sabato 14 luglio 2012

Nessuna scusa per Valpreda


Voce Repubblicana, 14 luglio 2012
Intervista a Mauro De Cortes
di Lanfranco Palazzolo

Nonostante i tre anni di carcere ingiusto, nessuno ha mai chiesto scusa a Pietro Valpreda. Lo ha detto alla “Voce” Mauro De Cortes, libraio anarchico e amico di Pietro Valpreda a dieci anni dalla sua scomparsa.
Mauro De Cortes, come avete vissuto il decimo anniversario dalla morte di Pietro Valpreda al circolo di Ponte della Ghisolfa?
Pietro Valpreda è stato accusato della strage di Piazza Fontana, è stato assolto, ha fatto tre anni di carcere, ma nessuno gli ha chiesto scusa di tutto ciò. Evidentemente questo è un esempio tangibile del concetto di Ingiustizia con la I maiuscola ed è anche un'iconografia di quel periodo – il '68 -, che è stato di profonda trasformazione sociale. In quel periodo si è cercato di soffocare un certo tipo di trasformazioni. Di Pietro Valpreda deve essere sottolineato il profilo umano. Quando nel 2001 ci furono i disordini di Genova per il G8 e tutti chiedevano come era andata, lui – che era già malato - fu l'unico a chiedere ad ognuno di noi come come stava, se aveva avuto problemi. E' stato un uomo dal grande profilo umano. Nell'ultimo film di Marco Tullio Giordana dal titolo 'Il romanzo di una strage' la sua figura è stata denigrata”.
Come avete trovato quel film?
E' legittimo avere opinioni su tutto e su qualsiasi argomento, ma credo sia assurdo insinuare che Pietro Valpreda abbia messo la bomba a Piazza Fontana. Pietro Valpreda e gli anarchici hanno subito ben 11 processi. La stessa magistratura ha riconosciuto che non esiste l'ipotesi di una bomba messa da Pietro Valpreda. Ci troviamo di fronte ad un falso storico. La trasformazione culturale e profonda della società impone questo tipo di gossip e di pruriti che vengono determinati da una notizia che, non importa che sia vera o false. Pietro Valpreda, che era un anarchico, non poteva far altro che mettere una bomba in Piazza Fontana”.
Negli ultimi anni Valpreda aveva giudicato negativamente alcune trasformazioni dell'anarchismo e si era dissociato dalle violenze dei Black-block a Genova. Che cosa aveva criticato di questi cambiamenti?
Negli ultimi anni Valpreda aveva ricevuto minacce. La persona che lo minacciava aveva dei problemi mentali. Non c'era una trama contro Valpreda. E non erano legate a quelle critiche. Non c'era una trama politica”.
Valpreda denunciò effettivamente le violenze dei black-block?
Sì, lo fece. Nel 2001, di fronte ai fatti di Genova ci dissociammo da quella violenza. Noi non sapevamo chi fossero queste persone. A Genova è entrato di tutto e di più”.
Che cosa le ha raccontato Valpreda del dramma vissuto del carcere?
Lui non fece mai un dramma del carcere. Riuscì ad affrontarlo molto bene, anche se non sopportava la sospensione del giudizio nei suoi confronti. E questo fu, per lui, un effetto negativo per la sua esistenza”.

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