martedì 24 luglio 2012

Quante incognite per quel paese

Intervista a Margherita Boniver
Voce Repubblicana, 24 luglio 2012
di Lanfranco Palazzolo

Su quello che sta accadendo in Siria pesano molte incognite. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Margherita Boniver del Popolo delle libertà.
Onorevole Boniver, la Siria sta vivendo una situazione drammatica. Cosa pensa di quello che sta accadendo in questo paese del Medio Oriente verso il quale la Comunità internazionale non è in grado di svolgere un ruolo di mediazione?
Di fronte al dramma siriano è possibile fare poco. ‘Grazie’ ai veti continui di Cina e Russia c’è stata una vera e propria paralisi onusiana che avrebbe potuto cambiar il corso di questa tragedia molti mesi fa. Adesso, francamente, sembra molto tardiva una qualsivoglia iniziativa indebolita dai veti della Comunità internazionale. Ora bisogna concentrarsi per aumentare tutto il supporto umanitario. Questa tragedia tocca soprattutto la vita di innocenti cittadini siriani. Ci sono migliaia di profughi che fuggono dalla Siria per trovare rifugio in Turchia. Bisogna pensare anche a salvare quelle minoranze siriane che, nella assoluta possibilità di uscita di scena di Assad, provocherà ulteriori massacri. La situazione si è aggravata fino a trasformarsi in guerra tra bande. Chi vincerà metterà in atto una pulizia etnica durissima. Il discorso vale per i cristiani, ma anche per le altre religioni che potrebbero risultare vincitrici rispetto a questo bagno di sangue”.
Parlerebbe di “Primavera araba” nel caso della Siria?
“Credo che nel caso della Siria la ‘Primavera’ c’entri molto poco. I risvolti drammatici rispetto alla ‘primavera siriana’ sono dovuti ad un ricco ventaglio di opzioni, nessuna delle quali è stata perseguita fino in fondo. Questo disastro, nato nel marzo dello scorso anno, ha dei risvolti sempre più inquietanti. Tutti si interrogano da dove prendono le armi gli insorgenti. Una cosa è l’opposizione del Consiglio nazionale, ma un altro conto sono gli arrivi di Jihadisti e mercenari arabi al soldo di organizzazioni come al-Qaeda. Questo allarme è stato lanciato da Abdullah di Giordania. Ci potremmo trovare anche di fronte ad un colpo di stato con delle incognite pericolosissime”.
Cosa ne pensa della polemica sollevata al Senato su una onoreficienza concessa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, nel marzo del 2010, ha visitato la Siria?
Non ho seguito questa polemica, che mi sembra di bassissimo conio. Nei rapporti bilaterali, per un paese democratico come l’Italia, è necessario avere dei rapporti con sistemi dittatoriali non necessariamente sanguinari. Questa polemica delle onoreficienze appartiene ad una tradizione diplomatica che potrebbe essere più prudente. Con quella onoreficienza si voleva mantenere buoni rapporti con un paese da prendere con le molle visto il suo interventismo in Medio Oriente e soprattutto in Libano”.

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