mercoledì 31 ottobre 2012

Il ritardo italiano sulle qualifiche



Intervista a Saul Meghnagi
Voce Repubblicana,  
di Lanfranco Palazzolo

Il sistema delle qualifiche lavorative in Italia è molto in ritardo ed è molto frammentato. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Saul Meghnagi, autore de “Il sapere che serve. Apprendistato, formazione continua e dignità professionale” (Donzelli Editore). L’autore è un autorevole pedagogista, ed è presidente dell’Isf, l’Istituto superiore per la formazione.
Saul Meghnagi, quali sono i problemi della formazione professionale e lavorativa nel nostro paese e quali sono i suoi limiti?
“Il problema delle garanzie ha nascosto, per un certo lasso di tempo, quella che è una condizione mentale per acquisire conoscenze professionali. Mi riferisco all’esperienza stessa di lavoro. Il problema della formazione ha due facce: il ritardo del nostro sistema, su cui poi tornerò, rispetto a questa materia. L’altro è invece costituito dalle difficoltà contingenti. In realtà, non si impara a fare se non facendo. E quindi, l’esperienza professionale deve essere garantita attraverso un’esperienza di lavoro che, per essere formativa, ha bisogno di alcune condizioni. Infatti, gli elettori inglesi fanno una netta distinzione tra esperienza di lavoro e apprendistato. Ma l’apprendistato consegna al lavoratore una qualifica grazie ad un tutor che segue il giovane nel corso della sua esperienza, a patto che ci sia anche una verifica, nel tempo, sulle conoscenze acquisite”.
Qual è il problema che deve affrontare la società italiana?
“In Italia non c’è mai stato un sistema di apprendistato con un tutorship, con una guida riconosciuta. Il sistema delle qualifiche in Italia è molto in ritardo ed è molto frammentato. E, soprattutto, le esperienze di lavoro sono state sempre considerate come se non avessero bisogno di questi supporti. Oggi, con la crescita della precarietà, tutto questo si complica. Ed è questo il motivo per il quale, parlare seriamente di formazione, in condizione di precarietà, può essere fatto solo se si assume. Chi vuole fare formazione deve trarne il massimo beneficio. Questa è la principale difficoltà dell’oggi”.
Come si è caratterizzata la politica di formazione negli ultimi anni in Italia? Le istituzioni come si sono comportante?
“La legge fondamentale sull’apprendistato del 1955 non era una cattiva legge. E’ stato cattivo quello che ne è conseguito in sede di applicazione. Anche l’ultima normativa di Elsa Fornero non è male. Il problema sono i decreti attuativi, che sono molto costosi”.
Come ha trovato le parole del ministro Fornero sui giovani schizzinosi?
“Non le condivido. In questo caso le parole del ministro sono pietre. Non si può dire ai giovani di trovare un lavoro senza capire quale sia questo lavoro. Credo che in queste condizioni occupazionali quell’affermazione è assolutamente inopportuna e intempestiva”. 

martedì 30 ottobre 2012

Due settimane per quella legge sbagliata



Intervista a Carlo Vizzini 
Voce Repubblicana, 30 ottobre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

Tra due settimane la legge elettorale andrà in aula. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Partito socialista italiano Carlo Vizzini, Presidente della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama.
Senatore Vizzini, a che punto siete con la riforma della legge elettorale in Prima Commissione?
“Noi abbiamo quasi concluso l'illustrazione degli emendamenti e potremmo dare un segnale votando qualche emendamento. Teniamo anche conto degli atteggiamenti dei gruppi parlamentari. Ci prenderemo tutto il tempo che serve per svolgere il nostro lavoro. Abbiamo preso atto che c'è una volontà comune di votare un testo. Anche se si tratta di un testo che non ha il sostegno del Pd, dell'Idv e del mio partito. Noi non abbiamo votato il testo base perché non abbiamo condiviso questa logica delle preferenze che, a mio giudizio, dovrebbe essere accompagnata da una serie di norme di contorno e di controllo”.
Perché ritiene necessarie queste puntualizzazioni nel testo?
“Stiamo vivendo un momento molto difficile. Le vicende che abbiamo visto in queste ultime settimane in alcune regioni come la Lombardia e il Lazio testimoniano il rischio che si corre con il sistema delle preferenze. Credo che nell'arco di un paio di settimane potremmo essere in aula per l'esame del provvedimento. E quindi siamo in linea con i tempi che c'eravamo dati se si pensa che la precedente legge elettorale fu votata nel dicembre del 2005. E si votava nella primavera del 2006. Abbiamo ancora alcuni problemi da risolvere per evitare osservazioni da parte di organi come la Corte Costituzionale, che aveva ricordato come il premio di maggioranza non agganciato ad un numero di seggi e di senatori da conseguire”.
Come si può definire la legge elettorale che uscirà dalla Commissione Affari Costituzionale? Proporzionale con le preferenze?
“L'orientamento è quello. Noi presenteremo un emendamento sostitutivo a favore dei collegi uninominali. Dobbiamo anche tenere conto che nei due rami del Parlamento ci sono numeri diversi e si dovrà tenere conto di questo tipo di valutazione nell'esame del testo. Alcune norme potrebbero anche essere esaminate a scrutinio segreto nell'altro ramo del Parlamento. Non mi pare che questa legge elettorale abbia tanti seguaci del sistema delle preferenze”.
Si può dire che rispetto al 2005 e al 1993, quando furono scritte le altre due leggi elettorali, la situazione è molto più confusa?
“Una legge elettorale è una legge si sistema. L'idea che le forze politiche possano stabilire la legge elettorale a pochi mesi dal voto e conoscendo i sondaggi. E' un metodo elettorale che non fa bene alla nostra democrazia, considerando che la legge elettorale viene fatta per durare e non sulla base del sondaggio del giorno. Il rischio è questo”.

lunedì 29 ottobre 2012

"Il Fatto Quotidiano" recensisce "E io non pago!" (Stampa Alternativa)


Salvatore Cannavò, ha pubblicato sul "Fatto" una bella recensione del mio libro sulle multe e le violazioni del codice della strada da parte dei parlamentari. Ecco cosa ha scritto sul mio piccolo "manuale stradale" . Grazie di cuore.

"E io non pago!" a Radio Manà Manà

 
Oggi sono stato intervistato da Radio Manà Manà sul mio libro dal titolo "E io non pago! Onorevoli che violano il codice della strada". Ecco cosa ho raccontato del mio libro.Agli amici di questa radio, molto popolare a Roma e nel Lazio, ho raccontato le vicende che riguardano il difficile rapporto tra politica ed ordine costituito, in particolare i vigili urbani. Ecco cosa è uscito fuori.

domenica 28 ottobre 2012

Attenti al supermarket della calunnia

Intervista a Francesco Rutelli
Voce Repubblicana, 27 ottobre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Con il testo dell’attuale ddl sulla diffamazione ci troviamo di fronte al rischio di trovarci nel supermarket della calunnia. Lo ha detto alla “Voce” il senatore e leader di API Francesco Rutelli.
Senatore Rutelli, il dibattito in aula al Senato sulla legge elettorale è stato molto più difficile di quanto si potesse credere. Cosa pensa di come sono andate le cose dopo il precario accordo uscito dalla Commissione Giustizia.
“Questa legge per salvare Sallusti è una frittata. Secondo me, l’obiettivo - che condivido - della legge è non permettere ai giornalisti di andare in carcere. Questo è un principio del diritto molto importante. Una società liberale non deve spingere necessariamente al carcere chi diffama un politico. Ma sono convinto che non debba esserci la cancellazione di una previsione normativa del carcere. Questa previsione è stata applicata solo tra volte da quando è stata approvata la legge del 1948 che disciplina la materia. La pena detentiva ha un valore più simbolico che estremo. Allo stesso tempo vengono introdotte delle pene pecuniarie bassissime. Questo avviene perché – nelle democrazie – o c’è l’una o c’è l’altra. La legge non si occupa solo delle pene detentive per chi offende i politici. In verità, in molti paesi c’è la sanzione del carcere come aggravante per le minoranze, per chi viene diffamato per discriminazione razziale e sessuale. Il problema non è solo di casta”.
In quali paesi è previsto il carcere in caso di diffamazione grave?
“Il carcere viene previsto in Francia e in Germania. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti le sanzioni pecuniarie sono molto pesanti. Se non esistono le pene detentive e non si ha una sanzione pecuniaria alta, la difesa dalla diffamazione diventa difficile. Il rischio è quello di trovarci di fronte ad un supermarket della diffamazione. Chiunque, con quattro soldi può distruggere una persona. I politici hanno i mezzi per difendersi da queste diffamazioni, ma i semplici cittadini no. Un regime che permette la diffamazione gratuita per chiunque non è democratico”.
Lo scontro sulle pene pecuniarie è stato molto duro in aula. Cosa è successo e qual è il limite giusto per questo tipo di sanzioni?
“Le sanzioni pecuniarie basse ci sono quando la legge prevede il carcere. Quando la legge non prevede il carcere le sanzioni pecuniarie dovrebbero essere più alte. L’ultima soglia di cui si è parlato in aula è di circa 50mila euro. Lei sa benissimo che questa cifra può essere ridotta anche a 1500 euro. Trovo che per una diffamazione grave questa sia una cifra eccessivamente bassa. Con questi risarcimenti nessuno farà più una causa di diffamazione. All’atto della denuncia si devono versare 500 euro, che è un discreto sbarramento per un cittadino comune. Se il risarcimento è di 1500 euro non ci siamo…”.

sabato 27 ottobre 2012

Il rapporto intermedio sull'Unione monetaria europea


Il 12 ottobre 2012 il Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha presentato il rapporto intermedio sul futuro dell’Unione economica e monetaria, elaborato - su richiesta del Consiglio europeo del 28-29 giugno scorso - in collaborazione con il Presidente della Commissione europea, Barroso, il Presidente dell’Eurogruppo, Juncker, e il Presidente della BCE, Draghi.
Il rapporto si basa in gran parte sulle proposte emerse nel corso degli incontri bilaterali che Van Rompuy ha avuto a settembre con i rappresentanti degli Stati membri e del Parlamento europeo, e mira ad sottolineare, da un lato, i punti sui quali si registra una convergenza e, dall’altro, le questioni che necessitano invece di un ulteriore approfondimento in vista della redazione del rapporto finale sul futuro dell’UEM, da presentare al Consiglio europeo di dicembre.
Il rapporto è articolato sulla base dei quattro elementi fondamentali (building blocks) già individuati nel rapporto preliminare presentato al Consiglio europeo di giugno (vedi bollettino RUE “Preparazione del Consiglio europeo del 28-29 giugno”, del 27 giugno 2012). 
Cornice finanziaria integrata
Il rapporto sottolinea che la creazione di una cornice finanziaria integrata – fondata su un sistema di vigilanza unico, un quadro comune di risoluzione delle crisi e uno schema comune di garanzia dei depositi - è un presupposto essenziale per la realizzazione di una vera unione economica e monetaria.

Meccanismo unico di vigilanza bancaria

Il rapporto considera prioritaria l’adozione del pacchetto di proposte sulla vigilanza bancaria centralizzata, presentate dalla Commissione il 12 settembre scorso e comprendenti:
·   una proposta di regolamento che conferisce poteri alla BCE per la vigilanza di tutte le banche della zona euro, nonché di quelle dei Paesi che vi aderiscano su base volontaria pur non avendo adottato la moneta unica;
·   una proposta di regolamento che allinea il vigente regolamento istitutivo dell’Autorità bancaria europea (ABE) al nuovo assetto della vigilanza bancaria. In particolare, l'ABE continuerebbe ad elaborare le norme tecniche comuni applicabile a tutti i 27 Stati membri e ad assicurare che le prassi di vigilanza siano uniformi in tutta l'Unione.

Meccanismo di risoluzione delle crisi

Il rapporto rileva che la Commissione ha già presentato, nel giugno 2012, una proposta di direttiva recante un quadro comune per il salvataggio e la gestione degli istituti di credito in difficoltà. Una volta instaurato il sistema unico di vigilanza bancaria, sarebbe opportuno che il quadro comune di salvataggio fosse rafforzato dall’introduzione di un’autorità unica di gestione delle crisi, in grado di assumere le decisioni in maniera tempestiva ed imparziale. Nella fase di transizione, potrebbe essere affidato al Meccanismo europeo di stabilità (European stability mechanism, ESM) il compito di ricapitalizzare direttamente gli istituti di credito in difficoltà, sulla base di adeguati criteri di condizionalità.

Meccanismo di garanzia dei depositi

Nel rapporto si sottolinea che l’introduzione di un meccanismo comune di garanzia dei depositi bancari avrebbe un importante effetto preventivo ai fini della salvaguardia della stabilità del sistema finanziario. In questa ottica, l’approvazione della proposta di direttiva relativa ai sistemi di garanzia dei depositi, presentata dalla Commissione europea nel 2010 e ancora in via di approvazione da parte delle istituzioni UE, costituirebbe un primo passo nella direzione di un adeguato coinvolgimento del settore creditizio nel finanziamento degli strumenti per fronteggiare le crisi.

Quadro di bilancio integrato

Una governance economica più forte

In base al rapporto, nel breve periodo la priorità deve essere attribuita all’approvazione del two pack, il pacchetto di due proposte comprendenti:
·   una proposta di regolamento sul rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri che affrontano o sono minacciati da serie difficoltà per la propria stabilità finanziaria nell’eurozona;
·   una proposta di regolamento recante disposizioni comuni per il monitoraggio e la valutazione dei progetti di bilancio e per assicurare la correzione dei disavanzi eccessivi degli Stati membri nell’eurozona.
Esse integrano e completano il quadro di governance dell’UE delineato dal six pack, che ha innovato il Patto di stabilità e crescita e introdotto la procedura di sorveglianza degli squilibri macroeconomici, e dal Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’unione economica e monetaria (cd. Fiscal Compact), assicurando un efficace coordinamento ex ante delle politiche di bilancio e rafforzando la vigilanza sui Paesi membri in difficoltà finanziaria.

Capacità di bilancio

Nel lungo termine, la disciplina di bilancio dovrebbe essere affiancata dallo sviluppo progressivo di una capacità fiscale autonoma dell’UEM, che potrebbe assumere varie forme, da approfondire nel dettaglio in occasione del Consiglio europeo di dicembre. Tale autonomia di bilancio, che non interferirebbe con la programmazione finanziaria pluriennale dell’UE, potrebbe agevolare gli interventi di sostegno ai Paesi sottoposti a shock asimmetrici di carattere economico-finanziario. Il rapporto osserva infatti che l’ESM è stato istituito come strumento di gestione delle crisi, ma non ha le caratteristiche per svolgere una  funzione di intervento rapido. L’assorbimento degli shock asimmetrici attraverso un bilancio comune a livello centrale rappresenterebbe invece una forma, sia pur limitata, di solidarietà fiscale, rafforzando la resilienza dell’UEM nel suo complesso. Al tempo stesso, la capacità fiscale faciliterebbe le riforme strutturali volte a promuovere la competitività.
Essa richiederebbe l’istituzione di un Dipartimento del tesoro, e si dovrebbe valutare con attenzione anche la possibilità di attribuirle una capacità di prestito, tenendo conto del principio dell’equilibrio di bilancio sancito sia nel six pack sia nel Fiscal Compact.

Strumenti finanziari per l’eurozona

Nel corso degli incontri bilaterali è emersa l’ipotesi che l’introduzione nell’eurozona di strumenti finanziari solidi e convertibili in liquidità potrebbe limitare gli effetti negativi che le crisi bancarie hanno determinato sulle finanze pubbliche. Il rapporto sottolinea dunque l’opportunità di approfondire ulteriormente la possibilità di emissioni comuni di titoli di debito pubblico a breve termine (treasury bills), sia pure limitate e sulla base di rigorose condizionalità. Oppure, l’ipotesi si istituire un fondo di redenzione (European redemption fund, ERF.
L’ERF è stato proposto dal Consiglio degli esperti economici della Cancelleria tedesca e sostenuto a più riprese dal Parlamento europeo: nel Fondo confluirebbe l’importo dei debiti pubblici degli Stati dell’Eurozona per la parteeccedente il 60% del PIL; L’ERF emetterebbe titoli per una durata massima di 20-25 anni garantiti dal gettito delle imposte riscosse a livello nazionale e da asset pubblici - in particolare, riserve auree e di valuta estera - dei Paesi assistiti.

Cornice intagrata di politica economica

Il rapporto sottolinea la necessità di assicurare un equilibrio tra l’autonomia di scelta nelle politiche economiche degli Stati membri, da un lato, e la garanzia della effettiva esecuzione delle misure assunte per prevenire gli squilibri ed agevolare gli aggiustamenti in termini di prezzi e costi, dall’altro.

La riforma della cornice di sorveglianza

Il rapporto rileva che è ancora prematuro valutare tutti gli effetti benefici dell’introduzione del semestre europeo e del nuovo meccanismo di vigilanza sugli squilibri macroeconomici. Tuttavia, gli indicatori relativi alla mercato del lavoro, alla qualità della pubblica amministrazione e al contesto d’impresa indicano che ci sono ancora considerevoli differenze tra gli Stati membri e margini di ulteriore progresso nell’integrazione. In tal senso, assumono particolare rilevanza il completamento del mercato unico e la rapida attuazione delle misure incluse nel Patto per la crescita approvato dal consiglio europeo di giungo 2012.
Il Patto per la crescita definisce un quadro organico (ma non vincolante giuridicamente) per l'adozione di misure, di natura legislativa e non legislativa, sia a livello nazionale che a livello di UE e della zona euro. In particolare, esso prevede la “mobilitazione a livello UE di 120 miliardi di euro” (equivalenti a circa l'1% dell'RNL dell'UE) per misure ad effetto rapido a favore della crescita.

Promuovere le riforme strutturali attraverso accordi di natura contrattuale

Oltre al completamento del mercato unico, il buon funzionamento dell’UEM richiede anche un coordinamento e una convergenza più incisivi in tema di politiche economiche. A tale riguardo, durante gli incontri bilaterali è emersa l’opportunità di approfondire l’ipotesi che i Paesi della zona euro stipulino accordi individuali di natura contrattuale (e dunque vincolante) con le Istituzioni UE che prevedano incentivi finanziari limitati, temporanei, flessibili e strettamente connessi con l’obiettivo di attuare riforme strutturali finalizzate alla crescita e all’occupazione. Tali accordi potrebbero riguardare in primo luogo le riforme individuate nelle raccomandazioni specifiche in materia di politica economica approvate dal Consiglio dell’UE nell’ambito del semestre europeo, o nelle azioni correttive conseguenti ad una procedura per squilibri macroeconomici eccessivi (introdotta dal six pack). Un più forte coordinamento ex ante, potrebbe anche agevolare una maggiore integrazione - aperta anche ai Paesi non appartenenti all’eurozona - in ambiti quali la mobilità del lavoro e il coordinamento delle politiche fiscali.

Rafforzare la politica macro-prudenziale

Per evitare che i dissesti finanziari a livello nazionale possano contagiare l’intera eurozona, il rapporto suggerisce di conferire strumenti di controllo macro-prudenziale a un’istituenda autorità di supervisione, sul modello di quella proposta per il settore bancario. In questo contesto, dovrebbe giocare un ruolo maggiore il
Comitato europeo per il rischio sistemico (European Systemic Risk Board – ESRB).
L’ESRB, istituito con regolamento 1092/2010 e presieduto dal Presidente della BCE, ha il compito di prevenire e attenuare i rischi sistemici alla stabilità finanziaria nell’UE.

Legittimità democratica e responsabilità

Il rapporto rileva che, in via di principi oil controllo democratico si esercita al livello in cui vengono assunte le decisioni. Dunque, il Parlamento europeo è responsabile per le misure decise a livello europeo, assicurando tuttavia un ruolo centrale anche ai Parlamenti nazionali.
In questo quadro, è opportuno compiere passi concreti per aumentare il livello di cooperazione tra PE e Parlamenti nazionali, sulla base di quanto disposto dall’art. 13 del Fiscal Compact e dal Protocollo sul ruolo dei parlamenti nazionali allegato al Trattato sul funzionamento dell’UE.
L’art. 13 del fiscal Compact stabilisce che il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali delle parti contraenti determineranno insieme l’organizzazione e la promozione di una conferenza dei presidenti delle Commissioni competenti dei parlamenti nazionali e delle competenti Commissioni del PE.
Inoltre, dovrebbe essere approfondita la possibilità di assicurare sia nel Parlamento europeo sia nei Parlamenti nazionali un dibattito sulle raccomandazioni di politica economica adottate nel contesto del semestre europeo.
La governane economica dell’eurozona dovrebbe inoltre essere rafforzata sulla base delle disposizioni del Fiscal Compact e della Dichiarazione dei Capi di Stato e di governo dell’eurozona medesima del 26 ottobre 2011.
Con tale Dichiarazione, i Capi di Stato e di governo si sono impegnati, tra le altre cose, ad attuare a livello nazionale le seguenti misure complementari:
·         invito ai Parlamenti nazionali a tener conto delle raccomandazioni adottate a livello UE sulla condotta delle politiche economiche e di bilancio;
·         consultazione della Commissione e degli altri Stati membri della zona euro prima di adottare qualsiasi importante programma di riforma della politica economica o di bilancio con potenziali effetti di ricaduta, in modo che sia possibile effettuare una valutazione dell'eventuale impatto sulla zona euro nel suo complesso;
·         impegno ad attenersi alle raccomandazioni della Commissione e del commissario competente per quanto riguarda l'attuazione del Patto di stabilità e crescita.
Il sistema di governance, infine, trarrebbe beneficio da un costante e dinamico dialogo sociale.

Prossime Tappe

Sul base del rapporto preliminare in oggetto, del dibattito che avrà luogo al Consiglio europeo del 18-19 ottobre e delle sue conclusioni, verrà presentato al Consiglio europeo del 13-14 dicembre un rapporto finale contenente una tabella di marcia dettagliata, corredata da scadenze precise, per il conseguimento di una vera Unione economica e monetaria.
Nella fase preparatoria del rapporto finale continueranno le consultazioni con i Paesi membri e con il Parlamento europeo, oltre che gli scambi di vedute con le parti interessate più rilevanti.

STUPIDOTTO O CRETINO? QUESTO E' IL DILEMMA!


Se volete un consiglio non perdetevi mai gli interventi dell'onorevole Gianluca Buonanno. Quando alla presidenza c'è Rosi Bindi lo spettacolo è garantito per tutti. Guardate quanto è bravo a far incazzare la Bindi a fine seduta. Da seguire con i pop-corn.

Il possibile crack del Monte Paschi Siena visto dalla Fornero

Ecco cosa ha detto la nostra amica Elsa Fornero sulle vicissitudini del Monte dei Paschi di Siena. La vicenda è importantissima perchè sono a rischio un sacco di posti di lavoro. Ascoltate bene cosa dice la Fornero. Indimenticabile incazzatura della Bindi al termine del deputato leghista Fava.

Il sottosegretario alla Giustizia con le mani in saccoccia


Quello che succede alla Camera dei deputati e al Senato merita davvero di essere guardato da tutti con grande attenzione. Basterebbe solo osservare quello che succede alla Camera e quello che combina Rosi Bindi mentre presiede. In questo caso siamo alle comiche. Un sottosegretario parla in aula con le mani in tasca, lei non se ne accorge e i deputati lo fanno notare alla presidente distratta, il sottosegretario si incazza e la Bindi lo fa nero......Uno spettacolo indimenticabile.

venerdì 26 ottobre 2012

I problemi di quell'abolizione

Voce Repubblicana, 26 ottobre 2012
Intervista ad Antonio Rusconi
di Lanfranco Palazzolo

Abolire il valore legale del titolo di studio è l’ultimo cambiamento di una riforma profonda del sistema dell’istruzione in Italia. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Antonio Rusconi del Pd.
Senatore Rusconi, questa settimana avete ascoltato in Commissione Istruzione la sottosegretaria Elena Ugolini su una consultazione online sul valore legale del titolo di studio.
“Siamo molto curiosi di conoscere i risultati del lavoro svolto dal ministero dell’Istruzione. Il dibattito su questo tema è aperto nel paese e non certo solo nel Parlamento. Su questo argomento si sono confrontati molti opinionisti. Io preferisco parlare di valore reale del titolo di studio, ovvero di come le lauree dei nostri studenti si possano spendere come possibilità di lavoro. In periodo di crisi economica come questa il problema non è il titolo di studio, ma come questo si può spendere. Quando si fa l’esempio degli Stati Uniti abbiamo di fronte una struttura molto diversa da quella italiana, che è caratterizzata in larga parte sui concorsi pubblici. Abolire sic et simpliciter il valore legale del titolo di studio e mantenere questa struttura concorsuale pone dei grossi problemi. Noi siamo più interessati a sapere cosa pensa il ministero del valore legale del titolo di studio e a conoscere meglio come lo studente può adattarsi in una struttura di università aperta”.
Il Partito democratico è stato sempre molto tiepido verso l’abolizione del valore legale del titolo di studio?
“Non sono d’accordo sul termine ‘tiepido’. Il valore legale del titolo di studio non è un feticcio da difendere a tutti i costi. Non è che dobbiamo difenderlo ad ogni costo. Il comune di Milano non può fare dei concorsi dove si prevede un titolo di studio in un certo modo e una sessione di esami fatta in un certo modo. Si prevedono ancora gli albi e l’accesso agli albi di professionisti in un certo modo, con un determinato titolo di studio. Sono favorevole a rivedere l’attuale sistema, ma non si può pensare di cominciare a cambiare questo assetto dalla coda per poi vedere quali sono i problemi che emergono. Siamo di fronte ad un tema che deve essere affrontato con una riforma organica”.
Cosa pensa delle parole del ministro del Lavoro Elsa Fornero che ha invitato i giovani a non essere schizzinosi sul primo lavoro?
“Credo che le parole del ministro siano state male interpretate e ha avuto un espressione infelice. Ho incontrato molti giovani che mi hanno chiesto su come impostare il loro primo colloquio di lavoro. Mentre cinque anni fa i giovani laureati si trovavano di fronte a cinque proposte di lavoro, oggi il ventaglio delle proposte è diminuito. Ecco perché oggi è importante scegliere bene adattandosi. Il ministro voleva dire essenzialmente questo ed è stato equivocato”.

giovedì 25 ottobre 2012

Perchè far chiudere quelle piccole testate?



Voce Repubblicana, 25 ottobre 2012
Intervista a Luigi Li Gotti 
di Lanfranco Palazzolo

Le pene pecuniarie contenute nella nuova legge sulla diffamazione potrebbero determinare la chiusura di molte testate locali. Lo ha detto alla “Voce” il senatore dell’Italia dei Valori Luigi Li Gotti.
Senatore, la Commissione Giustizia del Senato ha dato mandato al relatore di riferire in aula sulla legge relativa al reato di diffamazione. Cosa pensa del testo che avete licenziato?
“Su alcuni punti ci siamo trovati in accordo. Le linee fondamentali su cui c’è un accordo c’è è quello sull’eliminazione delle pene detentive e quello relativo all’innalzamento delle pene pecuniarie. E poi abbiamo trovato un accordo su come rendere più effettivo l’istituto della cosiddetta rettifica quanto a tempi, modalità e a cogenza, alla possibilità di rivolgersi ad un giudice, con un ricorso d’urgenza, per pubblicare d’urgenza la rettifica. Su un altro punto ci siamo trovati quasi tutti d’accordo: cercare di non allargare il testo ad altri temi, che pure sarebbero suscettibili di approfondimento, di miglioramento e di esame. Diversamente non ne usciamo più”.
Che effetto vi ha fatto esaminare una legge sull’onda del caso di un direttore di un quotidiano che non è vostro amico?
“L’eliminazione delle pene detentive era un problema da affrontare. Per anni il tema è stato dimenticato perché, di fatto, la magistratura non applicava queste sanzioni, anche perché c’erano altri benefici di legge. Il caso di una condanna ha posto alla nostra attenzione questo tema, visto che in quel caso non erano state concesse le attenuanti generiche. In quel caso, i giudici sono stati molto generosi perché il massimo della pena era sei anni. In quel caso era stato dato un anno e quattro mesi. Noi dobbiamo evitare che ci debba essere la reclusione per un giornalista. Questi erano reati per i quali si pensava che dovessero essere sanzionati con pene diverse. I reati non possono sempre avere la risposta muscolare del carcere”.
In Commissione qualcuno ha detto che con questa legge aumenterà il fango nei confronti della politica.
 “Non ho ascoltato una cosa del genere. Non so se è stata equivocata qualche espressione. C’è stato un mio intervento sulle pene pecuniarie che, a mio parere, sono troppo a maglie larghe come applicazione. C’è un ventaglio troppo ampio per la pena pecuniario. Non dobbiamo pensare solo alla grande stampa, ma anche alla stampa locale. Una sentenza che prevede una pena pecuniaria di 100 mila euro fa chiudere un giornale”.
Dalla legge avete escluso i blog?
“Abbiamo pensato che fosse giusto escluderli. Ci siamo occupati delle testate registrate”.
Ci saranno sorprese in aula?
“E’ stato annunciato che sarà ripresentato un emendamento salva-Gabanelli, che non abbiamo accettato. Mi auguro che venga respinto. Non possiamo pensare di annullare delle regole contrattuali”.  

mercoledì 24 ottobre 2012

Comunisti "a vita"



Intervista ad Antonio Funiciello
Voce Repubblicana, 24 ottobre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Il Partito democratico pensa ancora di essere il depositario del credo comunista del vecchio Pci. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Antonio Funiciello, autore di “A vita. Come e perché nel Partito democratico i figli non riescono ad uccidere i padri” (Donzelli editore).
Antonio Funiciello, come è nata l’idea di scrivere un saggio sul conflitto generazionale nell’area storica del Partito democratico, partendo dal Pci?
“Il mio è stato innanzitutto un lavoro genealogico. Io ho cercato di ricostruire il momento storico nel quale si è costruita la classe dirigente del centrosinistra nella seconda metà degli anni ’70. In quel periodo, il segretario del Partito comunista italiano Enrico Berlinguer organizzò, in virtù di una linea politica organizzativa, come quella del compromesso storico, promosse la formazione dei giovani più in gamba nel partito. Si trattava di far diventare quei giovani la nuova classe dirigente del futuro. Con quei giovani si pensava alla realizzazione del compromesso storico. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha cominciato a far politica nella seconda metà degli anni ’70. La nuova linea politica imponeva anche di scegliere un nuovo ceto politico. Nella prima parte del libro mi occupo”.
La seconda parte del libro a quale tema è stata dedicata?
“Alla generazione dei 40enni. Ho cercato di capire come mai questa generazione non è ancora arrivata ai vertici di questo partito e non esprimono un loro leader politico”.
Lei accusa questi dirigenti di non essere diventati a loro volta padri. Perché questo limite?
“Nel libro ho cercato di fare un raffronto tra la situazione del Pd e quella del Partito laburista. Oggi, il gruppo dirigente di questo partito è formato da 40enni. Questa generazione non ha lo stesso spazio nel Partito democratico. Il problema del Pd è che oggi la sua organizzazione appare simile a quella di una grande azienda italiana. Al vertice di questo partito c’è un patto di sindacato grazie al quale vengono divise delle quote che vengono divise di volta in volta. E ogni scelta viene attuata a salvaguardia di quel patto”.
Crede che Matteo Renzi riuscirà ad imporsi nel Partito democratico “uccidendo” quei padri nobili del Pd che non lo vogliono riconoscere oppure prevale la logica dell’infiltrato?
“Io ho la percezione che Renzi sia considerato un infiltrato soprattutto perché non ha avuto a che fare con il Pci. Le nuove regole per le primarie di quest’anno hanno forse compromesso quello che sembrava davvero un confronto politico vero. Quando nel 2006 ci fu lo stesso atteggiamento del Pd contro Amato, che fu definito così: ‘Non è uno di noi’. Il problema di questo atteggiamento è che il Pd è ancora il depositario del credo piccista  [del Pci], ma quel mondo lontano non esiste più”.

martedì 23 ottobre 2012

Le primarie del Pd sono una buffonata



Voce Repubblicana, 23 ottobre 2012
Intervista a Giancarlo Lehner
di Lanfranco Palazzolo

Se Pierluigi Bersani si vuoleva candidarsi correttamente per vincere le elezioni primarie nel Pd doveva dimettersi dalla segreteria. Lo ha detto alla “Voce” il deputato di Popolo e territorio Giancarlo Lehner.
Onorevole Lehner, il candidato alle primarie del Partito democratico Matteo Renzi sta continuando a mietere successi su successi. Renzi si rivolge anche agli elettori del centrodestra. Come considera questa strategia?
“Direi che la mossa di Matteo Renzi è molto intelligente e moderna. Il candidato alle primarie del Partito democratico ha presentato un suo progetto politico. Intorno a questo progetto politico possono dare il loro consenso i cittadini. Mi pare un'iniziativa legittima. Non ho nulla da dire su questa scelta”.
Cosa pensa delle primarie e di come si stanno svolgendo oggi in Italia?
“Mi sembrano un'autentica buffonata. In Italia abbiamo il vizio di voler fare gli americani. Vogliamo imitare gli Stati Uniti, ma non ci riusciamo. Loro hanno delle regole molto rigide ed intelligenti. Negli Stati Uniti nessun segretario politico può candidarsi alle elezioni primarie. Se lo facesse sarebbe costretto alle dimissioni. Il motivo di questa scelta è logico. Il segretario di un partito sarebbe il vincitore naturale di questa competizione perché controlla gli apparati del partito”.
In Italia Bersani non si è dimesso.
“Non si è dimesso perché vuole continuare a controllare il partito per vincere le primarie. Questo comportamento falsa la gara delle elezioni primarie. E' chiaro che le prossime elezioni primarie saranno vinte da Bersani. Tutte le leve del Partito sono nelle sue mani. Ecco perché queste competizioni nel Pd saranno una buffonata. Spero che anche il centrodestra non imiti questa buffonata. Noi siamo davanti ad una politica che, oltre ad avere davanti a se i suoi Fiorito e i guai che conosciamo, è fatta di tanti buffoni”.
Nel Pdl, che è il tuo partito di riferimento, quanti buffoni ci sono?
“La buffonaggine non conosce bandiere politiche. Non è una questione di identità politica o di colore”.
Nella dirigenza del Popolo delle libertà sono state annunciate dei grossi cambiamenti dal segretario Angelino Alfano. Cosa ne pensa?
“Ammesso e non concesso che anche nel Pdl ci saranno le elezioni primarie, i cambiamenti annunciati da Alfano sono un errore. Se Alfano vuole partecipare alle primarie del Pdl dovrebbe dimettersi dalla segreteria del Partito e rinviare il ricambio di vertice. Dovrà farlo il nuovo leader del Pdl che uscirà vincitore delle primarie. Non si può cambiare la classe dirigente del Pdl e candidarsi alle primarie. Mi sembra assurdo. Siamo all'avanspettacolo. Questa è una frode”.
Silvio Berlusconi si è stufato di queste beghe?
“Non so dirlo. E' diverso tempo che non riesco a parlare con lui. Lo leggo solo sui giornali”.

sabato 20 ottobre 2012

Una "Bestia" si aggira in Vaticano



Intervista a Lorenzo Ruggiero
Voce Repubblicana, 20 ottobre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

“La Bestia in Vaticano” racconta la vittoria del demonio in Vaticano. Lo ha detto alla “Voce” Lorenzo Ruggiero della Kaos edizioni, la casa editrice che ha pubblicato “La Bestia in Vaticano”, libro che ripercorre le vicende relative alle torbide vicende che si svolgono all'interno delle mura vaticane. Il libro è stato scritto dai “Millenari”.
Lorenzo Ruggiero, chi sono i “Millenari”?
“Questo non possiamo dirlo. In passato è stato detto che si trattava dell'anagramma del nome di un altro prelato ormai scomparso. Alludo a Luigi Marinelli. Nel libro abbiamo dedicato un capitolo a mons. Marinelli per ricordarlo. Lo abbiamo fatto con la ripubblicazione de l'introduzione di 'Fumo di Satana in Vaticano' (2001) e con un servizio dell'agenzia si stampa 'Adista'”. Abbiamo già pubblicato alcuni libri con questi autori. Quello più importante è stato “Via col vento in Vaticano” (1999) a cui è seguito anche il già citato 'Fumo di Satana in Vaticano'. Scrivere un libro sul Vaticano e sulla Chiesa e su quello che sta succedendo oltre le mura leonine è un'autentica impresa per chiunque. Le vicende che riguardano altri libri in materia sono eloquenti. Ed è comprensibile che l'autore o gli autori vogliano mantenere la massima riservatezza”.
Chi è la “Bestia” in Vaticano?
“Stiamo parlando del diavolo in persona. Nel libro abbiamo ricordato una citazione dell'esorcista della diocesi di Roma che, in un passato non molto remoto, aveva annunciato: 'Quando di parla di 'fumo di Satana' nelle sacre mura è tutto vero. La Bestia preferisce tentare i vertici [della Chiesa], per cui è normale che alberghi anche in Vaticano'. Ecco, come casa editrice, insieme ai 'Millenari', abbiamo voluto raccontare proprio cosa succede in Vaticano a seguito dell'azione del demonio. Il libro è diverso da alcuni dei libri del filone 'ecclesiastico' che abbiamo pubblicato perché mette insieme episodi diversissimi che mettono bene in luce la crisi morale che alberga nella Santa Sede e le situazioni grottesche di quella realtà”.
Vi siete imbattuti in molti episodi strani?
“Sì, la difficoltà di questo lavoro è stata proprio questa. Abbiamo dovuto trovare e raccogliere le notizie sull'illegalità e di corruzione all'interno delle Sacre mura. Abbiamo realizzato un libro nero sul trionfo del demonio in Vaticano, a dispetto del lavoro svolto dagli esorcisti papali”. 
Nel libro avete anche preso di mira anche Oriana Fallaci. Cosa hanno scritto i “Millenari”?
“A dispetto dell'apparente politica di dialogo interreligioso della Chiesa cattolica, il volume riporta l'esultanza della Fallaci per l'elezione di Benedetto XVI nel 2005. Da atea cristiana la Fallaci ha sostenuto che la Chiesa cattolica ha difeso l'Europa dall'islamizzazione. E il Papa l'ha ricevuta segretamente, ma con tutti gli onori”.

venerdì 19 ottobre 2012

Ecco pensiamo di fermare gli infiltrati alle primarie del Pd



Voce Repubblicana, 19 ottobre 2012
Intervista a Marco Di Lello
di Lanfranco Palazzolo

Abbiamo studiato un meccanismo per le primarie per impedire che molti elettori infiltrati nel centrosinistra votino per un candidato di comodo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Marco Di Lello, coordinatore della segreteria del Partito socialista italiano, che ha scritto insieme ai rappresentanti del Pd e di SEL le regole per le elezioni primarie. Un lavoro molto complesso che l'esponente del Psi ci ha raccontato.
Marco Di Lello, come si è svolto il vostro lavoro?
“Non abbiamo incontrato grosse difficoltà. Si è partiti tutti dalla comune convinzione che occorresse di fissare delle regole per una competizione che si annuncia come molto importante.  Il nostro intento è quello di evitare che, parti avverse al centrosinistra, potessero utilizzare la consultazione delle primarie per altri scopi. L'esperienza di questi ultimi anni ha dimostrato che occorreva mettere dei paletti. Ecco perchè abbiamo pensato ad un meccanismo che impedisca interventi esterni”.
Chi può partecipare alle primarie?
“Possono partecipare tutti quegli elettori che vogliono scegliere il loro leader per il centrosinistra. In cambio chiediamo a questi elettori la cessione della propria privacy e un'assunzione di responsabilità. Si sottoscrive un appello al voto per il centrosinistra,  si versano due euro e poi si va a votare”.
Questa sottoscrizione come si concilia con la segretezza del voto per le elezioni politiche, che viene considerata come una garanzia costituzionale?
“Il voto delle elezioni primarie resta segreto. Ognuno vota chi ritiene sostenere. Visto che queste primarie sono rivolte a tutti gli elettori del centrosinistra, questo voto manifesta a tutti l'intenzione di volersi sentire a tutti i costi elettori di centrosinistra. Noi chiediamo a questi elettori di firmare un appello al voto per il centrosinistra”.
Come pensate di bloccare gli infiltrati che pensano di votare per il candidato più debole e di inquinare il voto?
“La registrazione dell'elettore può svolgere una funzione di freno rispetto all'organizzazione di truppe di centrodestra che si organizzano per votare un candidato fantoccio. Vogliamo fare in modo che questa manovra non possa svolgersi in maniera organizzata. Io stesso non posso escludere che un singolo elettore che non appartiene al centrosinistra vada a votare per questo o quel candidato. Ma almeno pensiamo di aver evitato iniziative di massa. Vogliamo solo prevenire organizzazioni tese ad influenzare l'esito del voto”. 
Pensate che Matteo Renzi sia il candidato che possa prestarsi a questa strumentalizzazione?
“Quegli elettori di centrodestra che hanno apprezzato Renzi alle primarie potranno votarlo alle politiche se il sindaco di Firenze vincerà la sfida delle primarie. Ma noi abbiamo pensato questo voto delle primarie solo per i nostri elettori”.

Salvate il cesso di Radio Radicale

Entrare nel bagno maschile di Radio Radicale è un bel problema. Noi ci consideriamo un servizio pubblico molto efficiente. Ed è vero. Nessuno, meglio di noi, riesce a svolgere un'adeguata informazione sulle sedute parlamentari. Il problema arriva però quando ci avviciniamo al cesso. Il principale interrogativo che ci poniamo, in fase di avvicinamento alla "tazza", è il seguente: il mio predecessore avrà "tirato la catena"? Per questa ragione è stato affisso l'avviso raffigurato qui sopra. Lo lascio qui per i posteri che vorranno scrivere una storia di Radio Radicale. Mi auguro che in questa storia venga anche aggiunto che, oltre al servizio che abbiamo reso alla democrazia, non ne abbiamo reso un altro, altrettanto importante, alla nostra decenza personale.

giovedì 18 ottobre 2012

Io, candidata alle primaerie contraria alla rottamazione



Intervista a Laura Puppato
Voce Repubblicana, 18 ottobre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

Rottamare vuol dire mandare una parte del Pd nei campi di lavoro. Questo è un approccio sbagliato. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il sindaco di Montebelluna Laura Puppato, candidata alle elezioni primarie del Partito democratico.
Laura Puppato, lei è riuscita a raccogliere le firme per presentarsi come candidata del Pd alle elezioni primarie. In queste consultazioni si sono presentati due sindaci: lei e Matteo Renzi.
“Credo che, al di la di tutto, e non solo perché lo dicono i sondaggi, le figure dei sindaci stanno dimostrando di essere quelle più significative per i cittadini, che godono della maggiore stima. Se oggi verifichiamo qual è il sentire della gente ci accorgiamo che oltre l'87 per cento della gente considera quella di sindaco l'istituzione a lui più cara e più vicina, quella che considera meglio le necessità dei cittadini. Credo che questo fatto, di poter tornare alla concretezza degli amministratori pubblici, che non sono politici di professione, sia un segnale molto importante di ripresa politica. La credibilità politica non nasce dall'aver esercitato questo ruolo, ma di averlo fatto bene e lavorato per il bene comune e aver fatto qualcosa per il bene dei cittadini. Oggi abbiamo bisogno di concretezza e di impegno reale”.
Come ha visto questa polemica sul ritiro di Walter Veltroni da una candidatura alle prossime elezioni politiche e il successivo scontro tra? D'Alema e Bersani? Pensa che la rottamazione sia l'unico tema su cui si sia discusso in questo confronto per le primarie? Questo è l'approccio giusto per un confronto del genere?
“L'elemento del federalismo è stato portato avanti con toni forti dalla Lega, ma ha avuto il merito di scuotere una classe politica da un certo torpore. Trovo che aver utilizzato il termine rottamazione sia stato un gesto violento ed un errore. Rottamare significa mandare tutti nei campi di recupero. Questo è un modo sbagliato di affrontare la questione politica, anche dal punto di vista morale. E' anche vero che questo tema ha avuto un certo impatto mediatico”.
Quale sarebbe il modo giusto per affrontare la questione?
“La durata dei mandati dei parlamentari e non certo quello della loro età o anzianità politica. L'impegno politico non deve diventare una professione. Chi si impegna in politica dovrebbe farlo per un certo periodo e non per tutta la vita. Il Pd, invece di rottamare, deve determinare delle regole di rinnovamento attraverso i cittadini. Sono loro che devono decidere da chi vogliono essere rappresentati. Lo Statuto del Partito democratico lo dice chiaramente. Basta applicare le regole. Il meglio di noi in politica può essere dato in un certo periodo e non per circa 30 anni. E' inevitabile che sia così perché dopo un certo periodo è inevitabile allontanarsi dalla gente”.

"L'ara pacis" del dialogo



Intervista ad Enrico Cisnetto
Voce Reppubblicana, 17 ottobre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

La nostra idea è quella di promuovere dibattiti televisivi di riflessione e di proposta. Lo ha detto alla “Voce” il giornalista Enrico Cisnetto, in passato iscritto alla Federazione Giovanile Repubblicana.
Enrico Cisnetto, lei continua a proporre nuovi strumenti di confronto televisivo. Dopo “Cortina Incontra” e “Roma Incontra” ha promosso un nuovo format dal titolo “Ara Pacis”. Ci spiega di cosa si tratta?
“Ho deciso di individuare un modo diverso per fare attività editoriale e giornalistica con un metodo che definisco imprenditoriale. In questa iniziativa, come in altre, ho deciso di rischiare di mio. Sono ormai dieci anni che le mie iniziative hanno avuto un successo crescente. Dopo ‘Roma Incontra’ è nato un filone televisivo che spero diventi significativo. L’intento è quello di fare una cosa diversa da quello che fanno gli altri. Le mie ragioni sono di tipo tecnico. La mia idea è di riprendere un’idea di Maurizio Costanzo: fare un format a metà strada tra la realizzazione di un’iniziativa pubblica in un teatro e un dibattito televisivo. Maurizio Costanzo realizzò il suo migliore format con il ‘Maurizio Costanzo show’ ai Parioli. Il presentatore aveva avuto la brillante idea di dare uno spettacolo al teatro Parioli. Quello stesso spettacolo era stato pensato anche come un evento televisivo. Noi abbiamo accumulato una bella esperienza sul primo punto, ma dobbiamo farci le ossa nel campo televisivo. Noi vogliamo evitare una logica di scontro televisivo e di denuncia di quello che non va. L’idea è di fare una televisione di proposta e di riflessione visto che la maggior parte dei talk show ha questa caratteristica, vogliamo prendere un’altra strada”.
La vostra trasmissione andrà in onda su un network di televisioni che mandava in onda “Servizio Pubblico” di Michele Santoro, una trasmissione molto diversa da quella che intende proporre con “Ara pacis”.
“Si tratta di un network di televisioni leader nelle regioni italiane che non erano mai riuscite a realizzare un’iniziativa comune importante. Adesso ci sono riuscite. La caratteristica di queste tv è di essere piccole, come le dimensioni tipiche del capitalismo italiano. L’esperimento di Santoro ha funzionato e queste tv hanno compreso che l’idea della collaborazione poteva funzionare. Dopo la fine dell’esperienza di Santoro hanno deciso di abbracciare il progetto di ‘Ara pacis’. Il nostro format sarà trasmesso anche su due canali Sky”.
Avete una società che raccoglie pubblicità. Quali obiettivi vi ponete?
“Gli investitori avevano puntato molto su Michele Santoro. Ma dopo le prime puntate, il progetto di Santoro ha perso quota per la caduta del suo grande nemico: Silvio Berlusconi. Noi, invece, speriamo di partire dal basso e di raggiungere quote di raccolta pubblicitaria importante”.

martedì 16 ottobre 2012

Quell'asta era regolare



Intervista a Donato Robilotta
Voce Repubblicana, 16 ottobre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

Franco Fiorito ha partecipato ad un’asta per ottenere un appartamento in affitto. Lo ha detto alla “Voce” l’ex consigliere regionale del Pdl nel Lazio Donato Robilotta. L’esponente politico socialista è stato anche Commissario dell’Ipab Sant’Alessio, l’ente dal quale il capogruppo del Pdl alla Regione Lazio Franco Fiorito ha ottenuto, attraverso un’asta, un appartamento in via Margutta a Roma.
Donato Robilotta, quando si voterà nel Lazio?
“Quello che è accaduto nel Consiglio Regionale del Lazio ha messo in crisi l’istituzione della Regione. La campagna elettorale andrà fatto sulla situazione della Regione nel campo dei rifiuti e della sanità. Nessuno si occupa di questi temi. Credo che sarebbe opportuno andare al voto in un clima più disteso, ma di confronto sulle cose da fare in Regione. Questo sarebbe molto meglio per tutti. Questa situazione è nell’interesse di tutti”.
Pensa che l’opinione pubblica dimenticherà ben presto le vicende politiche di queste settimane?
“Credo che il segno delle vicende che abbiamo visto in queste settimane resterà. Queste vicende hanno colpito anche me. Oggi occorre tornare alla buona politica per cercare di lenire queste ferite e far capire alle persone che non tutti sono uguali. Per tornare alla buona politica bisogna parlare dei problemi e su come ricostruire le regole. Dal 2004 è stato approvato uno Statuto alla Regione Lazio. Ma da allora questo statuto non è mai stato del tutto applicato. Mancano i controlli. Se ci fossero stati i dovuti controlli non si sarebbero verificati i fatti che abbiamo visto negli ultimi tempi. Lo Statuto della Regione Lazio deve essere applicato”.
Lei è stato commissario dell’Ipab Sant’Alessio. Non è stato riconfermato in quell’incarico dalla Polverini. Ci vuole spiegare come è nata la vicenda della casa, di proprietà dell’Ipab, affittata a Franco Fiorito in via Margutta?
“Sapevo che Fiorito aveva presentato una domanda per avere un appartamento di via Margutta in affitto. Ma l’ente, da regolamento, affitta le case con un canone stabilito dall’agenzia del territorio, che è quasi superiore al canone di mercato, attraverso la modalità delle aste pubbliche. Fiorito ha partecipato ad un’asta pubblica insieme ad altri quattro concorrenti. Fiorito ha offerto molto di più del canone base. Non c’è stato nessun motivo per negare a Fiorito quell’appartamento. Fino a quel momento non era scoppiato nessuno scandalo”.
Avrebbe dovuto esserci una norma per impedire al Consigliere Fiorito di partecipare a quell’asta?
“L’Ipab non è un ente della Regione Lazio, ma è autonomo. La Regione vigila su quell’ente. E la vigilanza viene esercitata dall’ufficio Ipab della Regione Lazio. Quelle case al centro vengono affittate a chi ha un reddito alto per ricavare soldi dall’ente che si occupa dei non vedenti”.

sabato 13 ottobre 2012

Il mio amico Salvatore

Intervista a Benny Calasanzio
Voce Repubblicana, 13 ottobre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Questo libro nasce dalla mia amicizia con Salvatore Borsellino. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Benny Calasanzio autore, insieme a Salvatore Borsellino del libro “Fino all'ultimo giorno della mia vita” (Aliberti).
Benny Calasanzio, come è nata l'idea di scrivere questo libro a quattro mani con il fratello del giudice Paolo Borsellino ucciso dalla mafia nel 1992?
“Questo libro è nato innanzitutto da una grande amicizia tra me e Salvatore Borsellino. Noi ci siamo incontrati grazie ai nostri trascorsi. Salvatore Borsellino è il fratello di un giudice molto conosciuto dagli italiani, che non sapevano della cosiddetta 'trattativa' e di cosa aveva provocato la morte del giudice. Invece, io ero il nipote di due piccoli imprenditori che si chiamano Borsellino uccisi proprio nel 1992 proprio da 'Cosa nostra' per essersi opposti alle mire della mafia. Mio zio si chiamava proprio Paolo Borsellino. Questa omonimia ha fatto sì che il loro ricordo fosse travolto dai fatti di quei mesi del 1992. Questo libro nasce proprio così”.
Salvatore Borsellino voleva scrivere questo libro?
“Convincerlo non è stato molto facile perché lui non avrebbe voluto scrivere questo libro. Lui temeva molto la spettacolarizzazione delle vicende del fratello e aveva il terrore che qualcuno potesse accusarlo di voler monetizzare le vicende del fratello. Per questo motivo ha voluto rinunciare ai suoi diritti e mi ha fatto promettere che il suo libro avrebbe avuto un'impronta divulgativa”.
Cosa avete voluto raccontare in questo libro?
“Abbiamo voluto semplicemente ricordare Paolo Borsellino, che certo non è stato un eroe e non pretendeva di esserlo. Lo abbiamo fatto raccontando la storia della famiglia Borsellino e anche di Salvatore Borsellino che, da sconosciuto ingegnere elettronico, si è ritrovato ad essere il fratello di un uomo amato dagli italiani. Salvatore Borsellino ha così deciso di continuare a sostenere e a divulgare le idee del fratello Paolo”.
La famiglia Borsellino era tradizionalista? E quali passioni politiche aveva Paolo Borsellino?
“Il libro racconta un'epoca, partendo dai bombardamenti alleati sulla Sicilia del 1942. Attraverso questo libro ho conosciuto molti aspetti della vita privata della famiglia Borsellino. E' un mondo che nessuno aveva esplorato. La famiglia Borsellino è sempre stata molto gelosa del proprio patrimonio. Paolo Borsellino era un uomo di destra ed era monarchico. Lui credeva molto nello Stato. In quel momento lo Stato era considerato la monarchia. In quegli anni Paolo Borsellino era impegnato nella destra sociale, molto diversa dalla destra di oggi che è diventata un'accozzaglia inguardabile. Il libro prova a raccontare queste vicende oltre il 19 luglio del 1992, giorno dell'assassinio di Paolo Borsellino e degli uomini della scorta”.