di venerdì primo giugno. Prima del suo intervento, all'interno del consueto spazio di informazione del pomeriggio, l'emittente trasmetteva un'intervista di Lanfranco Palazzolo ad Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato di Polizia penitenziaria delle Marche, che ha avviato da circa 10 giorni un'iniziativa di sciopero della fame «per protesta contro la drammatica situazione del carcere di Montacuso». Di Giacomo, nel suo intervento, prima si allinea al mugugno generale dell'antipolitica e dell'antiparlamentarismo, sostenendo che il problema delle giustizia e delle carceri sarebbe da attribuire appunto ai "politici" che non se ne sono mai occupati. Poi, sostiene di non essere d'accordo con Pannella sull'amnistia, ma ritiene invece che si dovrebbe procedere con una depenalizzazione dei reati minori.
È evidente che Pannella ha ascoltato tutto attentamente, dopodichè si fa passare in diretta e sbotta. Prima se la prende con la redazione della radio di cui è editore, sostenendo che avrebbero dovuto valorizzare l'intervista, magari avvertendo lo stesso Di Giacomo di quando sarebbe andato in onda, «perchè non valorizzare quel tipo di lavoro, in una condizione di difficoltà di palinsesti, significa distruggere buona parte di quello che si fa». Dopodichè, manda a quel paese il sindacalista del Sappe e lo esorta prima di tutto a cominciare a riflettere per affinare la semantica: «Perchè, seppur clandestina, c'è una politica buona e seria che se ne occupa da quarant'anni di giustizia e di carcere, ovvero quella nostra, radicale. Andatevi a studiare le proposte di legge di Rita Bernardini e degli altri compagni radicali, la nostra lotta al Parlamento europeo. Poi, dall'altra parte, c'è la politica del regime partitocratico, che sta distruggendo da sessant'anni il paese, un antifascismo divenuto peggiore del fascismo stesso...l'antifascismo della ragion di partito, criminale, che ogni giorno butta nel cesso la Costituzione sovrana». Continua imperioso: «C'è ancora, un'altra politica sporca. È quella del presidente della Repubblica. Tutti i giorni a reti unificate dà indicazioni di governo, quando l'unica cosa che dovrebbe fare, da garante del diritto e dei diritti dovrebbe essere informare le Camere del pregresso che si è accumulato di 10 milioni tra processi e procedimenti pendenti che hanno trasformato il nostro stato da delinquente abituale a delinquente professionale, sputtanandolo davanti a tutte le giurisdizioni».
In questo breve intervento c'è tutto il sangue di Pannella e del radicalismo, la storia dell'opposizione liberale al regime dei partiti che tecnicamente si fanno partito-stato. In questa breve ma intensa intromissione urlata in filodiffusione, la differenza tra gli ultimi demagoghi alla Grillo, contro il Parlamento e "i politici" e una grande storia politica e intellettuale che riconosce nelle Camere l'unico luogo per dibattere e decidere le sorti del paese, come da Costituzione. Così continua il leader Radicale, spiegando a Di Giacomo il perchè non è possibile procedere con una depenalizzazione senza amnistia «te la immagini la partitocrazia con Giovanardi e Fini a fare le depenalizzazioni? Noi i progetti di legge per le depenalizzazioni li abbiamo depositati prima che tu cominciassi a fare il sindacalista, ma dobbiamo prima liberare le scrivanie dei giudici dai processi, dobbiamo liberare la giustizia italiana da questa condizione delittuosa. Ti ripeto, con l'amnistia, in due anni, avremmo una riforma strutturale del sistema giustizia e rientreremmo immediatamente nella legalità come stato e nella legalità contrattuale, per voi sindacalisti. C'è la possibilità concreta, per voi, di ricominciare a vivere con le vostre famiglie, di interrompere questo flagello che porta suicidi, esurimenti nervosi, non solo all'interno delle prigioni ma anche nelle vostre case, nelle vostre famiglie».

Nessun commento: