venerdì 31 agosto 2012

Una firma da cittadino


Intervista a Fabrizio Barca
Voce Repubblicana, 31 agosto 2012
di Lanfranco Palazzolo

Le mie firme a questi referendum comunali non impegnano il Governo, ma la mia persona come cittadino. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il ministro della Coesione Territoriale Fabrizio Barca.
Ministro Barca, lei ha firmato i referendum del “Comitato Roma si muove” su coppie di fatto, testamento biologico e suolo pubblico. Perché ha deciso di farlo?
Ho deciso di sfidare il caldo romano e venire in Piazza di Torre Argentina, dove avete deciso di mettere il vostro tavolo, per sostenere questi referendum. La ragione che mi ha spinto a sostenere il referendum sul suolo pubblico è che, come cittadino romano e come romano che gira il paese, noto il contrasto tra la quantità di uffici vuoti, non utilizzati o in condizioni pessime, che rischiano di diventare dei ruderi. Questo contrasto è stridente con l’occupazione di suolo pubblico per nuove costruzioni. Ecco perché ritengo che questo referendum sia assolutamente corretto”.
Per quanto di riguarda gli altri due quesiti sui diritti civili perché li sostiene?
Sul testamento biologico posso dire che è stato troppo presente in me il dolore di vedere persone, nella fase terminale della vita, che non riescono a manifestare la loro volontà circa le loro decisioni sull’ultimo tratto della loro esistenza. Ciò che esprime questa volontà è molto importante. In merito alle famiglie di fatto posso dire che queste sono intorno a noi, le vediamo ovunque, sono visibili. Ma nessuna di queste persone riesce a beneficiare a nessun beneficio di legge in vita e anche in morte, al contrario di quello che avviene nelle altre famiglie effettivamente unite in matrimonio”.
Qual è la posizione del Governo rispetto a questi quesiti e perché non ha firmato gli altri referendum?
Ho trovato gli altri quesiti meno ben formulati dei precedenti. Non ci sono ragioni particolari per sostenerli. Questi tre mi sembravano quelli più importanti. La mia firma a questi referendum è del tutto personale. Colgo l’occasione di questa intervista per dire che in un paese come il nostro, dove una delle più grandi religioni del Mondo ha la sua sede e si è fatta anche Stato, ci sono delle condizioni particolari. Temi come questi è giusto che non appartengano alla sfera degli esecutivi, a quei temi su cui deve intervenire il Governo. Questi argomenti devono essere trattati dal Parlamento ed appartenere alla sfera del legislativo, come vuole la bellissima esperienza della forma di governo del nostro paese. In questo caso mi lascio strumentalizzare volentieri per sostenere queste battaglie. Proprio perché ritengo che – come ministro – su questi temi non abbia parola, è giusto che io questa parola la prenda come cittadino che decide di appoggiare una battaglia che ritiene giusta per il progresso civile e politico del nostro paese”.

giovedì 30 agosto 2012

Il blog aggiornamenticristiani riprende il mio articolo su Napolitano

A qualcuno ogni tanto vengono delle buone idee, anche se non sono sempre del tutto originali. Per esempio Karl Marx pensò che lavorando tutti, mettendo le ricchezze prodotte in comune e distribuendole con un criterio di uguaglianza a tutti si poteva eliminare la povertà e l’infelicità (perdonatemi la semplificazione). In pratica bastava fare ciò che già faceva la chiesa primitiva, togliendo però l’idea di Dio che sembrava superflua, perché la religione è l’oppio dei popoli. Peccato che è proprio l’idea di Dio che induce l’uomo a comportarsi bene e a rispettare il criterio di uguaglianza. Se non c’è Dio, non vale la pena di comportarsi bene. Guarda un po’, il comunismo è fallito dappertutto (però non è fallito a Cuba, e questo quindi dà ancora qualche speranza). Per così dire, l’attacco del comunismo alla religione è fallito.
Adesso che abbiamo mandato Curiosity su Marte, la scienza ha dato una bella spallata alla religione, e spuntano fuori vignette come questa:

Geniale. Tutti gli interrogativi che l’umanità si è posta nella sua storia sono risolti perché abbiamo mandato un robot su un altro pianeta. Sì, la religione che si interroga sui sandwich di pollo fa ridere ed è da buttare. Ma se pensiamo che la NASA è finanziata dagli americani, che hanno raggiunto questi risultati distruggendo le popolazioni che vivevano già sul continente americano e che stanno ora sfruttando altre popolazioni mondiali perché nel frattempo le risorse precedentemente rubate non bastavano più, trova benissimo posto una riflessione di Giorgio Napolitano del 1969, che allora scriveva su “L’Unità”, e che parla di oppio spaziale:
Non crediamo che sia così facile cancellare i segni, che d’altronde si rinnovano ogni giorno, dell’aggressione e del massacro nel Vietnam, dell’oppressione e dello sfruttamento nell’America Latina, della politica di rapina e di repressione dell’imperialismo americano nei confronti di tanti popoli, né che sia così facile dimenticare le piaghe della stessa orgogliosa società statunitense… E noi abbiamo fiducia nella capacità di larghe masse lavoratrici e popolari del nostro Paese di non lasciarsi frastornare dai vecchi e nuovi apologeti del “sistema” americano, ed anche di non farsi drogare dall’”oppio” spaziale, di non farsi deviare dalla necessità di una lotta trasformatrice, rivoluzionaria per la soluzione dei propri problemi per la soluzione dei propri problemi e dei problemi di tutta l’umanità sfruttata e oppressa su questa terra…

Il commento di Francesco Damato sul mio articolo Napolitano e Neil Armstrong

Napolitano dalla stagione "dell'oppio dello spazio" 
alla liberazione dalla prigione ideologica del Pci
di Francesco Damato
Tratto da Il TEMPO 
del 28 agosto 2012

Appartiene ad un'epoca fortunatamente definita di "prigionia" dallo stesso Giorgio Napolitano, come vedremo, quel suo curioso e, diciamolo pure, assai imbarazzante articolo sull'allunaggio degli americani che Lanfranco Palazzolo ha riproposto ieri ai nostri lettori, ricavandolo dal numero di ferragosto del 1969 dal giornale storico e ufficiale del Pci, "l'Unità". Che volle chiudere proprio con quell'articolo un dibattito apertosi fra militanti e intellettuali del partito, divisi dalla voglia di riconoscere agli Stati Uniti il successo innegabile della missione dell'Apollo 11, riproposta in questi giorni alla nostra memoria dalla morte dell'ormai mitico comandante Neil Armstrong, e dal timore di offuscare il mito dell'Unione Sovietica. Che aveva perduto definitivamente in quella occasione il primato raggiunto nel 1961 nella corsa allo spazio con gli 88 minuti di volo orbitale di Jurij Gagarin attorno alla terra. "Noi - scrisse allora Napolitano, responsabile della cultura nel Pci guidato da Luigi Longo - abbiamo fiducia nella capacità di larghe masse lavoratrici e popolari del nostro Paese di non lasciarsi frastornare dai vecchi e nuovi apologeti del "sistema" americano, ed anche di non farsi drogare dall'"oppio" spaziale, di non farsi deviare dalle necessità di una lotta trasformatrice, rivoluzionaria per la soluzione dei propri problemi, e dei problemi di tutta l'umanità sfruttata e oppressa su questa terra". La nostra terra, voleva dire Napolitano allungandone ulteriormente le distanze dalla luna. Dove Armstrong era sbarcato il 20 luglio issandovi poi orgogliosamente, con Edwin Aldrin, la bandiera a stelle e strisce. Parole, quelle dell'allora non imberbe ma già quarantaquattrenne Napolitano, che fanno certamente impressione a rileggerle adesso. Ma che appartengono ad un contesto estinto e a dir poco drammatico, descritto dallo stesso Napolitano anche di recente con una chiarezza e una onestà autocritica che gli vanno riconosciute, così diverse dai silenzi o dalle tartufesche divagazioni di altri suoi amici, coetanei e giovani, o finti giovani, che dicono di avere militato e fatto carriera nel Pci senza essere mai stati però comunisti davvero. Rispetto a costoro splende la franchezza della lunga intervista autobiografica rilasciata dal presidente della Repubblica il 9 giugno scorso, in partenza per una visita ufficiale in Polonia, ad uno suo vecchio compagno dissidente dell'est europeo dei tempi sovietici, Adam Michnik, inviato al Quirinale dalla Gazeta Wyboreza. "Il sentiero della mia vita - si legge in quell'intervista - è un processo passato attraverso prove ed errori. Sono partito dagli ideali che in gioventù ho sposato, più che per scelta ideologica, per impulso morale e sensibilità sociale, guardando alla realtà del mio Paese. Nell'arco dei decenni ho cercato di andare al di là degli schemi entro i quali all'inizio era rimasta chiusa la mia formazione. Ho attraversato delle revisioni profonde, molto meditate e intensamente vissute", peraltro già descritte in un libro - "Dal Partito Comunista Italiano al socialismo europeo" - pubblicato nel 2005, quando egli si considerava ormai una riserva della politica, per quanto o proprio per questo onorato con la nomina a senatore a vita dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Al quale neppure immaginava di poter succedere solo un anno dopo, come soluzione di compromesso, proposta in particolare da Pier Ferdinando Casini, di fronte alla candidatura di un altro post-comunista, Massimo D'Alema, che aveva ben poche possibilità, diciamo pure nessuna, di riscuotere consensi al di là dello schieramento di sinistra. Silvio Berlusconi, in verità, fu tentato in quella circostanza di dare una mano a D'Alema, che aveva già aiutato alcuni anni prima a diventare presidente dell'ultima e infruttuosa commissione bicamerale per le riforme istituzionali partorita dal Parlamento. Ma proprio l'esito negativo di quell'impresa finì per scoraggiare il Cavaliere da un'altra apertura di credito. Torniamo ora all'intervista del 9 giugno scorso. Nella quale il capo dello Stato, pur negando che il Pci in cui aveva a lungo militato fosse stato "come molti altri, un partito stalinista, in quanto aveva una fondamentale matrice antifascista e democratica e comprendeva forti componenti liberali", quale quella a lui congeniale di Giorgio Amendola, ha riconosciuto che quel partito "era pur sempre nato nel solco dell'Internazionale Comunista, e quindi portava nel suo Dna il mito dell'Unione Sovietica e il legame col movimento comunista mondiale". Il "mito" quindi dell'Urss, al quale può essere attribuito quel suo articolo sulla "Unità" di ferragosto del 1969 contro "l'oppio spaziale" dal quale i compagni dovevano guardarsi per non tradire il loro campo. Eppure già l'anno prima, nell'estate del 1968, il Pci di Luigi Longo aveva già compiuto un primo strappo dall'Unione Sovietica disapprovandone l'intervento militare in Cecoslovacchia, effettuato per debellare la famosa "primavera" di Alexander Dubcek. Ma proprio la forza di quello strappo forse, non a caso seguito dalle porte delle Botteghe Oscure chiuse agli esuli di Praga, accolti invece a braccia aperte nel Psi da Bettino Craxi, impedì poi anche a comunisti di estrazione liberale come Napolitano di avventurarsi oltre, almeno in quel momento. Del resto, anche negli anni successivi a quel 1968 e a quel 1969 Giorgio Amendola, il capocorrente, diciamo così, di Napolitano, soleva spiegare ad amici e compagni che il Pci non poteva superare le colonne d'Ercole del filosovietismo per ragioni di semplice sopravvivenza. Egli voleva dire che a Mosca avevano ancora modi e mezzi per spaccare il partito, nel frattempo passato dalle redini di Longo a quelle di Enrico Berlinguer. Lo sapeva bene evidentemente anche Napolitano. Che tuttavia nell'intervista autobiografica del 9 giugno ha detto che gli "elementi originari" del Pci, indicati appunto nel mito dell'Unione Sovietica e nel legame col movimento comunista mondiale, "a un dato momento sono diventati una prigione dalla quale il Pci doveva liberarsi". La prigione fra le cui metaforiche mura egli aveva anche scritto quello sfortunato articolo di ferragosto di 43 anni fa contro l'"oppio spaziale" degli americani.

Italia Oggi riprende il mio articolo sull'Oppio spaziale di G. Napolitano

Per Napolitano, Neil Armstrong spacciava «oppio spaziale» 

Italia Oggi - 29 agosto 2012

 di Ishmael  

«Oppio spaziale». Così Giorgio Napolitano, all'epoca in cui l'idea di poter prendere un giorno domicilio al Quirinale nemmeno lo sfiorava, definiva lo sbarco sulla luna del 21 luglio 1969. Era il 15 agosto, meno d'un mese dopo, e questa era l'opinione che il futuro presidente della repubblica (all'epoca un giovanotto, nonché un marxleninista fatto e finito, senza ombra d'imbarazzo) affidava all'Unità, che era poi l'edizione italiana della Pravda di Mosca. Ce lo ricorda Il Tempo di Mario Sechi. A Mosca i ragazzi del Soviet supremo si mordevano le mani, abituate a essere baciate dai proletari adoranti, per avere perso la corsa lunare. Napolitano li consolava non lasciandosi ingannare dalle imprese lunari degli «americani» (sempre che fossero autentiche imprese lunari, e non le avesse filmate Stanley Kubrik nello stesso studio cinematografico in cui aveva girato, tempo prima, 2001: odissea nello spazio, come già mormoravano gli agenti d'influenza del KGB). Gli americani pensino piuttosto alle piaghe che rendono intollerabile la vita nelle metropoli yankee! Pensino ai negri in Alabama! Ai poveri cubani sotto embargo! Ai poverissimi, disgraziati pellerossa espropriati delle loro terre e d'ogni loro avere come (anzi, peggio) dei kulaki in Ucraina e nella pianura del Don! Pensino ai comunisti perseguitati dall'Fbi e dai cacciatori di streghe! Pensino alla persecuzione delle povere spie atomiche! Pensino ai contadini vietnamiti che vogliono unirsi con ogni mezzo (anche a nuoto, anche in barca sballottata dalle tempeste dell'oceano, guardate che cosa vi dico) alla libera Internazionale dei popoli socialisti ma loro no, gli americani glielo vogliono impedire! Pensino a sfamare gli operai della Ford e della General Motors! SI scordino la luna! Altro che sbarcare sulla luna! Altro che la bandiera a stelle e strisce rigida come una mutanda inamidata che «i dirigenti americani» hanno lasciato sulla superficie lunare a eterno ricordo del «più colossale colpo propagandistico regalato alla pleve dai tempi di Nerone» (sono le parole immortali di Marcello Cini, oggi un ignoto, all'epoca un progressista di panza)! Gli americani, capitalisti fino al midollo, sono incapaci anche delle più semplici imprese terrestri, la guerra alla fame, all'egoismo, alla guerra stessa, ma soprattutto alle forze oscure della reazione in agguato, ed ecco che questi handicappati ideologici, questi inetti, osano prendere d'assalto la luna! Se la scordino, la luna! Volete mettere Neil Armstrong e i suoi astronauti da quattro soldi col compagno Lenin e il suo comitato centrale che andarono all'attacco del Palazzo d'Inverno! Quella sì che era scienza: il bi e il ba della presa di potere. Cos'è mai l'astrofisica, al confronto? Falsa coscienza, scienza borghese, scienza degenerata.

E' il momento giusto per il federalismo europeo


Intervista a Lucio Levi
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana, 30 agosto 2012

Questo è il momento giusto per affrontare la questione di un governo politico dell'Unione europea. Lo ha detto alla “Voce” il Presidente del Movimento Federalista Europeo Lucio Levi.
Prof. Levi, in un comunicato di questi giorni, lei ha sostenuto che questo è il momento giusto per affrontare davvero la questione relativa alla nascita di istituzioni politiche in seno all'Ue. Perché è giunto il momento opportuno per questo passo?
Le difficoltà legate all'euro sono dovute ad un attacco speculativo internazionale contro gli anelli deboli dell'Ue: la Grecia e il Portogallo e la Spagna. Il problema che si deve affrontare è quello di una mancanza di governo dell'Economia e di un'unione politica europea. Il limite più grave dell'Euro sta nel fatto che abbiamo una moneta unica senza uno Stato. La storia dell'Umanità non ha mai conosciuto una contraddizione del genere. Infatti, i fondatori dell'Euro avevano pensato alla moneta unica come una tappa per raggiungere l'obiettivo di un'unione politica. Questi erano gli auspici espressi dal manifesto di Ventotene nel lontano 1943 da Altiero Spinelli”.
La nascita di un governo tecnico ha impedito di perseguire questo obiettivo con forza da parte del nostro paese?
E' stato difficile mettere insieme posizioni molto contraddittorie come quelle dei partiti che sostengono l'attuale governo. Tuttavia, lo stato di necessità che ha fatto nascere questo governo ha permesso al governo Monti di affrontare i problemi di fronte ai quali si trova il nostro paese e l'imperativo di risanamento del debito, che è anche la promessa per fare delle politiche di crescita e di sviluppo senza le quali non è possibile pensare di abbattere il debito”.
Lei, a nome del Mfe, propone di far nascere un'assemblea costituente che elabori una costituzione da sottoporre ad un referendum popolare. Pensa che la partita sia più difficile di quanto si possa immaginare, considerando l'esito di alcuni referendum europei sul Trattato di Lisbona?
I referendum europei propongono la ratifica di una Costituzione europea. Gli interessi che sono scesi in campo nei referendum europei presentati in passato sono stati caratterizzati da un confronto nazionale. La bocciatura del trattato di Lisbona in Francia e in Olanda dimostra chiaramente che la questione è piuttosto complessa. Ma nel caso di un'assemblea costituente la situazione è diversa. Qui ci sono le condizioni per creare un dibattito europeo aperto al quale parteciperebbero i rappresentanti dei singoli paesi. Un referendum del genere darebbe un esito positivo. E chi boccia il referendum uscirebbe dall'Unione politica”.
Con questa valutazione lei boccia le politiche di allargamento europeo?
No, io penso che l'Ue abbia fatto bene a raccogliere questa sfida ed ancorare questi paesi all'Unione”.

mercoledì 29 agosto 2012

Salvate Elsa Fornero dall'ostracismo della festa del Pd

Intervista a Magda Negri
Voce Repubblicana, 29 agosto 2012
di Lanfranco Palazzolo

Elsa Fornero è una donna del centrosinistra. Ecco perché è assurdo non invitarla alla festa del Partito democratico. Lo ha detto alla “Voce” la senatrice del Partito democratico Magda Negri.
Senatrice Negri, nel Partito democratico si è aperto un dibattito interessante sul mancato invito alla festa del Pd al ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale Elsa Fornero. Qual è la sua posizione?
In questi giorni abbiamo assistito ad una cosa molto buffa e stupida – se mi è consentito utilizzare questa definizione. Avevo letto che a Torino si era valutato di non invitare la ministra Fornero – e questo mi sembrava assurdo – alla Festa del Partito democratico. Elsa Fornero è di Torino ed è stata una collaboratrice dell'ex sindaco di Torino Castellani. La Fornero è sicuramente una donna del centrosinistra. Il Partito democratico ha sempre difeso la Fornero, anche quando è stata proposta una mozione di sfiducia individuale contro di lei. Il vertice del Pd torinese aveva detto che non c'è feeling con il ministro. Mi sembrava una valutazione molto circoscritta ad una valutazione caratteriale. Poi, incredibilmente, su 'La Stampa' di ieri, è apparsa la rivelazione che ci sarebbe stata una formale decisione della segreteria del Pd torinese dietro il mancato invito alla ministra, adducendo la questione degli esodati”.
Lei come ha risposto a queste valutazioni?
Io stessa ho riconosciuto che la questione degli esodati è molto importante. Ma noi dobbiamo pienamente apprezzare la riforma pensionistica che, portando tutti i lavoratori al sistema contributivo, permette la sostenibilità della previdenza pubblica. E ho aggiunto che anche ai tempi del Partito comunista italiano, quando c'erano le feste de 'l'Unità', noi invitavamo tutti coloro che si riconoscevano in un metodo democratico. Non mi sembra giusto punire la Fornero per la vicenda degli esodati. Credo che ci sia stato un grande equivoco alla base di questa presa di posizione”.
Crede che la ministra Fornero abbia messo in pratica una politica riformista?
Assolutamente sì. Il passaggio al sistema contributivo è una scelta politica riformista. Se ne discusse anche nel 1995, ma venne fatto solo un mezzo passo in quella direzione. Noi del Pd abbiamo votato convintamente questi provvedimenti anche se sulla questione degli esodati era necessario prevedere alcune conseguenze. Ma la sostanza delle scelte fatte dalla Fornero è seria. Il Partito democratico deve imparare dal Partito comunista italiano ed invitare tutti e tutte le voci per discutere di tutto. Naturalmente non si devono invitare i simpatizzanti dell'area delle Brigate Rosse, ma tutti gli altri si invitano”.
E' sicura che il Pci fosse così democratico?
Io mi sono iscritta al Pci all'età di 19 anni. Il Pci non ha mai discriminato nessuno”.

martedì 28 agosto 2012

Prove tecniche di coalizione Pd-Pdl

 Intervista a Paolo Guzzanti
Voce Repubblicana 28 agosto 2012
di Lanfranco Palazzolo

Quelle che ha fatto Bersani alla festa del Pd sono prove tecniche di coalizione con l’Udc. E’ una nuova “svolta di Salerno”. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del PLI Paolo Guzzanti.
Onorevole Guzzanti, cosa pensa alle polemiche del Pd contro l’Idv e i grillini? Si aspettava un attacco così virulento da parte di Bersani?
Ci troviamo di fronte ad una questione di alleanze già decise. Il Partito democratico si trovava di fronte a due opportunità che non sono sommabili tra di loro. Una era l’alleanza al centro con l’Udc e l’altra era quella dell’alleanza con Di Pietro e i grillini. Ci troviamo di fronte a vere e proprie prove tecniche di coalizione”.
Cosa accadrà sulla legge elettorale?
Credo che la legge elettorale preannunciata da Enrico Letta sia stata studiata con il Pdl e con l’Udc per lasciare fuori dal panorama politico le forze della sinistra. Poi, se vogliamo entrare nei dettagli, trovo interessante la posizione assunta dal direttore di ‘Repubblica’ Ezio Mauro sull’Idv e i grillini. Mauro le ha definite come forze di ‘Destra’. Qui c’è una rivendicazione Bersaniana delle origini nobili di Togliatti come riferimento storico. Questa è un’indicazione importante. Il Partito democratico è pronto ad incontrarsi con le forze del centro. Anche Togliatti, nel lontano 1944, tornò da Mosca e – su ordine di Stalin – aprì il gioco delle alleanze verso i cattolici e i monarchici. Il clima di allora era molto diverso. Oggi non c’è una guerra, come nel 1944, ma quello che propone oggi Bersani può andare bene per un’alleanza di governo o per una grande coalizione. Queste posizioni politiche assunte da Bersani dimostrano una scelta consolidata da parte del Partito democratico”.
Crede che il Pdl abbia l’interesse a modificare la legge elettorale per far vincere Bersani?
Se le cose continueranno così, il Pd e il Pdl saranno considerate come forze equivalenti. Lo scontro tra queste due forze politiche si è spento; si sono aggravati i problemi economici; l’elettorato berlusconiano che prima aveva dichiarato di non voler andare più a votare, medita di tornare in campo per coalizzare queste forze. Credo che se potessero essere sfacciati fino in fondo questi due grandi partiti si terrebbero il porcellum. Ma non si può fare. Il Presidente della Repubblica si oppone a questa scelta e il popolo deve scegliere. Penso che ci saranno dei correttivi a questa legge elettorale, che sarà un mix tra proporzionale e maggioritario. Con la riforma elettorale i due grandi partiti otterranno un bottino quasi equivalente”.
Il Governo Monti sarà arruolato dal Pd?
Non credo. Penso che ci sarà una nuova grande coalizione anche se Monti dice che non vuole. Le elezioni si risolveranno in un nulla di fatto e tutte le forze politiche reingaggeranno Monti al Governo”.

lunedì 27 agosto 2012

Il Pci, Napolitano e Armstrong: "Oppio spaziale"

Il TEMPO, 27 agosto 2012
di Lanfranco Palazzolo

Giorgio Napolitano e l'impresa di Neil Armstrong. Tra la fine di luglio e la prima metà di agosto 1969 il quotidiano "l'Unità" viene sommerso di articoli e di riflessioni da parte di molti esponenti del mondo culturale del Pci e di semplici militanti o dirigenti del partito sulla conquista americana della Luna. L'impresa di Neil Armstrong anima un dibattito culturale intenso, che sorprende i vertici del Pci per i toni utilizzati da parte di molti iscritti, entusiasti per la conquista del satellite terrestre. Tutti gli anni '60 sono caratterizzati da un durissimo scontro politico tra gli Usa e l'Urss su chi avrebbe navigato nello spazio e poi conquistato la Luna. Dopo le prime vittorie dei cosmonauti sovietici, culminate con il volo di Yuri Gagarin nello spazio (1961), il mondo comunista è convinto che le imprese della tecnica sovietica avrebbero guidato la riscossa del proletariato. Se nel 1961, per festeggiare l'impresa di Gagarin, il Pci organizza una grande manifestazione al cinema Metropolitan di Roma, voluta da Emilio Sereni e da Marcello Cini, stavolta il Pci non si muove. Il partito non organizza nessun dibattito, manifestazione o riflessione pubblica. Il quadro della situazione stavolta è invertito a tutto vantaggio degli Stati Uniti. In quei caldi giorni dell'estate 1969 il confronto su quell'evento porta tanta confusione nel Partito comunista italiano. Molti intellettuali del Pci non se la sentono di bollare la vittoria americana come il trionfo del male. Il professor Toraldo Di Francia, Presidente della Società Italiana di Fisica, interviene a favore dell'imminente impresa americana. "l'Unità" del 20 luglio 1969 pubblica le sue riflessioni. Nell'intervista concessa a "l'Unità", il docente universitario rimprovera ai detrattori dell'impresa lunare di ritenere che la missione di Neil Armstrong abbia "poco valore conoscitivo". Nel dibattito interviene anche il fratello del vicesegretario del Partito Comunista Italiano Giovanni Berlinguer, il quale sostiene che "la esigenza di conoscere la luna, le leggi dell'universo o il microcosmo dell'Atomo, gli altri mondi e l'origine della vita sulla terra sono necessità dell'uomo pensante". Il giornale del Pci è sommerso di articoli e di riflessioni che non sono in linea con la posizione assunta negli anni precedenti dal Pci. Ma a far scoppiare la polemica è una lettera del compagno Marcello Cini, pubblicata sul numero del 26 luglio 1969 dal titolo eloquente: "Siamo caduti nelle maglie del più colossale colpo propagandistico regalato alla plebe dai tempi di Nerone?", nel quale il dirigente del Pci accusa molti esponenti del partito che, con il loro entusiasmo a favore della missione dell'Apollo 11, avrebbero veicolato le tesi del capitalismo americano e sostenere le idee di quello che allora veniva considerato il nemico dell'ideologia comunista. A questo punto, per riportare chiarezza nel Pci, è costretto ad intervenire il Responsabile culturale del partito Giorgio Napolitano. L'ex numero due del segretario del Pci Luigi Longo, che aveva assunto quell'incarico pochi mesi prima, pubblica una lunga riflessione sulla conquista della Luna, nella quale cerca di riportare ordine al confronto che si è sviluppato nei giorni precedenti. Il 15 agosto 1969 Napolitano scrive che l'avventura lunare non può far dimenticare altre responsabilità degli americani: «Non è da sottovalutare - scrive Giorgio Napolitano - il successo ottenuto dagli Usa, e dall'amministrazione Nixon, con lo sbarco sulla Luna. Ma è davvero "il caso di dire" che "il prestigio americano risale alle stelle?». Non crediamo - aggiunge Napolitano rivolgendosi ai compagni del Pci - che sia così facile cancellare i segni, che d'altronde si rinnovano ogni giorno, dell'aggressione e del massacro nel Vietnam, dell'oppressione e dello sfruttamento nell'America Latina, della politica di rapina e di repressione dell'imperialismo americano nei confronti di tanti popoli, né che sia così facile dimenticare le piaghe della stessa orgogliosa società statunitense». A questo punto, del suo lungo articolo, Napolitano definisce così la risonanza della missione spaziale di Neil Armstrong e dell'Apollo 11: «E noi - prosegue Napolitano - abbiamo fiducia nella capacità di larghe masse lavoratrici e popolari del nostro Paese di non lasciarsi frastornare dai vecchi e nuovi apologeti del "sistema" americano, ed anche di non farsi drogare dall'"oppio" spaziale, di non farsi deviare dalla necessità di una lotta trasformatrice, rivoluzionaria per la soluzione dei propri problemi per la soluzione dei propri problemi e dei problemi di tutta l'umanità sfruttata e oppressa su questa terra». Nella visione di Giorgio Napolitano quella impresa lunare rappresenta un elemento di grave contraddizione dello sviluppo capitalistico. Nell'articolo su "l'Unità", il Repsonsabile culturale del Pci svolge questa riflessione: «Come la spesa per i programmi spaziali possa possa assolvere ad una funzione di sostegno dell'economia americana e contribuire al contenimento di determinate contraddizioni, proprie di un sistema capitalistico avanzato, è argomento serio, che merita di essere ulteriormente approfondito. Ma non deve in nessun modo oscurare il fatto fondamentale, e cioè che l'attuale rivoluzione scientifica e tecnologica è destinata ad acuire la contraddizione tra sviluppo delle forze produttive e rapporti capitalistici di produzione, tra il sempre più accentuato carattere sociale del lavoro (anche scientifico) e il carattere privato, capitalistico, monopolistico dell'appropriazione dei prodotti (anche del lavoro scientifico)». L'intervento di Napolitano chiude il dibattito "sulla terra e sulla Luna". Il Pci vuole voltare pagina ed evitare di alimentare nuovi entusiasmo verso gli Stati Uniti all'indomani dell'impresa spaziale. In un box, nella stessa pagina in cui vengono pubblicate le riflessioni di Napolitano, si annuncia che il confronto è chiuso: "Nell'impossibilità di pubblicare tutte le lettere inviate nel corso del dibattito sull'impresa dell'Apollo 11 - spiega in una nota il giornale del Pci - ringraziamo i compagni e i lettori, in particolare, quelli che ci hanno indirizzato veri e propri interventi scritti".

domenica 26 agosto 2012

Appuntamento domani su "Il Tempo". Napolitano contro l'oppio spaziale di Neil Armstrong

Domani il quotidiano romano "Il Tempo" pubblica questo mio articolo su Giorgio Napolitano e l'impresa spaziale dell'Apollo 11. Il richiamo è in prima pagina.

Francesca Comencini e il tricolore delle donne

Aprire i giornali e i settimanali è diventato un dramma grandissimo. Me ne sono reso conto venerdì scorso quando ho letto questa intervista di Vittorio Zincone a Francesca Comencini. Zincone è stato bravissimo nel mostrare la pochezza intellettuale e culturale della Comencini. Il finale è degno di essere ricordato e riletto per le future generazione. Chi vorrà sapere la perfetta definizione di snob dovrà leggere questo finalino. Come potete leggere, la regista non conosce l'articolo 12 della Costituzione e poi spiega che il tricolore deve diventare un simbolo per le donne. Peccato che Zincone non gli abbia fatto un'ultima domanda: "Deve diventarlo per tutte le donne o solo per quelle che conoscono l'articolo 12 della Costituzione.....?".

Adolf Hitler, Benito Mussolini e quel Picnic sul lago di Garda


Due giorni fa stavo sfogliando "Sette", l'inserto del "Corriere della Sera". L'occhio è finito su un articolo di Mirella Serri. Si trattava di una marchetta sull'ultimo libro di Mimmo Franzinelli. Non voglio fare pubblicità al libro e alle solite cose che scrive Mimmo Franzinelli, ma il volume scritto dal saggista mi sembra il festival dell'ovvio, condito da qualche cazzata. Ammesso che Mussolini fosse poco amato da Claretta, Franzinelli e la Serri dovrebbero spiegarci l'ostinazione della donna nel seguire Mussolini. Ma l'articolo di Mirella Serri mi ha fatto sorridere per una foto di Mussolini, che lo ritrarrebbe con Hitler in un Picnic sul lago di Garda nel 1944. A me non risulta che i due si siano visti in Italia nel periodo della Repubblica di Salò. So che invece Mussolini andò in Germania nel luglio del 1944, nelle ore successive all'attentato ad Hitler e che i due si videro nel settembre del 1943 dopo la liberazione di Hitler. Forse, senza saperlo, il "Corriere" ha fatto uno scoop oppure - questa è la mia tesi - i giornalisti che scrivono gli articoli non si occupano delle didascalie pubblicate o non sanno certe cose. Complimenti Mirella Serri, ma la marchetta non è venuta bene!

La diserzione secondo SKYTG24


Neil Armstrong e il "Compagno Napolitano".

Come avete visto, ieri è scomparso Neil Armstrong. Nel mio libro dal titolo "Il compagno Napolitano" ho pubblicato un avvincente articolo di Giorgio Napolitano, nel periodo in cui era responsabile culturale del Pci, nel quale critica la conquista americana della Luna, riportando all'ordine quei compagni comunisti che avevano plaudito a quell'evento. Nell'articolo Napolitano ricorda che non è il caso di gioire per quella conquista perchè in fondo gli americano sono degli sfruttatori. Leggete l'articolo sul mio libro e vedrete....quanto è stato "lungimirante" il nostro Presidente della Repubblica.......

martedì 21 agosto 2012

Appuntamento al bagno di Radio Radicale

Lavorare a Radio Radicale è molto interessante. Io stesso sono contento di farlo. Il bello del lavoro a Radio Radicale è che le sorprese non mancano mai. Una di queste è rappresentata dai tecnici che si fanno la barba. Per la verità, anche io qualche volta ho dovuto radermi alla Radio. Ma l'ho dovuto fare per la semplice ragione che ne avevo bisogno per motivi di lavoro. Ma farlo così è singolare. Vi regalo questa magnifica foto fatta ad un tecnico della Radio. Buon divertimento!

domenica 19 agosto 2012

Per l'on. Pomarici: "gli animali non si salvano con i manifesti propagandistici"


Volevo dire due cose all'onorevole Pomarici che, nel mese di agosto, ha inondato i muri della capitale con manifesti affissi abusivamente. In questo manifesto di facile presa si è cercato di dissuadere i romani dall'abbandono dei cani e dei gatti. I dati di queste settimane hanno dimostrato che questo fenomeno non sta diminuendo e che gli incivili che abbandonano gli animali domestici stanno crescendo. Inoltre - è una notizia di oggi - i satanisti romani avrebbero fatto una strage di gatti al Verano. Volevo solo dire all'onorevole Pomarici, e a tutti coloro che sperano di raschiare qualche voto con questa operazione, che i cani e i gatti non si salvano con i manifesti affissi abusivamente, ma con le buone azioni.
 

Il rendiconto di Sinistra Ecologia e libertà



Cari amici del mio blog, eccoci ad un altro appuntamento con i rendiconti di esercizio dei partiti politici. Oggi ci dedichiamo alla creatura di Nichi Vendola: Sinistra ecologia e libertà. Come potete vedere, questo partito non naviga nell'oro.

giovedì 16 agosto 2012

Quattro risate su Gianfranco Fini





I titoli sbagliati di SKy TG24: "l'asilo polito" a Julian Assange


Le "buone notizie" del "Corriere"

Nei giorni intorno a Ferragosto, il mio occhio è caduto su un articolo pubblicato dal "Corriere della Sera" in una rubrica sulle cosiddette "buone notizie". La buona notizia è che un giovane di Parma ha faticato per ripulire la sua strada dove non arriva mai il monnezzaro del comune, che non riconosce quella strada come di sua competenza. Non capisco dove sia la buona notizia. Se, per paradosso, tutti gli italiani fossero costretti a pulire la strada dove abitano non sarebbe una "buona notizia" visto che questo significherebbe la fine della pulizia pubblica delle nostre magnifiche città. Inoltre, ci ho messo più di un minuto per capire dove si è verificato l'evento. Ho scritto all'autrice dell'articolo segnalandole che il nome di Parma appare nella terza colonna. Lei mi ha risposto che invece si trattava del 4° capoverso. Grazie, ma la sostanza della critica non cambia.

Pier Paolo Pasolini e il giornalista sindacale



Non so cosa pensiate del giornalismo sindacale. Io ne penso tutto il peggio possibile vista l'esperienza che ho avuto con la FNSI. Il sindacato dovrebbe servire a tutelare l'interesse dei giornalisti, invece tutela gli interessi di alcuni giornalisti, quelli che la pensano come i vertici dell'Associazione Stampa Romana che, invece di tutelare le regole del sindacato e del giornalismo, pensa a difendere il più forte. Da questo punto di vista la mia esperienza personale è stata molto amara. Per questo motivo oggi sento il bisogno di dire grazie a Pier Paolo Pasolini e a questo messaggio lanciato attraverso questa autentica lezione di giornalismo....

martedì 14 agosto 2012

"Mercanti di parole" ovvero, quanto sono stronzi i giornalisti italiani




 
Giornalisti asserviti ai poteri forti, giornali finanziati dallo Stato, editori che usano le proprie testate per interessi «extra» e le trasformano in «macchine del fango». Attraverso protagonisti, fatti e retroscena, il libro ripercorre lo stato dell’informazione dal Ventennio fascista ad oggi, passando per il dominio sulla stampa da parte della Dc, della Loggia P2 di Gelli e del berlusconismo, che da oltre vent’anni annovera centinaia di giornalisti a libro-paga. Dai «canguri» di Mussolini ai «servi del Cavaliere»: oggi come ieri, gran parte del Quarto potere – comprese Rai e Mediaset – manipola l’opinione pubblica e destabilizza la situazione sociale del Paese, piuttosto che agire da «cane da guardia» nei confronti di politica e finanza. Mercanti di parole esplora queste tematiche fino in fondo e lo fa presentando scoperte inedite.

martedì 7 agosto 2012

Cari cittadini, non fatevi fregare: "London" della PS3 (SEGA) lo trovate anche a 49,99 Euro

Ogni quattro anni compro il videogioco delle Olimpiadi. Di solito non ce la faccio a prendere questi giochi violenti dove un killer solitario uccide tutti. Lo sport è molto meglio. Produce salute e abilità. Meglio della pistola comunque. Quest'anno sono stato molto attento alle fregature. E così, prima di prendere "London" della PS3 ho deciso di fare un giretto per evitare le solite fregature. Sono andato da "Media World" al centro commerciale Porta di Roma. Qui sotto trovate la foto con il prezzo 64,99 euro. Un'autentica fregatura. 
Mi è bastato fare un giretto nello stesso centro commerciale. Infatti, da FNAC il gioco della SEGA si trova al modico prezzo di 59,90 euro. Si tratta di un prezzo più onesto, ma il top dei prezzi di "London" si trova altrove.


Infatti, mi è bastato andare al supermercato Auchan di Casalbertone a Roma per trovarlo a 49,99 euro: 15 euro in meno del prezzo di "Media World" di Porta di Roma. Allora, prima di farvi fregare da "Media World", fatevi furbi.......

lunedì 6 agosto 2012

I grandi refusi dell'ANSA: Un noto ucciso in Somalia

Prima di andare in vacanza ho appreso con dolore della morte di un noto attore somalo. La notizia è stata diffusa dall'Ansa con una piccola dimenticanza, una delle tante che appaiono sul sito dell'agenzia di stampa. Ma chi li controlla?

Finalmente Raffaele Lombardo ha mollato la presa

Finalmente, Raffaele Lombardo ha alzato i tacchi. Non ne potevamo più di un rompicoglioni inutile come questo, che ha contribuito a mandare la Sicilia verso il baratro. Questa regione merita molto di più di un semplice Lombardo. Ci vuole un siciliano vero. 
 


Una galleria di interventi parlamentari di Luigi Lusi

Mi sono chiesto un sacco di volte se Luigi Lusi fosse un ottimo parlamentare. Ho provato a dare uno sguardo ai suoi interventi in aula e mi sono chiesto come uno così possa essere eletto al Senato. Uno spreco di soldi infinito. Per questa ragione volevo proporvi alcuni interventi trash del nostro eroe spendaccione. Buona visione. 


LUIGI LUSI SUI VITALIZI DEI PARLAMENTARI LUIGI LUSI PER FATTO PERSONALE LUIGI LUSI SUL TERREMOTO IN ABRUZZO

Le donne guardano alla politica italiana nel 1961

Volevo proporvi questo bel confronto politico del 1961 sulla donna nella politica italiana. Se dovessi spiegare cosa hanno detto nel corso di questo dibattito non saprei darvi una risposta. Oggi le donne contano ben poco nella politica italiana, figuriamoci 50 anni fa. Infatti, in questo dibattito non si parla di nulla. Anche se, lo devo ammettere, la qualità del confronto è superiore rispetto ai confronti di oggi. Come è possibile questo in un dibattito dove non si parla di nulla? Non lo saprei dire, ma è così. 


La stampa parlamentare in ginocchio da Fini



Una delle manifestazioni più tristi dell'attualità politica è la cerimonia del ventaglio, frutto della collusione tra potere politico e stampa parlamentare. Nata con spirito abbastanza goliardico oltre un secolo fa, con l'invio in un'aula afosa e surriscaldata, di un ventglio di carta, col passare del tempo la consegna del ventaglio ha assunto il carattere di vera e propria cerimonia e occasione di confronto sui principali temi politici del momento. Dopo una fase in cui i ventagli erano diventati pregiati pezzi di antiquariato, oggi sono il frutto di un concorso a cui prendono parte studenti delle accademie delle belle arti. Una bella trovata che si trasforma in una parata politica per il Presidente della Camera di fronte alla stampa parlamentare ossequiosa e sempre più prona al potere. E' inutile che la mia opinione della Stampa parlamentare è questa. Devo dire che la funzione di questa associazione è quella di proteggere il potere dei deputati rendendo sempre più difficile l'accesso ai palazzi della politica. Uno scenario francamente negativo per la nostra democrazia giornalistica. 
Quest'anno l'opera prescelta e' stata ''Anthocharis Aetna'' ovvero ''L'Aurora dell'Etna'', un'acquaforte su rame di Pamela Radino, siracusana, iscritta all'Accademia di Belle Arti di Urbino. L'opera, in una scala di grigi, ritrae una grande farfalla (la Anthorachis, appunto) tipica dell'area etnea le cui grandi ali si aprono a ventaglio in un gioco rarefatto di chiari e scuri che danno il senso dell'aurora.
Nell'occasione il presidente Fini ha annunciato la sua intenzione di lasciare alla Camera i ventagli da lui ricevuti in questa legislatura, perche', insieme a quelli di altri presidenti suoi predecessori, possano essere esposti ai visitatori del Palazzo Montecitorio. Sai che bell'acquisto per la Camera dei deputati......!

Manifesti trash all'inizio di agosto

Passeggiando per Roma, la sera del 4 agosto, ho avuto la sfortuna di imbattermi in due manifesti ultratrash. Uno lo ha piazzato l'Italia dei Valori e l'altro lo ha messo in giro un aspirante candidato alle prossime amministrative di Roma, uno dei tanti dilettanti allo sbaraglio che credono di raccogliere qualche consenso sul malcontento altrui, come del resto sta cercando di fare l'Idv con il manifesto antimontiano.



Ecco come la casta della Rai organizza i tornei di tennis

Pubblicato il 19 aprile 2011
Seduta n. 543

VILLARI
- Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze. -
Premesso che:
dall'11 al 17 aprile 2011, presso il circolo sportivo Rai di Tor di Quinto a Roma, si disputerà la terza edizione del torneo di tennis Rai Open Challenger, che nasce dalla stretta collaborazione tra Rai e Federazione italiana tennis;
l'evento, che secondo gli organizzatori rappresenterebbe un trampolino di lancio nonché una vetrina privilegiata per i giovani emergenti tennisti italiani, mette a disposizione un montepremi di 30.000 euro ed ha un costo elevatissimo per tutta l'organizzazione;
la Corte dei conti, nella relazione sulla gestione economica della Rai riferita agli anni 2008 e 2009, sollecita l'Azienda a procedere ad un rigoroso contenimento dei costi. La magistratura contabile sottolinea, infatti,"il persistente sbilancio negativo tra ricavi e costi, le cui ripercussioni sulla situazione economico-patrimoniale e finanziaria della società stanno assumendo carattere strutturale e dimensioni preoccupanti (con una perdita di 79,9 milioni di euro nel 2009)";
a determinare i risultati negativi, oltre al mancato contenimento dei costi, contribuisce anche l'inadeguatezza del contratto di servizio (stipulato tra il Ministero dello sviluppo economico e la Rai) in tema di copertura dei costi che lo svolgimento del servizio pubblico comporta;
più in dettaglio, l'attività di servizio pubblico presenta un saldo negativo nel periodo 2005-2009 di oltre 1,3 miliardi di euro che non è bilanciato dai conti dell'attività commerciale, che presenta saldi positivi, ma sempre più esigui per la contrazione del mercato pubblicitario ed è prevedibile che risulterà sempre meno compensativo. La Corte dei conti sottolinea, inoltre, che la Rai sta affrontando un impegnativo piano di investimenti, sempre stabilito per legge, per l'adeguamento impiantistico al sistema digitale terrestre (DTT), per il quale la società lamenta l'insufficienza dei contributi pubblici sin qui stanziati. In tale situazione la Corte ha ribadito l'esigenza inderogabile di rigorosi interventi di contenimento dei costi;
inoltre, gli introiti da canone di abbonamento, che rappresentano la più cospicua fonte di finanziamento della Rai, sono notevolmente compromessi dalle crescenti dimensioni dell'evasione, che si attesta, per il canone ordinario, intorno al 26,5 per cento (stima della fine del 2009), con un mancato introito per l'azienda di oltre 500 milioni di euro;
in definitiva, in un momento di crisi, di bilanci in passivo, di evasione del canone televisivo, di grandi sacrifici per i dipendenti Rai, di richiami della Corte dei conti sulla necessità di contenere le spese, viene da chiedersi che senso abbia per la televisione di Stato aver organizzato un torneo di tennis, presso il circolo riservato ai dipendenti Rai, a cui possono partecipare però solo esterni;
considerato che la Rai è comunque tenuta, ai sensi del Contratto di servizio stipulato con il Ministro dello sviluppo economico, ad obiettivi di efficienza aziendale nell'ambito della gestione economica,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti il reale motivo dell'organizzazione di tale evento e quanto sia costato alla Rai - e quindi ai contribuenti - non solo in termini di logistica ma anche di spese per gli operatori, per le riprese e per il personale vario che da giorni lavora al torneo;
quale sia il ritorno economico per l'azienda Rai;
per quale motivo le partite non vengono trasmesse sulle reti principali ma solo su Rai Sport;
a quale costo vengano cedute le immagini ad altre emittenti;
per quale motivo sia stato scelto il circolo tennis riservato ai dipendenti Rai, che quindi non possono giocare dove gli spetterebbe di diritto, e non una qualunque altra struttura della città di Roma;
se il Governo non ritenga, infine, singolare che la Rai chieda sacrifici economici ai dipendenti e poi spenda soldi pubblici a giudizio dell'interrogante per un'iniziativa di cui, francamente, si poteva fare a meno.

Uno sguardo sul "grande" tennis italiano

Pubblicato il 29 aprile 2009
Seduta n. 196

VILLARI
- Al Presidente del Consiglio dei ministri. -
Premesso che:
la Federazione italiana tennis (FIT) è un’associazione senza fini di lucro riconosciuta dal CONI e che opera sotto la vigilanza dello stesso;
il Presidente della FIT, Angelo Binaghi, è al suo terzo mandato, a seguito di modifica dello statuto della Federazione, che prevedeva in precedenza un limite massimo di due mandati;
a giudizio dell'interrogante, a fronte di risultati desolanti del tennis italiano in campo internazionale, il vertice della Federazione non sembra avvertire la necessità di alcuna autocritica ma, al contrario, insiste nel perseguire una campagna di costante mantenimento dello status quo, francamente incomprensibile alla luce dei risultati raggiunti;
i numerosi siti web di circoli e associazioni italiani lamentano un clima di intimidazione, che raggiunge il culmine all’atto delle votazioni per il rinnovo delle cariche federali, allorquando i circoli, sottoposti a ogni tipo di pressione, consegnano deleghe in bianco all’attuale presidenza che, in tal modo, riconferma se stessa;
i contrasti tra giocatori e/o club con la FIT si esauriscono inevitabilmente in pesanti sanzioni comminate dalla Federazione che sembrano all'interrogante travalicare ogni buonsenso: si veda il caso delle lunghe squalifiche del giocatore Bolelli, reo di aver mancato ad una sola convocazione in nazionale (Coppa Davis) ed al quale è stata inibita la partecipazione alla squadra di Coppa Davis, ai tornei organizzati dalla FIT sul territorio italiano ed al campionato di serie A1 maschile per ben cinque anni. Il Presidente della FIT ha annunciato tutto ciò in una conferenza stampa televisiva;
come si evince dall'articolo "Tennis, amici e parenti ai vertici. Veleni sulla presidenza Binaghi", pubblicato sul quotidiano "Il Sardegna" del 1° aprile 2009, negli organismi della Federazione, ed in particolare negli organi di giustizia federali, sono in carica persone che hanno rapporti documentabili di parentela, di amicizia o professionali tra loro e con il presidente Binaghi, configurando un conflitto di interessi sul quale deve essere fatta piena luce;
numerosi organi di stampa, televisioni locali e nazionali hanno riportato con grande risalto l’ispezione ordinata dalla FIT al Tennis Club Capri, la cui squadra è campione d’Italia di serie A da tre anni. A quanto risulta, si è proceduto con metodi intimidatori consistenti nell’apertura di oltre 40 procedimenti a danno del club caprese per violazione di numerosi articoli dello statuto federale, culminati con l’invio di ben quattro ispettori della FIT che hanno soggiornato per due giorni nel miglior albergo a cinque stelle dell’isola, uno dei più rinomati del mondo, e sottoposto il Presidente del Tennis Capri ad un interrogatorio di oltre 10 ore senza sosta, dimenticando la correttezza, l’efficienza e l’esempio di questo circolo che non è mai incorso in alcun provvedimento disciplinare in nove anni di attività. Gli interrogatori si sono svolti ininterrottamente dalle ore 15 sino all'una del mattino successivo senza interruzione; il Presidente del Capri era stato convocato solo per un’audizione, non essendo lo stesso indagato o inquisito, ma non poteva abbandonare l’audizione pena la violazione ai regolamenti federali (che censurano la reticenza); inoltre, il circolo del Tennis Capri è situato ad appena cinque metri dal Grand Hotel Quisisana di Capri, luogo dell’audizione-interrogatorio;
tutta questa situazione ha avuto inizio all’indomani di un contrasto di opinioni tra la FIT e il Tennis Club Capri. In particolare l’inchiesta verte sull’art. 7 del regolamento di giustizia. Secondo la Procura federale, il Capri Sports avrebbe offeso la dignità, il decoro e il prestigio della Federtennis e dei suoi organi federali. Sotto accusa gli articoli pubblicati sul sito web ufficiale del club tricolore, giudicati dalla Procura offensivi per la Federtennis, mentre il sodalizio caprese parla di diritto di critica e di satira, pungente quanto si vuole ma satira, inoltre non di produzione del club caprese ma di lettori appassionati che inviavano gli stessi articoli alla redazione del club;
è stato costretto alle dimissioni il Presidente del Capri Sports, Roberto Russo, artefice dei brillanti risultati raggiunti in campo nazionale, offendendo con metodi censori e autoritari un'intera comunità esposta in prima pagina anche per la prepotenza e l’invadenza degli atteggiamenti della Federazione;
è opportuno sottolineare come il bilancio della FIT sia stato recentemente appesantito con l’inaugurazione di un canale tv satellitare, Supertennis, con costi veramente ingenti, a fronte di ascolti tutt’altro che lusinghieri a quanto risulta all'interrogante; verrebbero garantiti contratti e consulenze di centinaia di migliaia di euro ad opinionisti, presentatori e commentatori; tale canale televisivo è supportato da un’unica società di produzione, Sportcast, avente come Presidente lo zio dell’attuale Presidente della FIT;
è opportuno segnalare che lo stesso Presidente della Sportcast è anche nel comitato organizzatore degli Internazionali d’Italia. La Sportcast gestisce, inoltre, tutti gli spazi commerciali all’interno del villaggio del Foro italico dove si organizzeranno gli Internazionali d’Italia. Come richiamato nel citato articolo del quotidiano "Il Sardegna", sarebbero presenti all’interno della Federazione, ed in particolar modo nei Consigli di amministrazione di società affiliate alla FIT, negli Organi di giustizia federali e nelle Procure federali, persone legate al Presidente della FIT da vincoli di parentela o di amicizie personali;
è rilevante ricordare lo statuto del CONI ed in particolare l'art. 2, comma 8 (il CONI garantisce giusti procedimenti per la soluzione delle controversie nell’ordinamento sportivo), e l'art. 20, comma 3 (le federazioni sportive nazionali sono rette da norme statutarie e regolamentari conformi all’ordinamento sportivo nazionale ed internazionale e sono ispirate al principio democratico di partecipazione all’attività sportiva da parte di chiunque, in condizioni di uguaglianza e di pari opportunità);
è evidente all'interrogante che nel contenzioso tra Federazione e Club Capri sia arduo individuare il rispetto dell’uguaglianza e delle pari opportunità;
si segnala come i bilanci della FIT non siano presenti sul sito web ufficiale della Federazione,
si chiede di sapere:
se al Governo risultino situazioni di conflitto di interessi nell'ambito della composizione degli organismi federali;
se non intenda promuovere, al fine di assicurare effettiva trasparenza, maggiore pubblicità dei bilanci della FIT attraverso la loro pubblicazione sul sito Internet della stessa Federazione;
se non ritenga opportuno che il CONI avvii un'indagine, attraverso l'istituzione di una specifica Commissione, con lo scopo di verificare l'esercizio dell'attività svolta dalla Federazione, anche alla luce dei modesti risultati sul piano sportivo.

Ecco come lo Stato finanzia lo sport italiano

 
I nostri atleti hanno un sacco di privilegi. Portano a casa un sacco di medaglie, ma rubano uno stipendio dallo Stato. Ecco come vivono i nostri grandi campioni alle nostre spalle. Ah, dimenticavo, viva l'Italia!

sabato 4 agosto 2012

Siamo incivili


Voce Repubblicana, 4 agosto 2012 
Intervista a Lorenza Carlassare
di Lanfranco Palazzolo

Se non vogliamo riformare la giustizia e il sistema carcerario italiano facciamo a meno di dire che siamo un paese civile. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” la costituzionalista Lorenza Carlassare, professore emerito di diritto costituzionale all'Università di Padova.
Prof. Carlassare, cosa pensa dell’appello del Prof. Pugiotto per migliorare la condizione delle carceri italiane in quello che viene definito come il momento peggiore dell’anno per gli istituti penitenziari?
“Io ho sottoscritto questo appello perché mi sembra che ormai da tutte le parti – e ormai da decenni – si segnali una situazione disumana nelle carceri italiane. Credo che con questo comportamento l’Italia stia andando contro le norme internazionali, ma anche contro la Costituzione che vieta pene degradanti e inumane per qualsiasi condannato. Mi sono molto rallegrata con il prof. Pugiotto, che ha presentato questo appello. La situazione è ormai diventata insostenibile e disumana”.
Lei ritiene di dover mettere sotto accusa le istituzioni per questo comportamento?
“Non c’è dubbio che la situazione sia diventata drammatica. Basta ricordare i suicidi che ci sono stati nelle carceri italiane. Ma questa situazione si protrae ormai da decenni. Sono anni che ormai colleziono i ritagli dei giornali in cui viene denunciata questa situazione drammatica. I suicidi in carcere non sono una realtà di oggi. Mi sembra che la drammatica attualità dei suicidi nelle carceri italiane sia spaventosa. In questo senso la vedo una priorità assoluta. Se non vogliamo fare queste riforma allora evitiamo di dire che siamo un paese civile”.
Cosa pensa dell’amnistia?
“Se devo essere sincera, ho avuto un’esitazione nel firmare l’appello del prof. Pugiotto perché non sono certa che provvedimenti importanti come l’amnistia e l’indulto possano essere provvedimenti utili al miglioramento della situazione. Dobbiamo lavorare sul contingente. In questo periodo mi trovo per una breve vacanza nel Sannio. Poco distante da dove mi trovo c’è un carcere di nuova costruzione che ha sfregiato il paesaggio. Questo carcere è vuoto, inutilizzato. Non credo che questa sia una situazione eccezionale. Al ministero della Giustizia dovrebbero fare un censimento sugli istituti penitenziari e vedere quanti posti sono realmente a disposizione”.
Su quali altri aspetti lavorerebbe?
“Ci sono troppi reati puniti con il carcere che potrebbero essere considerati come reati amministrativi. Si potrebbero utilizzare le pene alternative al carcere. La pena deve tendere alla rieducazione del condannato. Ma, a quanto pare, questo principio è stato dimenticato da tutti. Credo che ormai siamo tornati al Medioevo. Ma non privilegerei l’amnistia e l’indulto, che restano misure attuabili, ma non risolvono i problemi della giustizia”.  

venerdì 3 agosto 2012

La libertà a peso di Euro


Intervista a Daniele Galli
Voce Repubblicana, 3 agosto 2012
di Lanfranco Palazzolo

La libertà su cauzione deve essere reintrodotta in Italia. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del gruppo parlamentare FLIPTP Daniele Galli.
Onorevole Galli, lei ha presentato una proposta di legge per liberare i detenuti che si trovano in carcerazione preventiva attraverso una cauzione. Perché ha presentato questa Proposta di legge?
“La libertà su cauzione era stata introdotta in Italia nel 1930 con il Codice Rocco. La norma è stata utilizzata male nel nostro ordinamento e poi è stata tolta. Si tratta di un'alternativa alla custodia in carcere per reati che non sono di pesante impatto sociale come il terrorismo, la mafia e la pedofilia tanto per fare alcuni esempi. L'importante è che l'imputato onori la sua condizione presentandosi al processo onorando le proprie responsabilità rispetto al giudizio”.
Nell'ordinamento internazionale come viene vista la libertà su cauzione?
“L'Onu e l'Unione europea non hanno mai fatto nessuna osservazione in proposito. La stessa Unione europea ci ha chiesto di introdurre questa norma. L'opinione pubblica italiana e il Governo non dovrebbero essere contrari a questo istituto visto che hanno applaudito la scarcerazione dei nostri due marò su cauzione. La normativa indiana lo prevede. Non vedo perché ai cittadini italiani non possa essere garantito questo diritto”.
Cosa pensa dell'esperienza della libertà su cauzione negli Stati Uniti?
“Negli Stati Uniti questo esperienza viene considerata positivamente. E' una garanzia per l'individuo che non può restare in carcere per mesi. L'Onu sottolinea che le persone in attesa di giudizio non possono stare con i detenuti condannati. Per loro esiste la presunzione di innocenza fino alla condanna in terzo grado”.
La cauzione deve avere un costo unico oppure deve essere considerata come un'imposta progressiva?
“Io penso che debba essere considerata come un'imposta progressiva. Il costo della cauzione deve dipendere dalla condizione sociale in cui si trova la persona sottoposta a carcerazione preventiva. In caso di condanna definitiva la cauzione sarà restituita all'ex imputato assolto. Durante il processo questi soldi resterebbero bloccati nelle casse dello Stato”.
L'amministrazione della giustizia è in grado di utilizzare i fondi della cauzione alla luce del mistero della Cassa delle ammende?
“Credo che nell'amministrazione dei fondi della giustizia non ci sia una grande trasparenza in giro. Una riforma del genere potrebbe essere un buon punto di partenza per poter gestire questi fondi ”.
Ha mai votato a favore dell'arresto di un deputato quando è stata richiesta la custodia in carcere alla Giunta per le autorizzazioni?
“No, non ho mai votato a favore. Anche se ritengo che non si possa liberare su cauzione un indagato per finanziamento illecito ai partiti”.

giovedì 2 agosto 2012

"La Voce Repubblicana", il giornale della democrazia


Intervista a Giancarlo Tartaglia
Voce Repubblicana, 2 agosto 2012
di Lanfranco Palazzolo

“La Voce Repubblicana” rappresenta una parte importante della storia della nostra democrazia. Lo ha detto Giancarlo Tartaglia, autore de “La Voce Repubblicana. Un giornale per la libertà e la democrazia”.
Giancarlo Tartaglia, sulla storia de “la Voce” sono stati pubblicati diversi saggi, che hanno abbracciato solo una parte della storia del giornale del Pri. Come è nata l'idea di scrivere una storia completa?
“Questo libro è stato pensato e realizzato in vista dei 90 anni della 'Voce'. Il giornale del Pri è stato fondato nel 1921 da Giovanni Conti. L'idea era quella di ricordare i 90 del giornale. Per questioni di carattere editoriale, il giornale è stato pubblicato solo nel 2012. La 'Voce' è stato ed è un quotidiano molto importante nella storia politica italiana. Basti pensare all'impegno di questo giornale nella lotta contro il fascismo e nella battaglia per la vittoria della Repubblica nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Questi sono stati due momenti essenziali”.
Questo libro arriva in un momento molto difficile per la stampa di partito e all'indomani di una legge sull'editoria che penalizza questo tipo di stampa.
“Questo è un momento molto particolare perchè i sussidi alla stampa di partito sono stati ridotti o tagliati. Il libro serve anche a ricordare il contributo dato dalla 'Voce Repubblicana' all'affermazione della democrazia nel nostro paese. I giornali di partito sono organi di opinione, sono fondamentali per la formazione corale e collettiva dell'opinione pubblica. Il fatto che i giornali di partito abbiano una diffusione ridotta non significa che debbano essere puniti. Anzi, questi giornali devono essere sostenuti. Il sostegno a questi giornali è il sostegno alla libertà di stampa”.
Prima della nascita della “Voce” l'area laica non ha avuto un suo organo politico. Ci sono stati molti giornali di area laica, ma nessuno ha avuto lunga vita. La “Voce” interrompe questa tendenza?
“Non c'è alcun dubbio che 'La Voce Repubblicana' era ed è l'organo di un partito, espressione della sua lotta politica. Tutti i fogli di area liberale e democratica hanno avuto una vita breve solo perchè erano legati ad una singola stagione o a un singolo evento. Comunque non erano espressione di una forza politica, ma di un'area intellettuale. Avere un partito alle spalle significa organizzazione, ma anche storia e seguito politico. Per questo la 'Voce' è arrivata a compiere '90' anni”.
Chi è che vuole far nascere la “Voce” nel 1921?
“Il fondatore della 'Voce' nel 1921 è Giovanni Conti. Il Pri aveva alle spalle un altro esperimento di quotidiano di partito come 'La Ragione', fondato da Arcangelo Ghisleri, patriarca del pensiero repubblicano. Al termine del congresso del Pri, svolto ad Ancona, si decide la nascita del giornale”.