mercoledì 1 agosto 2012

Quei pensatori troppo ignorati


Voce Repubblicana, 1 agosto 2012
Intervista ad Andrea Bernaudo
di Lanfranco Palazzolo

I pensatori liberisti vengono ignorati nelle università italiane. Lo ha detto alla “Voce” Andrea Bernaudo, consigliere regionale del Popolo delle libertà nel Lazio, che ha realizzato uno studio su come gli atenei italiani nascondo le idee dei grandi pensatori liberisti.
Andrea Bernaudo, cosa ha scoperto realizzando il “Libro bianco dell'antiliberismo nelle Università pubbliche italiane”?
“Abbiamo realizzato un'inchiesta fatta di dati e di numeri precisi. L'incipit a questa ricerca è molto semplice. Noi siamo convinti – ma questo non lo diciamo soltanto noi – che in Italia c'è un antiliberismo nelle soluzioni legislative che vengono realizzate nel corso degli anni. Questo malcostume è di livello culturale ed investe anche l'ambito della formazione. Il liberismo è una dottrina economica che non è mai stata applicata in Italia. Questa pratica subisce delle condanne costanti. Noi siamo un paese che ha fondato la propria storia sulla spesa pubblica e sulla distribuzione del redditi: il male del nostro paese. Questo è accaduto perché non c'è mai stata una politica realmente liberale. Il nostro pamphlet mira a dimostrare che questo. Abbiamo fatto un elenco degli economisti liberali più importanti e abbiamo cercato la presenza di questi studiosi nei libri di testo delle università. Abbiamo constatato che nessuno di loro era citato in modo esauriente. Stiamo parlando di economisti e personaggi che hanno fatto la storia dell'Occidente”.
Cosa avete scoperto sui testi universitari de “La Sapienza” di giurisprudenza, di Economia e commercio e di Scienze sociali?
“Siamo andati nella facoltà di giurisprudenza e abbiamo analizzato il testo di Scienza delle finanze. Stiamo parlando di Cesare Cosciani. In questo libro abbiamo verificato che nessuno dei grandi pensatori liberisti sono stati citati. I pensatori liberali sono presenti nel 9,5%. Ma ci sono anche delle lusinghiere eccezioni come nel caso dei professori Imbriani e Lopes, che hanno pubblicato per la Utet numerosi testi di macroeconomia. Questi due studiosi si sono lodevolmente preoccupati di questo aspetto della storia economia e delle teorie della crescita liberiste, con una percentuale che arriva al 18%”
Nella cattedra di Economia politica cosa succede?
“Dobbiamo dire che è difficile ignorare le teorie liberiste nei trattati di microeconomia. Lo stesso discorso non si può fare per i testi di macroeconomia. In questo secondo caso abbiamo visto un aperto sostegno dei testi verso le teorie keynesiane e di sostegno all'economia privata e degli Stati. Credo che l'inclinazione tendenziosa verso il marxismo e le teorie di sinistra sia un autentico delitto culturale che viene perpetrato nei confronti delle giovani generazione. Ecco perché deve esserci un riequilibrio democratico della conoscenza”.

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