sabato 13 ottobre 2012

Il mio amico Salvatore

Intervista a Benny Calasanzio
Voce Repubblicana, 13 ottobre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Questo libro nasce dalla mia amicizia con Salvatore Borsellino. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Benny Calasanzio autore, insieme a Salvatore Borsellino del libro “Fino all'ultimo giorno della mia vita” (Aliberti).
Benny Calasanzio, come è nata l'idea di scrivere questo libro a quattro mani con il fratello del giudice Paolo Borsellino ucciso dalla mafia nel 1992?
“Questo libro è nato innanzitutto da una grande amicizia tra me e Salvatore Borsellino. Noi ci siamo incontrati grazie ai nostri trascorsi. Salvatore Borsellino è il fratello di un giudice molto conosciuto dagli italiani, che non sapevano della cosiddetta 'trattativa' e di cosa aveva provocato la morte del giudice. Invece, io ero il nipote di due piccoli imprenditori che si chiamano Borsellino uccisi proprio nel 1992 proprio da 'Cosa nostra' per essersi opposti alle mire della mafia. Mio zio si chiamava proprio Paolo Borsellino. Questa omonimia ha fatto sì che il loro ricordo fosse travolto dai fatti di quei mesi del 1992. Questo libro nasce proprio così”.
Salvatore Borsellino voleva scrivere questo libro?
“Convincerlo non è stato molto facile perché lui non avrebbe voluto scrivere questo libro. Lui temeva molto la spettacolarizzazione delle vicende del fratello e aveva il terrore che qualcuno potesse accusarlo di voler monetizzare le vicende del fratello. Per questo motivo ha voluto rinunciare ai suoi diritti e mi ha fatto promettere che il suo libro avrebbe avuto un'impronta divulgativa”.
Cosa avete voluto raccontare in questo libro?
“Abbiamo voluto semplicemente ricordare Paolo Borsellino, che certo non è stato un eroe e non pretendeva di esserlo. Lo abbiamo fatto raccontando la storia della famiglia Borsellino e anche di Salvatore Borsellino che, da sconosciuto ingegnere elettronico, si è ritrovato ad essere il fratello di un uomo amato dagli italiani. Salvatore Borsellino ha così deciso di continuare a sostenere e a divulgare le idee del fratello Paolo”.
La famiglia Borsellino era tradizionalista? E quali passioni politiche aveva Paolo Borsellino?
“Il libro racconta un'epoca, partendo dai bombardamenti alleati sulla Sicilia del 1942. Attraverso questo libro ho conosciuto molti aspetti della vita privata della famiglia Borsellino. E' un mondo che nessuno aveva esplorato. La famiglia Borsellino è sempre stata molto gelosa del proprio patrimonio. Paolo Borsellino era un uomo di destra ed era monarchico. Lui credeva molto nello Stato. In quel momento lo Stato era considerato la monarchia. In quegli anni Paolo Borsellino era impegnato nella destra sociale, molto diversa dalla destra di oggi che è diventata un'accozzaglia inguardabile. Il libro prova a raccontare queste vicende oltre il 19 luglio del 1992, giorno dell'assassinio di Paolo Borsellino e degli uomini della scorta”.

Nessun commento: