domenica 28 ottobre 2012

Attenti al supermarket della calunnia

Intervista a Francesco Rutelli
Voce Repubblicana, 27 ottobre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Con il testo dell’attuale ddl sulla diffamazione ci troviamo di fronte al rischio di trovarci nel supermarket della calunnia. Lo ha detto alla “Voce” il senatore e leader di API Francesco Rutelli.
Senatore Rutelli, il dibattito in aula al Senato sulla legge elettorale è stato molto più difficile di quanto si potesse credere. Cosa pensa di come sono andate le cose dopo il precario accordo uscito dalla Commissione Giustizia.
“Questa legge per salvare Sallusti è una frittata. Secondo me, l’obiettivo - che condivido - della legge è non permettere ai giornalisti di andare in carcere. Questo è un principio del diritto molto importante. Una società liberale non deve spingere necessariamente al carcere chi diffama un politico. Ma sono convinto che non debba esserci la cancellazione di una previsione normativa del carcere. Questa previsione è stata applicata solo tra volte da quando è stata approvata la legge del 1948 che disciplina la materia. La pena detentiva ha un valore più simbolico che estremo. Allo stesso tempo vengono introdotte delle pene pecuniarie bassissime. Questo avviene perché – nelle democrazie – o c’è l’una o c’è l’altra. La legge non si occupa solo delle pene detentive per chi offende i politici. In verità, in molti paesi c’è la sanzione del carcere come aggravante per le minoranze, per chi viene diffamato per discriminazione razziale e sessuale. Il problema non è solo di casta”.
In quali paesi è previsto il carcere in caso di diffamazione grave?
“Il carcere viene previsto in Francia e in Germania. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti le sanzioni pecuniarie sono molto pesanti. Se non esistono le pene detentive e non si ha una sanzione pecuniaria alta, la difesa dalla diffamazione diventa difficile. Il rischio è quello di trovarci di fronte ad un supermarket della diffamazione. Chiunque, con quattro soldi può distruggere una persona. I politici hanno i mezzi per difendersi da queste diffamazioni, ma i semplici cittadini no. Un regime che permette la diffamazione gratuita per chiunque non è democratico”.
Lo scontro sulle pene pecuniarie è stato molto duro in aula. Cosa è successo e qual è il limite giusto per questo tipo di sanzioni?
“Le sanzioni pecuniarie basse ci sono quando la legge prevede il carcere. Quando la legge non prevede il carcere le sanzioni pecuniarie dovrebbero essere più alte. L’ultima soglia di cui si è parlato in aula è di circa 50mila euro. Lei sa benissimo che questa cifra può essere ridotta anche a 1500 euro. Trovo che per una diffamazione grave questa sia una cifra eccessivamente bassa. Con questi risarcimenti nessuno farà più una causa di diffamazione. All’atto della denuncia si devono versare 500 euro, che è un discreto sbarramento per un cittadino comune. Se il risarcimento è di 1500 euro non ci siamo…”.

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