mercoledì 10 ottobre 2012

C'era una volta la FIAT

Voce Repubblicana, 10 ottobre 2012
Intervista a Salvatore Cannavò
di Lanfranco Palazzolo

Non vedo grandi differenze tra il gruppo dirigente della Fiat ai temi di Romiti con quello di Marchionne. Lo ha detto alla “Voce” Salvatore Cannavò, ex parlamentare di Rifondazione comunista, ex direttore di “Liberazione” e autore di “C’era una volta la Fiat. Tutto quello che l’azienda non vuole che sappiate”, pubblicato dalla casa editrice Aliberti.
Salvatore Cannavò, lei ha raccolto le testimonianze di tanti operai della Fiat che hanno vissuto questi ultimi anni di crisi aziendale attraverso la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese e il ridimensionamento dello stabilimento di Melfi. Cosa ci ha voluto raccontare con questo saggio?
“Il libro è stato scritto per raccontare la Fiat con gli occhi di chi ci lavora dentro. L’ho fatto attraverso il mio lavoro giornalistico per ‘Il Fatto quotidiano’. Ho raccolto il materiale del libro nell’arco di due anno e poi ho cercato di metterlo in ordine per spiegare quello che succede a Mirafiori, a Melfi, a Cassino e all’Iribus e a Termini Imerese. L’obiettivo del libro è stato quello di raccontare l’altra faccia della Fiat. Molte di queste storie sono drammatiche. Alludo alle vicissitudini dei licenziati di Melfi. Da questa storia esce fuori una fabbrica che, nella battaglia sindacale, ha cercato di disarticolare tutte le conquiste ottenute dalle rappresentanze dei lavoratori”.
Cosa ha rappresentato questo tentativo di colpire i diritti dei lavoratori?
“La Fiat ha cercato di mascherare il suo declino industriale che ha duramente colpito il nostro paese. Si tratta soprattutto di un declino di vendita, ma anche di idee e di progettazione. Attraverso le vicende degli operai ho cercato di raccontare le vicissitudini di Marchionne”.
Che differenza c’è tra questo gruppo dirigente e quello di Piercesare Romiti? Definirebbe il gruppo dirigente di Marchionne ultraliberista?
“Non sono appassionato di queste definizioni. Non credo che ci sia stata una soluzione di continuità tra il vecchio gruppo e il nuovo gruppo dirigente. Lo scontro Romiti-Marchionne non mi appassiona. Romiti ha fatto delle cose pessime per la Fiat, come spostare il settore produttivo dell’azienda dell’automobile. E lo ha fatto eliminando dalla Fiat persone che erano importantissime nella progettazione nel settore auto. La continuità è che la Fiat fa quello che è buono per la Fiat. Una volta, l’avvocato Agnelli ebbe a dire che quello che è buono per la Fiat è buono per l’Italia. In realtà, quello che è buono per la Fiat è buono solo per l’azienda. Lo Stato ha assistito la Fiat e l’ha ingrandita secondo le sue necessità prima della globalizzazione. Marchionne ha adattato la Fiat alla globalizzazione. La differenza è che oggi la capitale della Fiat non è più a Torino, ma forse a Detroit. E questa è una delle politiche di Marchionne”.

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