giovedì 20 settembre 2012

In quella associazione c'è qualcosa che non quadra



Voce Repubblicana, 20 settembre 2012
Intervista a Pasquale Bonamassa
di Lanfranco Palazzolo

Lo Statuto dell'ANPVI deve essere adattato alla realtà dei tempi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Pasquale Bonamassa ex vice presidente nazionale vicario dell'Associazione nazionale privi di vista ed ipovedenti.
Pasquale Bonamassa, cosa sta succedento nell'ANPVI? Lei ed altri consiglieri dell'Associazione avete denunciato la situazione dell'associazione. A cosa si riferiva?
“Ci sono diverse associazioni che difendono i diritti dei non vedenti. Mi riferisco all'Unione ciechi e ad altre importanti organizzazioni. La nostra associazione è nata con un decreto presidenziale del 1981”.
Si tratta di un ente controllato dallo Stato?
“Si tratta di un ente assoggettato al controllo dello Stato in quanto gode di un finanziamento pubblico”.
L'ANPVI è soggetto al controllo della Corte dei Conti?
“No, la nostra associazione non è soggetta a questo tipo di controlli in quanto il finanziamento è inferiore ad un milione di euro. L'ANPVI è un'associazione di promozione sociale che tutelano i diritti delle persone prive di vista. La loro funzione sociale è importantissima, come altre associazioni. Il problema è che i tempi cambiano, i finanziamenti si restringono e negli ultimi anni l'associazione ha dovuto occuparsi solo della propria situazione economica. A pagarne le conseguenze sono proprio i non vedenti, che pagano le difficoltà di iniziativa dell'associazionismo. L'associazione conta su 20 consiglieri nazionali, alcuni dei quali hanno cominciato a chiedere il rinnovamento dello statuto dell'associazione. Questa richiesta non ha incontrato il favore della dirigenza dell'ANPVI”.
Cosa è successo?
“Sono nate immediatamente diffidenze e chiusure nei nostri confronti. Ci sono state minacce e diffide nei confronti di chi voleva cambiare la situazione. Il Presidente dell'associazione ci ha inviato una lettera in cui ci ha accusato di aver calunniato l'associazione. Sono partite immediatamente querele e denunce nei nostri confronti. E per fare querele e denunce l'associazione usa il denaro e risorse pubbliche. Non si capisce perchè fare delle denunce”.
Quanti soldi pubblici riceve l'associazione?
“Poche decine di migliaia di euro”.
Per una struttura governata da quante persone?
“Il Consiglio nazionale è composto di circa 15 persone di struttura”.
Cosa ha reso necessaria la riforma dello Statuto?
“Lo abbiamo chiesto per ottenere un certo decentramento amministrativo. Lo Statuto è vecchio e riflette i tempi di allora. Le regole di un tempo non prevedono in modo esauriente come devono essere strutturati i rapporti con gli enti locali. Il bisogno è quello di adattare lo Statuto ad una nuova realtà. Nessuno mette in dubbio la validità delle iniziative dell'associazione, ma abbiamo chiesto alla dirigenza una maggiore trasparenza nella gestione delle risorse”. 

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