lunedì 6 agosto 2012

Ecco come la casta della Rai organizza i tornei di tennis

Pubblicato il 19 aprile 2011
Seduta n. 543

VILLARI
- Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze. -
Premesso che:
dall'11 al 17 aprile 2011, presso il circolo sportivo Rai di Tor di Quinto a Roma, si disputerà la terza edizione del torneo di tennis Rai Open Challenger, che nasce dalla stretta collaborazione tra Rai e Federazione italiana tennis;
l'evento, che secondo gli organizzatori rappresenterebbe un trampolino di lancio nonché una vetrina privilegiata per i giovani emergenti tennisti italiani, mette a disposizione un montepremi di 30.000 euro ed ha un costo elevatissimo per tutta l'organizzazione;
la Corte dei conti, nella relazione sulla gestione economica della Rai riferita agli anni 2008 e 2009, sollecita l'Azienda a procedere ad un rigoroso contenimento dei costi. La magistratura contabile sottolinea, infatti,"il persistente sbilancio negativo tra ricavi e costi, le cui ripercussioni sulla situazione economico-patrimoniale e finanziaria della società stanno assumendo carattere strutturale e dimensioni preoccupanti (con una perdita di 79,9 milioni di euro nel 2009)";
a determinare i risultati negativi, oltre al mancato contenimento dei costi, contribuisce anche l'inadeguatezza del contratto di servizio (stipulato tra il Ministero dello sviluppo economico e la Rai) in tema di copertura dei costi che lo svolgimento del servizio pubblico comporta;
più in dettaglio, l'attività di servizio pubblico presenta un saldo negativo nel periodo 2005-2009 di oltre 1,3 miliardi di euro che non è bilanciato dai conti dell'attività commerciale, che presenta saldi positivi, ma sempre più esigui per la contrazione del mercato pubblicitario ed è prevedibile che risulterà sempre meno compensativo. La Corte dei conti sottolinea, inoltre, che la Rai sta affrontando un impegnativo piano di investimenti, sempre stabilito per legge, per l'adeguamento impiantistico al sistema digitale terrestre (DTT), per il quale la società lamenta l'insufficienza dei contributi pubblici sin qui stanziati. In tale situazione la Corte ha ribadito l'esigenza inderogabile di rigorosi interventi di contenimento dei costi;
inoltre, gli introiti da canone di abbonamento, che rappresentano la più cospicua fonte di finanziamento della Rai, sono notevolmente compromessi dalle crescenti dimensioni dell'evasione, che si attesta, per il canone ordinario, intorno al 26,5 per cento (stima della fine del 2009), con un mancato introito per l'azienda di oltre 500 milioni di euro;
in definitiva, in un momento di crisi, di bilanci in passivo, di evasione del canone televisivo, di grandi sacrifici per i dipendenti Rai, di richiami della Corte dei conti sulla necessità di contenere le spese, viene da chiedersi che senso abbia per la televisione di Stato aver organizzato un torneo di tennis, presso il circolo riservato ai dipendenti Rai, a cui possono partecipare però solo esterni;
considerato che la Rai è comunque tenuta, ai sensi del Contratto di servizio stipulato con il Ministro dello sviluppo economico, ad obiettivi di efficienza aziendale nell'ambito della gestione economica,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti il reale motivo dell'organizzazione di tale evento e quanto sia costato alla Rai - e quindi ai contribuenti - non solo in termini di logistica ma anche di spese per gli operatori, per le riprese e per il personale vario che da giorni lavora al torneo;
quale sia il ritorno economico per l'azienda Rai;
per quale motivo le partite non vengono trasmesse sulle reti principali ma solo su Rai Sport;
a quale costo vengano cedute le immagini ad altre emittenti;
per quale motivo sia stato scelto il circolo tennis riservato ai dipendenti Rai, che quindi non possono giocare dove gli spetterebbe di diritto, e non una qualunque altra struttura della città di Roma;
se il Governo non ritenga, infine, singolare che la Rai chieda sacrifici economici ai dipendenti e poi spenda soldi pubblici a giudizio dell'interrogante per un'iniziativa di cui, francamente, si poteva fare a meno.

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