venerdì 30 novembre 2012

Ci alleiamo con i pirati



Intervista a Giuseppe Vatinno
Voce Repubblicana 30 novembre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

Vogliamo far entrare il movimentismo dei pirati dentro l’Idv. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Giuseppe Vatinno deputato  dell’Italia dei Valori.
Onorevole Vatinno, nei giorni scorsi lei ha cambiato collocazione parlamentare lasciando l’Api di Francesco Rutelli per tornare nell’Idv, partito che l’aveva candidato alle elezioni politiche. Perché questo passo dopo le polemiche con Antonio Di Pietro e Leoluca Orlando?
“Nel 2010 avevo rotto con Di Pietro, durante il congresso dell’Idv. Avevo chiesto maggiore trasparenza nel partito. Allora mi feci promotore di una mozione di minoranza contro Di Pietro per sostenere Francesco Barbato. Allora ci garantirono che ci sarebbero stati dei cambiamenti. Allora scelsi di entrare nell’Api di Francesco Rutelli. Nei mesi successivi l’Api ha avuto un ruolo sempre più marginale nel panorama politico. Nelle scorse settimane ho ricevuto una telefonata di Di Pietro che mi chiedeva di tornare nel partito dopo l’uscita di alcuni esponenti dell’Idv. Di Pietro aveva bisogno di un deputato per ricostituire il gruppo parlamentare. Ho chiesto a Di Pietro di cambiare il partito e di ridare un progetto al partito”.
Come è nata l’idea di avviare contatti con il partito pirata? Questo partito libertario ha avuto grandi successi in Svezia e in Germania, ma non in Italia?
“Questo dibattito è legato ai miei legami con il transumanesimo. I pirati sono stati dei seguaci di questo filone filosofico. Tutti i pirati sono vicini al transumanesimo. Ecco perché ho cercato di avvicinare quest’area all’Idv. Il Partito pirata non è andato molto bene in Italia perché c’è stato un conflitto di attribuzione sul simbolo del partito. Il partito dei pirati è ancora una novità politica assoluta per l’Italia. Anche l’onorevole Barbato si era interessato a quest’area per formare un’area movimentista all’interno del partito. Anche per avvicinarsi all’area di Beppe Grillo. Quest’area utilizza una piattaforma software per l’iniziativa politica che permette di eleggere dei portavoce su alcuni determinati argomenti. Una forma di democrazia diretta inedita per l’Italia”.
Lei ritiene che in questo partito ci sia la sensibilità politica per comprendere queste novità? Pensa che personaggi come Felice Belisario siano in grado di capire queste novità?
“Nessun movimento politico italiano ha utilizzato la piattaforma di cui le ho parlato prima. Non lo ha fatto nemmeno il Movimento Cinque Stelle. Nell’Idv ci sono molti esponenti politici che vengono, come me, dal vecchio sistema politico della politica nelle sezioni. Ma questo può essere un discorso interessante. Anche il Partito Radicale, che ha una storia molto antica, ha creato delle piattaforme informatiche per fare politica. Bisogna pur cominciare a farlo”.  

giovedì 29 novembre 2012

Quello che ha dimenticato la storiografia su Roma



Intervista a Roberto Carocci
Voce Repubblicana, 29 novembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

La storiografia italiana ha dimenticato di documentare le vicende dell’anarchismo e del repubblicanesimo a Roma negli anni a cavallo tra il giolittismo e il fascismo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Roberto Carocci, autore di “Roma sovversiva. Anarchismo e conflittualità sociale dall’età giolittiana al fascismo (1900-1926)”, libro che ripercorre la storia della Roma Laica, anarchica e socialista dell’inizio del XX secolo fino all’avvento definitivo del fascismo.
Roberto Carocci, come è nata l’idea di “Roma Sovversiva”?
“L’anarchismo è stato un fenomeno di larga diffusione in Italia tra il XIX e il XX secolo, in particolare a Roma. La storiografia italiana ha trascurato questo aspetto del sovversivismo laico, anarchico e socialista in questo periodo a Roma. Si è trattato di una grave dimenticanza storica. La mia ricerca storica è partita dalla considerazione particolare sullo sviluppo delle forze produttive e operaie a Roma nel periodo all’inizio dello scorso secolo. Roma aveva vissuto in quel periodo un differente sviluppo industriale, del tutto peculiare rispetto a quello delle altre città del nord. L’anarchismo è stato lo sviluppo di questo processo particolare delle classi subalterne che si è sviluppato a Roma. In questo senso ho voluto indagare anche le ragioni che hanno portato allo sviluppo delle forze socialiste nel nostro paese.”.
Perché ha fatto partire il racconto del suo libro dal mancato regicidio di Umberto I° nel 1897, tre anni prima dell’assassinio del Re a Monza?
“Il tentativo di regicidio fu messo in atto da Pietro Acciarito, un fabbro proveniente dal Basso Lazio, che aveva tentato l’assassinio del Re con un coltello. L’ho voluto raccontare perché questo episodio è stato una sorta di cartina da tornasole dell’immigrazione proletaria a Roma. Acciarito rispondeva ad una serie di canoni che potevano essere generalizzabili alle grandi masse che affluivano a Roma in quegli anni, ma era anche il simbolo di un certo anarchismo spontaneo che si sviluppò in quegli anni. Proprio in quel periodo, i gruppi anarchici cercarono di uscire dall’azione individuale e a mettersi in competizione con le forze socialiste. Gli stessi anarchici, in quegli anni, volevano tentare di recidere questo passato, prendendo anche le distanze dall’assassinio di Umberto I° nel 1900 a Monza”.
Perché l’anarchismo è stato più duro contro il fascismo rispetto all’opposizione manifestata dai socialisti e comunisti contro il regime. Gli attentati contro Mussolini furono organizzati da Pacciardi e dagli anarchici. E gli altri?
“L’anarchico Lucetti lanciò una bomba contro Mussolini a Porta Pia. Gli anarchici non hanno problemi a rischiare la propria vita per uccidere il duce. E lo fecero con maggiore determinazione dei comunisti e dei socialisti”.

mercoledì 28 novembre 2012

Qui ci vogliono le primarie



Voce Repubblicana, 28 novembre 2012
Intervista a Fabio Rampelli 
di Lanfranco Palazzolo

Silvio Berlusconi ha tutto il diritto di ricandidarsi come Presidente del Consiglio, ma dovrebbe farlo passando dalle elezioni primarie del Pdl. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Fabio Rampelli del Popolo delle libertà.
Onorevole Rampelli, ci spiega che tipo di critiche avete rivolto a Silvio Berlusconi, che ha lasciato intendere di voler annullare le elezioni primarie del Pdl?
“Da domenica scorsa abbiamo dato vita ad un sit-in davanti alla sede del Pdl in via dell'Umiltà a Roma. Al segretario del Pdl Angelino Alfano abbiamo rivolto un appello per non retrocedere dall'intenzione di svolgere le elezioni primarie. Questo sarebbe un fatto molto grave nei confronti del nostro elettorato. Ci sono delle candidature che sono state presentate in questi giorni. Ci sono centinaia di migliaia di elettori che si sono mobilitati per presentare delle candidature. C'è un lavoro di presenza sul territorio da parte di tanti militanti. Questo lavoro deve proseguire perché, al di la della consultazione, vogliamo dimostrare di essere un partito in grado di consultarci con gli elettori che ci danno fiducia. In 18 anni di Seconda Repubblica questo aspetto del nostro impegno politico è stato trascurato”.
Pensate che Silvio Berlusconi possa partecipare alle elezioni primarie del Pdl?
“In più di una circostanza abbiamo detto che Berlusconi dovrebbe impegnarsi in una nuova legittimazione popolare. Questo non significa che Berlusconi non l'abbia più. Ma credo che questa conferma sarebbe importante. La legittimazione di Silvio Berlusconi alle elezioni politiche del 2008 è stata molto importante, ma quella data è molto lontana. In questi anni ci sono stati molti fatti importanti, sono accadute molte cose. Una rilegittimazione di Silvio Berlusconi attraverso le elezioni primarie sarebbe molto più importante e significativa rispetto ad una designazione fatta da un ufficio politico. Noi siamo favorevole, nel caso Berlusconi lo decidesse, di ricandidarsi alla guida del paese. Lui è il Presidente del Partito. Ma lo dovrebbe fare misurandosi all'interno del Pdl con i programmi di altri candidati alla guida del partito. Lo dovrebbe fare come lo hanno fatto altri leader politici del centrosinistra nelle primarie che abbiamo visto domenica scorsa. La cosa migliore che può fare oggi Berlusconi è quella di presentarsi alle elezioni primarie e di confermare questo voto. Sarebbe una prova di grande democrazia, nobilitando il nostro confronto politico”.
Qualcuno ha detto che le candidature alle primarie del Pdl hanno dimostrato di essere una sorta corrida politica.
“Il quadro si è molto semplificato. Molte candidature sono state ritirate. Io non credo che avere tanti candidati significhi sminuire il significato delle elezioni primarie. Anzi, credo che questo sia un elemento di ricchezza”.

martedì 27 novembre 2012

Quella banda sottovalutata per troppo tempo



Intervista a Otello Lupacchini
Voce Repubblicana, 27 novembre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

Per anni il pericolo rappresentato dalla banda della Magliana fu sottovalutato. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il giudice Otello Lupacchini, che ha pubblicato un saggio introduttivo nel libro di Angela Camuso dal titolo “Mai ci fu pietà” (Castelvecchi) sulla banda della Magliana.
Giudice Lupacchini, nel suo saggio introduttivo lei ha precisato di sentirsi indeciso se scrivere o meno?
“Quando uno scrive la prefazione al libro di un altro trova la difficoltà di dover esprimere un giudizio critico nei confronti dell’autore del libro. Ed è sempre una posizione molto sgradevole mettersi dalla parte dei critici piuttosto che degli autori. Questo era il mio problema. E poi c’era qualcosa di più profondo. Il libro della Camuso si inserisce in un filone sulla banda della Magliana, che riguarda il mito di questa associazione criminale. Questo mito non è esploso a seguito di fatti giudiziari, quanto per un fenomeno letterario relativo ad un libro, ‘Romanzo criminale’. Da quel momento si è preso atto dell’esistenza della banda della Magliana, rispetto ai tempi in cui questa banda rappresentava un problema per Roma e di chi doveva risolvere questo problema”.
Nel suo saggio introduttivo lei sottolinea molto bene che ci sono delle responsabilità precise di questa sottovalutazione.
“Attribuire delle colpe è sgradevole e in un certo senso sbagliato. La sottovalutazione è stata nei fatti. Se alcuni episodi vengono visti a se stante e fossero delle monadi chiuse senza rapporti con gli altri si finirebbe ad avere una visione riduttiva della questione. Ma vi è una questione più profonda, di tipo psicoanalitica. Il problema della banda della Magliana è stato sottovalutato tra il 1978 e il 1982. A Roma ci sono stati una quarantina di omicidi sottovalutati”.
Con chi era collegata la banda della Magliana?
“In quegli anni la banda è risultata essere in rapporti affaristici con ‘Cosa Nostra’, sia prima della guerra di mafia e con il gruppo di Stefano Bontade. E, poi, successivamente, un altro gruppo si è schierato con il clan di Pippo Calò e con il gruppo della cosiddetta ‘mafia vincente’, dopo la spaccatura all’interno della mafia”.
Chi operava nel Lazio per conto di questo sodalizio criminale?
“Personaggi del calibro di ‘Frank ‘tre dita’ Coppola e Pippo Calò. Per non parlare dei soggiorni romani dei vari Buscetta e Contorno. Queste presenze ‘romane’ non avvenivano per puro turismo. Come non erano per turismo le presenze di alcuni esponenti dei clan napoletani. Gli inquirenti hanno perso di vista i contorni reali della questione”.
Cosa imputa al questore di Roma al prefetto di Roma Caruso?
“Nel mio saggio introduttivo parlo di una sua intervista rilasciata al termine di un convegno in Campidoglio, in cui Caruso sottovalutava il fenomeno criminale a Roma”.

sabato 24 novembre 2012

Il governo aiuti Taranto



Intervista a Ippazio Stefano
Voce Repubblicana, 24 novembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Al Governo chiediamo un segnale di attenzione. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, ascoltato dalla Commissione Lavoro del Senato sull’emergenza della città di Taranto.
Sindaco Ippazio Stefano, in quale situazione si trova la vostra città al culmine dell’emergenza ambientale e lavorativa dopo la chiusura dell’Ilva?
“La situazione che deve affrontare Taranto è molto difficile. Viviamo una grande incertezza per il futuro della città e per il lavoro delle persone. La situazione di Taranto è stata difficile per 50 anni dal punto di vista dell’ambiente e della salute. Questa situazione è stata trascurata per anni. Noi vogliamo che l’emergenza ambientale sia rispettata. C’è molto da discutere sul problema relativo al lavoro. La prescrizione Aia (Autorizzazione integrata ambientale) è in grado di garantire il diritto alla salute e quindi la continuità lavorativa? A detta dei tecnici il Comune ha rispettato questi diritti anni prima delle indicazioni date dalle istituzioni europee. Noi abbiamo avuto sempre fiducia nelle regole europee e abbiamo chiesto all’Ilva di rispettare le regole ambientali. Con queste regole si inquinerà molto meno e ci saranno meno problemi per i cittadini. Queste prescrizioni saranno valide anche per la magistratura. Io mi auguro di sì. E mi auguro che anche l’Ilva investa su questo. Lo Stato deve anche intervenire per la bonifica del Mar Piccolo. Nel settore della pesca sono impegnati ben 5000 lavoratori. E una parte del Golfo di Taranto non è agibile. Questi problemi devono essere affrontati concretamente”.
Pochi mesi fa si sono svolte a Taranto le elezioni amministrative. Lei è stato rieletto sindaco e il leader dei Verdi Bonelli si era candidato alla guida del Comune. In quella occasione c’è stato un dibattito molto aspro sulla situazione di Taranto prima della Chiusura dell’Ilva.
“Lo scontro politico è stato fisiologico. In quella campagna elettorale avevamo posizioni molto diverse. Lo scontro era normale. Lo scontro si è svolto in termini corretti. Io ero sindaco uscente ed ero stato il primo sindaco della città a far pagare le tasse all’Ilva. Io avevo fatto un esposto alla magistratura un esposto che ha convinto la magistratura ad agire in fretta. Il Comune di Taranto ha fatto il suo dovere”.
Quali garanzie vi ha dato il ministro dello Sviluppo economico Passera?
“Sono mesi che discutiamo dell’emergenza di Taranto. Abbiamo visto tante promesse e pochi fatti concreti. Gli sforzi che abbiamo fatto per risolvere alcuni problemi sono stati fatti solo con i soldi dei cittadini di Taranto. Abbiamo garantito la sicurezza delle scuole, ma il governo non ci ha aiutato e non ci ha dato un euro. Ho scritto al Governo che non possiamo attendere. Ci vuole un segnale di attenzione”. 

venerdì 23 novembre 2012

Full disclosure in Senato



Voce Repubblicana,  23 novembre 2012
Intervista a Pietro Ichino
di Lanfranco Palazzolo

I gruppi parlamentari devono documentare tutte le loro spese. Questo è quello che ho proposto al Senato. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Partito democratico Pietro Ichino, membro della Commissione lavoro del Senato della Repubblica.
Senatore Ichino, questa settimana il Senato ha iniziato a discutere la riforma della disciplina dei gruppi parlamentari. Quali proposte ha presentato in passato su questa materia?
“Sono sempre stato favorevole all'anagrafe degli eletti e alla massima trasparenza dei redditi e patrimoni degli eletti in tutte le amministrazioni. Fin dal dicembre del 2008 abbiamo presentato disegno di legge che, oltre alla mia prima firma, porta anche la firma di altri importanti senatori come i vicepresidenti del Senato Emma Bonino e Vannino Chiti. Questo ddl è incardinato alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, senza aver compiuto un passo per l'esame in sede referente. Se questo provvedimento fosse stato approvato negli anni scorsi sarebbe davvero stato impossibile compiere le malversazioni di cui poi abbiamo avuto notizia: di Lusi, Fiorito e Belsito”.
Sull'amministrazione dei gruppi parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera cosa chiedete?
“In questi giorni ho presentato due emendamenti con la presidenza del gruppo del Partito democratico, Queste modifiche si propongono di rendere obbligatoria la pubblicazione online di tutti i mandati di pagamento, collegati al negozio di cui il pagamento deriva. Anche qui è evidente l'effetto ostativo che avrebbe un regime di questo genere rispetto a tutto ciò che abbiamo visto. Nessun rappresentante politico potrebbe comprarsi un suv con i soldi di un gruppo parlamentare oppure farsi ristrutturare la casa. Tutte queste cose sono venute fuori in questi anni. Questa disposizione avrebbe un effetto molto rilevante nel contrasto alla corruzione e alla malversazione. Non ci sarebbe nessuna implicazione per la privacy. Si tratta di soldi pubblici. I cittadini devono sapere come vengono spesi questi soldi. E' anche necessario sapere quanto vengono pagati i singoli rappresentanti dei gruppi. Al di la della pubblicazione di tutte le spese, devono essere conosciuti i singoli passi degli atti”.
Questa trasparenza dovrebbe essere attuata in un sito dei gruppi parlamentari o in quello del Senato?
“Nella mia proposta ho chiesto che il gruppo parlamentare debba munirsi di un sito attraverso il quale si possa avere accesso a questa documentazione. Non c'è dubbio che sarà opportuno, in una fase successiva, istituire anche un garante della trasparenza, per i gruppi parlamentari. Potrebbe essere la Civit, chiamata a garantire la trasparenza della PA. Ma potrebbe anche, in alternativa, essere istituita un'autorità trasparente dipendente dalla Camera e dal Senato”.

giovedì 22 novembre 2012

Israele non tenti l'operazione di terra

Intervista a Massimo Palmizio

di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana, 22 novembre 2012 

L'operazione di terra da parte dell'esercito israeliano non servirebbe. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Elio Massimo Palmizio di Coesione nazionale.
Senatore Palmizio, quali sono le sue valutazioni su quello che è accaduto in questi giorni sulla striscia di Gaza dopo il lancio di missili di Hamas contro Israele e la reazione delle truppe di Tel Aviv?
“Prima di parlare di questo voglio ricordare che, da quando Israele ha iniziato il ritiro da Gaza, lasciando praticamente il campo libero ad Hamas,  che è un'autentica organizzazione terroristica, ha subito circa 5200 lanci di razzi. E questo è accaduto nonostante non ci fosse più nessuno a Gaza. E in assenza di qualsiasi contenzioso sul territorio della Striscia di Gaza. Dopo questo ritiro Israele è stata costretta a mettere in atto l'operazione 'Piombo fuso', che non è servita. Infatti, da Gaza hanno continuato a lanciare i razzi contro Israele. Il Governo di Tel Aviv ha risposto con un'operazione che ha interessato solo l'aviazione. Il problema è che i razzi di Hamas mirano a colpire insediamenti civili, mentre quelli israeliani si propongono di colpire solo obiettivi militari. I militari di Hamas mettono le loro basi missilistiche e le loro postazioni in mezzo ai civili. Ecco perché Hamas mira ad uccidere i civili israeliani, fanno morire i loro civili e fanno scattare un'operazione mediatica contro Israele”.
Ci sarà un'operazione di terra da parte degli Israeliani?
Detto questo mi auguro che Israele non compia un'operazione di terra. Ci sono stati troppi morti dall'una e dall'altra parte. E dubito che un'operazione del genere possa servire a qualcosa”.
Le truppe israeliane però evitano tradizionalmente di fare queste operazioni. E' così?
“Questa situazione si verifica in un contesto nuovo. Il problema si inserisce in un nuovo scenario medio-orientale. Hamas – nonostante sia un movimento sunnita – è comunque finanziato dagli sciiti Hezbollah, ma soprattutto dall'Iran e che le ultime armi che hanno colpito Gerusalemme (città santa anche per il musulmani!) e che possono contare su una gittata più lunga. L'Iran ha tutto l'interesse a fomentare questa crisi per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale dalle sue vicende e da quelle della Siria che è uno storico alleato di Teheran. E così Assad può continuare ad avere il controllo della situazione politica senza avere addosso gli occhi dell'opinione pubblica internazionale”.
Che ruolo svolgono gli Usa?
“Hanno chiesto la mediazione del premier egiziano Morsi, che è pur sempre un esponente dei 'Fratelli musulmani' e deve tenere conto della posizione dei Salafiti. La mediazione viene fatta da un paese che è chiaramente orientato a favore di Hamas. E questo rende la situazione molto strana”.

mercoledì 21 novembre 2012

Centristi senza chiarezza



Intervista a Guido Bolaffi
Voce Repubblicana, 21 novembre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

I centristi non hanno ancora fatto chiarezza su quello che vogliono e sul loro programma. Ecco perché dovrebbero essere più chiari. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il giornalista e saggista Guido Bolaffi.
Guido Bolaffi, in un articolo pubblicato lunedì scorso su “La Stampa” il politologo Luca Ricolfi é intervenuto sulla situazione del centro. Lei è d'accordo con le critiche dello studioso nei confronti della situazione di questo schieramento?
“Credo che l'analisi di Ricolfi è spietatamente giusta. Lo dico con un certo dispiacere. Questa operazione sta diventando uno dei più grandi episodi di trasformismo. Questo schieramento ha ricandidato Mario Monti alla guida del prossimo governo, dicendo poi che Monti può essere una soluzione. Ma questo nuovo schieramento non dice nulla sulle scelte che devono essere fatte e sul programma da presentare in vista delle prossime elezioni politiche. Il problema non è Pierferdinando Casini, ma quello che dovrà essere fatto”.
Il centro vincerà le elezioni?
“No, il centro non riuscirà a vincere le prossime elezioni politiche. In queste condizioni politiche è il Partito democratico a poter vincere le prossime elezioni. Il Partito democratico ha rifatto sua una legge elettorale che, fino a pochi mesi fa, aveva aspramente criticato. La destra è ridotta ormai allo sbando e non si sa dove andrà a finire. Il nuovo spazio politiche che si apre è un gorgo. Una parte della classe politica italiana si è gettata dentro questo spazio. Il messaggio positivo che il centro poteva portare lo sta perdendo”.
Chi è il personaggio politico meno credibile in questo schieramento?
“Non lo so. Non mi interessa. Credo che il problema sia un altro. Il carro di Monti è diventato una sorta di carro di Tebe. E' assurdo”.
Pensa che il limite di Pierferdinando Casini sia il suo estremo tatticismo?
“Casini è una persona per bene e anche una persona molto educata e simpatica. Ma la proposta politica del centro è in piedi solo per il default degli altri”.
Ma Ricolfi sottolineava anche un altro aspetto delle contraddizioni del centro. L'Udc è sempre stato il partito della spesa pubblica. Questo soggetto può trasformarsi nel partito del rigore, appoggiando Monti?
“Quelle sono contraddizioni evidenti. Sono andato alla riunione di Montezemolo e di Italia Futura. Dentro quel soggetto c'è tutto e il contrario di tutto. Nessuno ha spiegato quello che vuole fare questo soggetto”.
Molti esponenti di questo schieramento si smarcheranno dal centro?
“Questo fa parte del tatticismo della politica. Anche Berlusconi era contrario all'election day perché lo considerava un'espressione dell'ideologia comunista, ma oggi lo sponsorizza. Anche il fatto che Casini abbia detto che  il terzo polo era finito e oggi torna a sponsorizzarlo fa parte di questo gioco”.

martedì 20 novembre 2012

Quante difficoltà per la mia candidatura



Intervista a Guido Crosetto
Voce Repubblicana, 20 novembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Per la mia candidatura alle primarie sto trovando molte difficoltà. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’esponente del Pdl ed ex sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto.
Onorevole Crosetto, il dibattito sulle elezioni primarie nel Pdl prosegue senza che sia ancora chiaro quale sarà la legge elettorale che uscirà dal Parlamento. E’ utile parlare di primarie con queste incertezze?
“Il confronto sulle elezioni primarie è sui programmi, sulle proposte economiche e sul futuro di questo paese. Alla politica è demandato il futuro del paese. La politica ha il compito di fermare il declino. Il resto sono regole della politica. I tempi che abbiamo davanti sono molto contratti. Siamo partiti molto in ritardo su questo dibattito. E l’accelerazione sulle elezioni politiche potrebbe bloccare questa strada che, a mio parere, era importante per il Pdl”.
Silvio Berlusconi guarda a queste elezioni primarie con grande perplessità?
“Silvio Berlusconi ha detto che un evento del genere non si può organizzare nell’arco di un mese, sperando che abbia successo. Berlusconi ha ricordato che il Pd sta lavorando a questo appuntamento da almeno un anno. Il rischio che abbiamo di fronte è quello di apparire come incapaci di svolgere un appuntamento del genere rispetto al Pd. Se la gente non parteciperà alle primarie del Pdl il rischio è quello di aver costruito un sistema importante che, se non viene colto dai cittadini, è del tutto inutile. Anzi, questo darebbe una dimostrazione di lontananza dal paese reale. Può darsi che abbia ragione Berlusconi, ma è anche vero che il Pdl non aveva altre alternative rispetto alle primarie. Ma il Pdl deve trovare una strada per riaprirsi al confronto con gli elettori. E di strade alternative non se ne vedono. Ecco perché le primarie assumono una grande importanza”.
La Lega Nord potrebbe partecipare a delle primarie del centrodestra?
“Stiamo parlando delle primarie del Pdl e della cerchia allargata a questo partito. L’opzione non è legata ad una sola persona politica, ma a delle linee politiche alternative. Ecco perché io non amo quelli che dicono di volersi candidare contro qualcuno. Io rispetto molto Alfano, ma ho un atteggiamento molto diverso da lui sui provvedimenti del Governo Monti. Oggi noi dobbiamo avere il coraggio di parlare di economia e di impresa”.
Il segretario del Pdl Angelino Alfano può candidarsi alle primarie da quella posizione di forza?
“Io sono uno di quelli che sta patendo questa situazione. Il segretario del Pdl ha una forza enorme con questa legge elettorale. Io e altri candidati abbiamo difficoltà a trovare qualcuno che ci autentichi le firme e non solo che ce le raccolga. Alcuni amici mi hanno detto che non volevano esporsi per la mia candidatura alle primarie perché si sarebbero esposti contro Alfano”.

sabato 17 novembre 2012

Pacciardi, un gigante della politica italiana



Intervista a Paolo Palma
Voce Repubblicana, 17 novembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Randolfo Pacciardi è stato un gigante della politica italiana. Lo ha detto alla “Voce” Paolo Palma, autore di Randolfo Pacciardi, profilo politico dell'ultimo mazziniano (Rubbettino).
Onorevole Palma, come è nata l'idea di scrivere questo libro su questa grande figura del Pri?
“Io ho una formazione politica diversa. Questo non è il mio primo libro su Randolfo Pacciardi. Ne avevo scritti altri due. Studio Randolfo Pacciardi da oltre 20 anni. Conobbi Pacciardi alla fine degli anni '80, quando realizzai con lui un'intervista per 'l'Europeo', in occasione del 40° anniversario del 18 aprile 1948. In quella occasione conoscemmo quello che ci sembro immediatamente un gigante della politica italiana”.
Questo libro è una biografia politica dell'esponente del Pri?
“No, non è una biografia di Pacciardi. Ho cercato di mettere un punto fermo su questo personaggio”.
Si è chiesto perché tanto accanimento contro Pacciardi?
“Pacciardi è una figura molto complessa. E' stato un grande antifascista e coraggioso, rischiando la vita per combatterlo. Ai tempi del suo esilio in Svizzera aveva preparato un piano per uccidere Mussolini. Il fascismo voleva arrestarlo. Pacciardi è stato un valoroso comandante repubblicano del battaglione Garibaldi. E tutti i comunisti ai suoi ordini lo amavano. C'è uno spezzone di un film bellissimo sulla guerra di Spagna, nel quale si vede Pacciardi ferito, curato da Pietro Nenni”.
Quando diventa anticomunista?
“Nel dopoguerra Pacciardi diventa vicepresidente del Consiglio nel governo De Gasperi e ricopre l'incarico di ministro della Difesa. In quel periodo Pacciardi diventa la bestia nera dei comunisti, i quali arrivano al ridicolo di tentare di cancellare il nome di Pacciardi dalla storia dell'antifascismo italiano. I comunisti si inventano che Pacciardi non aveva combattuto nella battaglia di Guadalajiara. Fu una scelta ridicola. I comunisti potevano avere motivi per criticare Pacciardi, ma non c'erano ragioni per dire quelle cose”.
Pacciardi è il personaggio a cui si ispira Michael Curtiz per realizzare “Casablanca”?
“Pacciardi fu chiamato ad Hollywood nel periodo in cui era in esilio negli Stati Uniti per una consulenza per quel film visto che lui fuggì proprio da Casablanca per riparare negli Stati Uniti”.
Pacciardi è stato anche il testimone delle prime nozze del cantautore Fabrizio De Andrè nel 1962?
“Il padre del cantautore, Giuseppe De Andre, era il vicesindaco repubblicano di Genova ed era pacciardiano. Ugo La Malfa, prima di far sciogliere la federazione di Grosseto del Pri, fece espellere il padre di De Andrè dal Pri. Quando Pacciardi è stato riammesso nel Pri, Fabrizio De Andrè rilasciò un'intervista a “Panorama” nella quale chiedeva di riabilitare la memoria del padre ingiustamente espulso dal Pri”.

venerdì 16 novembre 2012

Quando la Chiesa predica male



Voce Repubblicana, 16 novembre 2012
Intervista a Walter Peruzzi
di Lanfranco Palazzolo

La Chiesa cattolica predica male indipendentemente da come razzoli. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Walter Peruzzi, autore de “Il cattolicesimo reale. Attraverso i testi della Bibbia, deo papi, dei dottori della Chiesa, dei concili”, volume edito da Odradek.
Walter Peruzzi, lei ha scritto un saggio voluminoso per spiegare a tutti quali sono state le posizioni assunte dalla Chiesa cattolica sui principali temi di dibattito politico. Come è nata l'idea di questo libro?
“L'idea di questo volume è nata da un'esigenza politica, anche se questo libro politico non è. L'invasività della Chiesa cattolica nella vita politica italiana è evidente. Lo Stato della Chiesa pensa di fondare le norme dello Stato italiano sui principi religiosi e su quelli della morale cattolica. Ecco perché ho ritenuto giusto entrare nel merito dei principi della dottrina cattolica che pretende di essere la guida della nostra società. Lo spunto ad esaminare questa dottrina deriva proprio dalla sua invasività. Se si trattasse di una dottrina divulgata tra i fedeli e essere fatta conoscere senza pretendere di influenzare e condizionare la vita sociale di chi credente non è il discorso si porrebbe in modo diverso”.
Cosa c'è che non va nel comportamento della Chiesa cattolica?
“Il problema è che pretende di dettare comportamenti anche a chi non crede ai suoi principi. Ecco perché non basta solo dire che la Chiesa non deve imporre questi principi per difendere la laicità. Ecco perché ho deciso di scrivere un libro di questo genere. Ho voluto dimostrare quali sono state le posizioni della Chiesa cattolica per dimostrare che la Chiesa non può essere una guida spirituale attendibile alla luce delle posizioni prese nel corso della sua storia”.
Quali sono le contraddizioni emerse?
“Il cattolicesimo, che pretende di essere una guida morale, in realtà tanto morale non è. Questo è il problema. Se noi guardiamo le posizioni della Chiesa dalla morale sessuale, all'emancipazione della donna scopriamo posizioni che oggi sono inaccettabili per le società democratiche. Ma io non ho voluto soffermarmi sui comportamenti degli uomini della Chiesa e ho voluto fare un libro sulle idee della Chiesa. In alcuni casi la Chiesa ha chiesto scusa per gli errori del passato, ma hanno descritto questi errori come contrastanti rispetto alla bontà della loro dottrina. Il problema che ho voluto mettere in evidenza è che la Chiesa non predica bene e razzola male. Ma predica male indipendentemente da come razzoli. Il problema è che la dottrina della Chiesa ha giustificato la messa a morte degli eretici. La dottrina cattolica ha giustificato l'omicidio. Ed è questo il punto. La dottrina cattolica è contraria ai diritti umani. E questo è scritto con evidenza nella Bibbia e nei documenti dei pontefici”.

giovedì 15 novembre 2012

Ecco la nuova ricetta contro la crisi



Intervista a Walter Peruzzi
Voce Repubblicana, 15 novembre 2012 
 di Lanfranco Palazzolo

Le ricette per affrontare la crisi devono essere cambiate. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Giuseppe De Marzo, autore di “Anatomia di una rivoluzione. Giustizia, ambiente e lavoro per invertire la rotta e battere la crisi”, edito da Castelvecchi.
Giuseppe De Marzo, quali tesi espone nel suo libro?
“Che la strada percorsa finora è sbagliata. Non lo dico certo io, ma i dati che riguardano la condizione del pianeta. Le statistiche offerte dall'economia neoclassica ci dicono che l'anno prossimo le cose andranno meglio, ma puntualmente la situazione peggiora sempre di più. Noi siamo immersi nella più grave crisi della storia dell'umanità. Per la prima volta si intrecciano crisi di diversa natura. Affrontare questa crisi con ricette sbagliate significa continuare nell'errore. In Italia le politiche di austerity sono politiche di mercato. Ma queste politiche non funzionano. Se noi osserviamo con maggiore rigore i dati ci accorgeremo che per qualcuno funzionano queste politiche. In questi anni di grande crisi, le corporation hanno raddoppiato i loro utili. Se tiri la coperta da una parte, scopri un altro lato della crisi. Se scopriamo questa coperta ci accorgiamo che esistono milioni di esseri umani che vivono in condizioni drammatiche, che la democrazia rappresentativa fa fatica a ricucire le ferite generate dalla crisi”.
Come pensate di cambiare questa situazione?
“Penso che sia necessaria la capacità di innovarsi. Il modello capitalista si sta riorganizzando. Nel nostro paese si sta affermando una fase costituente nuova attraverso il governo Monti. Vediamo come la politica ambientale, energetica delle principali forze politiche tenda ad assomigliarsi, in maniera preoccupante. Dall'altro non abbiamo un modello economico nuovo per uscire dalla crisi. Noi abbiamo pensato di farlo attraverso la giustizia sociale, ambientale ed ecologica, che è ridare valore e diritti alle persone, partendo dalla necessità che la sostenibilità non si costruisce solo in termini ambientali, ma sociali. La gente che muore di fame, si batte contro gli inceneritori non sono solo questioni ambientali, ma temi sociali”.
Nel suo libro, all'interno del capitolo dal titolo 'Il volto dei protagonisti', lei cita molti casi di degrado ambientale nel mondo, ma non tocca quelli italiani come il dramma di Taranto. Perché ha evitato di affrontare la questione?
“E' stata una scelta voluta. L'associazione che rappresento, che si chiama 'A Sud'. La mappatura dei drammi del mondo si riconosce anche nella crisi italiana. La volontà è quella di far capire ai nostri lettori che la situazione italiana non è dissimile a quella di alcuni paese del Terzo Mondo. L'Italia è al centro di conflitti ambientali che non sono poi così diversi da quelli del resto del mondo meno sviluppato”.

mercoledì 14 novembre 2012

Ecco la mia risposta ai negazionisti



Voce Repubblicana, 14 novembre 2012
Intervista Marisa Errico Catone
di Lanfranco Palazzolo

Ho scritto il mio libro per rispondere ai negazionisti. Lo ha detto alla “Voce” Marisa Errico Catone, autrice di “Non avevo la stella. La testimonianza di una bambina deportata per errore” (Nuova dimensione), libro che racconta l’odissea di una famiglia sospettata di avere origini ebraiche viene arrestata dai nazisti e deportata nei campi di concentramento dove vengono sterminati i perseguitati dal nazi-fascismo.
Marisa Errico Catone, come è nata l’idea di scrivere il racconto della drammatica situazione vissuta dalla sua famiglia?
“Non è stato facile scrivere questo libro per i ricordi difficili e pesanti che avevo portato con me. Avevo tenuto con me quella dolorosa esperienza. Il merito di questo libro è tutto di mio marito. Noi ci siamo fidanzati giovanissimi, all’indomani della drammatica esperienza che avevo vissuto ad 8 anni nei campi di concentramento nazisti. Durante i miei anni di insegnamento ho sempre cercato di dare voce a tutte le persone che avevo conosciuto nei campi di concentramento e che poi erano state uccise dai nazisti. Ho sempre evitato di raccontare la mia storia. Ma ci sono stati alcuni episodi che hanno cambiato il mio modo di raccontare questo dramma. Un giorno mio marito ha portato a casa alcuni articoli scritti dai negazionisti dell’Olocausto”.
E’ rimasta impressionata da quelle bugie?
“Sì, molto! Io ho vissuto fianco a fianco con i deportati e ho mangiato fianco a fianco con persone che il giorno dopo sono state mandate a morire nelle camere a gas. Per me era assurdo accettare passivamente che queste persone potessero raccontare simili bugie. E allora ho deciso di scrivere questo libro. L’ho fatto per le persone che ho visto morire”.
Nel corso della Seconda guerra mondiale lei viveva a Mestre?
“Sì, avevamo deciso di fuggire da quella città perché subivamo i bombardamenti alleati contro il polo industriale di Porto Marghera. Mia madre era originaria della Boemia. I nostri parenti ci avevano invitato a raggiungerli in Europa Centrale. Ma quando arrivarono i documenti per espatriare, nel febbraio 1944, mia madre Ilse Wörfel venne fermata dalla polizia tedesca perché i nazisti pensavano fosse ebrea”.
A quel punto siete stati deportati insieme?
“I nazisti ci hanno portato a Bolzano, poi siamo andati ad Innsbruck e poi a Vienna. In Austria abbiamo scoperto una rete di campi di concentramento ramificata sparsi dappertutto”.
Chi erano rinchiusi in questi campi di concentramento?
“Gli ebrei, gli omosessuali, gli intellettuali e gli zingari. Per ognuno di loro c’era un metodo di sterminio. Gli omosessuali venivano lasciati morire di fame mentre gli ebrei venivano uccisi in massa. Questa odissea è durata fino a quando la polizia tedesca ha ricevuto i documenti che attestavano che non eravamo di origine ebraica”.

martedì 13 novembre 2012

Oltre il montismo



Intervista a Silvano Moffa
Voce Repubblicana, 13 novembre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

Oggi è necessario superare il montismo. Lo ha detto alla “Voce” il Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei deputati Silvano Moffa, Leader di Azione Popolare, che domenica scorsa ha organizzato, insieme ad altri esponenti politici, una convention per rilanciare l’iniziativa politica dei moderati.
Onorevole Moffa, qual è il vostro obiettivo con questa iniziativa?
“Il momento è particolarmente difficile per il centrodestra, ma dobbiamo superare questa sorta di rassegnazione o di mito incapacitante di cui mi sembra stia affogando il centrodestra nel suo insieme. Ma è la politica italiana ad essere finita in questa situazione. I guasti che abbiamo visto in questi mesi si sono accumulati in tutti e due gli schieramenti. Oggi la disaffezione dei cittadini verso la politica è talmente alta al punto che si arriva ad un astensionismo del 51 per cento in Sicilia. E c’è il rischio di un populismo arrembante che non mira a costruire qualcosa di buono”.
Cosa volete fare?
“Noi vogliamo superare il concetto di ‘rottamazione’ e costruire qualcosa. E lo vogliamo fare anche superando alcuni steccati politici e alcune parole d’ordine che hanno connotato le parole d’ordine di questi ultimi anni. I termini destra-sinistra sono ormai parole vuote, senza senso. Ecco perché è necessaria una nuova configurazione anche di quello che normalmente viene definito come centrodestra. Per fare questo è necessario trovare una base di cambiamento ed un progetto culturale per l’Italia che superi questo montismo dilagante, al di la della persona del Presidente del consiglio per il quale portiamo il massimo rispetto. Noi vogliamo cambiare questa forma di pensiero unico che non permette alternative anche nel campo economico e sociale e che deve essere la prefigurazione dell’Italia del dopo-Monti. Questo sarebbe un segno importante di uscita da una crisi definita come epocale e travolgente nella quale ormai siamo immersi”.
Quale metodo si impone per recuperare questa area di astensionismo che ha abbandonato il centrodestra?
“Il rischio di questa situazione è quello della frammentazione politica. E’ una situazione che potrebbe verificarsi. Non credo basti una legge elettorale per correggere questo pericolo incombente. Oggi occorre tornare ad un progetto politico ben preciso. E io vedo l’assenza di una proposta di questo genere. Nessuno parla di come rilanciare la competizione nel nostro paese. Eppure ci sono dei settori strategici su cui dovremmo puntare. Non è vero che siamo out di fronte alla sfida della globalizzazione. Dobbiamo aprirci mentalmente e culturalmente per capire dove siamo competitivi. Ma il montismo non ci ha dato il senso di questa speranza, se non per salvare alcuni enti creditizi e per rispettare le regole Ue. Da solo questo non basta”.

sabato 10 novembre 2012

Io ho tifato per Obama



Intervista a Cesare Damiano
Voce Repubblicana, 10 novembre 2012
di Lanfranco Palazzolo
 
Alle presidenziali Usa ho tifato per Obama perché è stato l’uomo dello Stato sociale. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del Pd ed ex ministro del Lavoro Cesare Damiano.
Onorevole Damiano, cosa pensa della vittoria di Obama alle elezioni presidenziali Usa? Ritiene che la vittoria del leader democratico sia un bene per gli Stati Uniti proprio mentre gli Usa non vengono considerati più il motore della crescita mondiale?
“Intanto voglio precisare che io ho fatto il tifo per la vittoria di Barack Obama. Ho sempre sostenuto il Partito democratico degli Stati Uniti. Anche perché Mitt Romney era oggettivamente un pericolo anche per l’Europa. Ho sentito le sue ultime dichiarazioni circa il ruolo dell’Europa e la sua indifferenza nei confronti del Vecchio continente. L’idea che anima la destra americana è di iniettare una nuova dose di liberismo dopo 30 anni di pensiero unico liberista che ci ha portato in questa drammatica crisi economica”.
Cosa rappresenta Obama per lei?
“Obama è l’esatta alternativa a Romney: è l’uomo dello stato sociale. L’attuale Presidente degli Stati Uniti ha pensato ad un’assistenza per i più anziani e per i più deboli. Obama è colui che interviene a protezione dell’industria dell’auto americana. Sono scelte che io condivido totalmente  e che la destra americana ha totalmente avversato. Per quanto riguarda l’effetto traino degli Stati Uniti sappiamo perfettamente che i motori dell’economia mondiale arrivano anche dall’Asia. L’America di Obama ci aiuterà a costruire la moneta unica europea e ci sosterrà nella costruzione del processo economico europeo”.
Questi quattro anni di Obama alla Casa Bianca hanno rappresentato una svolta importante nelle relazioni industriali italiane. Molti dicono che le attività della Fiat si sono spostate a Detroit dopo gli accordi conclusi con l’industria dell’auto Usa. Cosa ne pensa di questo passaggio che ha significato molto per gli operai della Fiat?
“Obama non ha facilitato questi accordi, ma ha solo preso atto della situazione per un nuovo accordo internazionale con la Chrysler. Noi sappiamo che player globali del settore dell’auto devono avere dimensioni di scala sufficienti. Altrimenti scompaiono. Il problema di questo accordo è che l’accordo fatto negli Stati Uniti ha funzionato meglio per gli Stati Uniti e meno bene per l’Italia. Ma non direi che questa è una responsabilità di Obama, ma è una responsabilità di Mrchionne. Obama ha scommesso sul salvataggio del settore dell’auto americano. E le industrie americane hanno restituito i fondi ricevuto. Altrettanto non si può dire dell’Italia dove interventi del genere non ci sono stati. Ma in Italia non abbiamo visto relazioni costruttive tra Stato-sindacati e imprese. Il problema del nostro paese è di non aver seguito quel modello”. 

venerdì 9 novembre 2012

Ecco come il Parlamento italiano parteciperà alle politiche Ue



Voce Repubblicana, 9 novembre 2012
Intervista a Nelli Feroci
di Lanfranco Palazzolo

Con questo ddl si intende regolare anche i rapporti tra Parlamento e Governo di fronte alle istituzioni europee. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ambasciatore Nelli Feroci, rappresentante italiano presso l’Unione europea.
Ambasciatore Feroci, lei è intervenuto informalmente alla Commissione Esteri della Camera dei deputati sul un provvedimento molto importante, quello che riguarda sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea. Perché questo provvedimento è importante e come cambierà il ruolo del Parlamento nell’ambito del processo normativo europeo?
“Il provvedimento è un disegno di legge che regola in maniera organica e articolata il tema della partecipazione italiana ai processi decisionali dell’Unione europea. Tre sono i grandi capitoli di questo provvedimento, Il primo di questi tre capitoli riguarda l’organizzazione della fase ‘ascendente’, che è quella fase in cui il paese partecipa all’elaborazione della normativa europea, mentre il secondo è quello della cosiddetta fase discendente, la fase in cui la normativa deve essere trasferita nell’ordinamento nazionale. Il terzo grande tema che regola questo disegno di legge è quello della partecipazione del Parlamento nazionale alle decisioni dell’Unione europea e alla partecipazione italiana a questo processo decisionale”.
In cosa cambia il ruolo del Parlamento italiano in questo processo normativo nei confronti del Governo italiano?
“Questo disegno di legge fissa una serie di impegni di consultazione e di informazione da parte del governo nei confronti del Parlamento. A sua volta, al Parlamento italiano viene riconosciuto il suo ruolo di indirizzo e anche alcuni poteri specifici, come quello della ‘riserva parlamentare d’esame’, che il Governo dovrà in qualche modo tenere presente nel definire la propria posizione negoziale a Bruxelles”.
Cosa viene stabilito sugli aiuti di Stato nel provvedimento?
“Questo provvedimento stabilisce un sistema di controllo da parte del Parlamento sul campo degli aiuti di Stato e consente al Parlamento di recuperare più agevolmente degli aiuti di stato che sono stati erogati e dichiarati illegittimi da parte della Commissione europea. Quindi questo provvedimento dovrebbe evitare ad alimentare il contenzioso con l’Unione europea in questa materia”.
Nel provvedimento si parla anche di un freno di emergenza. Di cosa si tratta?
“Si tratta di uno strumento voluto nel trattato di Lisbona, che consente, in determinate circostanze e di fronte a determinati provvedimenti, di chiedere ad un paese membro di sospendere l’esame della proposta. La normativa all’esame del Parlamento richiede che il Parlamento stesso debba essere consultato prima di prendere una decisione definitiva in materia”.