martedì 30 ottobre 2012

Due settimane per quella legge sbagliata



Intervista a Carlo Vizzini 
Voce Repubblicana, 30 ottobre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

Tra due settimane la legge elettorale andrà in aula. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Partito socialista italiano Carlo Vizzini, Presidente della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama.
Senatore Vizzini, a che punto siete con la riforma della legge elettorale in Prima Commissione?
“Noi abbiamo quasi concluso l'illustrazione degli emendamenti e potremmo dare un segnale votando qualche emendamento. Teniamo anche conto degli atteggiamenti dei gruppi parlamentari. Ci prenderemo tutto il tempo che serve per svolgere il nostro lavoro. Abbiamo preso atto che c'è una volontà comune di votare un testo. Anche se si tratta di un testo che non ha il sostegno del Pd, dell'Idv e del mio partito. Noi non abbiamo votato il testo base perché non abbiamo condiviso questa logica delle preferenze che, a mio giudizio, dovrebbe essere accompagnata da una serie di norme di contorno e di controllo”.
Perché ritiene necessarie queste puntualizzazioni nel testo?
“Stiamo vivendo un momento molto difficile. Le vicende che abbiamo visto in queste ultime settimane in alcune regioni come la Lombardia e il Lazio testimoniano il rischio che si corre con il sistema delle preferenze. Credo che nell'arco di un paio di settimane potremmo essere in aula per l'esame del provvedimento. E quindi siamo in linea con i tempi che c'eravamo dati se si pensa che la precedente legge elettorale fu votata nel dicembre del 2005. E si votava nella primavera del 2006. Abbiamo ancora alcuni problemi da risolvere per evitare osservazioni da parte di organi come la Corte Costituzionale, che aveva ricordato come il premio di maggioranza non agganciato ad un numero di seggi e di senatori da conseguire”.
Come si può definire la legge elettorale che uscirà dalla Commissione Affari Costituzionale? Proporzionale con le preferenze?
“L'orientamento è quello. Noi presenteremo un emendamento sostitutivo a favore dei collegi uninominali. Dobbiamo anche tenere conto che nei due rami del Parlamento ci sono numeri diversi e si dovrà tenere conto di questo tipo di valutazione nell'esame del testo. Alcune norme potrebbero anche essere esaminate a scrutinio segreto nell'altro ramo del Parlamento. Non mi pare che questa legge elettorale abbia tanti seguaci del sistema delle preferenze”.
Si può dire che rispetto al 2005 e al 1993, quando furono scritte le altre due leggi elettorali, la situazione è molto più confusa?
“Una legge elettorale è una legge si sistema. L'idea che le forze politiche possano stabilire la legge elettorale a pochi mesi dal voto e conoscendo i sondaggi. E' un metodo elettorale che non fa bene alla nostra democrazia, considerando che la legge elettorale viene fatta per durare e non sulla base del sondaggio del giorno. Il rischio è questo”.

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